Selva di Cadore e Zoppè di Cadore

Nel 1987 durante una campagna di scavo archeologico, promossa da Vittorino Cazzetta a Mondeval de Sora (2.150 metri di quota nel Comune di San Vito di Cadore), venne alla luce una sepoltura mesolitica. Sotto un riparo formato da un masso erratico, un cacciatore tra gli ultimi rappresentanti del tipo Cro-Magnon vissuto circa 7.500 anni fa, venne sepolto con tutto il suo ricco corredo e ad oggi è visitabile a Selva di Cadore presso il Museo Vittorino Cazzetta. Si tratta di un Museo Paleontologico, Archeologico e Storico i cui principali reperti sono costituiti dalla sepoltura mesolitica, l’Uomo di Mondeval, e da un enorme calco della superficie di un masso caduto dal Monte Pelmetto con impronte di dinosauro. Nella frazione di Santa Fosca invece si trova un piccolo Museo che ricostruisce la storia dei destuda fuoch, cioè i Vigili del Fuoco volontari. All’interno si trovano fotografie e le attrezzature del mestiere. Da vedere anche l’antica chiesa di S. Lorenzo a Selva che conserva una pala di Antonio Rosso, e di S. Fosca nell’omonima frazione che custodisce un tabernacolo del Brustolon. A Landria si trova l’oratorio di S. Osvaldo e a Pescul la chiesetta di S. Rocco.
Zoppè di Cadore - Tomaso D'Incà LevisZoppè di Cadore, situato a 1460 m nella valle di Rutorto, nonostante sia geograficamente parte della Val di Zoldo, è tradizionalmente e storicamente parte del Cadore. I primi riferimenti scritti su Zoppè risalgono al 1357 mentre la chiesa di Sant’Anna, originaria del 1528, fu ricostruita nel 1737 e nuovamente ristrutturata nel 1896 dopo che il paese venne distrutto da un incendio. Conserva un dipinto della Madonna con il Bambino e una pala di S. Anna che viene attribuita alla bottega di Tiziano Vecellio, inoltre vi sono opere lignee di G. B. De Lotto, Angelo Gamba Zampol e Dante Moro. Il paese ospita un Museo Etnografico all’interno della ex latteria ed è organizzato lungo un percorso tematico sui lavori e la comunità di un tempo. Al centro dello spazio è collocata una costruzione chiusa a forma di “Poiat” (Carbonaia) all’interno della quale è possibile assistere a proiezioni audiovisive. Questo spazio evocativo deriva dalla presenza delle Carbonaie, molto diffuse in quest’area, che hanno influenzato l’uso del territorio legato allo sfruttamento e alla lavorazione dei materiali ferrosi. Il paese inoltre ha dato i natali ai pittori Fiorenzo Tomea e Masi Simonetti.

 

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Author: Marta De Zolt

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