Alte Vie: patrimonio dolomitico e grande opportunità turistica

Il Cadore è il Regno delle Alte Vie delle Dolomiti.

Il suo territorio è attraversato dalla numero 1 e dalla numero 3. Dalle Sorgenti del Piave, sopra Sappada e sotto il monte Peralba, parte la numero 6 e a Pieve di Cadore arrivano le Alte Vie numero 4 e numero 5. È a queste ultime che vogliamo prestare attenzione invitando tutti a fare altrettanto perché ogni Alta Via rappresenta un patrimonio alpinistico di qualità e un’opportunità turistica da valorizzare. Questi percorsi, infatti, sono stati individuati nell’ambito di contesti naturali eccezionali, paesaggi stupendi, montagne meravigliose. È molto difficile che un’Alta Via attraversi zone brutte con montagne insignificanti. E che le nostre siano eccezionali lo ha certificato anche l’Unesco.

L’Alta Via numero 4 parte da San Candido in Val Pusteria (Provincia di Bolzano) e si articola in sei tappe. È lunga 85 chilometri e copre un dislivello di 4500 in salita. È stata dedicata a Paul Grohmann perché il percorso tocca gran parte delle montagne salite per la prima volta dall’alpinista viennese: Tre Scarperi, Lavaredo, Cristallo, Sorapiss, Antelao.

L’Alta Via numero 5 parte da Sesto Pusteria (Provincia di Bolzano) e si articola in sette tappe. Misura 90 chilometri e copre un dislivello di 5700 metri in salita. I gruppi dolomitici interessati sono la Croda dei Toni, il Popera, le Marmarole e l’Antelao. La Via è stata dedicata a Tiziano Vecellio il grande pittore rinascimentale nato a Pieve di Cadore.

Artefice primo di questi due percorsi dolomitici è stato Antonio Sanmarchi, un forestale emiliano-romagnolo in servizio nel bellunese, innamorato delle Dolomiti. Con lui ha lavorato sodo per individuare e segnare i due percorsi anche Mario Brovelli, cremonese, medico presso l’Ospedale di Belluno. Insieme il forestale Antonio Sanmarchi, il medico Mario Brovelli (a loro, più tardi si è aggiunto anche Piero Rossi) hanno ideato e perfezionato una vera e propria rete di Alte Vie che hanno indubbiamente favorito la conoscenza delle Dolomiti in tutto il mondo. Il boom della frequentazione anche delle Alte Vie numero 4 e 5 è stata registrata negli anni ’70 e ’80. Poi è iniziato il declino. Siamo arrivati ad un punto in cui gli escursionisti che partivano da San Candido o da Moso per arrivare a Pieve di Cadore si erano quasi azzerati. “Adesso stiamo assistendo ad una ripresina. – sostiene Gianni Vecellio che segue per conto della Sezione Cai di Pieve di Cadore la frequentazione dei sentieri di sua competenza – I numeri parlano chiaro. Anche nel corso del 2016 abbiamo registrato un aumento di presenze. Soprattutto per quanto riguarda l’Alta Via numero 4. La numero 5 fatica di più a riprendersi. E non è difficile capire il perché. Basta prendere la cartina e scorrere i due percorsi. Quello della numero 5, che attraversa le Marmarole, è decisamente più impegnativo”.

Quando un escursionista completa l’intero percorso vuole farsi riconoscere l’impresa facendosi consegnare la spilla che ne certifica il coronamento. Per farsi consegnare la spilla però deve esibire il libretto con tutti i timbri dei rifugi collezionati lungo l’Alta Via. Le spille delle Alte Vie numero 4 e 5 sono in distribuzione presso l’Agenzia di Viaggi Piazza Tiziano di Valentino Boldo. “Si tratta di un’esperienza meravigliosa. – racconta Valentino – Arrivano qui da ogni parte dell’Europa. Mi fanno vedere i timbri ed io consegno la spilla con il numero 4 o 5 a seconda dell’Alta Via percorsa. Sono stanchi ma soddisfatti. L’anno scorso c’è stato un periodo in cui le spille erano finite. Un dramma per chi arrivava qui. Qualcuno ci ha lasciato l’indirizzo chiedendo di spedirgliela. Per fortuna poi la Sezione Cai di Pieve ne ha procurate di nuove. E lo ha fatto a spese sue. In seguito credo che potrebbero farsene carico gli operatori turistici del centro di Pieve, magari insieme ai rifugisti. In fin dei conti gli escursionisti che percorrono le Alte Vie numero 4 e 5 sono turisti che portano beneficio (poco o tanto) agli operatori turistici disseminati lungo i percorsi, siano essi rifugi, alberghi, B&B, ristoranti e bar. Quando arrivano qui, scambiamo poche parole sul tempo incontrato, sulle difficoltà, sui tratti poco segnati. Chiedono gli orari di autobus e treni. Poi ringraziano e se ne vanno. Qualcuno si informa dove può mangiare o dormire. Devo dire che rispetto a qualche anno fa, la scorsa estate, sono aumentati gli escursionisti italiani”. Valentino conserva gelosamente i registri delle due Alte Vie dove annota il nome di chi arriva e le osservazioni riguardanti i percorsi. A farne tesoro, poi, ci pensa Gianni Vecellio che trascrive le osservazioni e le porta all’attenzione del direttivo della Sezione per valutare quando e come intervenire per correggere ciò che gli escursionisti hanno segnalato.

Dice Gianni Vecellio: “Tenendo in debito conto il fatto che non tutti gli escursionisti che percorrono le Alte Vie chiedono la certificazione, con il prezioso aiuto di Valentino Boldo abbiamo appurato che negli ultimi tre anni l’Alta Via numero 4 è stata percorsa da poco meno di 300 escursionisti. Mentre quelli che hanno percorso la numero 5 sono stati poco più di cento”. Sono numeri che possono crescere alla grande se si comprendono le potenzialità turistiche delle Alte Vie e se maturasse la volontà e la capacità a far squadra come ha auspicato Valentino Bodo dell’Agenzia di Viaggi e Vacanze Piazza Tiziano di Pieve. Far squadra, per esempio, per acquistare le spille per gli escursionisti e far squadra tra tutti gli imprenditori turistici che operano lungo i due percorsi da San Candido a Pieve e da Sesto Pusteria a Pieve per predisporre qualche iniziativa promozionale e pubblicitaria di richiamo.

 

Articolo tratto da IL CADORE n.3-2017


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Author: Orsola1

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