Cortina e Valle del Boite: altri dieci impianti idroelettrici

Nella conca ampezzana, mentre l’attenzione è tutta calamitata dall’evento dei Mondiali, è in atto un vero e proprio colpo di mano dal quale la Regina delle Dolomiti (o meglio: la Bella addormentata) si risveglierà impoverita in ciò che l’ha resa famosa in tutto il mondo: il suo stupefacente paesaggio.

Su Cortina e la Valle del Boite incombono infatti ben 10 (dieci!) nuovi impianti idroelettrici di cui 3 autorizzati, 5 avviati ad ottenere l’autorizzazione e 2 nuove domande, che vanno ad aggiungersi alla grande derivazione sul Boite da Cortina/San Vito a Vodo – la cui vicenda giudiziaria peraltro non è ancora conclusa – e alla centralina sul Ru Secco, a San Vito, già autorizzata.

I nuovi impianti riguardano, oltre al Boite, i torrenti Costeana, Rio Federa, Ru Bosco, Ru Vià del Palo, Rio Orsolina, Ru Costa Brusada, Ru Assola: si tratta di circa 20 chilometri di condotte forzate aggiuntive che lasceranno alvei svuotati e artificializzati nei quali scorrerà – quando andrà bene – solo quel “minimo deflusso vitale” che rappresenta non la vita bensì l’agonia di un torrente. Come questo sia compatibile con il riconoscimento Unesco “Dolomiti Patrimonio dell’Umanità” è ancora tutto da capire.

Grazie agli incentivi governativi alle rinnovabili che drogano il mercato, l’energia sempre più spesso viene interpretata come ambito di speculazione, a fronte di un apporto energetico scarsamente significativo. L’acqua, che ha modellato l’ambiente dolomitico determinandone la bellezza, e che per secoli è stata usata rispettandone i delicati equilibri, verrà tolta massicciamente dal paesaggio.

Questi progetti così impattanti per il territorio non provengono da fuori, bensì da imprenditori figli di questa stessa terra, che rispondono ai nomi di Dolomiti Derivazioni (Vascellari, Barbini, Curti), Idroenergia e Ambiente Zollet, nonché En&En, società che molto probabilmente una volta ottenute le autorizzazioni le metterà sul mercato finanziario come ha già
fatto in passato. Oltre a loro una ditta di Benevento e una di Bolzano. Ma c’è di più: alcuni progetti fanno capo addirittura al Comune e alle Regole, istituzioni a cui dovrebbe spettare la salvaguardia e il mantenimento del bene pubblico e naturale.

Resta poco più di un mese per presentare le osservazioni su alcuni degli impianti menzionati per opporsi al rilascio della concessione, anche se il problema potrà venire risolto alla radice solo con l’eliminazione degli incentivi statali al mini-idroelettrico, che remunerano il kW tre volte il prezzo di mercato (a spese del consumatore che trova il ricarico in
bolletta).

E’ questo un obiettivo che la società civile dovrebbe far proprio. Sono necessarie una presa di coscienza, un’assunzione di responsabilità e una mobilitazione ai vari livelli: politico, amministrativo, popolare.

I comitati per la difesa dell’ambiente non devono essere lasciati soli in questa battaglia impari.

 

fonte: Peraltrestrade PAS

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Author: Orsola1

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