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	<title>NuovoCadore.it &#187; Notizie</title>
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	<description>il portale dedicato al Cadore</description>
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		<title>La sanità in montagna tra dubbi, polemiche, allarmi e allarmismi</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:56:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La V Commissione Sanità torna a riunirsi domani a Venezia per discutere il nuovo piano socio-sanitario del Veneto, documento che a Belluno sta creando un vortice di interrogativi e ansie sul futuro della sanità provinciale, soprattutto quella delle terre alte. Le preoccupazioni più forti riguardano gli ospedali di Pieve e di Agordo, come stanno denunciando a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3327" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="CIMG1438 base pieve" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/02/CIMG1438-base-pieve.jpg" alt="" width="226" height="169" /><span style="color: #000000;"><strong>La V Commissione Sanità torna a riunirsi domani a Venezia per discutere il nuovo piano socio-sanitario del Veneto</strong>, documento che a Belluno sta creando un vortice di interrogativi e ansie sul futuro della sanità provinciale, soprattutto quella delle terre alte. <strong>Le preoccupazioni più forti riguardano gli ospedali di Pieve e di Agordo</strong>, come stanno denunciando a tamburo battente – tra gli altri – la Consulta giovanile dell’Agordino, l’ex consigliere Guido Trento e il sindaco di Pieve Maria Antonia Ciotti. Allarmi che i vertici regionali hanno definito più volte in queste settimane “infondati”, anche nel corso del tavolo di confronto che giovedì si è tenuto a Venezia dopo il corteo che ha portato a Venezia 800 bellunesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Tra i punti più criticati c’è anche il ruolo dell’ospedale di Belluno, ch</span>e la conferenza dei sindaci dell’Usl 1 spinge perchè diventi un centro hub, cioè di riferimento per l’intera provincia. E in questo solco si inserisce il dissidio strisciante tra amministratori feltrini e bellunesi, questi ultimi convinti che l’autonomia dell’Usl 2 possa nuocere alla rete di ospedali dell’Usl 1 per il principio del “vita tua, mors mea”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Insomma, la partita è aperta ed entrerà nel vivo con la compilazione delle schede sanitarie, che fotograferanno la situazione ospedale per ospedale, evidenziando eventuali doppioni o servizi non più sostenibili.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel nuovo piano socio-sanitario c’è scritto che la specificità di Belluno sarà fatta salva, ma c’è chi chiede formulazioni più concrete.</span></p>
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		<title>Medaglia agli eroi del Pelmo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:26:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito la medaglia d&#8217;oro al valor civile alla memoria di Aldo Giustina e Alberto Bonafede, i due volontari del soccorso alpino morti il 31 agosto 2011 nella frana staccatasi dal monte Pelmo. 
Dell’onorificenza dà notizia la prefettura di Belluno. I tempi e le modalità della consegna del riconoscimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3313" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="image" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/02/image.jpg" alt="" width="250" height="145" /><span style="color: #000000;"><strong>Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito la medaglia d&#8217;oro al valor civile alla memoria di Aldo Giustina e Alberto Bonafede, i due volontari del soccorso alpino morti il 31 agosto 2011 nella frana staccatasi dal monte Pelmo.</strong> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dell’onorificenza dà notizia la prefettura di Belluno. I tempi e le modalità della consegna del riconoscimento ai familiari delle vittime non sono ancora stati definiti. Bonafede e Giustina, entrambi di San Vito di Cadore, morirono mentre con gli altri uomini del Soccorso alpino stavano prestando aiuto ad una coppia di scalatori tedeschi, rimasti bloccati sotto la cima del Pelmo a causa delle scariche di sassi. Quando stavano per recuperare gli alpinisti tedeschi incrodati, a 2900 metri di quota, sulla via Simon-Rossi, nella parete nord del Pelmo un&#8217;enorme scarica di sassi li ha travolti, spezzando le corde e facendoli precipitare per 700 metri. Un volo mortale che non ha dato scampo ad Alberto Bonafede, 43 anni, ed Aldo Giustina, 42, tecnici del soccorso alpino di San Vito. Un nuovo tremendo lutto, un&#8217;altra giornata maledetta per il soccorso alpino bellunese, a due anni dalla tragedia di Falco, l&#8217;elicottero del 118 precipitato sul Cristallo. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dal capo dello stato Napolitano arrivò subito un telegramma di cordoglio che fu il prefetto Maria Laura Simonetti a consegnare alle famiglie. L&#8217;allora presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin inoltrò alla presidenza del consiglio dei ministri la richiesta di indire il lutto provinciale nel giorno dei funerali. In contemporanea fu chiesto da Provincia e prefettura che anche a queste ultime due vittime del soccorso alpino venisse assegnata la medaglia d’oro al valor civile, che fu conferita alla memoria dei quattro uomini dell’equipaggio dell’elicottero Falco: Dario De Felip, Fabrizio Spaziani, Marco Zago e Stefano Da Forno. Ieri la notizia che le medaglie saranno consegnate. I familiari di Bonafede e di Giustina sono stati avvisati della cosa già martedì sera dal sindaco di San Vito Andrea Fiori. «Martedì mi ha avvisato il prefetto della notizia», spiega Fiori, «e mi ha chiesto di dirlo ai familiari di Aldo e di Alberto così poi mercoledì sarebbe uscito il comunicato stampa con la notizia. Mi sono recato personalmente dalle famiglie a dire che il presidente Napolitano ha conferito le medaglie al valor civile. Ai familiari ha fatto piacere, credo sia il minimo, se non un atto dovuto che lo Stato può fare nei confronti di chi perde la vita per salvare quella di altri, ma certo per i familiari e per tutti noi è una consolazione da poco. Sarebbe stato meglio non ottenere questo riconoscimento e non aver dovuto perdere i nostri amici. Fa piacere, ma il dolore è ancora forte hanno lasciato in paese un vuoto incolmabile». Esprime soddisfazione per il riconoscimento a nome di tutto il Soccorso alpino Bellunese il delegato Fabio Rufus Bristot. «Siamo soddisfatti», spiega Bristot, «perché crediamo che le medaglie al di là del valore materiale e della data scritta dietro abbiano un grande valore simbolico. Queste medaglie rappresentano una sorta di sublimazione del ruolo dei soccorritori, di coloro che hanno lavorato fino a donare la propria vita per gli altri. Per noi le medaglie rappresentano il ricordo autentico che sempre avremo di Aldo e di Alberto. Siamo soddisfatti che le abbiano ricevute solo per questo perché non sono semplici medaglie, pezzi di metallo con un&#8217;incisione, ma incarnano i valori che Aldo e Alberto hanno seguito fino alla fine e che continuano a far andare avanti i soccorritori anche di fronte a queste tragedie». </span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Alessandra Segafreddo </span></p>
<p>Fonte: Corriere Delle Alpi</p>
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		<title>Vuole restare aperto h24 ma il Comune non da l’ok</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:08:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Sono passati dieci giorni dal decreto del governo Monti che liberalizza l’orario di negozi ed esercizi pubblici», afferma Stefano Pompanin, gestore del Gran Caffè Tiziano di Pieve, «e sto ancora aspettando di sapere dal sindaco se potrò o no tenere aperto il locale 24 ore su 24».
 Da tempo Pompanin, cortinese trapiantato in Cadore da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-3296" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="screen-capture-1" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/screen-capture-1.png" alt="" width="250" height="194" />«Sono passati dieci giorni dal decreto del governo Monti che liberalizza l’orario di negozi ed esercizi pubblici», afferma Stefano Pompanin, gestore del Gran Caffè Tiziano di Pieve, «e sto ancora aspettando di sapere dal sindaco se potrò o no tenere aperto il locale 24 ore su 24».<br />
<strong> Da tempo Pompanin</strong>, cortinese trapiantato in Cadore da oltre quattro anni, <strong>ha espresso la volontà di fornire un servizio migliore al territorio tenendo aperto ininterrottamente lo storico locale</strong>, da anni un punto di riferimento per l’intera alta provincia di Belluno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">«Se vogliamo uscire dalla crisi nella quale siamo precipitati», aggiunge, «dobbiamo confrontarci con chi ci sta attorno: sononati locali, e non solo nelle stazioni ferroviarie, con fast food che sono aperti 24 ore al giorno. Sono situati vicini alle autostrade e alle vie di grande comunicazione ed attraggono chi viaggia la notte. Attorno a noi, invece, c’è il deserto: per oltre 30 chilometri di raggio, da mezzanotte in poi non c’è un locale aperto in grado di essere un riferimento per chi viaggia e per chi ha anche la necessità di muoversi per lavoro oppure a causa di una malattia. Abbiamo l’ospedale vicino, dove purtroppo arrivano ammalati o persone che hanno avuto degli incidenti a tutte le ore del giorno e della notte. <strong>In questo momento, dopo la chiusura del Caffè Tiziano, da Pian di Vedoia a Cortina non esiste nessun locale aperto ed in grado di fornire una qualsiasi forma di assistenza o di proporsi come luogo di appuntamento notturno.</strong> Mi stupisco che quassù sia visto di buon occhio il gestore di un bar che, dopo aver fatto 10 ore di lavoro, chiude e se ne va a casa; viene invece a dire poco criticato chi è disposto a lavorare ed anche a sacrificarsi per l’intera giornata per migliorare l’accoglienza e per offrire un servizio in più».</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’apertura continua del locale avrebbe un riflesso positivo sui giovani?<br />
«Questo è un altro aspetto importante della questione: oggi sono costretto ad osservare un orario rigido per quanto riguarda la chiusura notturna. Molte volte, nei fine settimana, quando scade l’orario sono costretto a far defluire su piazza Tiziano centinaia di ragazzi che avrebbero ancora voglia di stare insieme. E’ ovvio che lì si fermano anche delle ore, sia per parlare e sia per divertirsi ancora. Non sempre tutto fila liscio e ci sono anche danni che poi non è possibile attribuire al Caffè Tiziano. Nel caso l’orario fosse continuato, questi ragazzi potrebbero rimanere all’interno e sfollare un po’ alla volta. E’ ovvio che nessuno servirebbe loro bevande alcoliche, rispettando le norme in questo senso. Io sono pronto ad affrontare questo nuovo impegno, purchè gli enti competenti non ostacolino l’iniziativa».<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Vittore Doro</span></p>
<p>Fonte: Corriere Delle Alpi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Visitava pazienti a pagamento in ospedale: sospeso primario di Cardiologia di Pieve</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:45:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il primario di Cardiologia dell&#8217;Ospedale di Pieve di Cadore (Belluno) è stato sospeso dall&#8217;esercizio dell&#8217;attività sanitaria perché, senza alcuna autorizzazione dell&#8217;Ulss, visitava a pagamento i suoi &#8220;clienti&#8221; in ospedale mentre i pazienti pubblici attendevano mesi in lista d&#8217;attesa. 
La Guardia di finanza di Belluno, su disposizione del gip, ha notificato al medico le misure cautelari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3212" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="20111220_ospedale_pieve_cadore" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/20111220_ospedale_pieve_cadore.jpg" alt="" width="320" height="194" /><span style="color: #000000;"><strong>Il primario di Cardiologia dell&#8217;Ospedale di Pieve di Cadore (Belluno) è stato sospeso dall&#8217;esercizio dell&#8217;attività sanitaria</strong> perché, senza alcuna autorizzazione dell&#8217;Ulss, visitava a pagamento i suoi &#8220;clienti&#8221; in ospedale mentre i pazienti pubblici attendevano mesi in lista d&#8217;attesa. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Guardia di finanza di Belluno, su disposizione del gip, ha notificato al medico le misure cautelari della sospensione dall&#8217;attività di cardiologo nell&#8217;Ulss di competenza ed il divieto di dimora nel comune di Pieve di Cadore, sede dell&#8217;ospedale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per il medico l&#8217;ospedale sarebbe stato una dépendance dei suoi ambulatori privati, tanto che era sua moglie a prendere le prenotazioni delle visite private da eseguire negli ambulatori dell&#8217;ospedale con le attrezzature sanitarie pubbliche. Il primario adesso deve rispondere di peculato aggravato continuato, truffa aggravata continuata ed interruzione di pubblico servizio. La moglie invece è accusata di concorso nel reato di truffa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Un mese fa sempre i finanzieri avevano arrestato il primario di Ginecologia dell&#8217;ospedale di Pieve di Cadore</strong>, Carlo Cetera,<strong> accusato di intascare mazzette per la procreazione assistita.</strong></span></p>
<p>Fonte: IlGazzettino.it</p>
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		<title>Ciotti: «Il Cadore difenda il suo nosocomio»</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:36:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il sindaco di Pieve chiama a raccolta la popolazione: «Gli anziani devono scendere con noi a Venezia».
 «Il Cadore si sta dimostrando meno sensibile al problema “sanità” di altre zone della provincia, dove la mobilitazione è generale. Non che la discesa a Venezia sia snobbata, tutt’altro, ma non è sentita come ad esempio nell’Agordino, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3206" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="image" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/image2.jpg" alt="" width="250" height="145" /><span style="color: #000000;">Il sindaco di Pieve chiama a raccolta la popolazione: «Gli anziani devono scendere con noi a Venezia».<br />
<strong> «Il Cadore si sta dimostrando meno sensibile al problema “sanità” di altre zone della provincia, dove la mobilitazione è generale. </strong>Non che la discesa a Venezia sia snobbata, tutt’altro, ma non è sentita come ad esempio nell’Agordino, dove c’è la corsa al posto sui pullman. In quella zona c’è un interesse diffuso e anche la stampa è stata più presente». Parole del sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti, durante un’assemblea pubblica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">«Bisogna anche dire», aggiunge, «che la manifestazione si svolge in una giornata lavorativa e pertanto non si può chiedere a nessuno di esserci. Ci sono però tanti pensionati che potrebbero farlo. Intanto, diventa sempre più importante l’adesione dell’arcidicacono del Cadore, monsignor Renzo Marinello, che ha sollecitato interventi importanti non solo per l’ospedale di Pieve, ma anche per tutta la sanità della montagna».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>I sindaci hanno aderito tutti: a Venezia ci ritroveremo alla testa di un corteo silenzioso, senza bandiere, che arriverà fino a Palazzo Ferro Fini.</strong> Qui una delegazione di sei persone, sarà ricevuta dal presidente del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato e della V commissione. Per il Cadore il sindaco che parteciperà agli incontri sarà quello di Santo Stefano, Alessandra Buzzo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ciotti insiste: «Il punto che i bellunesi non potranno mai accettare sarà il ridimensionamento da 22 a 5 centri “hub” degli ospedali attuali. Se passasse il piano proposto da Zaia, anche l’ospedale San Martino sarebbe messo in discussione. Per questo mi stupisco che gli abitanti di Belluno non dimostrino interesse per la manifestazione, quasi a loro non interessi».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>A meno di una settimana dalla grande marcia su Venezia a difesa della sanità di montagna, i comitati per la salute pubblica della provincia sono sempre più allarmati.</strong> Perché dalle ultime voci provenienti dalla Laguna, a rischio ci sarebbero diversi reparti, oggi presenti negli ospedali bellunesi, come la terapia antalgica-cure palliative, pneumologia, gastroenterologia, nefrologia, dermatologia, malattie infettive, radioterapia e neurochirurgia. Poi c&#8217;è la formula che compare nel capitolo finanziamenti dell&#8217;ultima bozza del nuovo piano socio sanitario, che prevede contributi specifici per Belluno.<strong> </strong>«A noi», ha concluso il sindaco Ciotti, «non servono specificità solo sulla carta: ci vogliono numeri precisi ai quali fare riferimento».</span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Vittore Doro</span></p>
<p>Fonte: Corriere Delle Alpi</p>
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		<title>Grande successo ad Auronzo per l’incontro con i monaci tibetani</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:14:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Auronzo di Cadore]]></category>
		<category><![CDATA[Il mondo è vostro potete cambiarlo]]></category>
		<category><![CDATA[monaci tibetani]]></category>

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		<description><![CDATA[La rassegna per le scuole medie inferiori e superiori del Cadore “Il mondo è vostro potete cambiarlo”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del  Comune di Auronzo e dalla Biblioteca “Luigi Rizzardi”,  dopo l’incontro con Wuer Kaixi, il leader degli studenti della rivolta di Piazza Tien An Men del 1989, ha portato ad Auronzo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3162" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Tibet-monaci-tatiana" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/Tibet-monaci-tatiana1.jpg" alt="" width="290" height="218" /><span style="color: #000000;"><strong>La rassegna per le scuole medie inferiori e superiori del Cadore “Il mondo è vostro potete cambiarlo”, </strong>organizzata dall’Assessorato alla Cultura del  Comune di Auronzo e dalla Biblioteca “Luigi Rizzardi”,  dopo l’incontro con Wuer Kaixi, il leader degli studenti della rivolta di Piazza Tien An Men del 1989,<strong> ha portato ad Auronzo per 4 giorni l’associazione “Centro di Cultura Tibetana in Italia”</strong>, rappresentata da  Gelek Yakar,  insieme a 4 monaci tibetani, provenienti dal monastero Gyud Med Tara Temple in India:  Yeshi Phuntsok, Ngawang Gyaltsen,  Tenzin Wangden, Jamyang Tenzin.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> I monaci, venuti appositamente in Italia per l’occasione, hanno creato nella Sala Consiliare una mandala di pace, fatto di sabbie colorate, per comunicare alla popolazione e agli studenti messaggi di amore, pace e fratellanza, sabbie che   sono state poi donate ai presenti dopo la sua distruzione durante una cerimonia tradizionale avvenuta lunedì mattina. Alla cerimonia di distruzione hanno partecipato 300 persone, tra cui 250 studenti delle elementari di Villapiccola e Reane, della scuola media e del liceo linguistico Cadore e numerose persone giunte appositamente da varie parti della nostra provincia. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">I ragazzi hanno potuto ascoltare con grande interesse le testimonianze dei monaci, scappati a piedi dal Tibet all’età di 17 anni e giunti in India dopo 1 mese di cammino attraverso le montagne del Nepal. Gelek Yakar ha spiegato ai ragazzi la situazione politica del Tibet e ha presentato ul film “The Forbidden Team” sulla squadra nazionale di calcio tibetana. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’assessore alla cultura, Tatiana Pais Becher</strong> (nella foto insieme ai monaci), <strong>ha ricordato di averli invitati per esprimere solidarietà al popolo tibetano e ha reso loro omaggio con un libro sulle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità</strong> e con lo stemma del Comune di Auronzo,  augurando che i monaci possano ritornare presto in Italia per fare conoscere la difficile situazione politica del Tibet e dei monasteri.</span></p>
<p>Fonte: BellunoPress.it</p>
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		<title>Calalzo di Cadore. Cade nel lago ghiacciato e muore assiderato</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:10:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un cadavere è stato recuperato nel lago ghiacciato: quasi sicuramente si tratta del corpo di Enzo Zen, il ferrarese di 57 anni che da domenica 8 gennaio ha fatto perdere le sue tracce, ma sarà il riconoscimento ufficiale a sgombrare ogni dubbio, questa mattina, effettuato dal figlio e dalla compagna. Cosa impossibile ieri anche per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3154" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="image" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/image.jpg" alt="" width="250" height="145" /><span style="color: #000000;">Un cadavere è stato recuperato nel lago ghiacciato: quasi sicuramente si tratta del corpo di Enzo Zen, il ferrarese di 57 anni che da domenica 8 gennaio ha fatto perdere le sue tracce</span></strong><span style="color: #000000;">, ma sarà il riconoscimento ufficiale a sgombrare ogni dubbio, questa mattina, effettuato dal figlio e dalla compagna. Cosa impossibile ieri anche per chi conosceva Zen: <strong>il cadavere deve essere stato intrappolato nel ghiaccio da molto tempo, tanto da renderne incerti i lineamenti.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’allarme s’è diffuso ieri: il soccorso alpino era stato chiamato dai carabinieri per le ricerche del ferrarese in zona lago e i soccorritori di Pieve e del Centro Cadore hanno quindi iniziato, attorno alle 14.30, la perlustrazione dello specchio d&#8217;acqua e, verso le 16.30, hanno scorto parte del corpo che emergeva dal lago ghiacciato. Era rannicchiato, dal ghiaccio uscivano un piede, un braccio e parte della testa. Un cordino in mano e lo zaino vicino.<strong> Il corpo si trovava non lontano dalla riva</strong>, ma sotto un costone: <strong>ai piedi del piccolo promontorio dove transita la passeggiata con la ringhiera in legno, che prosegue oltre il Laghetto di Pavano e che porta alle sorgenti di Lagole.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La prima ipotesi è che l&#8217;uomo abbia perso la vita dopo essere caduto appunto da una trentina di metri più in alto. A meno che non si tratti di un gesto estremo. Saranno i carabinieri a definire la vicenda. Difficile il recupero. Più che battelli e gommoni, vigili del fuoco e soccorso alpino hanno dovuto utilizzare le corde per calarsi fin sulla riva e le motoseghe per tagliare il ghiaccio che ha imprigionato il corpo. Un intervento lungo e complesso per le quattro squadre di vigili (di Pieve, Belluno con i gommoni da rafting e i volontari di Lozzo) e i tecnici Cnsas, assistiti dai carabinieri di Pieve. Sul posto anche il vicesindaco di Calalzo, Gaetano Da Vià che ha fornito un primo, anche se non certo, riconoscimento. Il cadavere sembrava piantato nel ghiaccio: è stato estratto col blocco di ghiaccio che lo circondava, dopo l’autorizzazione fornita dal magistrato di turno, Simone Marcon. Una volta estratto dal lago il blocco col corpo senza vita, si è presentato il problema di come portarlo a riva: dal promontorio non è stato possibile per il peso del blocco, dunque i soccorritori l’hanno spostato lungo la riva del lago, che in questo momento è di circa 30 metri sotto il livello delle sponde.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un lavoro lungo e faticosissimo che ha richiesto quasi un’ora. Raggiunto un punto della riva meno scosceso il blocco di ghiaccio è stato lentamente portato a riva, vicino allo chalet dei pescatori. I carabinieri stanno cercando di ricostruire che cosa sia successo: se si tratta di Zen, non si capisce perchè sia andato al lago (se non per un gesto estremo), dal momento che alla sua partenza aveva detto a chi lo conosceva che sarebbe andato in stazione.<br />
E’ possibile che abbia fatto una deviazione sul suo percorso e che dalla sommità di quella scarpata sia alla fine scivolato: una disgrazia resa inesorabile dall’acqua, dal gelo (alle 18 ieri , si era già a -5). Forse nello zainetto, recuperato accanto al corpo, qualche segno che possa fare luce su questa tragica fine. Ora si attende il riconoscimento ufficiale da parte dei famigliari che ieri sono stati avvertiti a Ferrara e che oggi, di mattino presto, saranno dai carabinieri. <strong>La salma è stata ricomposta nell’obitorio a Belluno, sempre a disposizione dell’autorità giudiziaria che dovrà decidere per l’autopsia o meno.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Cristina Contento Vittore Doro</span></p>
<p>Fonte: Corriere Delle Alpi</p>
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		<title>La Lega resta senza «ossi» a Calalzo Cancellata la cena di Bossi e Tremonti</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:23:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un anno fa a quest’ora, il pentolone era già sul fuoco a bollire lento: schiena, zampe, muso, coda. L’atmosfera era frizzante, i giornalisti bivaccavano sgranocchiando bagigi sui tavoli di legno dell’hotel Ferrovia di Calalzo, di proprietà del consigliere provinciale del Carroccio Gino Mondin. La sera, seduti a tavola rubizzi per il gran contrasto tra il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3090" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="tremontis" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2012/01/tremontis.jpg" alt="" width="320" height="264" /><span style="color: #000000;">Un anno fa a quest’ora</span></strong><span style="color: #000000;">, il pentolone era già sul fuoco a bollire lento: schiena, zampe, muso, coda. <strong>L’atmosfera era frizzante, i giornalisti bivaccavano sgranocchiando bagigi sui tavoli di legno dell’hotel Ferrovia di Calalzo, di proprietà del consigliere provinciale del Carroccio Gino Mondin. </strong>La sera, seduti a tavola rubizzi per il gran contrasto tra il caldo di dentro e il freddo di fuori, i maggiorenti della Lega più qualche ospite «quasi» leghista si facevano fotografare sorridenti: i ministri Umberto Bossi e Roberto Calderoli con i figli, il ministro Giulio Tremonti, il presidente della Regione Luca Zaia, il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, il sottosegretario Roberto Calderoli, il costituzionalista Luca Antonini, il consigliere della Rai «reintegrato» Angelo Maria Petroni e il boss della Bpm, Massimo Ponzellini, casa sul passo Giau con vista su Cortina e all’epoca vero astro nascente di una Lega che andava a caccia di un posto al sole nel sistema bancario.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Un anno dopo tutto è cambiato:</strong> la Lega è all’opposizione, Tremonti è sempre nella sua Lorenzago ma si guarda bene dallo scendere a Calalzo e Ponzellini, non più alla guida della Bpm, è finito sotto inchiesta. Insomma, non un anno da ricordare. Sarà per quello che, alla chetichella, dopo qualche anno in cui era diventata tradizione (sia nella versione invernale che in quella light estiva) <strong>la cena degli ossi in Cadore è stata cancellata con una passata di strofinaccio.</strong> «Dopo la brutta avventura di quest’estate, non c’era proprio lo spirito. Ci siamo sentiti per scambiarci gli auguri a Capodanno, ma finisce lì. Tremonti se ne sta a Lorenzago e noi qui», dice un po’ sconsolato il signor Mondin, che in effetti ad agosto aveva fiutato l’aria cambiata: «Io un clima così, qui a Calalzo — aveva detto — non l’ho sentito mai». I ministri erano stati accolti da urla fuori dall’hotel, un comizio in programma in paese era stato cancellato. Insomma: già ad agosto si stava voltando pagina. Nessuno ne vuol parlare ufficialmente. Il coordinatore provinciale, Diego Vello, rientrato dalle vacanze sta sul vago: «Nessuno mi ha detto nulla, ma se si facesse l’avrei saputo », dice. Non sa nulla Matteo Toscani, consigliere regionale: «Lo chieda a Vello», aggiunge. «Peccato», conclude amaro Gino.</span></p>
<p><span style="color: #888888;">di Sara D’Ascenzo - Fonte: CorriereDelVeneto.it</span></p>
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		<title>Il pm: sospendete il cardiologo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 11:43:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PIEVE DI CADORE. Interrogatorio fiume, ieri mattina, davanti al giudice delle indagini preliminari Aldo Giancotti per il responsabile del reparto di cardiologia dell&#8217;ospedale di Pieve di Cadore, Jacopo Dalle Mule, il primario finito tre mesi fa sotto inchiesta con le ipotesi di accusa di peculato e truffa ai danni dello Stato. 
Il 28 settembre scorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3016" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="20111220_ospedale_pieve_cadore" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/12/20111220_ospedale_pieve_cadore.jpg" alt="" width="400" height="242" /><span style="color: #000000;"><strong>PIEVE DI CADORE.</strong> Interrogatorio fiume, ieri mattina, davanti al giudice delle indagini preliminari Aldo Giancotti per <strong>il responsabile del reparto di cardiologia dell&#8217;ospedale di Pieve di Cadore, Jacopo Dalle Mule, il primario finito tre mesi fa sotto inchiesta con le ipotesi di accusa di peculato e truffa ai danni dello Stato.</strong> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il 28 settembre scorso il suo ufficio, su mandato della procura della Repubblica di Belluno, fu perquisito dagli uomini delle Fiamme Gialle, da dove furono portati via computer e documentazione varia, tra cui anche alcune cartelle cliniche. Stando a quanto s’è appreso, il primario ha voluto sottoporsi all’interrogatorio, davanti al gip Giancotti, dopo che, nei giorni scorsi, <strong>il sostituto procuratore della Repubblica che si occupa del caso, il dottor Antonio Bianco, ha chiesto la misura cautelare di sospensione dal servizio del professionista cadorino.</strong> Una misura cautelare che viene generalmente richiesta dal pubblico ministero al gip, quando ravvisa il pericolo che l’inchiesta venga in qualche modo danneggiata da almeno uno dei seguenti fattori: il pericolo di fuga (in questo caso da escludere), il rischio di inquinamento delle prove oppure di reiterazione del reato.L&#8217;inchiesta si sta concentrando sul legame tra l&#8217;attività ambulatoriale privata e quella pubblica esercitate dal primario cadorino (la cosiddetta “intra” ed “extra moenia”). Gli investigatori vogliono capire se vi siano state delle presunte irregolarità sull&#8217;applicazione della legge, entrata in vigore qualche anno fa, che ha costretto i medici che hanno doppia attività a dover scegliere: fatturare le prestazioni private per l&#8217;Usl di appartenenza, ricevendo in busta paga l&#8217;indennità di esclusiva, oppure esercitare l&#8217;attività privata in maniera autonoma, rinunciando a quella voce di stipendio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per quasi tre ore, ieri, il primario Dalle Mule ha risposto alle domande del gip Giancotti e del pm Bianco spiegando con decisione la sua linea difensiva, approntata di concerto col suo legale, l’avvocato Sandro De Vecchi. Stando a quanto s’è appreso, <strong>il primario cadorino ha sottolineato di essere al centro di un grosso equivoco, precisando anche di aver fatto sempre pagare il ticket ai pazienti, senza aver avuto alcun vantaggio personale.</strong> Nessuna, inoltre, commistione tra attività ambulatoriale pubblica e quella privata. Da parte sua, ha sostenuto, totale trasparenza. <strong>Al termine, il gip s’è risarvato la decisione.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">di Marco Filippi</span></p>
<p>Fonte: Corriere Delle Alpi</p>
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		<title>Stazione di Calalzo, accordo per la biglietteria</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:54:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Abbiamo trovato l’accordo per la vendita dei biglietti alla stazione di Calalzo», ha affermato l’assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, al termine dell’incontro con il sindaco Luca De Carlo (presente anche l’ingegner Pastorino, responsabile di RFI, dopo la scomparsa dell’ingegner Perrone). L’assessore Chisso era arrivato sul piazzale della stazione di Calalzo alle dieci precise. Appena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-2978" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="screen-capture" src="http://www.nuovocadore.it/wp-content/uploads/2011/12/screen-capture1.png" alt="" width="250" height="280" /><span style="color: #000000;"><strong>«Abbiamo trovato l’accordo per la vendita dei biglietti alla stazione di Calalzo»</strong>, ha affermato l’assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, al termine dell’incontro con il sindaco Luca De Carlo (presente anche l’ingegner Pastorino, responsabile di RFI, dopo la scomparsa dell’ingegner Perrone). L’assessore Chisso era arrivato sul piazzale della stazione di Calalzo alle dieci precise. Appena il tempo di prendere un caffè al bar ed è arrivato anche il sindaco De Carlo.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Subito è iniziata la ricognizione alle strutture della stazione. Dopo aver ispezionati i locali del corpo centrale, il gruppetto ha esplorato i locali attualmente utilizzati come deposito e successivamente anche la parte ovest, dove proprio in questi giorni è stata montata la pedana per il carico e lo scarico delle automobili dai vagoni. «Peccato», hanno affermato alcuni cittadini, «che la piattaforma sia arrivata proprio adesso che il treno Calalzo – Roma non esiste più nemmeno sull’orario invernale: era l’unico convoglio che utilizzava quel servizio».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Conclusa la visita, al termine di un serrato dialogo tra i tre, l’assessore si è concesso alla stampa ed alla televisione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>«Con la fine dell’anno»</strong>, ha spiegato,<strong> «non ci sarà più personale in servizio alla biglietteria della stazione di Calalzo.</strong> Com’è stato comunicato qualche settimana fa, nell’ambito di una ristrutturazione del servizio che interessa 16 stazioni, il servizio manuale di distribuzione dei biglietti cesserà. <strong>Al suo posto saranno installate due macchine automatiche in grado di distribuire i biglietti sia per le brevi e sia per le lunghe percorrenze. </strong>Queste macchine, al contrario di quelle attuali, saranno in grado di accettare anche i pagamenti per via informatica . Per quanto riguarda la stazione, questa non sarà assolutamente chiusa, ma sarà spostato al suo interno l’ufficio della Dolomitibus, che attualmente si trova sulla parte esterna destra dell’edificio. Sarà uno spostamento che renderà molto più comoda la gestione delle linee automobilistiche. Alcuni locali che rimarranno liberi per la chiusura della biglietteria saranno dati in comodato al Comune di Calalzo, che potrà utilizzarli per suoi servizi e per accogliere eventuali associazioni».</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Soddisfatto anche il sindaco di Calalzo, che ha avuto la conferma dell’importanza della stazione e della volontà della Regione e di RFI, di non abbandonare la struttura.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">«Sì», ha affermato De Carlo, «sono contento del fatto che sarà data la possibilità ai viaggiatori di poter usufruire della ferrovia anche in futuro e senza problemi. E’ stato risolto anche quello del pagamento dei biglietti con carte di credito e bancomat. Un servizio importantissimo, specialmente quando si lavora con il turismo estero. Per quanto riguarda l’ufficio turistico, che è uno di quelli che proseguirà la sua attività anche negli anni a venire, si trova già all’interno della stazione. Fosse per me, per potergli dare una maggiore visibilità, lo sposterei all’esterno in modo di rederlo maggiormante accessibile».</span></p>
<p><span style="color: #888888;">di Vittore Doro - Fonte: Corriere Delle Alpi</span></p>
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