Cava di Damos: un appello per fermare lo scempio

La cava di Damos, di cui ci eravamo occupati già in un altro articolo, è un argomento che ci preme tenere alla ribalta. Riportiamo di seguito il volatino illustrativo della situazione a cura di Renzo Zangrando. Inoltre maggiori informazioni sulla Chiesa di Sant’Andrea e Giovanni e sul borgo di Damos si possono trovare sul sito www.damoscadore.net e su facebook.

“L’ultima proroga del 2013, che ha concesso l‘ampliamento per altri 10 anni, è arrivata quando il buon senso ed il rispetto dell’ambiente doveva prevederne la chiusura definitiva, dopo decenni di sfruttamento e le “promesse” del 2009 dei tecnici della Regione Veneto. La Commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale) ha espresso un parere favorevole ritenendo l’intervento non soggetto a valutazione, con il successivo avallo della Commissione Tecnica per le Attività di Cava della Provincia di Belluno (componenti che dovrebbero conoscere bene il territorio !!!), hanno dato il via alla Giunta Regionale per approvare l’ampliamento, nonostante il parere contrario del Comune di Pieve di Cadore. Le immagini permettono, meglio delle parole, a chiunque di poter rendersi conto della gravità della situazione e nei propri ambiti di competenza mettere in atto iniziative che possano fermare il disastro ambientale in corso.

La prima immagine riporta l’insieme del complesso estrattivo con l’evidenza in rosso e viola della nuova espansione in fase di realizzazione. A prescindere dalle problematiche procedurali e normative che regolano il settore, è necessaria una presa di coscienza ed un fronte comune, con il coinvolgimento di tutti gli enti preposti, al fine di bloccare l’ampliamento ed imporre un serio programma di opere di salvaguardia e rimboschimento dell’area, con particolare riferimento all’ultimo esiguo lembo di colle (linea gialla) che divide il borgo e la Chiesa trecentesca dalla cava.

1Da questa foto, dell’agosto 2013, si può notare come l’ampliamento stia avanzando verso il borgo e la Chiesa, con distanze di 70 e 150 metri, eliminando l’ambiente naturale per lasciare un cratere che non potrà più essere sanato.”

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Rilievo satellitare precedente all’ampliamento

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Author: Marta De Zolt

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