Consumo di alcol: un progetto transfrontaliero per combattere la prima causa di morte tra i giovani

Si chiama “binge drinking” e significa “bere per sballare”, vi è poi la tristemente nota ed irresponsabile guida in stato di ebbrezza, ma non meno diffusa e pericolosa è l’abitudine di bere lontano dai pasti: sono solo alcuni degli aspetti, con risvolti spesso tragici, del complessivo fenomeno del consumo di alcool tra i giovani, una vera e propria emergenza che non conosce confini nel nostro continente. L’alcool, infatti è la prima causa di morte in Europa per le persone di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Dalla necessità di fronteggiare questa preoccupante situazione, cioè l’insieme dei PAC, problemi alcool-correlati, scaturisce il progetto A.Dri.A (Alcohol Drinking Awareness), “Disagio giovanile e problemi alcool-correlati: conoscenza, innovazione e sperimentazione”, inserito nel programma transfrontaliero Interreg IV Italia-Austria, presentato oggi a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso, a cui partecipano le Regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e quella austriaca della Carinzia.
Pochi dati sono sufficienti per testimoniare le dimensioni dell’allarme: i giovani consumatori di alcool di età compresa tra gli 11 e i 18 anni nel Veneto sono pari al 24,5%, contro una media nazionale del 22,4%; nella classe d’età tra i 19 e i 24 anni lo scostamento è ancora più rilevante: i giovani maschi a rischio in Veneto sono il
38,3% contro il 25,3% della media nazionale, le giovani donne sono il 18,6% in Veneto contro il 10,4 in Italia. Un dato allarmante riguarda le donne venete: più sono giovani e più bevono.
Il progetto si pone, quindi, come strumento per favorire lo scambio di conoscenze tra le regioni, per fare il punto sull’efficacia dei servizi erogati nei territori, ma anche come opportunità per dar vita ad azioni comuni di promozione e protezione della salute. Si suddivide in alcune direttrici principali: raccolta di dati e informazioni sul fenomeno; messa a punto di un comune sistema di qualità delle pratiche di prevenzione, cura e assistenza; realizzazione in ogni regione partner, secondo la metodologia della “Peer Education”, sono cioè i giovani stessi a svolgere un’azione educativa nei confronti dei loro coetanei, di percorsi pilota di sensibilizzazione e accompagnamento di gruppi di persone di età compresa tra i 14 e i 30 anni, particolarmente esposti ai rischi connessi al consumo di alcool. Il progetto, iniziato nel 2008, si concluderà nel giugno del 2011 e ha una dotazione finanziaria complessiva di oltre 700 mila euro (280 mila la quota del Veneto).
Nel corso dell’incontro, concluso dall’intervento dell’assessore veneto alle politiche sociali, Remo Sernagiotto, sono state illustrate alcune azioni già attuate nella nostra Regione: dalla presenza delle unità mobili nel territorio all’utilizzo della comunicazione multimediale per aggiornare e implementare l’azione educativa al fine di prevenire i comportamenti a rischio. Tra questi l’uso sistematico dei social network, secondo gli stili comunicativi maggiormente in voga tra le nuove generazioni, e in particolare la creazione di una WebTV (www.fuoritv.it), che occupandosi di tendenze giovanili nell’area dell’intrattenimento, del divertimento e del consumo, approda, creando una comunità virtuale, ai temi della prevenzione.
“E’ un progetto di grande rilevanza perché rilevante è nella nostra società il problema che indaga e a cui cerca di dare risposte – ha detto l’assessore Sernagiotto –. Ma è importante sottolineare che questa iniziativa si rivolge ai giovani cercando di parlare il loro linguaggio, non calando dall’alto insegnamenti che, per modalità di comunicazione, verrebbero puntualmente disattesi. Noi adulti non possiamo continuare ad affermare che eravamo migliori, perché continuando a recitare ripetitivamente questo messaggio non otteniamo alcun effetto concretamente positivo nel contrasto al disagio giovanile. Dobbiamo invece avere consapevolezza che le situazioni di vita e il sistema delle relazioni è notevolmente mutato rispetto anche solo a qualche decennio fa e quindi, se vogliamo intercettare l’interesse e l’attenzione dei giovani, dobbiamo rivolgerci alle loro leadership innanzi tutto, con metodi adeguati: solo così saremo in grado di dialogare con loro e trasmettere una serie di valori imprescindibili”.
L’assessore ha poi concluso il suo intervento evidenziando la pericolosità di altre dipendenze, non ultima quella dal gioco d’azzardo, che sta non solo portando alla rovina numerose famiglie, ma si sta facendo largo sempre più proprio tra i giovani.

(fonte: bellunopress.it)

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Author: NC staff

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