L’autostrada in Cadore? Meglio gli acquedotti e un treno che funzioni

“Il futuro è una ferrovia che colleghi Venezia a Dobbiaco dotata di strutture per il trasporto delle bici a supporto della ciclabile delle Dolomiti” spiega il Comitato Interregionale Carnia-Cadore. “Fare un’autostrada attraverso il Cadore sarebbe come togliere il tappo alla vasca da bagno” afferma il sociologo Diego Cason, sostenuto dal Comitato.

Ogni esperienza insegna, infatti, che le grandi infrastrutture stradali, oltre a deturpare l’ambiente e a precludere la via di un turismo sostenibile, non portano vantaggi economici alle aree deboli attraversate (basta pensare all’impatto che hanno avuto sulla Val Lapisina e il Fadalto, e sul Canal del Ferro, nel Tarvisiano), ed è difficile negare che la parte alta della provincia di Belluno sia oggi un’area debole, e come tale particolarmente a rischio. Un panorama dolomitico che gli automobilisti in viaggio verso le spiagge dell’Adriatico o le aree turisticamente più ammiccanti d’Oltralpe potranno ammirare dall’alto dei viadotti, questo rischiamo di diventare, ma i problemi sono anche altri.

Se sia “sostenibile” un livello di traffico di 32.300 passaggi al giorno sul solo tronco Pian di Vedoia-Caralte, necessario per poter conseguire il pareggio economico (dati da studio fattibilità Anas 2005), con relativo inquinamento acustico e atmosferico dovuto all’inversione termica nei fondovalle, e come possa risultare compatibile con il riconoscimento Unesco, lasciamo ai lettori giudicare. A loro e a Greame Worboys, valutatore ufficiale dell’Unesco, che dopo la verifica dell’autunno 2011, aveva segnalato che per garantire la tutela del bene Patrimonio dell’Umanità sarebbe stato opportuno non incrementare la presenza di infrastrutture: strade e tralicci.

Sono altre invece le infrastrutture necessarie: acquedotti integri con prese da sorgenti pulite, fognature con depuratori efficienti, rete decente di sentieri alla portata di ogni età, autostrade telematiche, nonché treno, magari che consenta di arrivare a Venezia senza ritardi, senza trasbordi, con numero di corse e materiale rotabile adeguati alla montagna. Una linea Venezia-Calalzo – e in futuro anche Calalzo-Dobbiaco – che sia degna del suo nome, dotata di strutture per il trasporto delle biciclette, a supporto di una ciclabile delle Dolomiti che promette di diventare uno dei volani per una nuova economia, per dare un po’ di speranza ai giovani.

“E restando sempre in tema di infrastrutture, tanto caro all’ex-segretario” incalza il Comitato “non possiamo non ricordare una grande occasione mancata per questo territorio: la realizzazione della circonvallazione Longarone-Castellavazzo, nel momento in cui l’Anas aveva messo a disposizione una consistente parte delle risorse necessarie alla sua costruzione. In quella occasione gli amministratori dei due Comuni citati scelsero di affidarsi solamente – e presuntuosamente – al progetto autostradale della Mantovani supportato dalla Regione Veneto, una scelta infelice che ci ha lasciato con un pugno di mosche e con il problema delle code. Questa mancanza di attenzione per le ragioni e le esigenze delle aree che si trovano a nord di Longarone-Castellavazzo dovrebbe far riflettere in questi giorni chi, nell’ambiente politico, sta trattando per decidere il candidato che siederà sulla poltrona di presidente della nuova Provincia”.

Comitato Interregionale Carnia-Cadore www.peraltrestrade.it

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Author: Marta De Zolt

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