Si sta “risvegliando” alla grande la Magnifica Regola di Valle

L’interrogativo sta girando con sempre maggior insistenza a Valle di Cadore: è possibile far rinascere l’antica Magnifica Regola di Valle di Cadore?

Al quesito sono stati invitati a rispondere i cinque saggi del Comitato sorto per impostare il lavoro necessario per ricostituire l’antica Regola di San Martino, che fino al 1805 dava anche il nome al “Centenaro di Valle di Cadore”. I Centenari erano enti intermedi fra la Magnifica Comunità di Cadore e le Regole e avevano anche il compito di fornire cento persone armate incaricate a presidiare e difendere il territorio.

Mentre alcune Regole come quelle ampezzane, del Comelico, di Nebbiù e Vodo, nel 1948, subito dopo la promulgazione del decreto governativo furono ripristinate, quella di Valle che anticamente era forse la più importante, è ancora “dormiente”.

Quella di Valle si chiamava Regola di San Martino.

“ll desiderio di “risvegliarla” – spiega Giacomo Da Fies, uno dei membri del Comitato promotore – non è recente. Risale a dieci anni fa. È maturato con la constatazione che il territorio, dopo la chiusura del vecchio Consorzio Forestale della Valle del Boite, non è più curato né valorizzato. La chiusura del Consorzio ha comportato l’abbandono del bosco. I nostri boschi non vengono curati e neanche sorvegliati e custoditi. E con i boschi anche le strade che li percorrono”.

A quanto ammonta il patrimonio rivendicato dalla Regola di Valle?

“Si tratta di 1500 ettari, 300 dei quali suddivisi tra i censuari di Perarolo, Dubiea, Cibiana e Copada. Attualmente le proprietà sono amministrate dal Comune di Valle. Tra queste proprietà c’è anche una centralina elettrica già in funzione che è stata costruita sul terreno regoliero. I proventi della centralina sono incassati dal Comune di Valle. Spetterebbero alla Regola se ricostituita. Tra le altre proprietà c’è anche l’edificio che ospitava la latteria turnaria. Anche questo dovrebbe essere gestito dalla Regola e diventarne la sede”.

Il Comitato promotore si è regolarmente costituito ed è composto da cinque persone che si sono suddivisi i compiti. Adesso ognuna sta raccogliendo gli elementi necessari alla ricostruzione dell’anagrafe delle antiche famiglie e sta cercando i documenti comprovanti le proprietà della vecchia regola. Altra ricerca riguarda la legislazione attuale in materia di Regole ed infine sono da curare i rapporti con la Regione Veneto. Non sarà comunque un “risveglio” facile perché la regola di Valle di San Martino è “addormentata” dal 1805, da quando, durante l’occupazione francese, furono soppresse le Regole e istituiti i Comuni che iniziarono a gestire i loro beni.

Con quali finanziamenti avete intrapreso la strada della ricostituzione della Regola?

“Non esistono finanziamenti ad hoc. Ogni componente del Comitato anticipa e documenta le spese, che, una volta riconosciuta la Regola, sarà rimborsato”.

Come farete per ricostruire l’anagrafe degli antichi regolieri?

“Ci basiamo sul vecchio archivio parrocchiale, nel quale abbiamo trovato le famiglie regoliere risalenti ancora a prima del 1805, quando la Magnifica Regola di San Martin fu soppressa da Napoleone . Ad una prima ricognizione risulta che molte famiglie di allora, circa la metà, si sono estinte. Questa ricerca è seguita da Giorgio Del Favero, che, essendo stato impiegato comunale ha esperienza per questo lavoro. Attualmente stiamo valutando come comportarci con le famiglie nate negli ultimi due secoli. In quegli anni ci sono state delle famiglie che hanno spostato la loro residenza in altri comuni, pur avendo conservato i diritti regolieri. Per la Regione Veneto però l’iscrizione all’anagrafe regoliera è subordinata alla residenza nel Comune dove ha sede la Regola. Solo dopo il suo riconoscimento, sarà possibile valutare se includerli ugualmente tra i regolieri a pieno titolo, oppure trovare altre soluzioni nell’ambito dello Statuto”.

Avete già approvato uno statuto?

“Di questa incombenza si sta occupando Patrizia Ciliotta che ha già studiato e comparato gli statuti di altre regole attive. Diciamo che siamo tutti d’accordo che dovrà sortire uno statuto moderno e aperto alle situazioni attuali. Compresa la presenza femminile”.

 

Articolo tratto da IL CADORE n.2-2018


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Author: Orsola1

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