Basta con lo sfruttamento delle acque bellunesi da parte della pianura. Ora le promesse vanno mantenute con la costituzione di un organo di controllo

Dopo una lunga e allarmante siccità è finalmente arrivata la pioggia e, in quota, anche la neve. E’ questa un’ottima novità che potrebbe, però, nascondere delle insidie pericolose per noi bellunesi. Ma perché ? Se consideriamo che ci siamo lasciati alle spalle mesi di ansie con il razionamento dell’acqua, magari rientrato, laghi e bacini vuoti dall’aspetto lunare potremo considerarci dei miracolati. Purtuttavia non possiamo dimenticare un inverno senza neve che ha colpito duramente il turismo montano e in questo inizio di primavera fatto disperare i coltivatori della pianura per le possibili difficoltà d’irrigazione delle colture e finalmente la consapevolezza di come sia necessario intervenire con politiche lungimiranti che mettano in primo piano il risparmio, razionalizzazione, approvvigionamento e ottimale utilizzo di un bene prezioso come l’acqua. E per l’appunto il pericolo si potrebbe nascondere proprio con l’arrivo delle precipitazioni, il rientro dell’emergenza e l’archiviazione, com’è avvento nei decenni scorsi, dei buoni propositi d’intervenire sui sistemi irrigui e la costruzione di bacini di raccolta dell’acqua piovana da destinare ai periodi di magra. Se ciò avvenisse a fare le spese di questo supponente atteggiamento sarebbe, innanzi tutto, il turismo lacustre montano.

Nelle scorse settimane la titolare del campeggio “Sarathei” di Farra d’Alpago ha espresso pubblicamente la sua inquietudine per lo stato in cui si trova il lago di S. Croce con quel suo aspetto desertico e melmoso che se non rientrasse comprometterebbe in maniera irreparabile la prossima stagione estiva provocando la diserzione dei turisti italiani ed esteri che lo frequentano per la pratica di sport, come il wind-surf e non solo, legati alla quotidiana ventilazione naturale. Proseguirebbe, insomma, quell’insopportabile e arrogante sfruttamento delle acque da parte della pianura trevigiana che gravita sull’asta del Piave iniziata con lo sfruttamento idroelettrico e che dura dalla metà degli anni 70 quando fu costruito e aperto il campeggio “Sarathei” che ha sempre dovuto fare le spese della supponenza e sprechi dell’acqua come anche quelle strutture recettive poste sulle rive del lago del Centro Cadore.

Tuttavia non si è mai cercato di rimuovere le cause di questi scempi e squilibri che vanno sempre a favore della pianura mentre i prodotti orticoli ed enologici si devono pagare profumatamente. Dunque non sono più rinviabili gli interventi promessi e che devono fare i Consorzi con la risistemazione del sistema irriguo ridotto a un colabrodo e la realizzazione di bacini di raccolta delle acque piovane per i tempi di penuria. Ed infine, per non fare sempre la figura dei gonzi creduloni, è inevitabile chiedersi perché i bellunesi dovrebbero credere ciecamente e senza controlli che i nominati consorzi irrigui, nel prossimo futuro, realizzino sicuramente quanto promesso ? Vi è da ritenere con giusta ragione che sia inevitabile costituire un organismo che verifichi se le parole pronunciate in un momento di disperazione divengano opere che eliminino alla radice, per quanto possibile, l’annoso problema.

di Eugenio Padovan

Fonte: BellunoPress.it

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Author: NC staff

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