La regina delle Crode

calalzo-di-cadore-foto-paolo-calicchioTesto a cura di Paolo Calicchio

L’impatto traumatico con lo sconosciuto, con ciò che è poco noto, è una costante di ogni epoca e civiltà. Molte delle fiabe e delle leggende che si narrano tra le valli delle Dolomiti nascono proprio per esorcizzare questo inconscio timore, narrando di personaggi, magari immaginari, che hanno pur sempre nella loro ambigua e inverosimile esistenza un’ancora nella realtà.

Una delle leggende più suggestive riguarda le Marmarole, che dominano la valle cadorina. I loro ripidi pendii erano meta di cercatori d’oro e argento che, rientrando a casa, raccontavano numerose storie su quelle inaccessibili vette, così poco conosciute.

Si narra di un palazzo di ghiaccio costruito sul Cimon del Froppa abitato dai “Crodères”, una specie identica a quella umana, ma indifferenti a qualsiasi sentimento. Essi non erano in grado di provare né gioia né dolore, né odio né affetto. Tra due casse d’oro, nella penombra di una sala del castello, regnava Tanna, la regina dei Crodères.

Inizialmente Tanna aveva un cuore umano e si interessava delle vicende degli umani, al contrario dei suoi sudditi che restavano indifferenti a tutto. La regina usava i suoi poteri sulle montagna in favore degli uomini: aveva ordinato alle rocce e alle valanghe di non franare, ai torrenti di non straripare e verdeggianti pascoli crescevano dove una volta i terreni erano ghiaiosi.

Nonostante i suoi sudditi ne fossero contrariati, la regina dal diadema azzurro continuava a trascorrere sempre più tempo con gli umani, fin a concedere la sua mano al Conte di Aquileia. Rinunciò alla corona per il suo amore, da cui ebbe un bambino e scelse di abitare sula su una vetta ghiacciata delle Marmarole attendendo il ritorno del suo amato da Aquileia.

Passarono gli anni e il bambino, Selvanèl, divenne un ragazzo forte e vispo: non si stancava mai di domandare alla mamma come fossero le valli e il mare, che da lassù riusciva a vedere solo in lontananza. Prese così la decisione di andare ad Aquileia per ritrovare suo padre. Il conte tuttavia non lo riconobbe e lo fece scacciare dai servi. Indispettito, il giovane Selvanél si alleò con il duca nemico, combattendo in battaglia contro il suo stesso padre. Restando ferito dallo scontro, fu Marcora, la figlia del duca, a prendersene cura, fino ad innamorarsene.

Rifugio-Chiggiato-foto-di-Paolo-CalicchioNon essendo il loro amore accettato, i due scapparono per cercare riparo da Tanna, sulla cima delle Marmarole, al sicuro da ogni persecutore. Arrivati ai piedi delle alte cime innevate, i due giovani non riuscirono ad arrampicarsi sui ripidi pendii, ma Tanna, dal suo palazzo, aveva assistito alla scena. Corse dai Crodères, i suoi ex-sudditi, i quali, privi di ogni sentimento, le negarono ogni aiuto. Selvanèl intanto riescì a mettere in salvo Marcora che raggiunse Tanna, ma per sfuggire dai nemici precipitò in un burrone.

Le due donne restarono per anni ad attendere che il ghiaccio restituisse la sua vittima, fino a quando dei pastori non trovarono i resti del povero Selvanél. Giunte sul luogo del ritrovamento, le due donne ebbero reazioni differenti: Marcora dal dolore morì, mentre Tanna, a cui ricomparve sul capo la corona col diadema azzurro, esclamò di essere la regina dei Crodères ed urlò ai pastori di fuggire, perché da ora in avanti quei luoghi avrebbero rappresentato solo la morte per gli umani. Liberò immediatamente tutte le forze assopite della montagna: rimossi i suoi vecchi divieti, ricominciarono crolli e valanghe da ogni cima. Tanna ritornò al suo popolo, il dolore per l’amore tradito e la perdita del figlio mutarono il suo cuore in pietra.

I corpi di Marcora e Selvanèl furono chiusi in due casse d’oro e poste accanto al trono da cui ancora oggi regna Tanna, la bella ma gelida regina dei Crodères.

 

 

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Author: Marta De Zolt

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