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	<title>NuovoCadore.it &#187; Economia</title>
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	<description>il portale dedicato al Cadore</description>
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		<title>La sanità in montagna tra dubbi, polemiche, allarmi e allarmismi</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:56:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La V Commissione Sanità torna a riunirsi domani a Venezia per discutere il nuovo piano socio-sanitario del Veneto, documento che a Belluno sta creando un vortice di interrogativi e ansie sul futuro della sanità provinciale, soprattutto quella delle terre alte. Le preoccupazioni più forti riguardano gli ospedali di Pieve e di Agordo, come stanno denunciando a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3327" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="CIMG1438 base pieve" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/02/CIMG1438-base-pieve.jpg" alt="" width="226" height="169" /><span style="color: #000000;"><strong>La V Commissione Sanità torna a riunirsi domani a Venezia per discutere il nuovo piano socio-sanitario del Veneto</strong>, documento che a Belluno sta creando un vortice di interrogativi e ansie sul futuro della sanità provinciale, soprattutto quella delle terre alte. <strong>Le preoccupazioni più forti riguardano gli ospedali di Pieve e di Agordo</strong>, come stanno denunciando a tamburo battente – tra gli altri – la Consulta giovanile dell’Agordino, l’ex consigliere Guido Trento e il sindaco di Pieve Maria Antonia Ciotti. Allarmi che i vertici regionali hanno definito più volte in queste settimane “infondati”, anche nel corso del tavolo di confronto che giovedì si è tenuto a Venezia dopo il corteo che ha portato a Venezia 800 bellunesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Tra i punti più criticati c’è anche il ruolo dell’ospedale di Belluno, ch</span>e la conferenza dei sindaci dell’Usl 1 spinge perchè diventi un centro hub, cioè di riferimento per l’intera provincia. E in questo solco si inserisce il dissidio strisciante tra amministratori feltrini e bellunesi, questi ultimi convinti che l’autonomia dell’Usl 2 possa nuocere alla rete di ospedali dell’Usl 1 per il principio del “vita tua, mors mea”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Insomma, la partita è aperta ed entrerà nel vivo con la compilazione delle schede sanitarie, che fotograferanno la situazione ospedale per ospedale, evidenziando eventuali doppioni o servizi non più sostenibili.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel nuovo piano socio-sanitario c’è scritto che la specificità di Belluno sarà fatta salva, ma c’è chi chiede formulazioni più concrete.</span></p>
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		<title>Corteo a Venezia per la sanità: 800 manifestanti dal Bellunese</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:31:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il corteo a Venezia &#8211; Il Bellunese si mobilita con forza per difendere la propria sanità locale. Di prima mattina, ben dodici pullman sono partiti da Belluno, Cortina, Cadore, Comelico, Agordino e dal Feltrino alla volta della Laguna veneta.
Alla testa del corteo palloncini bianchi, forconi, e cartelli che inneggiano alle pari opportunità di accesso alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3251" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="image" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/image3.jpg" alt="" width="308" height="178" /><span style="color: #000000;"><strong>Il corteo a Venezia</strong> &#8211; <strong>Il Bellunese si mobilita con forza per difendere la propria sanità locale.</strong> Di prima mattina, ben dodici pullman sono partiti da Belluno, Cortina, Cadore, Comelico, Agordino e dal Feltrino alla volta della Laguna veneta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla testa del corteo palloncini bianchi, forconi, e cartelli che inneggiano alle pari opportunità di accesso alla sanità in montagna e in pianura. Tutti in gruppi con cappelli che specificano la loro provenienza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A palazzo Ferro Fini una delegazione incontra il presidente del consiglio regionale Luca Zaia e il presidente della quinta commissione Leonardo Padrin e i consiglieri regionali Dario Bond, Matteo Toscani, Sergio Reolon.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ai politici in Regione, i rappresentanti del corteo presentano il documento redatto dai comitati con le osservazioni al piano socio-sanitario che vanno nella direzione di garantire alla montagna risorse adeguate e una organizzazione che tenaga conto della specificità e pecularietà dell&#8217;area.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il sindaco Vaccari sulla sanità</strong> &#8211; &#8220;Abbiamo appreso con sorpresa e stupore &#8211; ha scritto in queste ore in una nota il senatore Gianvittore Vaccari (sindaco di Feltre e presidente Conferenza Sindaci Ulss 2) &#8211; in qualità della delibera del Comune di Belluno per le parti che riguardano la nostra Ulss e le nostre strutture; riteniamo questo un atteggiamento politico ed istituzionale di non rispetto ed arrogante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non vengono rispettate altre istituzioni di pari dignità (ulss 2) intervenendo in gestioni altrue e che non competono, arrogante perchè si pensa quale capoluogo di essere tenutario e di poter decidere su tutto il territorio provinciale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fatto ancora più grave se si tiene in considerazione il lavoro paritario messo in atto dai due esecutivi delle Ulss, brutto vizio questo già visto e messo in atto in passato anche recente. Per fortuna sia ha avuto il pudore di non parlare almeno espressamente di unificazione ed improvvida è la presa di posizione sull&#8217;argomento di un medico in pensione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si potrebbe ritenere che forse Belluno piuttosto che decidere per gli altri dovrebbe valutare gli scandali sanitari che stanno portando alla cronaca nazionale una mala sanità bellunese, come pure affrontare il deficit di bilancio della propria ulss. Noi non vogliamo però giudicare o affrontare &#8211; conclude Vaccari &#8211; questi argomenti perhè a noi estranei&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Toscani (Lega) sulla sanità bellunese</strong> &#8211;  &#8220;Il San Martino di Belluno dovrà necessariamente essere l&#8217;ospedale di riferimento dell&#8217;intera provincia, con un ruolo forte, al pari delle strutture degli altri capoluoghi veneti. Non potrà essere un ospedale di rete, perché questo comporterebbe un&#8217;inaccettabile subalternità rispetto al nosocomio di Treviso. Il che non è nemmeno immaginabile, visto l&#8217;inalienabile diritto dei bellunesi a una sanità di qualità&#8221;. Così il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Matteo Toscani interviene, con una nota, alla vigilia della manifestazione a Venezia dei comitati bellunesi&#8221;. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;Difficilmente potrò essere presente all&#8217;incontro per motivi di salute &#8211; prosegue &#8211; avrò, comunque, modo di esprimere le mie idee sulla sanità bellunese nelle sedi opportune&#8221;. &#8220;Non sono interessato &#8211; prosegue &#8211; a schierarmi aprioristicamente con quei comitati che vogliono erigersi a unici paladini della sanità bellunese e a rappresentanti esclusivi del territorio e delle sue problematiche. Sono convinto che il futuro del sistema socio-sanitario della nostra provincia sarà deciso non dagli striscioni, dalle manifestazioni di protesta o da chi la spara più grossa sulla stampa, bensì da un serio e attento lavoro in commissione, con il governatore Luca Zaia e con l&#8217;assessore Luca Coletto&#8221;. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;Ribadisco &#8211; prosegue Matteo Toscani &#8211; che il piano è soltanto una prima bozza sulla quale ragionare, bozza che peraltro è già stata migliorata d&#8217;ufficio, grazie a modifiche che riguardano proprio la montagna bellunese. Anche i parametri inseriti sono del tutto indicativi. Il numero delle Ulss è un tema che rischia di produrre solo divisioni e contrapposizioni campanilistiche, facendo perdere di vista il vero obiettivo da perseguire in modo unitario: garantire al territorio bellunese un ospedale all&#8217;avanguardia. Diversamente, il rischio che i nostri concittadini siano costretti a curarsi in altre strutture venete sarebbe reale. Non per colpa della Regione, ma a causa delle divisioni, delle polemiche strumentali e delle scelte sbagliate degli stessi bellunesi&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Cristian Zurlo</span></p>
<p>Fonte: LaVoceDelNordEst.it</p>
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		<title>Ciotti: «Il Cadore difenda il suo nosocomio»</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:36:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il sindaco di Pieve chiama a raccolta la popolazione: «Gli anziani devono scendere con noi a Venezia».
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3206" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="image" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/image2.jpg" alt="" width="250" height="145" /><span style="color: #000000;">Il sindaco di Pieve chiama a raccolta la popolazione: «Gli anziani devono scendere con noi a Venezia».<br />
<strong> «Il Cadore si sta dimostrando meno sensibile al problema “sanità” di altre zone della provincia, dove la mobilitazione è generale. </strong>Non che la discesa a Venezia sia snobbata, tutt’altro, ma non è sentita come ad esempio nell’Agordino, dove c’è la corsa al posto sui pullman. In quella zona c’è un interesse diffuso e anche la stampa è stata più presente». Parole del sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti, durante un’assemblea pubblica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">«Bisogna anche dire», aggiunge, «che la manifestazione si svolge in una giornata lavorativa e pertanto non si può chiedere a nessuno di esserci. Ci sono però tanti pensionati che potrebbero farlo. Intanto, diventa sempre più importante l’adesione dell’arcidicacono del Cadore, monsignor Renzo Marinello, che ha sollecitato interventi importanti non solo per l’ospedale di Pieve, ma anche per tutta la sanità della montagna».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>I sindaci hanno aderito tutti: a Venezia ci ritroveremo alla testa di un corteo silenzioso, senza bandiere, che arriverà fino a Palazzo Ferro Fini.</strong> Qui una delegazione di sei persone, sarà ricevuta dal presidente del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato e della V commissione. Per il Cadore il sindaco che parteciperà agli incontri sarà quello di Santo Stefano, Alessandra Buzzo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ciotti insiste: «Il punto che i bellunesi non potranno mai accettare sarà il ridimensionamento da 22 a 5 centri “hub” degli ospedali attuali. Se passasse il piano proposto da Zaia, anche l’ospedale San Martino sarebbe messo in discussione. Per questo mi stupisco che gli abitanti di Belluno non dimostrino interesse per la manifestazione, quasi a loro non interessi».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>A meno di una settimana dalla grande marcia su Venezia a difesa della sanità di montagna, i comitati per la salute pubblica della provincia sono sempre più allarmati.</strong> Perché dalle ultime voci provenienti dalla Laguna, a rischio ci sarebbero diversi reparti, oggi presenti negli ospedali bellunesi, come la terapia antalgica-cure palliative, pneumologia, gastroenterologia, nefrologia, dermatologia, malattie infettive, radioterapia e neurochirurgia. Poi c&#8217;è la formula che compare nel capitolo finanziamenti dell&#8217;ultima bozza del nuovo piano socio sanitario, che prevede contributi specifici per Belluno.<strong> </strong>«A noi», ha concluso il sindaco Ciotti, «non servono specificità solo sulla carta: ci vogliono numeri precisi ai quali fare riferimento».</span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Vittore Doro</span></p>
<p>Fonte: Corriere Delle Alpi</p>
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		<title>Poste Italiane abbandona la montagna</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:14:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche le Poste Italiane abbandonano la montagna.
Dopo la chiusura nei giorni scorsi degli uffici postali di Avoscan, frazione di San Tomaso Agordino e di Tiser, frazione di Gosaldo, ieri è stata la volta dell’ufficio di Campolongo di Cadore. Da domani, invece, riduzioni di orario di apertura per gli sportelli di Selva di Cadore, Paderno (San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3134" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="screen-capture" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture1.png" alt="" width="251" height="131" /></strong><span style="color: #000000;">Anche le Poste Italiane abbandonano la montagna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo la chiusura nei giorni scorsi degli uffici postali di Avoscan, frazione di San Tomaso Agordino e di Tiser, frazione di Gosaldo, <strong>ieri è stata la volta dell’ufficio di Campolongo di Cadore.</strong> Da domani, invece, riduzioni di orario di apertura per gli sportelli di Selva di Cadore, Paderno (San Gregorio nelle Alpi) e Santa Croce (Farra d’Alpago). Ma non è escluso che altri tagli e altre riduzioni di servizio si materializzino nel corso dell’anno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #000000;">I provvedimenti arrivano dopo una serie di scelte prese dalla società postale che hanno visto il depotenziamento del servizio sul territorio bellunese, a partire dalla non consegna nella giornata di sabato della corrispondenza.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una razionalizzazione che, come da tempo sindaci e cittadini vanno dicendo, non promette nulla di buono. Con la scusa delle scarse risorse, della crisi, dei pochi abitanti nei piccoli comuni di montagna, è iniziata così una lenta ma inesorabile smobilitazione dei servizi essenziali che, a sua volta, innescherà quel processo, mai arrestato, di abbandono della montagna.<br />
La chiusura degli uffici di Avoscan e Tiser lunedì scorso è arrivata senza che nessuno lo sapesse, nemmeno i sindaci dei due comuni interessati che si sono trovati la comunicazione da parte di Poste Italiane soltanto il giorno seguente, martedì.<br />
Ieri la notizia della chiusura di Campolongo di Cadore, dove arriverà, come fa sapere la società, un apparecchio per il prelievo automatico per i possessori del postamat. Le motivazioni, come dice Poste Italiane spa, sono da ricercare nel fatto che si tratta di piccoli centri, con pochi residenti e dove gli uffici postali fanno meno di una ventina di operazioni al giorno. Quindi un servizio antieconomico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La stessa motivazione arriva anche per la riduzione di orario degli uffici di Selva di Cadore che passa a tre giorni di apertura a settimana, per quelli di Paderno, nel comune di San Gregorio nelle Alpi che passerà da domani da 3 giorni di apertura a uno soltanto e lo stesso provvedimento interesserà anche lo sportello di Santa Croce in comune di Farra d’Alpago.<br />
<strong> Un taglio ai “rami secchi”, non più economicamente sostenibili che, però, come fanno sapere da Poste spa, «sono stati approvati dal ministero per lo Sviluppo economico, come prevede la normativa». Un abbandono della montagna, quindi, legalizzato.</strong></span></p>
<p><span style="color: #888888;">di Paola Dall’Anese - Fonte: Corriere Delle Alpi</span></p>
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		<title>Calalzo di Cadore dice &#8216;no&#8217; alla tassa di soggiorno. Non se la può permettere!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 13:59:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Calalzo dice “no” alla tassa di soggiorno. Roma e Firenze hanno invece detto “si”. E anche l’Alto Adige, pur con forme proprie, sembra aver dato l’ok alla “nuova” gabella. La tassa, poco più di un caffè, in prima battuta colpisce chi soggiorna, di rimbalzo può colpire da tante altre parti. Per applicarla bisogna potersela permettere. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><strong>Calalzo <a href="http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=2377256&amp;Data=20111217&amp;CodSigla=BL" target="_blank">dice “no” alla tassa di soggiorno</a></strong>. Roma e Firenze hanno invece detto “si”. E anche l’Alto Adige, pur con forme proprie, sembra aver dato l’ok alla “nuova” gabella. <strong>La tassa, poco più di un caffè, in prima battuta colpisce chi soggiorna, di rimbalzo può colpire da tante altre parti.</strong> Per applicarla bisogna potersela permettere. E Calalzo di Cadore, secondo me, non può.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Perché Calalzo, come tutti i borghi cadorini, sta subendo un lento ma inesorabile declino sul versante dell’accoglienza turistica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Come fa un sindaco, alle condizioni descritte dai grafici sotto consultabili, ad applicare una tassa di soggiorno, <strong>correndo il rischio di registrare a fine 2012 un ipotetico “crollo” delle presenze turistiche</strong> che magari ci sarebbe stato comunque, indipendentemente dall’introduzione della tassa? Ti cuociono in padella. No! La tassa di un euro non sarebbe scandalosa ma non risolverebbe un accidente di niente, come giustamente osserva De Carlo. Si potrà introdurre, semmai, quando i trend in discesa dovessero accusare uno stop (per qualche anno) e, ci si deve augurare, una netta inversione di tendenza (delle presenze, gli arrivi “tengono”).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Se proprio prude la voglia di tassare, ci si può sempre accanire sui turisti “mordi e fuggi” (<a href="http://www.lozzodicadore.eu/blog/il-gabelliere-di-calalzo-di-cadore.html" target="_blank">vedi il gabelliere di Calalzo di Cadore</a>), quelli a cui Calalzo sta preparando, lo si legge nell’articolo, ulteriori punti fuoco per 25.000 euri. Scelta da rubricare alla voce “tentato autolesionismo”, a meno che il sindaco calaltino non si impegni in un’opera estiva di evangelizzazione cercando di portare sulla buona strada i turisti “mordi e fuggi” che la scelta di fare altri fuochi è destinata ad attirare. Potrebbe essere: “ogni tre barbecue (pagati) ti regaliamo un soggiorno per una notte all’albergo Tot”; magari, passata la nottata gratuita, chissà, potrebbero decidere di prolungare il periodo di relax.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">fonte: BLOZ &#8211; lozzodicadore.eu/blog</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-2962 alignnone" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="calalzo-pres-2000-10" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/12/calalzo-pres-2000-10.jpg" alt="" width="585" height="695" /></p>
<p><em>Fonte dati: Regione Veneto</em></p>
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		<title>Pieve, tasse e tariffe non salgono</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 09:11:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prendendo un po’ tutti in contropiede, la giunta comunale di Pieve ha deciso che nel bilancio 2012 non ci saranno aumenti né di tariffe e né di qualsiasi altra tassa comunale.
Unica eccezione, che però potrebbe rappresentare anche una bella sorpresa, riguarda la Tarsu (tariffa raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani): questa tariffa è stata infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2916" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Pieve-di-Cadore" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/12/Pieve-di-Cadore.jpg" alt="" width="419" height="281" /><span style="color: #000000;">Prendendo un po’ tutti in contropiede, <strong>la giunta comunale di Pieve ha deciso che</strong> nel bilancio 2012 <strong>non ci saranno aumenti né di tariffe e né di qualsiasi altra tassa comunale.</strong><br />
Unica eccezione, che però potrebbe rappresentare anche una bella sorpresa, riguarda la Tarsu (tariffa raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani): questa tariffa è stata infatti rimodulata per l’introduzione in aprile della raccolta porta a porta, e le quote a carico dei cittadini in teoria potrebbero essere anche minori rispetto a quelle pagate fino ad oggi.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;">All&#8217; importante seduta nella quale è stata presa questa decisione erano presenti, oltre al <strong>sindaco Maria Antonia Ciotti</strong>, anche il vicesindaco Alberto Tabacchi e tutti gli assessori: Maria Giovanna Coletti, Franco Da Cortà e Michele Sommacal, che hanno votato all’unanimità la delibera presentata dal sindaco.<br />
L’approvazione di questo documento (che pure rappresenta uno degli ultimi atti dell’esecutivo in campo economico – fiscale, prima del rinnovo previsto in primavera) non è stata però una cosa semplice: questo perché la conferma del livello di tassazione e di tariffazione potrà avere ripercussioni sull’ampio spettro di entrate in grado di condizionare l’azione amministrativa nel 2012. Sono infatti ben 20 le tariffe di competenza della giunta municipale, mentre sono solamente tre quelle di competenza del consiglio comunale: Tosap (tassa di occupazione del suolo pubblico), determinazione della percentuale dell’IRPEF eTarsu (tariffa per la raccolta immondizie).<br />
Tutte le altre sono invece di competenza della giunta: e si va <strong>dall’aliquota Ici, all’aggiornamento delle tariffe per la casa di riposo De Polo di Tai; dalla determinazione degli oneri di urbanizzazione primari e secondari, alle tariffe dei parcheggi; dalle quote della retta nella scuola dell’infanzia, alle contravvenzioni stradali, alla l nuova tariffazione per gli ingressi allo stadio polifunzionale del ghiaccio di Manzago.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Sarà comunque interessante osservare cosa succederà dopo l’approvazione della manovra “Salva Italia”, presentata dal presidente del Consiglio Monti 4 giorni dopo la delibera della giunta pievese, e con la quale i Comuni saranno chiamati ad assolvere anche nuovi compiti.</span></p>
<p><span style="color: #888888;">di Vittore Doro - Fonte: Corriere Delle Alpi</span></p>
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		<title>Demenego, al servizio degli occhiali: la video-intervista</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:22:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Calalzo di Cadore ha sede la Demenego, un&#8217;azienda che ha una lunga storia nel mondo degli occhiali: già negli anni &#8216;60 faceva lenti minerali, aveva clienti importanti come Galileo ed una distribuzione diretta agli ottici. Negli anni &#8216;80 si è sempre più specializzata nella commercializzazione del prodotto: Europa, Australia, Usa, Africa. Oggi vende in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2837 alignright" title="logo ottica" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/11/logo-ottica.jpg" alt="" width="248" height="178" /><span style="color: #000000;">A Calalzo di Cadore ha sede la <strong>Demenego</strong>, un&#8217;azienda che ha una lunga storia nel mondo degli occhiali: già negli anni &#8216;60 faceva lenti minerali, aveva clienti importanti come Galileo ed una distribuzione diretta agli ottici. Negli anni &#8216;80 si è sempre più specializzata nella commercializzazione del prodotto: Europa, Australia, Usa, Africa. Oggi <strong>vende in 82 nazioni, con oltre 400 clienti e 9 linee di produzione</strong>, di cui 4 con marchi in licenza mondiale (fra cui Caractere ed Enrico Coveri) e per ciascuna linea 24 pezzi da vista e da sole. Ed oggi Demenego, che ha in licenza anche il marchio Superbyke, occupa 65 addetti fra la sede di Calalzo ed i negozi di Padova, Desenzano, Portogruaro, Vandoies (BZ), Innsbruck e Sacile. Di prossima apertura un negozio a Verona.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><object width="530" height="389"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/J5PLIT4BV3s?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/J5PLIT4BV3s?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="530" height="389" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></span></p>
<p><span style="color: #888888;">fonte: Dolomiti Channel su YouTube</span></p>
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		<title>Montagna, il futuro &#8220;è con i jeans&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 07:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stefano Pompanin da anni si batte per rilanciare il turismo con idee nuove
Se è vero che il turismo di montagna soffre rispetto ad altre mete, dal mare all’estero, questo dipende anche e soprattutto dalla scarsa attrattiva che molte località di montagna rivestono oggi per le famiglie e specie per i giovani.
«Noi una proposta ai giovani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2387" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="IMG_3474_1200" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/07/IMG_3474_1200.jpg" alt="" width="504" height="336" />Stefano Pompanin da anni si batte per rilanciare il turismo con idee nuove</strong><br />
Se è vero che il turismo di montagna soffre rispetto ad altre mete, dal mare all’estero, questo dipende anche e soprattutto dalla scarsa attrattiva che molte località di montagna rivestono oggi per le famiglie e specie per i giovani.<br />
«<strong>Noi una proposta ai giovani la facciamo, con un programma ricco di iniziative, sia in inverno e sia in estate</strong>», spiega Stefano Pompanin, 46 anni, gestore del <span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.grancaffetiziano.it" target="_blank">Gran Caffè Tiziano</a></strong></span> di Pieve, «e non è un caso che ad assistere alle nostre serate vengano anche da fuori vallata. C’è bisogno, insomma, di luoghi dove divertirsi, perché ai ragazzi non puoi parlare dei monti solo in termini di pace, serenità, passeggiate, solitudine ed aria salubre. Che, per carità, sono fondamentali; ma a loro non bastano».<br />
Nativo di Cortina, 25 anni a Monaco, in Germania, lavorando nella gelateria e nella ristorazione, Stefano Pompanin ha le idee chiare su come dovrebbero andare le cose. Ha preso in gestione il Gran Caffè Tiziano dal Comune nel 2007, dopo il restauro, ed ha un contratto di dodici anni.<br />
«Che spero di rinnovare, perché qui mi trovo bene e sono convinto delle <strong>potenzialità di Pieve anche dal punto di vista turistico</strong>. Ma dobbiamo guardare in faccia la realtà. Chi vuole la montagna dei vip va a Cortina ed a San Vito; chi ama l’alta montagna cerca i rifugi; Auronzo ha il lago, Sappada è la porta verso il Friuli, la Pusteria viaggia addirittura su un altro pianeta, quanto a strutture e servizi. Cosa resta per Pieve? La vicinanza con la pianura, i servizi (come l’ospedale, ad esempio, ndr) e la sua storia. Ma ricordiamoci bene che <strong>abbiamo più persone noi in un paio di fine settimana qui, al Gran Caffè Tiziano, di quanti non siano i visitatori di altre realtà in un intero anno</strong>. E questo deve far riflettere».<br />
Non a caso, nel suo depliant con la programmazione estiva, Pompanin (che da quest’anno gestisce anche il bar del Parco del Roccolo) dà molto spazio alle iniziative culturali di Pieve, perché crede che il suo locale possa essere un volano utile alla collettività.<br />
«Siamo attrattivi non solo per noi, ma per tutti: se i ragazzi arrivano nel pomeriggio possono visitare Pieve e poi fermarsi per assistere alle serate musicali».<br />
<strong> Ma c’è chi dice che da voi vengono solo per bere&#8230;</strong><br />
«So bene delle polemiche, spesso avanzate non direttamente ma a mezza bocca. Ma parto dalla constatazione che ciascuno dovrebbe essere responsabile di quello che fa e risponderne direttamente. Per questo mi piacerebbe essere messo alla prova. Ci sono delle regole, le conosciamo bene e le rispettiamo. Ma non possiamo assumere sulle nostre sole spalle anche l’educazione dei ragazzi. O no?».<br />
<strong> Come gestori di locali pubblici non avete dunque delle colpe specifiche?</strong><br />
«Io rispondo per me, non per tutta la categoria. E dico: metteteci alla prova, controllateci, siate inflessibili, ma dateci la possibilità di tenere aperto più a lungo. Da una certa ora si può e si deve smettere di vendere alcolici ed abbassare la musica; ma il locale dovrebbe poter rimanere aperto, con i ragazzi che smaltiscono dentro, al caldo, quanto hanno bevuto e poi ripartono con calma. Perché obbligarci a sbatterli fuori, al freddo, alle due di notte?»<br />
Battaglia persa in partenza? Stefano Pompanin crede di no, ed invoca un sostegno dalle istituzioni.<br />
«Con una minima spesa», sostiene, «possiamo dotare Pieve di un sistema di videosorveglianza che garantisca contro eventuali danneggiamenti da parte degli esagitati. Le telecamere hanno un forte potere deterrente e noi ci daremmo da fare per parlarne onde far desistere i più aggressivi. Chi sgarra paga».<br />
E intanto, chiusa una grande stagione invernale, sta partendo <strong><a href="http://www.nuovocadore.it/2011/06/29/pieve-sotto-le-stelle-estate-2011/" target="_self">il cartellone estivo</a></strong>, che propone musica dal vivo al venerdì e dj al sabato. Con un depliant che verrà stampato, insieme al comitato operatori economici, in 20.000 copie.</span></p>
<p>di Stefano Vietina (fonte: Corriere delle Alpi)</p>
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		<title>Giardino botanico a Perarolo di Cadore</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 08:16:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Su iniziativa dell’Amministrazione Comunale e con la fattiva collaborazione del Volontariato locale il 30 Aprile sono iniziati i lavori per la valorizzazione delle gradinate del giardino “all’italiana” di Palazzo Lazzaris,  con la collocazione di piante, fiori ed erbe aromatiche e medicinali.
L’intervento rientra in un progetto pilota che prevede il ripristino e la coltivazione a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2254" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="DSC_0042" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/05/DSC_0042.jpg" alt="" width="445" height="295" /><span style="color: #000000;">Su iniziativa dell’Amministrazione Comunale e con la fattiva collaborazione del Volontariato locale il 30 Aprile sono iniziati i lavori per </span><strong><span style="color: #000000;">la valorizzazione delle gradinate del giardino “all’italiana” di Palazzo Lazzaris</span></strong><span style="color: #000000;">,  con la collocazione di piante, fiori ed erbe aromatiche e medicinali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’intervento rientra in un progetto pilota che prevede </span><strong><span style="color: #000000;">il ripristino e la coltivazione a erbe officinali degli antichi terrazzamenti</span></strong><span style="color: #000000;"> esistenti nello storico giardino del Palazzo Lazzaris nel centro del paese e </span><strong><span style="color: #000000;">la realizzazione di un’officina delle erbe aromatiche e medicinali all’interno della serra</span></strong><span style="color: #000000;">.<br />
Dalla Carinzia  è giunta a Perarolo una giovane esperta del settore,  Annette (con la figlia Cristina),  che in due giorni di intenso lavoro, affiancata dai volontari, ha piantato circa </span><strong><span style="color: #000000;">450 piante</span></strong><span style="color: #000000;">, impostando le varie geometrie del giardino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il progetto è solo all’inizio  e prevede vari interventi nel tempo che mirano alla ristrutturazione del fabbricato della serra creando un laboratorio per la  lavorazione e la valorizzazione delle essenze floreali prodotte in loco.<br />
Per meglio condividere il progetto l’Amministrazione Comunale propone ai cittadini, per la prossima estate, </span><strong><span style="color: #000000;">un viaggio in Carinzia a  Irschen</span></strong><span style="color: #000000;">,  un paese che ha cambiato la propria economia investendo nelle coltivazioni  diffuse di piante aromatiche e officinali creando nuove opportunità turistiche.<br />
Soddisfazione e interesse è stato manifestato dalla cittadinanza per questo ambizioso progetto che per realizzarsi al meglio avrà bisogno della partecipazione di tutta la Comunità perarolese.</span></p>
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		<title>Multiphysics Lab, energia da cervelli locali</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 08:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DOMEGGE. «In Comelico ed in Cadore c&#8217;è sempre più bisogno di una strategia, una progettualità, una capacità di fare squadra». E&#8217; molto chiaro l&#8217;ingegner Roberto Da Forno, responsabile del MultiPhysics Lab di Vallesella di Cadore. «E per rilanciare la montagna &#8211; continua con convinzione &#8211; bisogna guardare anche alle nuove tecnologie». «Dobbiamo inoltre prendere esempio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-2155" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="michal-pokorny-lab-01" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/03/michal-pokorny-lab-01.jpg" alt="" width="344" height="230" />DOMEGGE. «<strong>In Comelico ed in Cadore c&#8217;è sempre più bisogno di una strategia, una progettualità, una capacità di fare squadra</strong>». E&#8217; molto chiaro l&#8217;ingegner Roberto Da Forno, responsabile del <strong>MultiPhysics Lab di Vallesella di Cadore</strong>. «E per rilanciare la montagna &#8211; continua con convinzione &#8211; bisogna <strong>guardare anche alle nuove tecnologie</strong>». «Dobbiamo inoltre prendere esempio da chi, ormai da tempo, ha capito che non ci si può limitare a guardare soltanto fino al cancello del proprio stabilimento, ma ci vuole lungimiranza. Perché è il contesto che fa la differenza».<br />
MultiPhysics Lab in questo senso lancia un segnale ed è l&#8217;espressione di una presa di coscienza: <strong>un progetto fortemente basato sulle nuove tecnologie, ma altrettanto radicato sulla montagna</strong>.<br />
Si tratta di un&#8217;Associazione temporanea d&#8217;impresa (Ati), <strong>un laboratorio multidisciplinare nel campo dell&#8217;ingegneria</strong>, inaugurato alla fine del 2009 a Vallesella di Domegge di Cadore, su iniziativa della Comunità Montana del Centro Cadore e con un investimento iniziale di 2,5 milioni di euro.<br />
«La scarsa attitudine all&#8217;investimento nelle risorse umane, da un lato, e la globalizzazione dall&#8217;altro &#8211; spiega Roberto Da Forno, che insegna anche all&#8217;Università di Padova &#8211; hanno favorito ulteriormente l&#8217;<strong>emigrazione dei cervelli dal Cadore</strong>. Noi proponiamo un percorso inverso: le nuove tecnologie ci consentono di produrre ricerca a Vallesella, in stretto contatto però con il mondo. <strong>Così abbiamo l&#8217;opportunità di richiamare giovani ricercatori</strong>».<br />
Al centro del progetto sta dunque la consapevolezza che «il territorio non è solo il legname, la roccia, l&#8217;acqua o le imprese, ma le persone; e se queste valgono, vale il territorio». Assunto apparentemente semplice, ma forse mai abbastanza assimilato.<br />
Così oggi, grazie alle nuove tecnologie, che annullano le distanze, <strong>si può fare impresa ad alto valore aggiunto anche fra le montagne delle Dolomiti bellunesi</strong>. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con l&#8217;obiettivo fondamentale di combattere lo spopolamento, sia richiamando i cervelli, sia creando nuove opportunità di intrapresa, di creazione di aziende.<br />
«Nel 2010 &#8211; prosegue Da Forno &#8211; abbiamo lavorato sullo sviluppo di un <strong>propulsore Stirling</strong> da utilizzare per la micro-cogenerazione da biomasse legnose; in pratica una stufa che può generare, oltre al riscaldamento, energia elettrica. Poi su <strong>un filtro da applicare alle canne fumarie</strong>, per abbattere il particolato sottile emesso nella combustione delle biomasse. Quindi &#8211; aggiunge &#8211; su <strong>una nuova turbina</strong> per lo sfruttamento dei micro-salti idraulici dei corsi d&#8217;acqua montani, con l&#8217;obiettivo di garantire la massima produzione di energia, senza dover ricorrere a modifiche dei corsi d&#8217;acqua. Tutto questo con la fondamentale collaborazione del Bim Piave (il Bacino imbrifero montano)».<br />
Ma <strong>il MultiPhysics Lab di Vallesella svolge anche un&#8217;opera di sensibilizzazione presso le scuole superiori</strong>, proponendo un percorso di orientamento per discipline scientifiche, con seminari e visite di istruzione anche presso le aziende e le università.<br />
In particolare al Liceo Scientifico &#8220;E. Fermi&#8221; di Pieve di Cadore, grazie alla collaborazione delle professoresse Enrica Da Cortà Fumei e Laura Fiori, è stato attivato <strong>un percorso seminariale annuale volto all&#8217;orientamento per i successivi corsi di laurea</strong>. Questa attività viene finanziata dal Bim e dalle Comunità Montane Centro Cadore e Comelico e Sappada.<br />
E poi, secondo Da Forno, vi sono molte altre applicazioni interessanti su cui potersi provare.<br />
«Ad esempio a Vigo &#8211; ricorda &#8211; c&#8217;è un noleggio di moto elettriche da cross, silenziosissime, della società svizzera Quantya; una bella attrazione turistica perché consente, ad esempio, di raggiungere un rifugio nel silenzio quasi assoluto pur essendo in moto. <strong>Perché non puntare allora sulla navigazione elettrica nel lago di Centro Cadore?</strong> Potrebbe essere una bellissima iniziativa turistica».<br />
Così fra progetti concreti e di immediato utilizzo in una realtà come quella montana, finalizzati alla creazione di <strong>energia pulita ed alla tutela dell&#8217;ambiente</strong>, ed altre ipotesi da verificare su tempi più lunghi, da gennaio 2010 due giovani ricercatori cadorini (Claudia Scozzari e Claudio Sacco, laureati in fisica, oltre al tesista Antonio Lovat laureando in ingegneria meccanica) sono al lavoro a Vallesella, grazie a due borse di studio messe a disposizione dalla Provincia di Belluno.<br />
Sono stati selezionati attraverso un apposito bando di concorso.<br />
«E contiamo di aver presto qui al lavoro altri giovani ricercatori &#8211; conclude Roberto Da Forno &#8211; perché stiamo presentando ulteriori progetti di ricerca secondo bandi regionali, nazionali ed anche europei, con <strong>l&#8217;obiettivo di sviluppare altre interessanti idee innovative da mettere a disposizione del tessuto economico ed imprenditoriale locale</strong>, ma anche regionale. Con uno stile che raccorda la ricerca e l&#8217;impresa e che fa dialogare fra loro aziende che abbiano, come le nostre, punti di contatto operativo e siano concentrate su progetti di rapida applicazione».</span></p>
<p>di Stefano Vietina (fonte: Corriere delle Alpi)</p>
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