Corsari Cadorini: L’orma del Bigfoot

Gli Inuit, il “Popolo del lungo inverno”, lo chiamano Nanurjuk: un orso polare mitologico, talmente grosso e affamato da essere oggetto di una lunga caccia  conclusasi nel cielo della cintura di Orione.

La leggenda è così affascinante che i pratici Inuit chiamarono Nanurjuk la stella Aldebaran.

Sulla terra invece l’orso compare in maniera meno poetica, e fa sorridere che uno degli ultimi avvistamenti italiani del simpatico plantigrade sia avvenuto proprio sulle nevi di Santo Vito di Cadore.

L’animale, probabilmente migrante dal vicino Alto Adige, risvegliato e frastornato dai botti di capodanno si è ritrovato a vagare per la pista da sci “Antelao” e ha lasciato impronte, tracce del suo passaggio e deiezioni varie.

La notizia ha fatto il giro dei principali quotidiani italiani, risvegliando dal letargo anche la promozione turistica dell’incantevole località sciistica.

Quel che non fanno le autorità lo fa la natura.

Orso mediatico.

Tutto quel che fa spettacolo e buona pubblicità è certo benvenuto, ma la comunicazione è un’altra cosa e si fa con le strategie, non con l’apparizione improvvisa della fauna selvatica sulle nevi.

La pianificazione e il marketing territoriale presuppongono scelte chiare e condivise, una corretta valorizzazione del patrimonio forestale e una promozione attiva e intelligente.

Date un’occhiata al sito del Moscow International Travels and Tourism Exhibition, la fiera internazionale “che conta” per chi vuole intercettare nuovi flussi turistici:

Sorpresa! Abano terme, Jesolo, la regione Campania, Bolzano, Trento, Friuli e Valle d’Aosta…

Il Cadore dov’è ?

Il risultato è che i russi vanno in trentino, e l’orso dall’Alto Adige si sposta a San Vito.

Potenza dei flussi migratori.

Rimane la strana sensazione che non si stia facendo abbastanza e che la bussola sia un po’ smarrita: gli alberghi registrano cali di presenze e il settore langue.

Suggerisco di provare ad avvistare il Bigfoot: in caso di contatto documentato la promozione al territorio sarebbe addirittura mondiale.

Massimiliano Garavini

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