Pediatria a Pieve di Cadore: la lettera di una mamma a Zaia

Pediatria Ospedale di Pieve di Cadore: vengono soppressi i 10 posti letto del reparto. Al servizio di patologia neonatale e di pediatria dal primo luglio i ricoveri sono garantiti solo in ambito aziendale, ovvero i piccoli pazienti vengono direttamente dirottati a Belluno. E a poche ore dall’annuncio dichiara il direttore sanitario dell’Usl 1 Tiziano Martello “Quello di pediatria è un servizio che rimane a Pieve di Cadore, il pediatra ci sarà sempre”

Vi riportiamo la lettera che ha scritto al Governatore Luca Zaia una mamma preoccupata, Barbara Ravagnan.

“Spettabile Governatore Zaia,

Le scrivo a nome di tutti i bambini del Cadore; come Lei già saprà è stato deciso di chiudere l’unico reparto pediatrico di tutta la “regione” del Cadore, stiamo parlando di una superficie di 1.427,221 km² e di circa 40.000 abitanti.

Sono la mamma di due bambini, uno di 3 anni e uno di 6 mesi, mi sono trasferita qui da Venezia, quindi conosco bene la realtà e le comodità cittadine a cui tutti noi siamo abituati e che differiscono totalmente da queste montane, non solo per le distanze e le assenze di reparti specializzati, ma soprattutto per la differente conformità del territorio, qui 40 km si percorrono in un’ora, sempre che non nevichi o non ci sia traffico dovuto al forte afflusso turistico. E’ inammissibile togliere l’unico punto di riferimento per tutti coloro che in caso di necessità si trovano costretti ad accedervi.

Immagino lei abbia avuto modo di frequentare persone con figli piccoli, immagino Lei sappia quanto sono fragili e facili al ferirsi; ora provi ad immaginare che un piccolo di pochi mesi si ferisca magari giocando col fratellino, immagini quei genitori terrorizzati salire in macchina e dover percorrere 50, 60, 70 o 100 km, per raggiungere l’ospedale pediatrico più vicino….già in condizioni climatiche ottimali e in assenza di traffico sarebbe una follia….

Scrivo da Auronzo di Cadore, che già dall’ospedale di Pieve dista almeno 20 minuti di macchina, ma ci sono persone, mamme, che più sfortunate di me, vivono in Comelico, a Padola, a Sappada, dove solo per arrivare a Pieve ci mettono già dai 40 minuti all’ora….come è possibile tutto questo??
Per un’appendicite bisognerebbe ricoverare paziente, mamma e fratellini?
La Sanità pubblica non è un diritto anche per noi?
Ci sono tanti di quegli sprechi in questa nostra Italia che non credo sia il caso di tagliare proprio sui bambini….sono loro il futuro del nostro Paese…

La prego, trovi una soluzione e faccia ragionare chi ha preso questa decisione assurda…
Sa la cosa triste qual’è? Che la maggior parte della gente è convinta che chiedere, protestare, far presente le problematiche e i punti di vista, le necessità, sia solo una perdita di tempo, perché tanto non verremo ascoltati; io sono ancora fiduciosa, credo ancora che l’onestà, la correttezza esistano e il buon senso, credo che si debba lottare per i nostri principi, credo e spero che Lei vorrà e potrà fare qualcosa per questi nostri figli.
La ringrazio fin d’ora e Le porgo i miei più cordiali saluti

Barbara Ravagnan”

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Author: Marta De Zolt

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