Fusione dei comuni: il Cadore cosa sta aspettando?

Fondersi conviene? A guardare i numeri pare proprio di sì. Perché messi da parte i campanilismi, ci sono i soldi. E tanti! 

NuovoCadore da sempre approva e sostiene tale soluzione, affrontando l’argomento periodicamente negli anni: nel 2015 abbiamo anche lanciato un sondaggio online, che ha coinvolto diversi sindaci e amministratori locali del Cadore, tutti favorevoli alla fusione. Anche alcune liste civiche del territorio, negli anni scorsi, hanno promosso questa “opzione” in campagna elettorale, senza però poi muoversi in alcun modo per concretizzarla una volta elette (a partire da quella che attualmente è in carica a Pieve di Cadore). 

I nostri comuni sono sempre più piccoli e contano sempre meno a livello politico in Provincia e in Regione: secondo noi, l’unica possibilità per un rilancio reale del Cadore, è la fusione dei comuni (uno unico oppure tre grandi comuni, Val Comelico, Centro Cadore e Val Boite). I dati seguenti sono emblematici e non lasciano spazio ad altre conclusioni. 

Le fusioni di Comuni approvate in Veneto hanno finora beneficiato di importanti incentivi: tra il 2014 e il 2020, sono arrivati oltre 31 milioni di euro di contributi dallo Stato. Di questi, oltre 21 milioni hanno raggiunto il Bellunese (21.074.557 euro, per l’esattezza). Mica male. Soprattutto perché si tratta di risorse a disposizione dei servizi comunali e del territorio.

A livello pro capite il Comune che se la passa meglio è Val di Zoldo: 231 euro per anno per abitante di contributi fusione. In tutto, dal matrimonio tra Forno e Zoldo Alto sono arrivati 2,8 milioni di euro. Se si parla di cifre tout court, il primato Veneto spetta a Longarone, dove la fusione con Castellavazzo ha portato in sei anni 6,4 milioni di euro (mediamente 914mila euro all’anno). Ma anche Alpago non può lamentarsi: 4,7 milioni di euro in pochi anni, vale a dire 1,2 milioni di media all’anno (e 174 euro pro capite agli alpagoti).

Risorse che prima della fusione non erano neanche pensabili. Poi è vero: dipende da come i Comuni le utilizzano. Ma resta la domanda: dove i referendum sono andati falliti (Canale-Falcade, per esempio; o Chies-Tambre) erano state spiegate certe cifre ai cittadini? A Borgo Valbelluna, altro esempio, il referendum ha avuto successo, ma è stato largamente contestato post-urne. I dati però dicono che il nuovo Comune della Sinistra Piave ha già raccolto 4 milioni di euro di contributi statali. E Quero-Vas, uno dei primi esempi di fusione al bellunese, conta su 3,1 milioni di euro.

A questo punto ci domandiamo e domandiamo soprattutto ai politici locali: il Cadore cosa sta aspettando? 

Fonte dati: Newsinquota

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Author: admin

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