Montagna, il futuro “è con i jeans”

Stefano Pompanin da anni si batte per rilanciare il turismo con idee nuove
Se è vero che il turismo di montagna soffre rispetto ad altre mete, dal mare all’estero, questo dipende anche e soprattutto dalla scarsa attrattiva che molte località di montagna rivestono oggi per le famiglie e specie per i giovani.
«Noi una proposta ai giovani la facciamo, con un programma ricco di iniziative, sia in inverno e sia in estate», spiega Stefano Pompanin, 46 anni, gestore del Gran Caffè Tiziano di Pieve, «e non è un caso che ad assistere alle nostre serate vengano anche da fuori vallata. C’è bisogno, insomma, di luoghi dove divertirsi, perché ai ragazzi non puoi parlare dei monti solo in termini di pace, serenità, passeggiate, solitudine ed aria salubre. Che, per carità, sono fondamentali; ma a loro non bastano».
Nativo di Cortina, 25 anni a Monaco, in Germania, lavorando nella gelateria e nella ristorazione, Stefano Pompanin ha le idee chiare su come dovrebbero andare le cose. Ha preso in gestione il Gran Caffè Tiziano dal Comune nel 2007, dopo il restauro, ed ha un contratto di dodici anni.
«Che spero di rinnovare, perché qui mi trovo bene e sono convinto delle potenzialità di Pieve anche dal punto di vista turistico. Ma dobbiamo guardare in faccia la realtà. Chi vuole la montagna dei vip va a Cortina ed a San Vito; chi ama l’alta montagna cerca i rifugi; Auronzo ha il lago, Sappada è la porta verso il Friuli, la Pusteria viaggia addirittura su un altro pianeta, quanto a strutture e servizi. Cosa resta per Pieve? La vicinanza con la pianura, i servizi (come l’ospedale, ad esempio, ndr) e la sua storia. Ma ricordiamoci bene che abbiamo più persone noi in un paio di fine settimana qui, al Gran Caffè Tiziano, di quanti non siano i visitatori di altre realtà in un intero anno. E questo deve far riflettere».
Non a caso, nel suo depliant con la programmazione estiva, Pompanin (che da quest’anno gestisce anche il bar del Parco del Roccolo) dà molto spazio alle iniziative culturali di Pieve, perché crede che il suo locale possa essere un volano utile alla collettività.
«Siamo attrattivi non solo per noi, ma per tutti: se i ragazzi arrivano nel pomeriggio possono visitare Pieve e poi fermarsi per assistere alle serate musicali».
Ma c’è chi dice che da voi vengono solo per bere…
«So bene delle polemiche, spesso avanzate non direttamente ma a mezza bocca. Ma parto dalla constatazione che ciascuno dovrebbe essere responsabile di quello che fa e risponderne direttamente. Per questo mi piacerebbe essere messo alla prova. Ci sono delle regole, le conosciamo bene e le rispettiamo. Ma non possiamo assumere sulle nostre sole spalle anche l’educazione dei ragazzi. O no?».
Come gestori di locali pubblici non avete dunque delle colpe specifiche?
«Io rispondo per me, non per tutta la categoria. E dico: metteteci alla prova, controllateci, siate inflessibili, ma dateci la possibilità di tenere aperto più a lungo. Da una certa ora si può e si deve smettere di vendere alcolici ed abbassare la musica; ma il locale dovrebbe poter rimanere aperto, con i ragazzi che smaltiscono dentro, al caldo, quanto hanno bevuto e poi ripartono con calma. Perché obbligarci a sbatterli fuori, al freddo, alle due di notte?»
Battaglia persa in partenza? Stefano Pompanin crede di no, ed invoca un sostegno dalle istituzioni.
«Con una minima spesa», sostiene, «possiamo dotare Pieve di un sistema di videosorveglianza che garantisca contro eventuali danneggiamenti da parte degli esagitati. Le telecamere hanno un forte potere deterrente e noi ci daremmo da fare per parlarne onde far desistere i più aggressivi. Chi sgarra paga».
E intanto, chiusa una grande stagione invernale, sta partendo il cartellone estivo, che propone musica dal vivo al venerdì e dj al sabato. Con un depliant che verrà stampato, insieme al comitato operatori economici, in 20.000 copie.

di Stefano Vietina (fonte: Corriere delle Alpi)

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Author: NC staff

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