Da vent’anni i volontari dell’Auser regalano mobilità a chi l’ha persa

Chi sa cosa fanno i volontari dell’Auser di Pieve di Cadore alzi la mano. Abbiamo provato a porre il quesito a parecchi cadorini e tutti, indistintamente, ci hanno risposto con dovizia di particolari e tanta ammirazione. I volontari sono soci attivi, autisti e accompagnatrici che si mettono a disposizione di quanti hanno dovuto rinunciare ad una mobilità autonoma.
Compie 20 anni il Circolo Volontariato Auser di Pieve di Cadore. Un arco di tempo durante il quale ha avuto modo di testimoniare mirabilmente solidarietà e impegno. I risultati conseguiti sono sotto gli occhi di tutti. Dedizione e perseveranza sono le caratteristiche che hanno ritmato la sua azione. Dedizione, perseveranza e disponibilità che il più delle volte sono riassunte in una telefonata, quella con la quale si richiede l’intervento di un volontario e di una accompagnatrice, la loro risposta, sempre affermativa e la partenza di un’auto dell’Auser alla volta magari dell’ospedale di Belluno, con, a bordo, il richiedente, l’accompagnatrice e l’autista. “Noi – sostiene il presidente del Circolo, Gianni Monico – favoriamo l’invecchiamento attivo in primis a noi volontari dal momento che possiamo sentirci utili no ad un’età avanzata. Il nostro statuto, infatti, ci consente di rimanere operativi fino a ottant’anni, salute permettendo. E questo ci consente di aiutare altre persone a mantenere un’interazione relazionale con la comunità ospitante anche attraverso la possibilità di usufruire del servizio di trasporto”

A chi è rivolto il vostro servizio?

“Alle persone anziane over 65 anni impossibilitate a muoversi autonomamente ma anche a persone disabili di qualunque età. Si tratta di un servizio di trasporto a chiamata per soddisfare esigenze personali quali visite mediche, l’andare in posta, in banca o a fare la spesa. Ma anche la partecipazione ad iniziative sociali, culturali e ricreative”.

Come siete organizzati?

“L’organizzazione si appoggia su tre pilastri: il Circolo, il Comune e la Casa di Riposo comunale. La persona che richiede il servizio si fa rilasciare dai Servizi Sociali del Comune un pass , onde evitare abusi da chi potrebbe arrangiarsi da solo. Con il pass prenota il servizio tramite il Call- Center che è gestito dalla Casa di riposo che a sua volta coordina le richieste e informa il Circolo e i volontari in turno”.

Quanti sono i volontari impegnati in questi servizi?

“Alla fine dell’anno appena trascorso i volontari autisti e autiste erano 33 e 9 le accompagnatrici. Sono tutti pensionati. Il gruppo ha un’età media di 72 anni. E a volte succede che l’autista sia più anziano della persona traspor tata. Normalmente il volontario- autista non si limita a guidare l’automezzo ma, quando serve, accompagna, ad esempio, allo sportello giusto, nel reparto dell’ospedale, mentre per aiuti più specifici alla persona come spogliarsi e rivestirsi, usare le carrozzelle per disabili, intervengono le nostre accompagnatrici”.

Com’è nata l’idea di avviare un Circolo Volontariato Auser a Pieve di Cadore?

“L’idea iniziale è nata e maturata in seno all’Amministrazione comunale che, interpellata dalla necessità di rispondere ai bisogni di molti cittadini in difficoltà, propone di attivare questo tipo di servizio cercando la disponibilità gratuita di alcune persone sensibili e disponibili. Il Comune ha messo a disposizione un suo automezzo proprio per avviare il servizio. Nel febbraio 1999 si è presentato ufficialmente il “Circolo Volontariato Auser ” di Pieve di Cadore affiliato all’ Auser. Subito dopo l’Amministrazione comunale ci ha messo a disposizione la sede”.

Com’è stata accolta l’iniziativa dalla gente?

“Considerata la necessità esistente e l’assenza di un servizio gratuito di questo tipo, inevitabilmente il gradimento è stato immediato da parte dell’utenza. E molto gratificante per noi. Devo dire che la generosità e la disponibilità di Enti e Fondazioni è sempre stata importante perché ci ha permesso di rinnovare il parco auto. E poi non possiamo dimenticare il sostegno solidaristico di tante persone e di alcune realtà che vogliono veramente bene al Circolo Auser come il Gruppo Alpini di Pieve, il Gruppo Frazionale Volontari per Sottocastello, il Rotary Club Cadore e Cortina e anche le varie Amministrazioni comunali che si sono succedute in questi vent’anni”.

Tornando ai principi statutari. Fino a che punto l’impegno solidaristico che vi contraddistingue ha inciso culturalmente nella società locale?

“Penso abbia inciso abbastanza. Oltre a garantire il traspor to, infatti, i componenti il Circolo di Pieve, fin dal 2001, si sono adoperati per sollecitare e promuovere la nascita di un servizio come il nostro anche nei Comuni vicini. Abbiamo fatto incontri ovunque e i frutti si sono visti con la nascita dell’Ada Cadore, dell’Anteas Pelego a Vodo, dell’Auser di Cortina e del Gruppo di Valle. Attualmente il servizio di trasporto gratuito a chiamata è operante sull’intero territorio da Cortina ad Auronzo”.

L’Auser mette al centro del proprio impegno la persona e la persona che ha bisogno di aiuto in particolare. Ogni azione è indirizzata a migliorarne la qualità della vita. Dopo 20 anni di attività vi pare di esserci riusciti?

“Il frutto di questa solidarietà si è concretizzato nell’aver raggiunto, in questi venti anni, mediante interventi anche ad personam, un’ottantina di volontari attivi, molti dei quali, raggiunti i limiti di età prescritti dalle disposizioni vigenti o da impedimenti personali hanno smesso il servizio attivo ma sono rimasti in contatto con il circolo. Tra questi ricordiamo con affetto e gratitudine quelli che non ci sono più.
Ci soddisfa l’essere riusciti a fare continuamente proseliti così da mantenere attivo il Circolo nonostante le difficoltà sorte dalla nuova legge sul pensionamento che penalizza fortemente il ricambio generazionale. Questa è la criticità più pericolosa che compromette il futuro del Circolo perché mettersi in gioco a fare il volontario a 67 anni sarà sempre più raro e pensare a coinvolgere i più giovani diventa praticamente impossibile dovendo gli stessi rimanere al lavoro mentre i nostri orari richiedono una disponibilità giornaliera totale. “

Qual è il sogno che il Circolo Auser di Pieve vorrebbe concretizzare?

“Il sogno più frequente e la battaglia più immediata che ci vede partecipi da anni, sta nel riuscire a mantenere e potenziare i servizi sanitari dei presidi ospedalieri cadorini e ampezzani così da diminuire i traspor ti a Belluno e/o Feltre e veder aumentare quelli locali. L’utopia – è sempre utile coltivarne una – sta nell’immaginare che le richieste di trasporto dei nostri anziani siano principalmente indirizzate all’utilizzo del tempo libero per il loro divertimento, per stare insieme in buona compagnia a godere dei giorni che restano in allegria e gioia e non per ospedali ed ambulatori lontani.
Sappiamo che sarà pressoché impossibile ma forse scaramanticamente cominciamo a pensare anche a noi stessi e a cosa ci aspetta dietro l’angolo”.

 

Articolo tratto da IL CADORE n.2-2018


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Author: Orsola1

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