Confidenze, difficoltà e attese di un imprenditore affermato

Giorgio Ciotti, partendo praticamente da zero, nei decenni scorsi è riuscito ad affermarsi rapidamente a livello imprenditoriale, nel campo dell’occhialeria. Poi il tempo è passato veloce, anche il Cadore ha conosciuto momenti di crisi, dai quali è derivata la sollecitazione a modi care tipi di intervento e strategie operative. Abbiamo incontrato Ciotti in un pomeriggio di ne marzo, nella sua bella casa di Pieve di Cadore, situata poco sotto il santuario del Cristo.

La grinta è rimasta quella di un tempo, anche se con qualche disincanto in più. È così?
La “Color vision”, la mia azienda, è nata nel 1982, quando l’occhialeria andava a gonfie vele. Ero molto giovane e quando ho deciso di partire l’attività era concentrata soprattutto sull’aspetto della finitura degli occhiali. Lavoravo per le strutture più affermate, come Safilo e De Rigo. Successivamente sono intervenute variazioni impor tanti in tutto il settore e mi sono trovato nella necessità di individuare nuove modalità di presenza sul mercato.

Ad esempio?
Orientandomi prevalentemente in ambito commerciale e aprendo una decina di negozi specializzati. Così ho deciso di chiudere le due fabbriche a suo tempo avviate a Longarone e Valdobbiadene, lasciando attiva solo l’azienda di Domegge, dove oggi viene prodotto l’occhiale comple- to, con l’apporto tuttavia di artigiani esterni: tutti cadorini, tengo a sottolineare, dal momento che ci teniamo alla valorizzazione del made in Italy. Da noi avvengono in particolare l’assemblaggio, il montaggio lenti, la punzonatura. La produzione diretta è alquanto limitata, dal momento che privilegiamo necessariamente i nostri punti vendita.

Dove sono collocati?
Due a Firenze, in città e a Scandicci; due a Bologna; due a Riccione, anche se uno rimane aperto solo durante la stagione balneare. Poi Vicenza, Legnago nel veronese, Mogliano Veneto, Cortina e Domegge. La gestione è a carattere familiare, con mia moglie Franca e la figlia Laura che mi affiancano con intelligenza e passione. Complessivamente abbiamo una trentina di dipendenti, dislocati nei vari punti vendita. La scelta dei luoghi è avvenuta sia in base alla presenza di clienti di sicuro affidamento, sia grazie all’individuazione di collaboratori di collaudata preparazione professionale.

Ciò richiede, di conseguenza, di doversi spostare da una località all’altra, per controllare, veri care e qualche volta anche sostituire. È così?
Esattamente. Tutto sommato posso dirmi soddisfatto dell’andamento generale, si lavora bene, anche se la concorrenza da parte delle grosse catene è assai agguerrita. Noi facciamo particolare attenzione alle esigenze dei clienti, che sono diverse da zona a zona: Firenze è diversa da Riccione e così via. Le maggiori soddisfazioni arrivano proprio dal consenso della nostra clientela, dal rapporto fiduciario che viene ad instaurarsi.

Quali i problemi principali?
Il primo che mi viene in mente riguarda i furti. Ognuno dei singoli negozi viene preso di mira mediamente una volta all’anno. L’ultimo furto è avvenuto a Mogliano, pochi mesi fa. È brutto svegliarsi di soprassalto di notte per il telefono che squilla: è il collegamento di vigilanza che avverte. La merce rubata viene smistata soprattutto nei paesi dell’Est. Si tratta di furti su commissione, dal momento che vengono sottratti principalmente occhiali da sole firmati. È un meccanismo che a lungo andare logora parecchio sul piano nervoso.

E le compagnie assicurative?
Hanno un costo notevole, al quale vanno aggiunte le spese per dotare i singoli negozi di strumenti di protezione sempre più sofisticati, necessari affinché le assicurazioni possano poi rimborsare in modo adeguato. Alla ne tutto incide sui costi. Non parliamo poi dei freni e dei vincoli burocratici ai quali siamo sottoposti. Bisogna provare per credere. Anni addietro era tutto più semplice, oggi sono necessari vari tipi di consulenti specializzati, dal momento che la burocrazia interviene con tutta una serie di tassazioni indirette. Dal prossimo anno, per fare un esempio, sarà necessaria la fatturazione elettronica. Non mi lamento, sia chiaro, ma esiste un certo rammarico nel constatare come la limitazione dei guadagni condizioni la possibilità di effettuare ulteriori investimenti.

Vi è, poi, il problema della concorrenza.
È significativa soprattutto quella cinese. Noi, come già accennato, ci avvaliamo di maestranze locali. Nell’azienda Domegge, dove facciamo anche magazzino centrale e provvediamo alla vendita diretta, siamo in sei. Ma il prodotto realizzato ha un costo diverso rispetto a quello delle aziende che importano dalla Cina, riservandosi l’assemblaggio finale.

Giorgio Ciotti, torniamo un po’ indietro nel tempo.
Adesso, a sessantacinque anni, posso dire che i risultati raggiunti sono stati ottenuti grazie ad una visione lungimirante e anche, se mi è concesso, alle capacità e alla tenacia che ho sempre messo nel lavoro. Non ricordo di aver fatto, abitualmente, dei sabati di vacanza, a parte qualche breve periodo di riposo durante l’anno.
Aggiungo che è stato fondamentale il sostegno e l’aiuto della famiglia. Questo tengo a sottolinearlo. Tuttavia ho già detto a mia glia che col passare degli anni dovrò necessariamente ridurre il mio impegno. Con i ritmi attuali, purtroppo, non ho la mente libera per coltivare interessi diversi da quelli lavorativi. E questo mi dispiace.

Attualmente, come percepisce il territorio cadorino?
Ogni volta che mi dirigo verso Cortina mi viene un po’ di tristezza nel vedere tanti cartelli con la scritta “vendesi”, “affittasi”. E mi chiedo cosa sia possibile fare per migliorare la situazione. Credo che la prima risposta debba venir data da un miglioramento della viabilità, velocizzando i tempi di percorrenza ed eliminando le strozzature esistenti attualmente nei paesi. Ma sono anche convinto che lo sviluppo del Cadore vada inevitabilmente collegato all’avvicinamento a Cortina. Ad un crescente coinvolgimento con questa straordinaria realtà internazionale.

 

Articolo tratto da IL CADORE n.6-2018


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Author: Orsola1

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