Il prolungamento dell’A27 “Alpe Adria” e le lenticchie

Quando un evento che incombe su un territorio ha proporzioni talmente grandi da risultare difficilmente immaginabile; quando si fa concreto il rischio che un enorme corpo estraneo venga calato su un’area fragile e disattenta, senza riguardo alcuno per ambiente, paesaggio, storia, cultura, tradizioni e vocazioni; quando è fin troppo evidente che il suo concretizzarsi stravolgerà ogni aspetto della vita di quello stesso territorio per tutti gli anni a venire, allora può succedere che l’evento stesso venga rimosso dalle coscienze, come se la minaccia nemmeno esistesse.

E’quanto sta succedendo in Cadore, una delle “terre alte” della provincia di Belluno, di fronte al prospettato prolungamento dell’A27 da Ponte nelle Alpi fino alle porte di Pieve (per intanto): un’opera tanto devastante quanto inutile, voluta da una classe di politici, di grandi imprese di costruzioni e di professionisti saldamente legati tra loro che si muovono nella vecchia, collaudata ma ormai sorpassata logica del “fare per spendere”.

Stiamo sprofondando velocemente in una crisi di sistema che non sappiamo dove ci porterà; conquiste sociali, sicurezze e le fondamenta stesse del nostro ordinamento democratico sono messi in discussione, e la Regione Veneto cosa fa?
Si ostina a portare avanti un progetto che non solo non scioglie i veri nodi strutturali della viabilità della parte alta della provincia (problemi che verrebbero meglio affrontati con una serie di circonvallazioni, in primis quelle di Longarone e di Castellavazzo, e con una rivitalizzazione della ferrovia in sinergia con altre modalità di trasporto e con l’industria turistica) ma ne innesca di nuovi, di grande impatto ambientale e sociale, assorbendo, per fare questo, enormi risorse che non si capisce da dove saltino fuori, con ben poche prospettive di un ritorno economico.

E gli Amministratori locali, in questo clima incerto e pericoloso per la stessa democrazia, cosa fanno? Finalmente si riuniscono, discutono, non prendono posizione (salvo pochi) e convengono di chiedere un incontro con Chisso, assessore alla Mobilità e Infrastrutture della Regione Veneto, nonché primo sostenitore del progetto prolungamento A27 “Alpe-Adria”, che prevedibilmente si presenterà all’appuntamento con un bagaglio di allettanti compensazioni (un campo di bocce qua, una ciclabile là, un risanamento di buco di bilancio qua e là).

E avrà gioco facile, avendo di fronte Amministratori comprensibilmente assorbiti dai loro problemi contingenti, che non si interrogano abbastanza sul modello di sviluppo a cui tendere uniti, e con una visione del futuro che molte volte non si spinge oltre la scadenza del proprio personale e scomodo mandato.

Allora, cari concittadini del Cadore tutto – Ampezzo e Comelico compresi – prendiamo coscienza di tutto questo, smettiamola di dare deleghe in bianco, facciamo sentire la nostra voce, perché non possiamo correre il rischio che il nostro futuro venga barattato con un piatto di lenticchie.

Fonte: Peraltrestrade.it

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Author: NC staff

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