Ciotti: «Il Cadore difenda il suo nosocomio»

Il sindaco di Pieve chiama a raccolta la popolazione: «Gli anziani devono scendere con noi a Venezia».
«Il Cadore si sta dimostrando meno sensibile al problema “sanità” di altre zone della provincia, dove la mobilitazione è generale. Non che la discesa a Venezia sia snobbata, tutt’altro, ma non è sentita come ad esempio nell’Agordino, dove c’è la corsa al posto sui pullman. In quella zona c’è un interesse diffuso e anche la stampa è stata più presente». Parole del sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti, durante un’assemblea pubblica.

«Bisogna anche dire», aggiunge, «che la manifestazione si svolge in una giornata lavorativa e pertanto non si può chiedere a nessuno di esserci. Ci sono però tanti pensionati che potrebbero farlo. Intanto, diventa sempre più importante l’adesione dell’arcidicacono del Cadore, monsignor Renzo Marinello, che ha sollecitato interventi importanti non solo per l’ospedale di Pieve, ma anche per tutta la sanità della montagna».

I sindaci hanno aderito tutti: a Venezia ci ritroveremo alla testa di un corteo silenzioso, senza bandiere, che arriverà fino a Palazzo Ferro Fini. Qui una delegazione di sei persone, sarà ricevuta dal presidente del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato e della V commissione. Per il Cadore il sindaco che parteciperà agli incontri sarà quello di Santo Stefano, Alessandra Buzzo.

Ciotti insiste: «Il punto che i bellunesi non potranno mai accettare sarà il ridimensionamento da 22 a 5 centri “hub” degli ospedali attuali. Se passasse il piano proposto da Zaia, anche l’ospedale San Martino sarebbe messo in discussione. Per questo mi stupisco che gli abitanti di Belluno non dimostrino interesse per la manifestazione, quasi a loro non interessi».

A meno di una settimana dalla grande marcia su Venezia a difesa della sanità di montagna, i comitati per la salute pubblica della provincia sono sempre più allarmati. Perché dalle ultime voci provenienti dalla Laguna, a rischio ci sarebbero diversi reparti, oggi presenti negli ospedali bellunesi, come la terapia antalgica-cure palliative, pneumologia, gastroenterologia, nefrologia, dermatologia, malattie infettive, radioterapia e neurochirurgia. Poi c’è la formula che compare nel capitolo finanziamenti dell’ultima bozza del nuovo piano socio sanitario, che prevede contributi specifici per Belluno. «A noi», ha concluso il sindaco Ciotti, «non servono specificità solo sulla carta: ci vogliono numeri precisi ai quali fare riferimento».

di Vittore Doro

Fonte: Corriere Delle Alpi

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Author: NC staff

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