Dolomiti Eventi Montagna — 17 dicembre 2010
Comprensorio sciistico Cadore-Civetta

Presentazione dello studio di fattibilità del nuovo comprensorio sciistico
Cadore – Civetta.

A seguito dell’inserimento nel recente Piano Neve Regionale la nostra Amministrazione ha deciso di approfondire la fattibilità tecnica ed economica dello stesso, ritenendolo una grande possibilità di crescita e sviluppo per l’economia turistica dell’intero Cadore.

La serata pubblica di presentazione dello studio di fattibilità in oggetto si terrà venerdì 17 dicembre 2010 alle ore 21.00 presso la sala polifunzionale comunale di San Vito.

Lo stesso incontro verrà organizzato anche giovedì 30 dicembre, sempre alle ore 21.00, a beneficio dei numerosi ospiti che frequentano i nostri paesi nel periodo natalizio.

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(17) Readers Comments

  1. Ero presente alla prima serata di presentazione dello studio di fattibilità del comprensorio sciistico cadore-civetta. Ho ascoltato con interesse i relatori cercando di essere libero da pregiudizi o da posizioni pro o contro ” a priori “. Preciso che non sono un addetto ai lavori, ma come sanvitese ed anche regoliere voglio dire la mia.
    - Innanzitutto faccio i complimenti a questa amministrazione comunale che ha avuto il coraggio di fare questa proposta, criticabile finchè si vuole, ma è qualcosa di concreto per dare un colpo d’ala al ns. turismo invernale ed anche estivo che arranca.
    - Ho visto tanti giovani presenti in sala e questo è un dato positivo perchè senza di loro non si va da nessuna parte. Secondo me bisognerebbe convolgerli ancora di più in questo percorso di confronto di valutazione perchè penso abbiano tante idee nuove e voglia di fare. Quando uno è coinvolto, valorizzato e responsabilizzato, dà il meglio di sè. Sfatiamo il clichè di bamboccioni o del ” tàse tu ke no te kapìses nìa “.
    - La posta in gioco del progetto è altissima: al livello di investimento economico, di ambiente, di adeguamento di ricettività turistica, di viabilità, ecc. Secondo me sono da evitare atteggiamenti superficiali, o ingenui, o ottusi, o testardi come muli del ” no parkè de no! “.
    - Credo che noi sanvitesi dobbiamo esporci in prima persona e dire la nostra opinione, non nei bar o in cooperativa, ma nei luoghi decisionali e con le regole del vivere sociale: comitati frazionali, assemblee di catergorie professionali, regoliere, ecc.
    - Come regoliere in quella sera ho cercato di sentire l’opinione di qualche capo-regola, ma non si sono esposti, se non a livello di singole persone. Mi pare di aver capito che tutta ( o gran parte ) l’area interessata è di proprietà regoliera. Borca è possibilista? San Vito è ” nìet ” su tutti i fronti o c’è una certa disponibilità a ragionare? e Selva?
    - Ho paura che si affronti la questione con molte divisioni, rancori, sospetti, invidie tra paesani e che non si senta ” la fame ” di cercare nuovi orizzonti per il nostro paese e la nostra vallata. Siamo satolli?
    Spero che nell’esaminare questa proposta venga fuori il meglio di noi e non il peggio.
    Aspetto che chi è contrario a questo progetto, proponga qualcosa da alternativo, che sta in piedi e con altrettante buone motivazioni concrete. Stop al ” fumus locutionis ” perchè il nostro futuro in montagna deve avere buone basi di concretezza,intelligenza,lungimiranza e coraggio, come sono coloro che vi abitano questi luoghi e vogliono esserne protagonisti e non indiani da riserva.

  2. Io ho appreso questa novita’, per me bellissima, mentre risalivo in sciovia il 2 di Gennaio, da un SanVitese (chiedo venia, non ricordo il nome). Credo sarebbe meraviglioso per noi che viviamo (anche temporaneamente) in questa splendida realta’ (ho uno degli chalet di Borca), avere la possibilita’ di sciare nel NOSTRO comprensorio, senza dover “emigrare” in quel di Cortina o ancor piu’ lontano. Credo sarebbe anche una splendida possibilita’ di ulteriore sviluppo sia per i commercianti che per chi affitta case/appartamenti.
    Saluti
    G.Gabbrielli

  3. Ho seguito la conferenza del 30/12; da molti anni vengo a San Vito sia in estate che in inverno; in tutti questi anni (circa 30) ho sentito parlare di possibili comprensori di collegamento con la Val Zoldana, ma mai in termini così ben studiati e proposti, con studi seri (almeno così mi è sembrato) sia dal punto di vista economico che tecnico. Per ora tutte le valli attorno a Cortina e San Vito si sono enormemente sviluppate creando possibilità di lavoro, soddisfazione economica e sociale: in poche parole si sono specializzate in quella grande risorsa che ha il nostro paese: il turismo, non lo sfruttamento selvaggio e privo di scupoli, in luoghi meravigliosi.
    San Vito è una località che fino ad ora ha in gran parte vissuto di luce riflessa da Cortina, portando avanti, al massimo, una politica di sfruttamento edilizio che alla lunga ha forse arricchito qualcuno ma ha portato poco lavoro, intenso e confuso per periodi brevi, e disagio sociale.
    Se i sanvitesi vogliono riacquistare una loro identità sociale devono fare qualcosa che renda il proprio paese indipendente e autonomo, in grado di vivere della propria luce e delle proprie ricchezze, che sono tante, ma poco e male utilizzate.
    Credo che questo comprensorio sia forse l’ultimo treno, per quanto in enorme ritardo, da prendere al volo, da sviluppare, da accompagnare con altre opere e strutture, sempre nel rispetto e anzi con l’obiettivo della cura dell’ambiente e della natura.
    A de lotto dico che devono unirsi i giovani e superare le sciocchezze antiche delle regole e dei regoloni, darsi una svegliata, diffondere l’entusiasmo, altrimenti tra alcuni anni i loro argomenti di conversazione saranno le occasioni perdute.

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  5. il progetto va benissimo purtroppo oltre a evidenti difficoltà finanziarie .. si sottovaluta l’influenza psicologica e non…degli ambientalisti….costoro …purtroppo da decenni sono sempre contrari a tutto ….non importa che sia a basso impatto ambientale o meno ..non c’è verso se non vedono un mostro di cemento o uno storpio nelle valli non sono contenti…ma non basta …;anche se non c’è nulla per poter avvalere una solida teoria e pratica da contrapporsi su qualche costruzione ma solo ideologie antiquate…..se la creano! Quasi una sorta di perenne “droga” che per forza deve esserci anche se non c’è…..
    Se un giorno per caso vi capiterà di imbattervi in un mostro di qualsiasi tipo …magari durante una gita con amici …non scappate e state tranquilli ! Molto probabilmente sarà sicuramente uno di quelli creati dalla immaginazione creativa degli ambientalisti…

  6. Denari pubblici, profitti privati.
    Un esposto alla Corte dei Conti
    Come riferito dalla stampa locale, il 19 gennaio scorso la Corte dei Conti di Trento ha avviato un’indagine contabile sulla Trentino Spa, la società pubblica che si occupa di promuovere il turismo provinciale.
    Con questo esposto desideriamo sia offrire un contributo all’indagine, sia sollecitare un’estensione degli accertamenti alle operazioni parallelamente condotte da Trentino Sviluppo Spa, la società finanziata dalla Provincia dedicata al sostegno dell’attività industriale. Chiediamo inoltre un controllo sulle erogazioni provinciali effettuate sulla base della L. P. 35/88 e seguenti.
    Soprattutto il turismo invernale e i numerosi impianti sciistici in progetto o in corso di realizzazione in varie località risultano beneficiari di imponenti finanziamenti, benché il mercato dello sci presenti segnali di flessione.
    Come il quotidiano L’ Adige riportava il 5 gennaio scorso, nel triennio 2008-2010 la Trentino Sviluppo Spa prevede di erogare finanziamenti per ben 180 milioni di euro, dei quali 108 appaiono già stanziati per l’anno in corso. Fra tali interventi emergono i 15 milioni destinati alla società impianti della Panarotta, i 18 milioni riservati al collegamento Pinzolo-Campiglio, ai quali si devono aggiungere i 6,7 milioni indicati alla voce “stazione sciistica Pinzolo”, i 30 milioni per gli impianti in località Lagorai-Broccon, i 15,5 milioni per gli altipiani di Folgaria e I.avarone, oltre a minori interventi per le società impiantistiche del Monte Baldo, del Bondone, per il collegamento S. Martino-Passo Rolle e per gli impianti del Passo Tonale.
    Tali interventi avvengono prevalentemente sotto forma di aumento di capitale delle varie società, quindi attraverso l’ingresso o il rafforzamento della presenza in queste di Trentino Sviluppo. Così le varie società si trasformano in vere società, pubbliche o comunque a capitale pubblico prevalente, mascherate da società di diritto privato. In questo contesto l’ingente contribuzione pubblica al settore e una pianificazione urbanistica troppo sbilanciata a favore delle infrastrutture pesanti richieste dalle società impiantistiche privilegiano una imprenditoria poco attenta all’ambiente e anche agli equilibri socioeconomici locali.
    Si evidenziano inoltre pericolosi conflitti di interesse ed eccessi di concentrazione di poteri. Ad esempio, il vicepresidente e consigliere delegato di Trentino Sviluppo, Corrado Fedrizzi, è sindaco delle società impiantistiche Funivie Pinzolo Spa, Impianti Maso Spa, del gruppo Carosello Ski di Folgaria, della Burlon Srl-Telve, della Paganella 2001 Spa, della Monte Baldo Servizi Spa, di Turismo Lavarone Spa, oltre che sindaco o amministratore di altre 20 società. E’ inoltre -revisore dei conti della Cabo Srl, di cui detiene il 55% del capitale Remo Cappelletti, presidente di tutte le società impiantistiche del Gruppo Carosello Ski di Folgaria, avendo lo stesso acquisito anche il 45% del Gruppo Marangoni. La Cabo svolge servizi di acquisto e affitto immobili, nonché di informatica alle controllate, tra cui Atesina Srl, che a sua volta possiede partecipazioni -in varie società. La Cabo è pure azionista della Carosello Ski. Il dott Fedrizzi è altresì sindaco di almeno tre società del Gruppo Marangoni e socio di riferimento di Carosello Ski di Folgaria. Questi elementi pongono un serio problema di trasparenza e conflitto di interessi
    Le generose e spesso poco giustificabili erogazioni di Trentino Sviluppo (nel cui bilancio tra l’altro pare non risulti la partecipazione col 37,67% nel capitale della Carosello Ski di Folgaria) stravolgono il rapporto pubblico-privato. Tenuto conto che agli interventi della Trentino Sviluppo si aggiungono altrettanti contributi provinciali diretti, ed altri indiretti tramite i Comuni, finanziati a tale scopo dalla Provincia, si configura a nostro parere, una violazione del principio comunitario del primato della concorrenza e una violazione delle direttive che regolamentano gli aiuti di Stato. Si tenga fra l’altro presente che spesso tali impianti sono tecnicamente ingiustificati (così Monte Baldo, Folgaria, Lavarone).
    Ma la Corte dei Conti vorrà pure tenere conto delle violazioni rispetto alla Direttiva europea sulla concorrenza. Essa potrà valutare se nelle fattispecie segnalate si verifichino abusi in virtù anche di carenza di pianificazione urbanistica, nonché se vi siano rispettati i limiti di finanziamento richiamati dalla Commissione Europea. Tale decisione delinea un chiaro argine ai pubblici finanziamenti per il periodo transitorio 2002-2006 e ribadisce che dal 2007 in poi saranno incompatibili le misure di aiuto non ammissibili a nessuna delle deroghe previste dal trattato e dai vari regolamenti e orientamentiin materia di esenzioni.
    Si segnalano al riguardo come in particolare bisognose di controllo le erogazioni, dirette da parte della Provincia e indirette tramite Trentino Sviluppo e tramite i Comuni, attuate nelle zone Pinzolo-Campiglio, Lagorai e Folgaria-Lavarone, tenendo anche conto del divieto di cumulo di benefici previsto dalla stessa norma provinciale.
    Relativamente alla situazione di Folgaria-Lavarone, l’area meno vocata agli investimenti sciistici, si possono fare alcune ulteriori valutazioni in base a un documento fatto predisporre dalla stessa società titolare dei progetti di impiantistica tra Folgaria e passo Coe, al confine col Veneto. Questo elaborato richiesto dalla Provincia, in mancanza di altri documenti tecnici sulla fattibilità dell’investimento di Passo Coe, è stato redatto dalla società SWS, di cui la Carosello Ski si è sempre servita per progettare i suoi impianti, con palese conflitto di interessi.
    Dal documento citato della stessa Carosello emerge:
    - che Trentino Sviluppo è già nel 2007 socio di maggioranza della Carosello Ski (39,78%), avendo investito 5.570.000 euro su un capitale sociale di 14 milioni.
    - che altri 2.320.000 sono stati messi a disposizione dal Comune di Folgaria, che a sua volta li aveva ricevuti dalla Provincia. Quindi l’investimento pubblico ha già superato nel 2007 il 50% del totale.
    Il nuovo Piano finanziario 2008-2012 prevede, su un investimento complessivo di 69,5 milioni, versamenti a titolo di aumento di capitale da parte di Trentino Sviluppo per 15 milioni, contributi della Provincia ed altri Enti pubblici non meglio specificati per 9,2 milioni, più 14 milioni nonché .2,8 milioni, anche questi erogati da enti pubblici. Quindi si tratta di nuovi interventi pubblici complessivi di 41 milioni, e perciò pari al 58,99%, dell’investimento complessivo, ben oltre quanto consentito come limite massimo.
    Carosello Ski, in base a delibera della Comunità Montana Astico-Posina, ha poi ottenuto in concessione quarantennale gli impianti del Coston (territorio veneto a ridosso di quello di Passo Coe, trentino) versando 2,3 milioni, e ha altresì acquisito, tramite la società controllata al 100% Fiorentini-Folgaria Spa con sede a Lastebasse, i170% delle azioni della società Le Fratte, pure in zona veneta. I finanziamenti pubblici di provinciale sono serviti quindi a fare operazioni finanziarie e acquistare partecipazioni societarie fuori provincia!
    La stessa Carosello Ski, a mezzo della propria controllata al 100% Carosello Ski Due, costituita per svolgere attività imprenditoriale nell’edilizia, ha acquisito terreni a Serrada e a Fondo Grande di Folgaria per circa mq. 30.000, vendendo poi la società a soci imprenditori edili e ricavandone 700.000 euro. I finanziamenti pubblici sono serviti quindi pure a fare speculazione edilizia.
    Analoghi discorsi vanno fatti per l’area Lagorai-Broccon e per la Pinzolo-Campiglio, dove si consumano in modo indecente le bellezze del Brenta. La partita anche in questi casi si gioca nettamente a favore dell’intervento pubblico, ignorando la normativa comunitaria e guardando solo agli interessi della speculazione.
    Nel caso poi del collegamento Pinzolo-Campiglio il finanziamento pubblico è stato giustificato asserendo che si tratterebbe di mobilità sostenibile, mentre si tratta di impianti di sci, inadatti allo scopo dichiarato, visto che funzioneranno solo durante la stagione invernale e solo durante le ore diurne del normale orario della pratica

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  9. A Sappada arriva la neve, buon segno. Ma l’ostacolo da rimuovere, in attesa della stagione bianca, rimane il pignoramento di parte degli impianti chiesto e ottenuto dalla ditta Friuli Elettroimpianti Spa per mancati pagamenti da parte di Ski Program. Il debito ammonta a 1.400.000 euro. E vediamo come è maturato. Nel 2008 l’azienda di Latisana stipula un accordo con Ski Program, proprietaria delle strutture sappadine: il contratto prevede la realizzazione della pista Pian dei Nidi e i raccordi Pian dei Nidi-Monte Siera. Il costo dell’opera è stabilito in 2.982.000 euro. «I lavori sono stati ultimati il 22 dicembre 2009», spiega Donatello Marti, il presidente, «nel pieno rispetto del progetto e del capitolato». Va sottolineato che per realizzare questa pista il comune di Sappada ha girato a Ski Program un contributo regionale di 500.000 euro. Nel frattempo Friuli Elettroimpianti conclude anche un contratto con Tuglia Sci, un’altra società operativa sugli impianti di Sappada. L’accordo riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria (anche dei rifugi). «La società committente ha approvato tutti i lavori in esecuzione e sottoscritto i relativi certificati di pagamento», dice ancora Donatello Marti, «e, per le nostre prestazioni, risultiamo ancora creditori di un importo globale di circa 1.400.000 euro. Somma a cui vanno aggiunte ulteriori prestazioni rese ad altre società Efa. Non ricevendo alcuna risposta dai debitori, siamo stati costretti ad adire alle vie legali, per il recupero del credito, proponendo due ricorsi per decreto ingiuntivo». Da qui il pignoramento dei beni di Ski Program e il conseguente blocco della sua operatività. «Lungi dal volere ostacolare l’apertura della stagione sciistica a Sappada», Conclude Donatello Marti, «mi sono comunque sentito in dovere di tutelare gli interessi imprenditoriali della nostra azienda. L’omesso pagamento degli importi ci ha creato grossi danni».
    27 ottobre 2010

  10. L’Espresso 24 gennaio 2011

    InchiestaL’abominevole spreco delle nevidi Paolo Tessadri Impianti abbandonati, alberghi in rovina, Skilift fantasma. Dal Piemonte alla Carnia le Alpi sono costellate di relitti del turismo. Che hanno dilapidato fiumi di denaro pubblico
    Tralicci che spuntano come scheletri dalla nebbia delle valli, alberghi abbandonati come colossi di ghiaccio, seggiovie fantasma sospese nel nulla. Eccolo, l’abominevole spreco delle nevi: un monumento alla memoria di Olimpiadi affrettate, sovvenzioni sperperate e investimenti gettati via in discesa libera. Tutto l’arco alpino ne è pieno: un cimitero di occasioni buttate o di opere sacrificate in nome di un turismo di massa sempre meno rispettoso della montagna. Il fronte nord dell’Italia che sperpera e non sa coniugare vacanze e ambiente, nemmeno quassù dove la bellezza nasce tutta dalla natura e richiede solo di essere rispettata: montagne sfregiate da condomini mostruosi e inutili colate di cemento servite per eventi show e subito dimenticate. L’ultimo censimento di questo paradiso ferito conta 186 impianti chiusi su 350 esistenti in Italia, 4 mila tralicci abbandonati, 600 mila metri di fune d’acciaio che oscillano nel vuoto senza vedere più sciatori.

    Il film dell’abbandono va in onda in Piemonte, sull’Alpe Bianca nelle Valli di Lanzo. Una desolazione che si tocca con mano, dentro i sei piani di una scatola di cemento lunga un centinaio di metri, divorata dal vandalismo. Un condominio faraonico iniziato negli anni Ottanta e mai completato, fra vetri rotti, bagni divelti, porte abbattute e attrezzature accatastate in cantina, accanto gli skilift immobili dal ’92. Morte di una stazione sciistica, che si voleva fonte di facile guadagno con una speculazione selvaggia. Una tomba in ferro e cemento per “problemi finanziari dovuti agli alloggi invenduti, mancanza di neve e dimensioni ridotte della stazione non avrebbero consentito di avere lo sviluppo previsto”, spiegano gli esperti. Il simbolo di questa spoon river della vette, alimentata da una valanga di investimenti negli anni del boom, dal 1960 in poi. La Cipra, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, e Mountain Wilderness hanno censito gli impianti dismessi nel Nord. Fabio Balocco, Francesco Pastorelli e Alessandro Dutto descrivono i fantasmi della montagna: ne sono stati finora trovati 40 in Piemonte, 39 in Valle d’Aosta, 20 Lombardia, 30 sull’Appennino fra Emilia e Liguria, 35 in Veneto, 25 in Friuli, fra funivie, skilift, ovovie, bidonvie, telecabine, tapis roulant…

    I mostri piemontesi. Alla stazione di partenza i muri sono crivellati, mentre lo scheletro di ferro della cabinovia è ancora infisso nel soffitto; fuori una vecchia poltrona sfondata, un water e un lavandino rotti. Questo il biglietto da visita di Pian Gelassa, alta Val di Susa in Piemonte. Un centro turistico mai decollato su un’area di oltre un milione di metri quadrati. Nato nel ’64, in cinque anni vennero costruiti un albergo, un ristorante, una cabinovia e tre skilift. E quattro condomini. Un investimento disastroso, travolto dai debiti e dalle valanghe che hanno spazzato via gli impianti: agli inizi degli anni Settanta era già un cimitero nella neve. Ma tralicci, stazioni degli impianti e tantissimo cemento sono ancora lì, in quell’area protetta. “Spesso è più conveniente per un proprietario aprire una nuova stazione, piuttosto che mettere a norma quella vecchia, come a Col del Lys, nella Valle del Viù”, precisa Pastorelli. Quattro skilift, alcuni con le funi ancora appese e i sostegni di quattro colori diversi, a pois con il rosso del ferro ossidato della ruggine. L’ecomostro che batte tutti è però in provincia di Cuneo, 1.200 metri di altezza, a Saint Gréé di Viola. Negli anni Settanta si chiamava Sangrato, poi Porta della Neve, ma ha portato solo trent’anni di fallimenti. Hanno costruito un centro polifunzionale con dentro un’enormità di appartamenti e pure un cinema. Poi in un improbabile rilancio, ha inghiottito una slavina di soldi pubblici appesi a una nuova seggiovia finita nel 2006 (aperta in questa stagione solo sabato e domenica). Mentre la pista di pattinaggio, ai piedi di uno squarcio nel bosco per una pista senza sciatori, ha ancora gli altoparlanti sui pali d’acciaio, fatti vibrare dal vento. Un abbandono che segna anche Breuil-Cervinia in Valle d’Aosta: appartamenti chiusi, skilift fermi da ormai troppo tempo.
    L’Olimpiade disastrata. Dall’Olympic Park di San Sicario – sede delle gare del biathlon, costata 25 milioni di euro – e da Pragelato – dove si trovano i cinque trampolini del salto con gli sci costati 34 milioni – sono spariti alla fine di novembre i cannoni per l’innevamento artificiale, transenne, sedie, mobiletti, materassini anticaduta e pure bandiere e portabandiere. Li avevano quistati per le Olimpiadi di Torino 2006. Sono stati traslocati in Alto Adige, in Val Ridanna per la Coppa Europa di biathlon. “Un saccheggio”, dicono gli amministratori di Pragelato, che si domandano: “Non vorremmo che questo atto significasse la definitiva scelta di abbandonare gli impianti”. “Un prestito”, replicano i gestori delle strutture olimpiche. Tuttavia non sono previste gare in questo inverno: per ora è in programma solo una competizione di slittino sulla pista di Cesana, costata 61,4 milioni di euro. Senza altri soldi pubblici sia i trampolini, sia la pista da bob che le strutture del biathlon di San Sicario saranno destinate alla chiusura perenne: soltanto per la manutenzione degli impianti del salto e quelli del bob servirebbero rispettivamente 1,2 e 2,2 milioni di euro l’anno.

    Natura devastata. Anche la scuola di sci a Ardesio in Valcanale è desolatamente vuota, sebbene la seggiovia abbia ancora i vecchi seggiolini monoposto montati sulla fune. L’albergo e il bar sono chiusi da tempo e semidistrutti, vicino agli skilift. E dalla cima della montagna la profonda lacerazione nel bosco della vecchia pista di sci s’allarga fino all’hotel spettrale: da 13 anni non funzionano più per la scarsa redditività. Ora il Comune vorrebbe sanare almeno le piaghe nell’ambiente ma i costi sono proibitivi. La cabina della funivia di Valcava a Torri dei Busi (Lecco), una delle prime in Italia, è invece rimasta alla stazione di arrivo. È lì dal 1977, con gli alti piloni in cemento in mezzo al bosco. Dopo Valcava la mappa della disfatta elenca altri relitti: Alpe Paglio, Lanzo, Poggio Sant’Elsa, Pialeral, Arnoga, Arera, Pian del Tivano, Cainallo, Crocione. Tutti sbarrati per colpa di calcoli affrettati: ci si aspettava più neve o fatturati più ricchi. O la fine è stata decisa dalle concessioni non rinnovate o dai preventivi per le ristrutturazioni troppo esosi.
    Se il Trentino ha una legge che finanzia le dismissioni, lo stesso non vale per le altre strutture. Gli impianti di risalita, infatti, sono stati smantellati anche a Tremalzo nel comune di Ledro (Trento), e l’edificio dell’ex tavola calda è occupato dal ghiaccio: bar, ristorante e 12 appartamenti, tutto in rovina. Sull’altra sponda del Garda, sul versante veronese, proprio a ridosso della funivia rotante di Malcesine, svettano un albergo in abbandono e uno skilift con vista sul più grande lago italiano. Ma in Veneto la lista delle dismissioni è assai lunga, da Roana al Cansiglio, al Grappa. Non si salva nemmeno la celebrata Cortina dei vip, dove si nota lo skilift rimesso a nuovo nel 2007 a Lacedel e mai attivato. A Taiarezze-Fedo sopra Auronzo nel 2007 hanno rimpiazzato la seggiovia con una costruita a pochi metri, ma meglio esposta al sole. La vecchia resta però a mutilare il bosco.

    L’illusione friulana. Anche il Friuli ha subito il rovescio del meteo, spiega Marco Lepre: “Ma da oltre una ventina d’anni gran parte di queste strutture, in genere piccoli skilift sorti in vicinanza di centri abitati per favorire i residenti e accontentare le amministrazioni comunali, sono entrati in crisi”. Nevica di meno e la stagione ridotta spinge i gestori a dileguarsi. L’abbandono ha toccato pure Sauris (Udine), il comune più elevato della Carnia. Costruito negli anni Settanta dalla Pro Loco, lo skilift è stato spento sei anni fa: la pista di soli 800 metri non piaceva più ai turisti. Rimangono i tralicci e le funi. Sella Chianzutan è stata probabilmente, prima dell’avvento dello Zoncolan e di Piancavallo, una delle località invernali più frequentate: attorno agli skilift sorgeva un ristorante self service e un albergo. Ma non nevica più come una volta e le comitive sono migrate altrove. Dopo una lunga crisi, i privati hanno ceduto gli impianti al Comune di Verzegnis che ha cercato di rimetterli in funzione. Ma ben tre bandi pubblici per affidare la gestione sono andati deserti. Una selezione naturale legata al surriscaldamento climatico e a progetti poco lungimiranti che allunga ogni anno la lista dei dispersi nel ghiaccio: Cima Corso, Passo Tanamea, Sella Duron, Valdajer, Osteai, Valbruna, Latteis, Claut, Collina di Forni, Cave del Predil, Studena Alta, Ravascletto e Monte Matajur. L’ultimo lamento di una montagna sedotta e abbandonata dal turismo mordi e fuggi.

  11. Mountain Wilderness annuncia che il 13 marzo gli ambientalisti attueranno, nell’area dell’ipotizzato comprensorio sciistico Cadore-Civetta, una prima protesta contro il progetto di realizzazione di nuovi impianti e piste in quella che ritengono una zona tutelata.

  12. Alcuni sanvitesi si riempiono la bocca di belle parole a favore degli impianti, soprattutto quei sanvitesi che non rischiano nemmeno un centesimo del loro su questo progetto, tanto chi se ne frega diranno: Se i nuovi impianti vanno, bene, se non vanno non rischio nemmeno un centesimo del mio.
    Mi permetto osservare che nessuno giudica quelle famiglie che hanno venduto ai foreste terreni, appartamenti e alberghi costruiti su terreni anche regolieri, nello stesso modo dico a questi sanvitesi che tanto sostengono questo progetto che non gli è concesso fare alcun moralismo, tanto meno nei confronti di chi negli anni ha conservato con dedizione questi territori.
    In ogni modo la parola fine al dilemma impianti si, impianti no sarà data dall’esito dell’Assemblea delle Regole che si terrà fra un paio di mesi in seduta straordinaria, e che naturalmente ognuno dovrà prenderne atto

  13. Si potrebbe pensare ad un futuro…. creando qualche cosa di importante da dare ai nostri figli………………. (questo e’ quello che noi pensiamo da tanto tempo)
    Ma abbiamo perso tutte le corse
    Ora non si puo’ piu fare polemica e quello che noi (la nostra aministrazzione ) ha messo sul piatto bisogna
    accetarlo o vogliamo perdere anche questo treno?
    L’ Ultima corsa e’ questa , dopo di che arriva SENFTER
    che rissolvera’ i problemi Ma altrove…..

  14. “Cambiano i luoghi, ma il trucco è lo stesso. C’è un pool che compra terreni, fonda una società e lancia un progetto sciistico, con un bel nome inventato da una società d’immagine. L’idea è nobile: “rilanciare zone depresse”, così chi fa obiezioni è bollato come nemico del progresso. A quel punto la mano pubblica entra nella gestione-impianti e finisce per controllare se stessa. Così il gioco è fatto. Il sindaco promette occupazione e viene rieletto: intanto parte l’assalto alla montagna. Per indovinare il seguito basta leggere la storia dei ruderi nel vento. “

  15. Dall’82 risiedo in qualità di villeggiante a San Vito e ricordo un’iniziativa analoga di parecchi anni fa bloccata dai “verdi” di allora con una raccolta firme. Ogni volta che mi sposto per trovare dei comprensori sciistici andando a Cortina, San Candido, La Villa o a Plan de Corones rammento quella mancata opportunità d’avere piste collegate anche a San Vito: un bel paese, ma che rischia sempre più d’esser adombrato dal mancato proggresso che sembra non esser mai nei desideri e nelle menti di coloro che vivono nel Cadore. Sposo questo progetto perchè intravedo il miglioramento del servizio sciistico, l’opportunità di rilancio del paese, di maggior occupazione per i lavoratori, la maggior ricchezza incorporata per poter creare altre attività culturali.
    Quante valli, scorci e vette ho potuto vedere e godere anch’io (e mio padre) grazie agli impianti di risalita, alle piste sia da discesa che da fondo, sicuramente non possibili con una semplice e pericolosa camminata con le ciaspole (imppossibile per mio padre con difficoltà motorie!).
    Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno avuto il coraggio e la freschezza di sguardo per un futuro più Bello per San Vito. Son sicuro che questo è frutto di un Amore per il paese e per ciò stesso son certo che anche l’impatto ambientale (tanto criticato) sarà in piena armonia a questo Amore.

  16. Nell’opuscolo divulgato dal comune di San Vito per informare i cittadini sul progetto di nuovo comprensorio sciistico Cadore-Civetta si fanno affermazioni che suscitano perplessità notevoli.
    Si dice che il progetto del costo di 80 milioni verrà finanziato per 55 milioni con debito “sostenibile” verso le banche, per 12 milioni con contributi pubblici ed il rimanente con quote di “investitori locali”. Poiché è finito il tempo delle vacche grasse e l’ente pubblico, contrariamente al passato (quando il Credito Sportivo aveva la manica larga) non finanzia più nulla, è lecito supporre che il ricorso alla banche sarà massiccio. Ora, le banche non danno i soldi gratis, ma oltre a farsi giustamente remunerare, iscrivono sempre ipoteca e lo fanno su beni immobili. I beni immobili non sono i piloni delle funivie ma gli edifici: e qui gli edifici dove sono? Non credo bastino il terminal di partenza, la stazione intermedia e quella di arrivo. Visto che ogni speculazione edilizia viene fermamente esclusa …..
    Ma il problema è un altro. Che una impresa ricorra al credito bancario è normale. Consultando i bilanci chiusi al 30 settembre 2009 ( e ricordando che l’inverno 2008-009 è stato tra i migliori degli ultimi anni) vediamo, ad esempio, che l’ISTA spa di Cortina a fronte di un patrimonio netto di 5.182.250 euro ha debiti con banche pari a 5.597.856 euro, e la Faloria spa con un patrimonio netto di euro 3.880.299 ha debiti verso banche per euro 6.374.006. Nel caso delle società che gestiscono impianti di risalita essere così esposti verso le banche è però assai pericoloso poiché l’andamento degli incassi dipende da una variabile che non è controllabile: l’ innevamento troppo scarso o (paradossalmente) eccessivo. Poiché gli interessi devono venire pagati regolarmente (e le banche a differenza dell’ente pubblico non fanno sconti) bastano alcune annate con andamento climatico sfavorevole per mandare in crisi il sistema.
    Se poi tocchiamo il triste tasto delle remunerazione del capitale investito, ricordo che per l’esercizio sopra citato la Faloria spa ha distribuito agli azionisti un dividendo di 0,038 euro per azione (prezzo di una azione tra 1,20 e 3 euro) e l’ISTA spa euro 0,12 per azione ( prezzo di una azione : euro 4,5 -5 circa). Come si vede, se uno ha soldi da investire può trovare di meglio.
    In conclusione a me pare di poter dire che nell’attuale situazione, è già abbastanza grigia per le società impiantistiche esistenti cercare di rimanere a galla e mi riesce difficile pensare che ci sia posto per nuove imprese in questo campo.
    Penso che i nostri amministratori, invece che battere le solite vecchie strade, dovrebbero indirizzare la loro creatività in altri settori nuovi e tutti da scoprire: avendo a disposizione un patrimonio naturalistico così unico, perché non si finanziano studi di fattibilità nel campo dell’ ecoturismo e della fruizione sostenibile delle aree protette?

    Patrizia Perucon, San Vito di Cadore

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