I fratelli Bacchilega verso il mondiale in Giappone

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“Dopo 33 anni che faccio karate ecco l’ennesimo sogno che si realizza, ma questo è certamente il più grande! Combattere al Nippon Budokan è il sogno che porto con me da quando a 14 anni sono entrato in Nazionale, concludere qui la mia carriera agonistica è il massimo che potevo chiedere! Ma in questa occasione si realizzerà anche un altro mio sogno che temevo irrealizzabile combatteranno al mio fianco entrambi i miei fratellini… Che emozione!”

Così Marco Bacchilega annuncia la sua partecipazione al Mondiale di karate della Japan Karate Association al Nippon Budokan in Giappone assieme ai fratelli Massimo e Mattia. Grande soddisfazione hanno espresso i vertici del Tsks Belluno, in primis dal padre dei Bacchilega, Roberto, direttore tecnico dell’associazione. Marco e Mattia combatteranno nella categoria seniores, sia nella gara individuale che a squadre, mentre Massimo nella categoria Juniores individuale. Gli atleti partiranno mercoledì 15 ottobre, mentre le gare saranno il 17,18 e 19. Così abbiamo fatto due chiacchiere libere con Marco

Raccontaci com’è nata la passione per questo sport

Ho iniziato a fare karate a tre anni, mio padre teneva un corso di karate a Pieve di Cadore (lui è di origini Romagnole ma si è trasferito qua dopo aver conosciuto mia madre durante l’anno di leva militare), dire che facevo karate è un parolone, ma partecipavo alle lezioni e in qualche modo riproducevo quello che gli altri facevano, ma come ogni bambino, attraverso l’imitazione imparavo un sacco di cose.

Com’è iniziata la tua carriera agonistica?

La mia carriera agonistica è iniziata presto anche se ho pochi ricordi nitidi fino al grado di cintura nera, ricordo perfettamente l’esame di cintura gialla, avrò avuto 4-5 anni e mio papà il giorno prima mi ha fatto fare un allenamento da solo con lui nel vecchio dojo di Pelos (dove ora c’è la caserma dei carabinieri) ricordo che per me è stato speciale perché ero solo con il mio papà e non doveva a tutti i costi dimostrare la sua imparzialità. Ricordo altrettanto bene l’esame di cintura marrone, stavo attraversando un periodo in cui non avevo molto entusiasmo per il karate, a dire il vero non sapevo perché lo facevo, mi sentivo obbligato perché mio papà era il Maestro e quando ho fatto l’esame sono stato bocciato.

Ho sofferto per quell’esito, anche perché sapevo di essere bravo ma di certo non ero all’altezza delle mie possibilità, anzi, ero proprio al minimo. E se c’è una cosa che ho imparato è che la vita è troppo breve per essere vissuta al minimo, comunque, qualche mese dopo ho rifatto l’esame e una volta superato ho deciso di smettere. È stata la scelta migliore della mia vita. Due settimane dopo ero così pentito e ho capito per chi facevo karate, lo facevo per ME e non me lo dimentico mai, nemmeno quando sono esausto e devo allenarmi ancora e ancora non dimentico quella sensazione. Il karate è dentro di me, non è solo nel mio fisico, ha influenzato il mio modo di essere, di vedere il mondo, di relazionarmi con le altre persone di affrontare la vita. Ci sono cose che per spiegarle servirebbe un libro, il karate è di certo prima di tutto una scuola di vita, un micromondo dove puoi esercitarti alla vita e imparare ad affrontare le difficoltà che incontrerai, ad apprezzare le gioie e a riempire ogni attimo di significati ed emozioni.

La mia carriera agonistica è iniziata presto ed i momenti salienti sono stati quando bacchilega 2a 14 anni sono entrato in Nazionale junior, a 16 mi hanno convocato anche in quella seniores ed avevo tre raduni al mese e per me che partivo da Calalzo era durissima (ricordo la prima volta che mi sono trovato da solo a Milano in stazione. Venivo da Calalzo e Milano Centrale mi fece impressione!). I raduni erano durissimi, e mi allenavo con gente più grande di me, con quelli che per me erano i campioni.

A 20 anni il primo Campionato Europeo junior vinto a squadre, poi per qualche anno ho dovuto aspettare che gli atleti più maturi smettessero di vincere per portare via loro il posto…ma loro vincevano! Ho dovuto batterli tutti più volte in Italia per guadagnarmi il mio posto in squadra, e da quando l’ho conquistato l’ho sempre onorato dando il meglio di me ho partecipato a diversi Mondiali, non ricordo bene i piazzamenti ne le medaglie, sembra incredibile ma non mi ne è mai importato molto  quanto vincevo, per me è sempre stato importante capire come potevo migliorare. In fondo il karate per me è questo, trovare un modo per migliorare sempre. Nel 2003 ho fatto un mondiale a Chicago, dopo di che ho visitato New York, ricordo questa città e pazzesca, immaginavo come che tutto il Cadore potesse stare in uno solo di quei palazzi enormi. Poi 2 anni dopo mi trovo in semifinale con il campione americano, lui era di New York e io abitavo a Lorenzago. Lui veniva dalla grande mela e io la mattina andavo a correre al parco dei sogni, lui era circondato da milioni di persone sconosciute e io conoscevo quasi tutti quelli che mi erano vicini… l’ho battuto 2-0.

Ed il futuro?

Questa a Tokyo è la mia ultima gara, sento il bisogno di focalizzare le mie energie in altre cose, vedi, il paragone che per me calza meglio è con un pianista: impara gli accordi, impara a suonare i classici, se è molto bravo terrà dei concerti ma a un certo punto se vuole fare il salto di qualità dovrà iniziare a comporre. Certo i concerti e la composizione non sono obbligatori ma completano l’artista. Il karate è così, impari le tecniche, impari i kata (la forma) e il kumite (combattimento) poi se sei interessato puoi gareggiare, non è obbligatorio ma è stimolante. Poi arriva un momento in cui senti che devi trasferire tutto quello che hai imparato, in cui devi anche rivedere qualche errore fatto e fare in modo che non si ripeta, questo è stupendo, è una cosa tradizionale ma che si evolve e migliora senza mai dimenticare le proprie origini. Credo che questo mondiale in Giappone sarà il modo perfetto per chiudere la mia carriera da atleta e spalancare ancora più le porte a quella di Maestro, inoltre con me ci saranno i miei fratelli Mattia e Massimo e sarà particolarmente speciale gareggiare con loro in quest’ultima occasione insieme! Oltre a noi ci sarà Sinisa Brocilovic che si allena a Belluno e direi che è un’enorme soddisfazione considerando che i convocati per la gara sono 11 da tutta Italia di cui 4 sono di Belluno e 3 del Cadore!!!

Credo che noi Cadorini dobbiamo realizzare qual’è il nostro potenziale:  quanta è la fortuna nel potersi svegliare ogni giorno in un luogo così incantevole, quanto è meraviglioso entrare in un locale per bere un caffè e vedere che la gente ti conosce, ti apprezza, ti vuole bene. Io sento l’importanza di tutto questo amore che mi circonda e lo rispetto dando sempre il meglio di me. E sono Orgoglioso di essere Cadorino e di rappresentare la mia terra ancora una volta come atleta.

Allora in bocca al lupo anche da NuovoCadore!

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Author: Marta De Zolt

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