Conferenza a Calalzo il 30 marzo alle 21

Davide Faoro è dottore di Ricerca in Scienze dell’Antichità e autore Mondadori. Laureatosi a Bologna, ha conseguito il dottorato nel 2006 presso l’Università di Udine, dove è stato anche assegnista di ricerca. È stato quindi ospite di università ed istituti europei dove ha svolto più soggiorni di studio. Oltre alla storia degli studi antiquari e alla ricerca prosopografica, temi dominanti della sua attività scientifica sono le istituzioni dell’Alto Impero Romano con particolare attenzione all’amministrazione provinciale nello specchio delle fonti epigrafiche.

Questa è una sintesi dei temi trattati nella serata:
l’ordinamento delle Alpi, certamente compiuto nei suoi tratti basilari ben prima della sconfitta di Varo (9 d.C.), fu programmato e messo in opera nella prospettiva della creazione e del mantenimento di una vasta provincia sino al Weser o all’Elba, la quale avrebbe dovuto formare con l’Illirico il limes armato dell’Europa settentrionale; la Germania doveva essere la provincia ‘madre’ da cui dipendevano le prefetture e i regni clienti delle Alpi, le quali avrebbero costituito il retroterra inerme, posto fra le legioni limitanee e le regiones dell’Italia settentrionale. La disfatta di Teotoburgo, mutò questo progetto, ancorché non immediatamente. Tiberio mantenne la scelta augustea delle prefetture distrettuali in Rezia e Norico, in ottemperanza al mantenimento del sistema instaurato dal suo predecessore al momento della restitutio rei publicae in merito all’assegnazione esclusiva al ceto senatorio del governo provinciale in ambito extra-egiziano. Con Claudio, l’aumento costante di truppe lungo il Danubio, portò il Norico e la Rezia a divenire le prime province alpine elevate alla condizione di procuratele presidiali equestri e fra le prime quattro di sempre. Gli esiti a medio termine della sconfitta di Varo avevano trent’anni dopo e in modo definitivo costretto Roma a trasformare ciò che nell’intenzione del conquistatore, Augusto, doveva probabilmente essere un retroterra, non un limes.

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Author: NC staff

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