I vandali del Villaggio a Borca di Cadore

Riportiamo la lettera aperta di Gianluca d’Incà Levis, curatore di ‪#‎progettoborca‬, che esprime alcune considerazioni sulle attività costruttive che si stanno svolgendo sull’ex villaggio Eni a Borca di Cadore e sulle azioni distruttive che nello stesso tempo qualcuno perpetra ai danni di questo sito straordinario. Anche NuovoCadore sottoscrive la denuncia.

progettoborcaSapere, costruire vs. ignorare, distruggere

A luglio 2014, è stato attivato un progetto di valorizzazione culturale e rigenerazione sull’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore (Corte di Cadore): si tratta di Progettoborca. Il progetto è stato ideato, e viene sviluppato, da DC Dolomiti Contemporanee. Dolomiti Contemporanee è un progetto nato nel 2011, noto a livello nazionale, sostenuto da centinaia di partner, pubblici, privati, culturali, che si occupa di ripensare e rilanciare grandi, straordinari siti, all’interno della regione delle Dolomiti Unesco, rivalutandone il potenziale. Progettoborca è una piattaforma articolata e complessa, che opera a diversi livelli, con un ambizioso programma a medio-lungo termine.
Il progetto è possibile grazie alla collaborazione di Dolomiti Contemporanee con la proprietà del sito, il Gruppo Minoter-Cualbu, che una quindicina d’anni fa lo rilevò dall’Eni, investendo importanti risorse nel suo recupero. Progettoborca ha per obiettivo il ripensamento della destinazione d’uso e la riqualificazione funzionale di alcune delle strutture dismesse del Villaggio, come la gigantesca Colonia.
L’ex Villaggio Eni di Borca è noto in tutto il mondo, in virtù dell’eccezionale impresa che, a partire dai primi anni ’50, condusse alla sua realizzazione, sulla visione pionieristica di Enrico Mattei e nell’opera di Edoardo Gellner.
Gli strumenti attraverso cui si lavora oggi a reimmaginare un futuro per questo luogo meraviglioso, dove l’incontro tra le idee innovative, il welfare, l’architettura e la creatività, il paesaggio e la natura, produsse qualcosa di fino ad allora mai immaginato, sono la cultura e l’arte, com’è proprio del format di Dolomiti Contemporanee, insieme alla coltivazione di una serie di reti di sostegno, che coinvolgono enti pubblici e privati, governance del territorio, aziende e partner culturali. Questo genere di relazioni consente la pianificazione di una serie di azioni strategiche, che vengono portate avanti parallelamente ai programmi curatoriali ed artistici.
Dallo scorso luglio dunque, questo sito spettacolare non è più abbandonato (ci riferiamo ancora alla Colonia e alle altre strutture del complesso, defunzionalizzate o solo parzialmente attive).

Una residenza internazionale permanente per artisti è stata creata nel Villaggio: artisti da tutto il mondo vi giungono, vivono al suo interno, lavorano su di esso. Lavorano sulle sue architetture meravigliose, sulla sua storia, sulla natura che lo circonda e sovrasta, sugli infiniti stimoli che esso sa fornire ancora oggi ad ogni persona in grado di apprezzare il valore culturale la sorprendente qualità formale che rendono questo sito unico ed esemplare.
La proprietà del Villaggio, infatti, come abbiamo detto è del Gruppo Minoter.
Ma il suo valore culturale appartiene a tutti, ad ogni persona che possieda spirito e sensibilità e capacità critiche, o che, semplicemente, sappia guardare al bello, allo straordinario.
Questo valore è un patrimonio culturale comune: esso appartiene ad architetti e designer, paesaggisti e studiosi dell’economia, della storia, del costume.
Ed appartiene alle migliaia e migliaia di dipendenti Eni che per decenni vennero qui, a passare le proprie vacanze in questa Colonia Montana , sviluppando un rapporto di affezione, amore e nostalgia, che per moltissimi di loro dura ancora oggi.

Chiesa Nostra Signora a Borca - foto Federico Hoefer & Nadia PezziniPrima ancora, il valore culturale di questo bene prezioso appartiene a questa terra, agli abitanti del territorio che lo ospita, gli abitanti del Comune di Borca di Cadore, ai piedi del Monte Antelao, di fronte al Monte Pelmo, due delle più spettacolari montagne delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità.
Questo valore, più in generale, appartiene a chiunque lo comprenda, ne apprezzi il valore e le qualità, ne abbia a cuore la sopravvivenza, la valorizzazione, il destino.
Appartiene a coloro che, diremmo, non è cieco, insensibile, apatico, gretto, rispetto a ciò che è speciale, a ciò che emoziona, perché vale.
Tra questi, vi sono naturalmente gli artisti, insieme alle centinaia di persone che Dolomiti Contemporanee ha già condotto, lo scorso anno, a visitare questo ambizioso cantiere di rigenerazione, che vuole rispensare questo luogo, ed utilizzarlo come una cava culturale, come una palestra di stimoli, come uno spazio d’incontro, scambio, confronto, azione, impegno.
Queste persone continueranno a venire, e diventeranno migliaia. Verranno a viverlo, a incontrarsi, e ad incrociare le proprie idee e riflessioni sul valore e il futuro di questo luogo, non più inerte.
A questo link, è possibile trovare alcuni sguardi, ovvero le prime impressioni di alcune delle persone che abbiamo condotto a visitare il Villaggio, a vivere ed a lavorare al suo interno, con le idee, con le opere.
In questo momento, si lavora a mettere a punto i numerosissimi progetti, artistici e culturali, che nei prossimi mesi animeranno Villaggio e Colonia, aprendoli all’esterno, ad un pubblico sempre più vasto di persone interessate, attente, che comprendono e condividono il senso di quest’istanza rivalutativa.
Anche gli enti territoriali collaborano al progetto di rigenerazione, fornendo contributi importanti, anche strategici ed economici, che aiuteranno a recuperare parti sempre più importanti del sito. Tra gli enti attivamente collaborativi, ricordiamo il Comune di Borca, la Magnifica Comunità di Cadore, il Gal Altobellunese, la Regione del Veneto.

Ora, però, accade anche questo.
Mentre da un lato, come abbiamo detto, si pensa, si progetta, immagina ed agisce, ci si eccita per l’immane meraviglia dei luoghi, e si rispetta, ama, valorizza, produce, si crescono reti di persone, si nutrono ragionamenti costruttivi, si perfezionano strategie operative, e ogni giorno nascono in tal modo nuove immagini, pensieri, possibilità e azioni concrete, e mentre ogni cosa dunque, qui, in questo regno della forza e dell’incanto, dove ogni angolo e oggetto mantiene intatta la propria latente quasimagica potenza, e, fino a ieri immota, questa stessa potenza dimostra dunque d’essere ancora ben viva sotto alla coltre di polveri pesanti, leggere, e mentre in tal modo vien confermata la certezza, radicatissima al centro dei nostri encefali mobili, che ogni cosa sia ancora e di nuovo possibile, ogni cosa e mille altre cose si possano, vadano, e andran fatte, mentre tutta questa coscienza, fede, speranza, poesia, scienza, s’incarnano a tendere la corda d’un arco, ai suoi DARDI, ecco che invece qualcun altro, in questo stesso Villaggio, porta il proprio dono cieco, forse inconsapevole, fatto di distruzione e vandalismo.
Negli anni recenti, e ancora negli ultimi mesi, alcune persone penetrano nella proprietà privata del Villaggio, e vengono a spaccar le cose.
Si tratta, immaginiamo, sulla base di alcune evidenze (scritte, tag, altre tracce), di giovani della zona. Costoro penetrano, di notte, nell’enorme complesso della Colonia. Mandano in frantumi i vetri, devastano i preziosi arredi gellneriani originali. Quegli stessi luoghi che di giorno ospitano le attività costruttive di decine di artisti e volontari, spesso venuti da molto lontano, attratti dallo splendore del luogo, di notte diventano il luna park dei distruttori-residenti, con porte e finestre sfondate, bottiglie e lattine scagliate sui muri, tracce di festini a base d’alcool e di hascisc, imbrattamenti.

Il contrasto tra la nostra volontà positiva, e questo disprezzo iconoclasta, è forse più impressionante ancora degli stessi danni arrecati.
Chi vuol minimizzare sulla gravità di questi atti è più irresponsabile di chi li compie.
A dicembre 2014, l’ingresso della Chiesa di Nostra Signora del Cadore fu forzato, e al suo interno furono svuotati diversi estintori. La stessa cosa accadde al Campeggio, un’altra delle struttura eccezionali del Villaggio, gestita dal bravo Don Valentino, che subì altri danneggiamenti gravi.
Chi sono, dunque, questi balordi spacconi?
Sono ragazzi di Borca di Cadore, o della Valle.
Perché, invece di far qualcosa di positivo, rompono e seviziano questo sito straordinario?
L’uomo sa fare di peggio, e lo fa ogni giorno.
Quello che non siamo disposti ad ammettere, è che simili comportamenti possano essere presi per ragazzate: chi minimizza, ribadiamo, è complice, e anch’egli irresponsabile. Lo diciamo pensando agli amici ed ai parenti, ai genitori, di questi ragazzi. E chiediamo a questi loro amici, parenti, genitori, di non sorvolare, di intervenire, di farli ragionare, fermarli. Per loro è più facile che per noi, che conosciamo meno il territorio (e pure, a quanto pare, sappiamo amarlo meglio di alcuni di coloro che vi sono nati), e che ci metteremo ancora un po’ ad inquadrarli.
Vanno fermati. Borca è un piccolo paese: le identità dei distruttori sono di certo note. Non a noi, ma sicuramente a qualche residente sì. Chiediamo, dunque, la loro collaborazione, per chiudere finalmente questo capitolo triste, ed aprire definitivamente quello dell’impegno per il rilancio del sito. Questo impegno, deve essere condiviso anche dalla cittadinanza locale.
Vorremmo che i borchesi, la gente della Valle, partecipasse a quest’impresa. Se riusciremo a includerli in questo grande cantiere di recupero, siamo certi che i pochi balordi che spaccano e spregiano smetteranno da soli di venire a dar così scarsa prova di sé. Stiamo lavorando anche a questo. Non vogliamo impiccare i vandali. Vogliamo fermarli, e, se possibile, far capire loro qualcosa del valore di questo luogo, che dovrebbe essergli stato chiaro ancor prima che a noi, mentre, purtroppo, così non è stato. Ritengo che i motivi di quest’accidia ignorante, di questo sprezzo violento, che forse nasconde addirittura un risentimento, e non una semplice incapacità, possano avere delle cause, o perlomeno delle concause.
La storia del Villaggio è eccezionale, non occorre ripetere ancora quanto valore, qualità, forza, siano presenti in esso. Ma, se l’idea immaginifica di Mattei si concretò in un esperimento inedito ed eccezionale di urbanistica sociale, di welfare aziendale, di innovazione culturale, va pur detto che il rapporto d’integrazione tra il Villaggio e la comunità locale non fu coltivato con la stessa lungimiranza. Naturalmente, sin dall’inizio, il Villaggio portò vantaggio e lavoro alla comunità locale, e all’intera Valle. Ma questa impresa e questo organismo erano talmente smisurati, che non fu possibile creare un rapporto profondo, una corrispondenza e confidenza, tra esso e il territorio, che non lo potette mai assimilare compiutamente.
E, forse, pretendere che una simile assimilazione potesse avvenire, è già di per sé un’ambizione smodata, e poco realistica. Ma sicuramente si sarebbe potuto lavorare meglio in tal senso, avvicinando il Villaggio alla socialità del territorio.
Il rapporto degli abitanti con questa immane creatura non fu dunque mai idilliaco.
Anche negli anni recenti, altri fatti gravi hanno alimentato tale frizione.
Tra i tanti obiettivi complessi che Progettoborca si è dato, e al quale abbiamo iniziato a lavorare sin dallo scorso anno, vi è dunque anche questo: ridurre questa distanza, condividere le esperienze, aprire, a tutti, questo luogo meraviglioso. Non farlo più avvertire come una sorta di gigantesco alieno tetragono, indifferente ed estraneo. E farlo dunque capire a chi ancora non ha voluto o potuto farlo.

L’arte, e la cultura, non sono altro che questo. Meccanismi inclusivi, pratiche di sensibilità.
Progettoborca non è un progetto ad uso esclusivo degli artisti e del loro pubblico specifico, di Dolomiti Contemporanee, di Minoter. E’ un progetto per il territorio. Questo sito eccezionale è il territorio. E’ un grande segno del paesaggio di questo territorio, a cui appartiene. Arte e cultura, servono per riportate l’attenzione su di esso, e per farlo uscire da uno stato di abbandono, che non va accettato, non va ammesso, va contrastato. Il lavoro sarà lungo, e duro. Ci auguriamo che, un po’ alla volta, tutti vengano, capiscano, partecipano. Anche quelli che, fin’ora, non hanno saputo alzare la testa, e aprire gli occhi.

Borca, 30 marzo 2015

Gianluca D’Incà Levis, ideatore di Dolomiti Contemporanee, curatore di Progettoborca
www.progettoborca.net

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Author: Marta De Zolt

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