La Lega resta senza «ossi» a Calalzo Cancellata la cena di Bossi e Tremonti

Un anno fa a quest’ora, il pentolone era già sul fuoco a bollire lento: schiena, zampe, muso, coda. L’atmosfera era frizzante, i giornalisti bivaccavano sgranocchiando bagigi sui tavoli di legno dell’hotel Ferrovia di Calalzo, di proprietà del consigliere provinciale del Carroccio Gino Mondin. La sera, seduti a tavola rubizzi per il gran contrasto tra il caldo di dentro e il freddo di fuori, i maggiorenti della Lega più qualche ospite «quasi» leghista si facevano fotografare sorridenti: i ministri Umberto Bossi e Roberto Calderoli con i figli, il ministro Giulio Tremonti, il presidente della Regione Luca Zaia, il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, il sottosegretario Roberto Calderoli, il costituzionalista Luca Antonini, il consigliere della Rai «reintegrato» Angelo Maria Petroni e il boss della Bpm, Massimo Ponzellini, casa sul passo Giau con vista su Cortina e all’epoca vero astro nascente di una Lega che andava a caccia di un posto al sole nel sistema bancario.

Un anno dopo tutto è cambiato: la Lega è all’opposizione, Tremonti è sempre nella sua Lorenzago ma si guarda bene dallo scendere a Calalzo e Ponzellini, non più alla guida della Bpm, è finito sotto inchiesta. Insomma, non un anno da ricordare. Sarà per quello che, alla chetichella, dopo qualche anno in cui era diventata tradizione (sia nella versione invernale che in quella light estiva) la cena degli ossi in Cadore è stata cancellata con una passata di strofinaccio. «Dopo la brutta avventura di quest’estate, non c’era proprio lo spirito. Ci siamo sentiti per scambiarci gli auguri a Capodanno, ma finisce lì. Tremonti se ne sta a Lorenzago e noi qui», dice un po’ sconsolato il signor Mondin, che in effetti ad agosto aveva fiutato l’aria cambiata: «Io un clima così, qui a Calalzo — aveva detto — non l’ho sentito mai». I ministri erano stati accolti da urla fuori dall’hotel, un comizio in programma in paese era stato cancellato. Insomma: già ad agosto si stava voltando pagina. Nessuno ne vuol parlare ufficialmente. Il coordinatore provinciale, Diego Vello, rientrato dalle vacanze sta sul vago: «Nessuno mi ha detto nulla, ma se si facesse l’avrei saputo », dice. Non sa nulla Matteo Toscani, consigliere regionale: «Lo chieda a Vello», aggiunge. «Peccato», conclude amaro Gino.

di Sara D’Ascenzo – Fonte: CorriereDelVeneto.it

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Author: NC staff

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