Zecche: riconoscerle, eliminarle e soprattutto come fare prevenzione

zecca in cute animaleLe zecche, insetti piccoli ma fastidiosi e potenzialmente pericolosi per noi ed i nostri amici a quattro zampe. Amano gli ambienti caldo umidi quindi la stagione in cui se ne trovano in maggiori quantità va dal mese di marzo a settembre circa. Inverni poco nevosi e non molto freddi favoriscono inoltre la loro sopravvivenza anche durante mesi come dicembre o gennaio. Altri fattori che favoriscono la loro presenza e riproduzione sono una fitta vegetazione e la presenza di animali ospiti sui quali nutrirsi o semplicemente essere trasportate. Pensiamo quindi ai nostri boschi, sempre più fitti e vicini alle abitazioni, umidi dopo un bel temporale estivo e popolati da molti animali selvatici sui quali compiere abbondanti banchetti…l’habitat ideale!

Alcuni si chiedono come mai una volta non ve ne fossero poi così tante. Ricordiamoci per esempio dei nostri nonni e bisnonni che consideravano prati e orti di casa elementi preziosi in quanto fornivano fieno per gli animali e cibo per le tavole da pranzo. Per questo periodicamente bruciavano i prati per ripulirli da tutto quello che poteva essere nocivo e li tenevano sempre corti e puliti. Gli animali selvatici vivevano confinati nelle aree boschive che erano lontane dalle abitazioni. Tutti questi fattori non predisponevano di certo le nostre zone alla vita e riproduzione incontrollata di parassiti come le zecche.

tipologie di zeccheMa conosciamole più da vicino. Le zecche si dividono in Ixodidae o “zecche dure” e Argasidae o “zecche molli”. Queste due categorie si differenziano sia per la conformazione corporea che per la modalità di assumere il pasto di sangue. Le zecche dure hanno il corpo rivestito da uno scudo cheratinico e possiedono un apparato boccale tale da poter rimanere ancorate all’animale per giorni. Al contrario le zecche molli hanno un corpo privo di questo scudo cheratinico e quindi molto elastico e solitamente fanno pasti brevi da pochi minuti a poche ore.

stadi crescita zeccaSono parassiti ematofagi dell’uomo e di molti animali e la loro importanza deriva dalla loro capacità di trasmettere molte malattie infettive. Il loro ciclo vitale vede la schiusa delle uova in larve che raggiungono la dimensione di 0.5mm, le quali poi si trasformano in ninfe che raggiungono una dimensione di 1.5mm. Dopo lo stadio di ninfa si mutano in adulte con il sesso femminile grande fino al doppio rispetto al sesso maschile.

Le zecche sono molto pericolose in quanto vettori di diverse patologie. Vediamole insieme.

Rickettsiosi: provoca febbre, cefalea, eruzioni cutanee sul corpo e sugli arti.
Piroplasmosi o Babebiosi: è provocata da un protozoo che, iniettato dalla zecca tramite saliva durante il pasto nell’ospite, si insedia nei suoi globuli rossi e li porta a distruzione provocando ittero, febbre ed emoglobinuria.
Morbo di Lyme o Borreliosi: si caratterizza per eritemi cutanei sul torace, addome e dorso con artrite estremamente dolorosa. È provocato dal batterio Borrelia che si localizza nel sistema digerente della zecca e che la zecca inietta nell’ospite tramite saliva. Provoca febbre, mal di testa, rigidità del collo, spossatezza, dolori muscolari. Se non curata in tempo provoca complicazioni neurologiche e cardiache.
Encedalite o TBE: febbre, cefalee, stanchezza, nausee e complicazioni come paralisi o mialgie.

In Italia ci sono circa 200 casi di TBE all’anno ma in media solo 40 gravi e 2 gravissimi. La categoria più a rischio è chiaramente quella dei bambini ma i pediatri spiegano come nel 70% dei casi le manifestazioni della malattia si esauriscano ai primi stadi. Il problema concreto è che la meningoencefalite, essendo di natura virale, non ha una vera e propria cura e si possono solo tenere sotto controllo i sintomi. Al contrario si può agire sulla prevenzione ossia un vaccino per adulti, di cui esiste anche la versione pediatrica, consigliato solo in casi particolari come residenza in zone ad alto rischio (Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige), alta predisposizione genetica, professione a contatto con animali selvatici o zone forestali. Se non rientrate in queste tre categorie la prevenzione consiste in semplici gesti quotidiani. Prima di fare qualsiasi camminata nei boschi munitevi di uno spray antiparassitario, va benissimo quello per cani e gatti reperibile in un qualsiasi negozio specializzato per animali, e spruzzatelo abbondantemente sugli scarponi e sui pantaloni in modo da ottenere un effetto repellente. Di ritorno dalla camminata durante la doccia ispezionatevi accuratamente tutto il corpo e fatelo anche con i vostri abiti in quanto la zecca potrebbe camminare all interno dei pantaloni e quindi rimanere viva in casa.

Per quanto riguarda la prevenzione per nostri animali domestici, indirettamente quindi anche per noi, presso i negozi specializzati per animali sono reperibili antiparassitari di ogni genere sotto forma di gocce spot-on, collarini o spray. Tutti questi metodi di prevenzione vanno utilizzati da marzo a ottobre in modo continuativo e preciso per ottenere una reale efficacia.

Le gocce spot-on svolgono la loro azione attraverso la diffusione interna all’animale del principio attivo e durano in media 21/30 giorni dal giorno di somministrazione. Poiché la fialetta si assorbe nella cute dell’animale solo attraverso quel sottile strato lipidico che protegge la cute, non bisogna lavare l’animale né immediatamente prima né immediatamente dopo la somministrazione della fialetta. In caso di lavaggio il giorno prima o il giorno dopo la somministrazione, lo strato lipidico verrebbe lavato via e di conseguenza la fialetta non riuscirebbe ad assorbirsi. Tenete quindi presente che il pensiero “lavo il cane così poi è pulito e posso mettergli la fialetta” è assolutamente sbagliato se non intercorrono almeno 5 giorni!

I collarini antiparassitari funzionano ugualmente attraverso l’assorbimento cutaneo del principio attivo. In media hanno durata più lunga rispetto alle gocce spot-on, dai 3 agli 8 mesi a seconda della marca. Il vantaggio è sicuramente quello di non doversi ricordare ogni mese di proteggere il nostro animale domestico, in quanto è garantita una protezione continua e regolare. Bisogna però tenere presente che il collarino va tenuto sempre addosso all’animale, non tolto e rimesso continuamente a seconda della situazione. Inoltre va indossato aderente alla cute spostando il pelo sottostante nei soggetti a pelo lungo, in quanto se indossato in modo troppo lasco non ha il contatto con la cute e quindi non viene assorbito il principio attivo che poi andrà in circolo. Ricordate inoltre che il collarino difficilmente viene tenuto addosso dai gatti per loro natura, soprattutto se abituati ad uscire liberamente. Inoltre non è sicuro se in casa avete bambini molto piccoli che potrebbero toccare il collare e poi mettere le mani in bocca o negli occhi in quanto potrebbe creare irritazioni.

Gli spray possono essere composti da principi chimici o 100% naturali (olio di Neem, olio di lavanda, ecc.) ma in entrambi i casi aiutano come coadiuvanti durante l’utilizzo di gocce e collarini se questi non sembrano bastare ma non riescono a sostituirli del tutto. Vanno infatti somministrati con alta frequenza, ogni settimana, in quanto sono volatili e la maggior parte evapora soprattutto durante la calda stagione. Se l’annata vede un’invasione di zecche le quali magari risultano anche molto resistenti, tenete presente che potete utilizzare il collarino antiparassitario in aggiunta alle gocce spot-on in modo da potenziare l’effetto antiparassitario.

Nell’ultimo anno è uscita una nuova pastiglia che cane e gatto devono ingerire e che quindi svolge la sua azione dall’interno dell’animale; su questa sono ancora in corso studi e si sono verificati dei casi di malessere dell’animale.

Tutti questi prodotti oltre ad uccidere le zecche già eventualmente attaccate alla cute dell’animale avranno anche un effetto repellente per ridurre il rischio che se ne attacchino altre. Esistono infine delle medagliette ad ultrasuoni reperibili in farmacia che, appese al collare o pettorina dell’animale, producono ultrasuoni capaci di disorientare e quindi tenere lontane le zecche. Anche queste ultime devono essere utilizzate in aggiunta a collarino o gocce in quanto da sole sembrano non avere molta efficacia. La prevenzione dovrebbe impedire alla zecca di salire sull’animale ma se così non fosse comunque impedisce all’animale di attaccarsi alla cute o la uccide durante il pasto di sangue.

togliere zecca pinzetteMa se la prevenzione non funzionasse e la zecca si attaccasse? Nei negozi per animali specializzati esistono delle pinzette apposite che permettono l’estrazione della zecca dalla cute dell’animale senza lasciare dentro la testa e senza rompere la zecca stessa in caso questa sia gonfia di sangue dopo aver consumato il pasto. I metodi che si trovano descritti in internet e che spiegano come “intontire” la zecca con dell’olio da cucina oppure alcool sono ritenuti ormai obsoleti e privi di una reale efficacia.

E se casualmente rimanesse dentro la testa? Questa è una domanda molto frequente che i miei clienti mi pongono preoccupati per la trasmissione di eventuali malattie infettive. In realtà ci sono alcune precisioni da fare. Se una zecca che si attacca a voi o a al vostro animale risulta già infetta, potrebbe trasmettere la malattia infettiva solo con l’atto del pasto di sangue quindi nutrendosi normalmente. Il fatto che la testa rimanga dentro la cute dopo un tentativo fallito di rimozione non va ad influire sulla trasmissione della malattia infettiva. Si potrebbe notare al massimo un piccolo ponfo o rigonfiamento sulla cute che altro non è che una reazione infiammatoria molto ridotta del corpo nei confronti di quello che esso percepisce come un corpo estraneo. In questo caso è sufficiente tenere d’occhio il rigonfiamento per qualche giorno in modo da notare eventuali ingrandimenti o cambi di colore e magari aiutare l’azione antinfiammatoria grazie ad un pò di crema a base cortisonica applicandola due volte al giorno per qualche giorno. Se non è stata trasmessa alcuna malattia il ponfo scompare da solo e non si hanno altri sintomi. Se invece la zecca fosse stata infetta e quindi fosse stata effettivamente trasmessa la malattia, il sintomo più evidente sia per l’uomo che per gli animali è sicuramente la comparsa a partire dal punto di attacco della zecca di cerchi concentrici dalle sfumature rosse. In caso di avvistamento di questa reazione, chiaramente più difficoltoso negli animali a causa del pelo, è necessario recarsi immediatamente in un pronto soccorso o in un ambulatorio veterinario per effettuare il test specifico che permette di diagnosticare una malattia infettiva trasmessa da zecche.

Per quanto riguarda l’uomo viene effettuato un prelievo del sangue che viene poi spedito al centro specializzato per le malattie infettive dal quale si ottiene poi un risultato preciso. Per quanto riguarda i nostri animali domestici viene effettuato un test sierologico alla ricerca di anticorpi contro il batterio Borrelia e questo può sicuramente fare chiarezza sulla trasmissione o meno della malattia infettiva da parte della zecca. Nel cane per esempio accorgersi di un eventuale malattia trasmessa da una zecca è molto complicato soprattutto perché spesso il suo decorso è subdolo e presenta sintomatologia generica come letargia, febbre, inappetenza, tutti sintomi che potrebbero essere collegati ad altre patologie.

La convivenza con le zecche nelle nostre zone è d’obbligo e lo sarà sempre di più nei prossimi anni…quindi seguite questi semplici ma preziosi consigli quotidianamente e vedrete che sia voi che i vostri animali domestici sarete protetti e in salute!

 

A cura della Dott.ssa Francesca Carli, laureata in medicina veterinaria.

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Author: Orsola1

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