Auser: vent’anni di volontariato. Quale futuro?

“Il volontariato non deve mai sostituire lo Stato. Deve collaborare con le istituzioni pubbliche ma non deve prendere il loro posto”.

Franco Piacentini dell’Auser di Feltre ha caratterizzato con questo postulato il suo intervento in occasione della conferenza per i 20 anni di attività del Circolo Auser di Pieve di Cadore. Il tema dell’incontro era posto dall’interrogativo: Quale futuro per il volontariato? Piacentini ha messo in evidenza le deficienze dei servizi esistenti nella Ulss 1 Dolomiti, dove se non ci fossero i volontari i servizi di assistenza sarebbero quasi inesistenti.

“Il volontariato – ha proseguito Piacentin – è nato per affiancare il lavoro dello Stato, non per sostituirlo. E invece, in questi ultimi tempi, vuoi per mancanza di finanziamenti, vuoi per mal funzionamento delle istituzioni, molto spesso i volontari si trovano a subentrare all’Ulss, ai Comuni, alla Regione, allo Stato. Eppure, secondo la Carta costituzionale dovrebbero essere loro a gestire i servizi, non i volontari”.

L’incontro, svoltosi in Magnifica Comunità alla presenza di molti dirigenti delle associazioni di volontariato operanti in Cadore, è stato aperto dal presidente Giovanni Monico, che ha sintetizzato la storia del Circolo di Pieve che presiede da sette anni.

Ha anche ringraziato con forza i volontari in servizio e tutti quelli che in questi 20 anni hanno fatto parte dell’organizzazione. “A tutti – ha detto – rivolgo un grande grazie perché la disponibilità è stata ed è tanta. Nessuno ha mai fatto problema nel doversi alzare anche alle cinque del mattino per essere all’ospedale di Belluno alle sette per accompagnare anziani o disabili bisognosi di esami o visite. E questo la dice lunga sul piano della vera disponibilità a mettersi a servizio”.

E a proposito di orari viene spontaneo chiedersi: per quale motivo un anziano del Comelico per una visita medica o per un prelievo per analisi deve trovarsi all’ospedale di Belluno alle 7,30 o alle 8 del mattino? Come farebbe ad arrivare se non ci fossero i servizi gestiti dai volontari, come quelli dell’Auser, dell’Ada o di altre associazioni che si sacrificano?

“Si tratta di interrogativi – ha risposto il presidente dell’Auser di Pieve Giovanni Monico – ai quali si risponde criticamente con la constatazione che svuotando l’Ospedale di Pieve si costringono le persone a spostarsi dal Cadore all’Ospedale di Belluno dove sono stati concentrati molti servizi alla persona. E si sa che lo spostamento ad oltre 40-50 chilometri di distanza, ad una certa età è faticoso e problematico. Lo diventa ancora di più se gli appuntamenti per le visite e i prelievi devono essere fatti alle prime ore del mattino”.

Il Circolo Auser di Pieve è stato costituito quando era sindaco Roberto Granzotto che ha rivissuto con emozione quegli anni e ha ricordato che uno dei promotori è stato suo padre Giorgio.

Sono poi intervenuti Gianluca Corsetti, vicepresidente del Csv – Comitato d’Intesa di Belluno che ha parlato della riforma del terzo settore e Gianluigi Della Giacoma, segretario generale Fp-Cgil Belluno che ha illustrato la riorganizzazione delle Ulss alla luce del piano socio-sanitario Veneto e dei rischi per la tenuta dei servizi nei territori marginali com’è il Cadore.

 

Articolo tratto da IL CADORE n.6-2018


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Author: Orsola1

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