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Visualizza Versione Completa : Il caso dei 2 Marò in India



ecko
06-03-2012, 04:00 PM
Ecco cosa penso:
l'unica cosa certa in quella faccenda è che 2 innocui pescatori indiani sono MORTI, tutto il resto è da VERIFICARE. Se i 2 militari italiani sono INNOCENTI è giusto che tornino a casa, ma se sono COLPEVOLI significa che sono degli ASSASSINI ed è giusto che scontino la loro pena (cosa che in Italia in questi casi non succede MAI).

http://www.liberoquotidiano.it/upload/thumbfalsecut1330976208529_475_280.jpg

marcodf
06-03-2012, 05:01 PM
Sono d'accordo, non capisco che senso abbia la solidarietà a priori.

blacksheep
06-03-2012, 06:46 PM
E dal telegiornale: "Tutta l'Italia è con voi". Ebbene NO! io non provo nessuna solidarietà. La dovrei provare solo perchè sono italiani? Non c'è alcuna certezza che non siano degli assassini quindi come si può affermare frasi del genere?? Prima di tutto bisogna processarli. Fino a quel momento trovo questa "solidarietà" di una gravità clamorosa!!

Stone Nihilist
06-03-2012, 07:45 PM
E, tra l'altro, se fossero innocenti ma inglesi, russi o cecoslovacchi non sarei meno "solidale" nei loro confronti.

ecko
03-01-2013, 05:27 PM
Riporto di seguito, per intero, un interessante articolo sulla questione dei 2 marò. E' un po' lungo ma va letto! E' corredato da numerosi link che permettono di risalire alle fonti utilizzate ed è il più completo scritto sinora sull'argomento.

Invito alla lettura anche e soprattutto gli amministratori dei comuni di Pieve e Calalzo di Cadore, che hanno avuto il coraggio di aderire alla vergognosa "campagna di solidarietà nazionale" (http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/02/29/news/pieve-e-calalzo-solidali-con-i-due-maro-del-s-marco-1.3239086) voluta e promossa da alcuni politici nostrani.

Sarei curioso di sapere se confermerebbero la loro solidarietà dopo aver letto questo articolo.


I «due marò»: quello che i media (e i politici) italiani non vi hanno detto

di Matteo Miavaldi*

Il 22 dicembre scorso Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò arrestati in Kerala quasi 11 mesi fa per l’omicidio di due pescatori indiani, erano in volo verso Ciampino grazie ad un permesso speciale accordato dalle autorità indiane. L’aereo non era ancora atterrato su suolo italiano che già i motori della propaganda sciovinista nostrana giravano a pieno regime, in fibrillazione per il ritorno a casa dei «nostri ragazzi”, promossi in meno di un anno al grado di eroi della patria.
La vicenda dell’Enrica Lexie, la petroliera italiana sulla quale i due militari del battaglione San Marco erano in servizio anti-pirateria, ha calcato insistentemente le pagine dei giornali italiani e occupato saltuariamente i telegiornali nazionali.
E a seguirla da qui, in un villaggio a tre ore da Calcutta, la narrazione dell’incidente diplomatico tra Italia e India iniziato a metà febbraio è stata – andiamo di eufemismi – parziale e unilaterale, piegata a una ricostruzione dei fatti distante non solo dalla realtà ma, a tratti, anche dalla verosimiglianza.

In un articolo (http://www.china-files.com/it/link/23029/india-il-caso-enrica-lexie) pubblicato l’11 novembre scorso su China Files ho ricostruito il caso Enrica Lexie sfatando una serie di fandonie che una parte consistente dell’opinione pubblica italiana reputa verità assolute, prove della malafede indiana e tasselli del complotto indiano. Riprendo da lì il sunto dei fatti.

E’ il 15 febbraio 2012 e la petroliera italiana Enrica Lexie viaggia al largo della costa del Kerala, India sud occidentale, in rotta verso l’Egitto. A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco col compito di proteggere l’imbarcazione dagli assalti dei pirati, un rischio concreto lungo la rotta che passa per le acque della Somalia. Poco lontano, il peschereccio indiano St. Antony trasporta 11 persone.
Intorno alle 16:30 locali si verifica l’incidente: l’Enrica Lexie è convinta di essere sotto un attacco pirata, i marò sparano contro la St. Antony ed uccidono Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni), due membri dell’equipaggio.
La St. Antony riporta l’incidente alla guardia costiera del distretto di Kollam che subito contatta via radio l’Enrica Lexie, chiedendo se fosse stata coinvolta in un attacco pirata. Dall’Enrica Lexie confermano e viene chiesto loro di attraccare al porto di Kochi.
La Marina Italiana ordina ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, non dell’Esercito – asseconda invece le richieste delle autorità indiane.
La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene effettuata l’autopsia. Il 17 mattina vengono entrambi sepolti.
Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte di Kollam dispone che i due militari siano tenuti in custodia presso una guesthouse della CISF (Central Industrial Security Force, il corpo di polizia indiano dedito alla protezione di infrastrutture industriali e potenziali obiettivi terroristici) invece che in un normale centro di detenzione.

Questi i fatti nudi e crudi. Da quel momento è partita una vergognosa campagna agiografica fascistoide, portata avanti in particolare da Il Giornale, quotidiano che, citando un’amica, «mi vergognerei di leggere anche se fossi di destra».
Che Il Giornale si sia lanciato in questa missione non stupisce, per almeno due motivi:

1) La fidelizzazione dei suoi (e)lettori passa obbligatoriamente per l’esaltazione acritica delle nostre – stavolta sì, nostre – forze armate, impegnate a «difendere la patria e rappresentare l’Italia nel mondo» anche quando, sotto contratto con armatori privati, prestano i loro servizi a difesa di interessi privati.
Anomalia, quest’ultima, per la quale dobbiamo ringraziare l’ex governo Berlusconi e in particolare l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, che nell’agosto 2011 ha legalizzato la presenza di militari a difesa di imbarcazioni private (http://it.wikipedia.org/wiki/Nuclei_militari_di_protezione). In teoria la legge prevede l’uso dell’esercito o di milizie private, senonché le regole di ingaggio di queste ultime sono ancora da ultimare, lasciando il monopolio all’Esercito italiano. Ma questa è – parzialmente – un’altra storia.

2) Il secondo motivo ha a che fare col governo Monti, per il quale il caso dei due marò ha rappresentato il primo grosso banco di prova davanti alla comunità internazionale, escludendo la missione impossibile di cancellare il ricordo dell’abbronzatura di Obama, della culona inchiavabile, letto di Putin, della nipote di Mubarak, dell’harem libico nel centro di Roma e tutto il resto del repertorio degli ultimi 20 anni.
Troppo presto per togliere l’appoggio a Monti per questioni interne, da marzo in poi Latorre e Girone sono stati l’occasione provvidenziale per attaccare l’esecutivo dei tecnici, mantenendo vivo il rapporto con un elettorato che tra poco sarà di nuovo chiamato alle urne. E’ il tritacarne elettorale preannunciato da Emanuele Giordana (http://www.google.co.in/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&ved=0CEAQFjAB&url=http%3A%2F%2Femgiordana.blogspot.com%2F2012%2F 12%2Fi-maro-e-il-tritacarne-elettorale.html&ei=LPXjUOOhCcrXrQeR54GoDg&usg=AFQjCNHiulI3oVstma20CLkzihwhdpnycQ&sig2=gLoYLP551LemmAIxJCd2BA&bvm=bv.1355534169,d.bmk) al quale i due marò, dopo la visita ufficiale al Quirinale del 22 dicembre, sono riusciti a sottrarsi chiudendosi letteralmente nelle loro case fino al 10 gennaio quando, secondo i patti, torneranno in Kerala in attesa del giudizio della Corte Suprema di Delhi.

Qualche esempio di strumentalizzazione?
Margherita Boniver, senatrice Pdl, il 19 dicembre riesce finalmente a fare notizia offrendosi come ostaggio (http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Caso-Maro-posticipata-a-domani-decisione-su-licenza-per-Natale_314006246141.html) per permettere a Latorre e Girone di tornare in Italia per Natale.
Ignazio La Russa, Pdl, il 21 dicembre annuncia di voler candidare i due marò nelle liste del suo nuovo partito Fratelli d’Italia (sic!).
L’escamotage, che serve a blindare i due militari entro i confini italiani, è rimandato al mittente dagli stessi Latorre e Girone, irremovibili nel mantenere la parola data alle autorità indiane.

LA QUERELLE SULLA POSIZIONE DELLA NAVE E UNA CURIOSA “CONTROPERIZIA”
La prima tesi portata avanti maldestramente dalla diplomazia italiana, puntellata dagli organi d’informazione, sosteneva che l’Enrica Lexie si trovasse in acque internazionali e, di conseguenza, la giurisdizione dovesse essere italiana. Ma le cose pare siano andate diversamente.
Il governo italiano ha sostenuto che l’Enrica Lexie si trovasse a 33 miglia nautiche dalla costa del Kerala, ovvero in acque internazionali, il che avrebbe dato diritto ai due marò ad un processo in Italia. La tesi è stata sviluppata basandosi sulle dichiarazioni dei marò e su non meglio specificate «rilevazioni satellitari”.
Secondo l’accusa indiana l’incidente si era invece verificato entro il limite delle acque nazionali: Girone e Latorre dovevano essere processati in India.

Nonostante la confusione causata dal campanilismo della stampa indiana ed italiana, la posizione della Enrica Lexie non è più un mistero ed è ufficialmente da considerare valida la perizia indiana.
La squadra d’investigazione speciale che si è occupata del caso lo scorso 18 maggio ha depositato presso il tribunale di Kollam l’elenco dei dati a sostegno dell’accusa di omicidio, citando i risultati dell’esame balistico (http://www.telegraphindia.com/1120519/jsp/nation/story_15505891.jsp#.UOP_ybZR8y5) e la posizione della petroliera italiana durante la sparatoria (http://www.thehindu.com/news/national/article3469466.ece).
Secondo i dati recuperati dal GPS della petroliera italiana e le immagini satellitari raccolte dal Maritime Rescue Center di Mumbai, l’Enrica Lexie si trovava a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala, nella cosiddetta «zona contigua».
Il diritto marittimo internazionale considera «zona contigua (http://en.wikipedia.org/wiki/Territorial_waters#Contiguous_zone)» il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione.

A contrastare la versione ufficiale delle autorità indiane – che, ricordiamo, è stata accettata anche dai legali dei due marò e sarà la base sulla quale la Corte suprema indiana si pronuncerà – è apparsa in rete la ricca controperizia dell’ingegner Luigi di Stefano (http://www.seeninside.net/piracy/), già perito di parte civile per l’incidente di Ustica.
Di Stefano presenta una serie di dati ed analisi tecniche a supporto dell’innocenza dei due marò. Chi scrive non è esperto di balistica né perito legale – non è il mio mestiere – e davanti alla mole di dati sciorinati da Di Stefano rimane abbastanza impassibile. Tuttavia, è importante precisare che Di Stefano basa gran parte della sua controperizia su una porzione minima dei dati, quelli cioè divulgati alla stampa a poche settimane dall’incidente. Dati che, sappiamo ora, sono stati totalmente sbugiardati dalle rilevazioni satellitari del Maritime Rescue Center di Mumbai e dall’esame balistico effettuato dai periti indiani.
Nella perizia troviamo stralci di interviste tratti dal settimanale Oggi, fotogrammi ripresi da Youtube, fermi immagine di documenti mandati in onda da Tg1 e Tg2 (sui quali Di Stefano costruisce la sua teoria della falsificazione dei dati da parte della Marina indiana), altre foto estrapolate da un video della Bbc e una serie di complicatissimi calcoli vettoriali e simulazioni 3d.
Non si menziona mai, in tutta la perizia, nessuna fonte ufficiale dei tecnici indiani che, come abbiamo visto, hanno depositato in tribunale l’esito delle loro indagini il 18 maggio. Di Stefano aveva addirittura presentato il suo lavoro durante un convegno alla Camera dei deputati il 16 aprile, un mese prima che fossero disponibili i risultati delle perizie indiane!
In quell’occasione i Radicali hanno avanzato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Terzi (http://www.partitodirittimilitari.org/index.php?option=com_content&view=article&id=572:maro-pdm-notizie-di-stampa-non-sono-perizie-balistiche-o-atti-giudiziari-presentata-interrogazione-&catid=1:latest-news&Itemid=113), chiedendo sostanzialmente: «Ma se abbiamo mandato i nostri tecnici in India e loro non hanno detto nulla, perché dobbiamo stare a sentire Di Stefano?»
Il lavoro di Di Stefano, in definitiva, è viziato sin dal principio dall’analisi di dati clamorosamente incompleti, costruito su dichiarazioni inattendibili e animato dal buon vecchio sentimento di superiorità occidentale nei confronti del cosiddetto Terzo mondo.
Se qualcuno ancora oggi ritiene che una simile perizia artigianale sia più attendibile di quella ufficiale indiana, cercare di spiegare perché non lo è potrebbe essere un inutile dispendio di energie.

UNGHIE SUI VETRI: «NON SONO STATI LORO A SPARARE!»
Altra tesi particolarmente in voga: non sono stati i marò a sparare, c’era un’altra nave di pirati nelle vicinanze, sono stati loro.
Nel rapporto consegnato in un primo momento dai membri dell’equipaggio dell’Enrica Lexie alle autorità indiane e italiane (entrambi i Paesi hanno aperto un’inchiesta) si specifica che Latorre e Girone hanno sparato tre raffiche in acqua, come da protocollo, man mano che l’imbarcazione sospetta si avvicinava all’Enrica Lexie. Gli indiani sostengono invece che i colpi erano stati esplosi con l’intenzione di uccidere, come si vede dai 16 fori di proiettile sulla St. Antony.
Il 28 febbraio il governo italiano chiede che al momento dell’analisi delle armi da fuoco siano presenti anche degli esperti italiani. La Corte di Kollam respinge la richiesta, accordando però che un team di italiani possa presenziare agli esami balistici condotti da tecnici indiani.
Gli esami confermano che a sparare contro la St. Antony furono due fucili Beretta (http://news.outlookindia.com/items.aspx?artid=762963) in dotazione ai marò, fatto supportato anche dalle dichiarazioni degli altri militari italiani e dei membri dell’equipaggio a bordo sia dell’Enrica Lexie che della St. Antony.
Staffan De Mistura, sottosegretario agli Esteri italiano, il 18 maggio ha dichiarato alla stampa indiana (http://www.thehindu.com/news/national/article3432721.ece): «La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo. I nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo».
I più cocciuti, pur davanti all’ammissione di colpa di De Mistura, citano ora il mistero della Olympic Flair, una nave mercantile greca attaccata dai pirati il 15 febbraio, sempre al largo delle coste del Kerala. La notizia, curiosamente, è stata pubblicata esclusivamente dalla stampa italiana, citando un comunicato della Camera di commercio internazionale inviato alla Marina militare italiana. Il 21 febbraio la Marina mercantile greca ha categoricamente escluso qualsiasi attacco subito dalla Olympic Flair (http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/shippingecantieri/2012/02/21/visualizza_new.html_102290099.html).

A questo punto possiamo tranquillamente sostenere che:
1) l’Enrica Lexie non si trovava in acque internazionali;
2) i due marò hanno sparato.
Sono due fatti supportati da prove consistenti e accettati anche dalla difesa italiana, che ora attende la sentenza della Corte suprema circa la giurisdizione.

Secondo la legge italiana ed i suoi protocolli extraterritoriali, in accordo con le risoluzioni dell’Onu che regolano la lotta alla pirateria internazionale, i marò a bordo della Enrica Lexie devono essere considerati personale militare in servizio su territorio italiano (la petroliera batteva bandiera italiana) e dovrebbero godere quindi dell’immunità giurisdizionale nei confronti di altri Stati.
La legge indiana dice invece che qualsiasi crimine commesso contro un cittadino indiano su una nave indiana – come la St. Antony – deve essere giudicato in territorio indiano, anche qualora gli accusati si fossero trovati in acque internazionali.
A livello internazionale vige la Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation (http://www1.umn.edu/humanrts/instree/maritime-navigation-safety.html) (SUA Convention), adottata dall’International Maritime Organization (Imo) nel 1988, che a seconda delle interpretazioni, indicano gli esperti, potrebbe dare ragione sia all’Italia sia all’India.
La sentenza della Corte Suprema di New Delhi, prevista per l’8 novembre ma rimandata nuovamente a data da destinarsi, dovrebbe appunto regolare questa ambiguità, segnando un precedente legale per tutti i casi analoghi che dovessero verificarsi in futuro.
Il caso dei due marò, che dal mese di giugno sono in regime di libertà condizionata e non possono lasciare il Paese prima della sentenza, sarà una pietra miliare del diritto marittimo internazionale.

IMPRECISIONI, DIMENTICANZE, SAGRESTIE E ROMBI DI MOTORI
In oltre 10 mesi di copertura mediatica, la cronaca a macchie di leopardo di gran parte della stampa nazionale ha omesso dettagli significativi sul regime di detenzione dei marò, si è persa per strada alcuni passaggi della diplomazia italiana in India e ha glissato su una serie di comportamenti “al limite della legalità” che hanno contraddistinto gli sforzi ufficiali per «riportare a casa i nostri marò». In un altro articolo (http://www.china-files.com/it/link/23034/india-quello-che-non-vi-hanno-detto-sul-caso-enrica-lexie) pubblicato su China Files il 7 novembre, avevo collezionato le mancanze più eclatanti. Riprendo qui quell’esposizione.

Descritti come «prigionieri di guerra in terra straniera» o militari italiani «dietro le sbarre», Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in realtà non hanno speso un solo giorno nelle famigerate carceri indiane.
I due militari del Reggimento San Marco, in libertà condizionata dal mese di giugno, come scrive Paolo Cagnan su L’Espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/per-i-maro-la-prigionia-e-doro/2193988), in India sono trattati col massimo riguardo e, in oltre otto mesi, non hanno passato un solo giorno nelle famigerate celle indiane, alloggiando sempre in guesthouse o hotel di lusso con tanto di tv satellitare e cibo italiano in tavola. Tecnicamente, «dietro le sbarre» non ci sono stati mai.
Un trattamento di lusso accordato fin dall’inizio dalle autorità indiane che, come ricordava Carola Lorea su China Files (http://www.china-files.com/it/link/15066/india-non-perdonate-litalia-fino-alle-elezioni) il 23 febbraio, si sono assicurate che il soggiorno dei marò fosse il meno doloroso possibile:

«I due marò del Battaglione San Marco sospettati di aver erroneamente sparato a due pescatori disarmati al largo delle coste del Kerala, sono alloggiati presso il confortevole CISF Guest House di Cochin per meglio godere delle bellezze cittadine.
Secondo l’intervista rilasciata da un alto funzionario della polizia indiana al Times of India, i due sfortunati membri della marina militare italiana sarebbero trattati con grande rispetto e con tutti gli onori di casa, seppure accusati di omicidio.
La diplomazia italiana avrebbe infatti fornito alla polizia locale una lista di pietanze italiane da recapitare all’hotel per il periodo di fermo: pizza, pane, cappuccino e succhi di frutta fanno parte del menu finanziato dalla polizia regionale. Il danno e la beffa.»

Intanto, l’Italia cercava in ogni modo di evitare la sentenza dei giudici indiani, ricorrendo anche all’intercessione della Chiesa. Alcune iniziative discutibili portate avanti dalla diplomazia italiana, o da chi ne ha fatto tristemente le veci, hanno innervosito molto l’opinione pubblica indiana. Due di queste sono direttamente imputabili alle istituzioni italiane.

In primis, aver coinvolto il prelato cattolico locale nella mediazione con le famiglie delle due vittime, entrambe di fede cattolica. Il sottosegretario agli Esteri De Mistura si è più volte consultato con cardinali ed arcivescovi della Chiesa cattolica siro-malabarese, nel tentativo di aprire anche un canale “spirituale” con i parenti di Ajesh Pinky e Selestian Valentine, i due pescatori morti il pomeriggio del 15 febbraio.
L’ingerenza della Chiesa di Roma non è stata apprezzata dalla comunità locale che, secondo il quotidiano Tehelka, ha accusato i ministri della fede di «immischiarsi in un caso penale», convincendoli a dismettere il loro ruolo di mediatori.

Il 24 aprile, inoltre, il governo italiano e i legali dei parenti delle vittime hanno raggiunto un accordo economico extra-giudiziario. O meglio, secondo il ministro della Difesa Di Paola si è trattato di «una donazione», di «un atto di generosità slegato dal processo».
Alle due famiglie, col consenso dell’Alta Corte del Kerala, vanno 10 milioni di rupie ciascuna, in totale quasi 300mila euro. Dopo la firma, entrambe le famiglie hanno ritirato la propria denuncia contro Latorre e Girone, lasciando solo lo Stato del Kerala dalla parte dell’accusa.
Raccontata dalla stampa italiana come un’azione caritatevole, la transazione economica è stata interpretata in India non solo come un’implicita ammissione di colpa, ma come un tentativo, nemmeno troppo velato, di comprarsi il silenzio delle famiglie dei pescatori.
Tanto che il 30 aprile la Corte Suprema di Delhi ha criticato la scelta (http://indiatoday.intoday.in/story/fishermen-killing-supreme-court-pact-with-italy-government/1/186749.html) del tribunale del Kerala di avallare un simile accordo tra le parti, dichiarando che la vicenda «va contro il sistema legale indiano, è inammissibile.»

Ma il vero capolavoro di sciovinismo è arrivato lo scorso mese di ottobre durante il Gran Premio di Formula 1 in India. In un’inedita liaison governo-Il Giornale-Ferrari, in poco più di una settimana l’Italia è riuscita a far tornare in prima pagina il non-caso dei marò che in India, dopo 8 mesi dall’incidente, era stato ampiamente relegato nel dimenticatoio mediatico.
Rispondendo all’appello de Il Giornale ed alle «migliaia di lettere» che i lettori hanno inviato alla redazione del direttore Sallusti, la Ferrari ha accettato di correre il gran premio indiano di Greater Noida mostrando in bella vista sulle monoposto la bandiera della Marina Militare Italiana. Il primo comunicato ufficiale di Maranello recitava:

«[…] La Ferrari vuole così rendere omaggio a una delle migliori eccellenze del nostro Paese auspicando anche che le autorità indiane e italiane trovino presto una soluzione per la vicenda che vede coinvolti i due militari della Marina Italiana.»

La replica seccata del Ministero degli Esteri indiano non si fa attendere: «Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di quella natura significa non essere coerenti con lo spirito sportivo.»

Pur avendo incassato il plauso del ministro degli Esteri Terzi, che su Twitter ha gioito dell’iniziativa che «testimonia il sostegno di tutto il Paese ai nostri marò», la Scuderia Ferrari opta per un secondo comunicato. Sfidando ogni logica e l’intelligenza di italiani ed indiani, l’ufficio stampa della casa automobilistica specifica che esporre la bandiera della Marina «non ha e non vuole avere alcuna valenza politica.»

In mezzo al tira e molla di una strategia diplomatica improvvisata, così impegnata a non scontentare l’Italia più sciovinista al punto da appoggiare la pessima operazione d’immagine del duo Maranello-Il Giornale, accolta in India da polemiche (http://forbesindia.com/blog/life/ferrari-vai-a-casa/) ampiamente giustificabili, il racconto dei marò – precedentemente «dietro le sbarre» - è continuato imperterrito con toni a metà tra un romanzo di Dickens e una sagra di paese.
Il Giornale, ad esempio, esaltando la vittoria morale dell’endorsement Ferrari, confida ai propri lettori che

«i famigliari di Massimiliano Latorre, tutti con una piccola coccarda di colore giallo e il simbolo della Marina Militare al centro appuntata sugli abiti, hanno pensato di portare a Massimiliano e a Salvatore alcuni tipici prodotti locali della Puglia: dalle focacce ai dolci d’Altamura per proseguire poi con le orecchiette, le friselle di grano duro.»

L’operazione, qui in India, ha raggiunto esclusivamente un obiettivo: far inviperire ancora di più le schiere di fanatici nazionalisti indiani sparse in tutto il Paese.
Ma è lecito pensare che la mossa mediatica, ancora una volta, non sia stata messa a punto per il bene di Latorre e Girone, bensì per strizzare l’occhiolino a quell’Italia abbruttita dalla provincialità imposta dai propri politici di riferimento, maltrattata da un’informazione colpevolmente parziale che da tempo ha smesso di “informare” preferendo istruire, depistare, ammansire e rintuzzare gli istinti peggiori di una popolazione alla quale si rifiuta di dare gli strumenti e i dati per provare a capire e pensare con la propria testa.

PARLARE A CHI SI TAPPA LE ORECCHIE
In questi mesi, quando provavamo a raccontare la storia dei marò facendo due passi indietro e includendo doverosamente anche le fonti indiane, ci sono piovuti addosso decine di insulti. Quando citavamo fonti dai giornali indiani, ci accusavano di essere «come un fogliaccio del Kerala»; quando abbiamo provato a spiegare il problema della giurisdizione, ci hanno risposto «L’India è un paese di pezzenti appena meno pezzenti di prima che cerca di accreditarsi come potenza, ma sempre pezzenti restano. E un pezzente che con i soldi diventa arrogante. Da nuclearizzare!»; quando abbiamo cercato di smentire le falsità pubblicate in Italia (come la memorabile bufala (http://www.china-files.com/it/link/17054/india-latorre-eroe-in-india-e-una-bufala) di Latorre che salva un fotografo fermando una macchina con le mani e si guadagna le copertine indiane come “Eroe”) ci hanno dato degli anti-italiani, augurandoci di andare a vivere in India e vedere se là stavamo meglio. Ignorando il fatto che, a differenza di molti, noi in India ci abitiamo davvero.

Quando tutta questa vicenda verrà archiviata e i marò saranno sottoposti a un giusto processo – in Italia o in India, speriamo che sia giusto – sarà bene ricordarci come non fare del cattivo giornalismo, come non condurre un confronto diplomatico con una potenza mondiale e, soprattutto, come non strumentalizzare le nostre forze armate per fini politici. Una cosa della quale, anche se fossi di destra, mi sarei vergognato.

fonte: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10639

*Miavaldi vive in Bengala ed è caporedattore per l'India del sito China Files (http://www.china-files.com/index.php), specializzato in notizie dal continente asiatico

http://www.nuovocadore.it/forum/attachment.php?attachmentid=661&stc=1&d=1357226733

ecko
04-01-2013, 10:52 AM
Ieri ho pubblicato il link a questo articolo su facebook, invitando alla lettura e taggando Roberto Granzotto (assessore del comune di Pieve di Cadore) e Paolo Andreola (consigliere comunale del comune di Calalzo di Cadore).

Riporto di seguito lo scambio di messaggi pubblici che c'è stato finora tra il sottoscritto e Granzotto, per completezza di informazioni:

Roberto Granzotto scrive:

A chi mi chiede stupito per quale motivo appoggio l'iniziativa per riportare in Patria i nostri MARÓ, dico che mi è più che sufficiente sapere che in India vige, per alcuni reati, la pena di morte ed io sono da sempre contrario alla pena di morte. Poco mi interessa partecipare alla gara delle sentenze emesse da grandi soloni e sapienti saccenti: lascio le sentenze ai tribunali, ma non voglio che italiani rischino la pena di morte!!! Non sono al momento colpevoli nè tantomeno eroi, ma italiani che rischiano la pena di morte. Sacco e Vanzetti docet!!!

Io rispondo:

"Sebbene l’India non abbia ancora abolito la pena di morte, vi ricorre estremamente di rado. Nel 21° secolo solo 2 persone sono state giustiziate in India – due di troppo, non c'è dubbio, ma è giusto dare alle cose la loro giusta proporzione. Gli Stati Uniti con un quarto degli abitanti dell’India hanno applicato la pena di morte 43 volte soltanto nel 2012.
La pena di morte non viene applicata a casi come quello dei due marò, ma solo a delitti particolarmente efferati; quest’anno è stato impiccato il fondamentalista pakistano Mohammed Ajmal Amir Kasab, accusato di aver compiuto l’attentato terroristico del 2008 a Mumbai in cui morirono oltre 150 innocenti. L’altro impiccato post-2000 aveva, secondo l’accusa, stuprato e ucciso una ragazzina minorenne. Considerato il trattamento di favore di cui hanno goduto finora Girone e Latorre, è del tutto inverosimile credere che possano essere condannati a morte per un omicidio colposo. Questa bufala dei “marò che rischiano la morte” fa parte dell’apparato propagandistico nazionalista." Vediamo cosa t'inventi adesso Roberto, "furbacchione" che non sei altro :biggrin2:

Roberto Granzotto risponde:

Dati forniti da NESSUNO TOCCHI CAINO: pena di morte in India prevista per il reato di omicidio, ultima esecuzione avvenuta il 21.11.2012, pene di morte comminate 75, reclusi nel braccio della morte 477 fino a 15 gg fa. Lo Stato dell'India è considerato tra i peggiori da NESSUNO TOCCHI CAINO. Questi sono dati aggiornati a pochi giorni or sono e giornalisticamente direi che sono facilmente reperibili da chiunque. Anche in Italia esiste l'ergastolo e viene quasi sempre commutato ma quasi nessuno lo sconta, questo significa che non si rischia l'ergastolo? Esiste e lo si rischia e non si ha la certezza di scontarlo o di evitarlo. Qui qualcuno tenta di spacciare ciò che è certo (esistenza della pena di morte) con le probabilità che si verifichi o venga applicato e quindi mi si conferma che la questione dei Maró viene bellamente strumentalizzata e ideologizzata furbescamente. Io sto con NESSUNO TOCCHI CAINO che considera l'India un Paese al pari degli USA sulla questione della pena di morte. Io non ho inventato nulla, mi sono informato e mi fermo alle norme, le probabilità rientrano nel campo della statistica per cui non mi interessa sapere quante probabilità hanno i Maró di essere condannati a morte, mi basta sapere che ne hanno anche solo una e mi è più che sufficiente!! ALZIAMO LA VOCE CONTRO LA PENA DI MORTE!!! L'India dopo sette anni senza applicazione della pena di morte l'ha applicata quaranta giorni fa !!!!!!! Invenzioni? Dati di fatto!!!

Io rispondo:

L'esecuzione del 21.11.2012 è quella che avevo già riportato anch'io qui sopra, ovvero di Mohammed Ajmal Amir Kasab, autore dell’attentato terroristico del 2008 a Mumbai in cui morirono oltre 150 persone. Prima di questa, e secondo i dati di NESSUNO TOCCHI CAINO (visto che sei particolarmente affezionato), "l’India non ha eseguito condanne a morte per 7 anni consecutivi".
Se i 2 Marò avessero anche la minima possibilità di essere condannati alla pena di morte, di certo non li avrebbero lasciati tornare a casetta per le vacanze di Natale. E questo non lo dico io ma i diplomatici e gli analisti internazionali che seguono il caso. Io per primo sono assolutamente contrario alla pena di morte, ci mancherebbe altro, ma non è questo il punto. I commenti come i tuoi sono la palese conferma che la questione dei Marò viene "bellamente strumentalizzata e ideologizzata furbescamente": si perchè, prima li difendevate per il discorso delle acque internazionali (ora smascherato), poi sul dubbio che fossero effettivamente loro ad aver sparato (ora smascherato) e adesso, che non vi resta altro, sulla pena di morte. Riporto nuovamente e anche qui l'articolo più completo sul caso che sia mai stato scritto, e che molto probabilmente tu non ti sei neanche letto per intero, visto il modo con cui continui a difenderli arrampicandoti sugli specchi: http://goo.gl/SG0lk
Bene che esistono i social network e il web, così che la gente possa leggere, informarsi, farsi una propria idea lontana dalle fandonie dei mass media e soprattutto, che possa imparare a conoscere meglio i nostri amministratori locali e i loro comportamenti!!!

p.s. Non so davvero con quale coraggio tu possa citare Sacco e Vanzetti nell'episodio dei 2 Marò. Lo trovo VERGOGNOSO. Allora o non conosci bene la storia dei 2 EROI uccisi in America, o non conosci a sufficienza quella dei 2 mercenari accusati di omicidio in India. Perché, caro Roberto, se conosci le 2 storie e pensi di poter fare anche il più lontano paragone, è una cosa DEPLOREVOLE e va ben aldilà della strumentalizzazione.

Roberto Granzotto risponde:

Di vergognoso ci sono solo i tuoi toni e ti saluto chiudendo la solita polemica con chi manca di rispetto su terreno d'altri. Hai il tuo blog perciò scriverai li le tue convinzioni lasciando democraticamente, come ho fatto io senza invadere il tuo campo, gli altri discutere sui loro profili. Non gradisco polemizzare oltre i toni sul mio profilo. Grazie

Io rispondo:

Classico e comodo: quando non sai più come argomentare le tue risposte (ovvero "non sai più che pesci pigliare"), ti attacchi ai toni, ai modi, al linguaggio. Ormai ti conosco bene e ti stanno imparando a conoscere sempre più persone. Contento tu...

blacksheep
04-01-2013, 04:52 PM
Mi piacerebbe sapere anche a me i vari sindaci & co (che tuttora difendono i 2 marò) se dopo aver letto "la verità" sono ancora dello stesso parere.
Mi schifa sapere come il governo italiano si sta comportando e "comprando" le famiglie indiane dei pescatori. Con i soldi si ottiene tutto purtroppo.
Ma sentirli nominare "eroi" è davvero una vergognosa follia!!!

ecko
06-01-2013, 11:14 AM
Ulteriori interessanti (e sconcertanti) sviluppi.
Sapete chi è la persona designata per la perizia difensiva volta a scagionare i due marò?


Luigi Di Stefano, autore di una perizia difensiva volta a scagionare i due marò, subito rilanciata dai maggiori media italiani e arrivata a essere illustrata in una conferenza presso la Camera dei Deputati il 16 aprile. Peccato che sia emerso come l’ingegnere non solo non è tale, ma è invece sicuramente un dirigente nazionale di CasaPound.

(...)

Luigi Di Stefano, che ha ammesso di non essere iscritto ad alcun Albo provinciale di ingegneri e di avere conseguito la laurea, che dichiara “un semplice vezzo”, alla Adam Smith University: ente para-universitario per l’apprendimento a distanza e non accreditato.


L'articolo completo qui: Marò italiani, spunta la perizia del finto ingegnere targato Casapound. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/05/maro-italiani-spunta-perizia-del-finto-ingegnere-targato-casapound/461924/)

N.B. ci sono pochi interventi in questo topic ed è comprensibile dal momento che l'argomento è delicato e per questo prender posizione o più semplicemente dire la propria non è facile. Ci tengo però a sottolineare che le LETTURE sono moltissime (oltre 500 in 48 ore) ed questo è l'importante... :icon_rambo:

Frisol
11-01-2013, 10:21 AM
ma dopo tutto questo e' possibile che sulla facciata del comune di Calalzo lo striscione dei maro sia ancora bello sventolante???? ribrezzo.

e Granzotto .....che delusione!

ecko
11-01-2013, 11:05 AM
ma dopo tutto questo e' possibile che sulla facciata del comune di Calalzo lo striscione dei maro sia ancora bello sventolante???? ribrezzo.

E' la stessa identica cosa che mi sono detto anch'io ieri sera, passando per la piazza di Calalzo.

blacksheep
11-01-2013, 11:09 AM
Io è da un po' che non passo davanti al comune di Calalzo....è veramente ancora esposto lo striscione dei marò??? E' davvero vergognoso. Sarebbe proprio da andare a voce e dire qualcosa al sindaco. Per lo meno speriamo legga questo forum...

ecko
18-01-2013, 05:58 PM
Nuovo scambio di "battute" con l'assessore del Comune di Pieve Roberto Granzotto, sul caso dei marò:

Lui oggi scrive

MARO' ITALIANI IN INDIA: la Corte Suprema Indiana ha stabilito che l'uccisione dei due pescatori indiani è avvenuta in acque internazionali. Per il diritto internazionale, quindi, i due marò italiani dovrebbero essere processati in Italia vigendo la giurisdizione italiana poichè erano in acque internazionali e a bordo di una nave italiana. TUTTI COLORO CHE RITENEVANO CHE DOVESSERO ESSERE PROCESSATI IN INDIA ora possono anche stare zitti in attesa che vi sia una un'0ulteriore pronunciamento dell'organo giudiziario competente e, con un po' di umiltà, ammettere che forse ciò che avevano dato con molta presunzione per certo, così certo non era, anzi per quanto riguarda la giurisdizione e il luogo del fatto, erano del tutto sbagliate. Ma dai sapienti non mi attendo bagni di umiltà: ora diranno che la Corte Suprema Indiana ha sbagliato o che è stata condizionata dalla diplomazia o che è una sentenza "politica". Berlusconi docet: gridare al complotto per nascondere i fatti!!

Io rispondo

Roberto, sono curioso di sapere quali sono le tue "fonti" e cosa ti da così tanta sicurezza nel continuare a diffondere certe notizie. Probabilmente fai l'inviato per qualche agenzia stampa e magari attualmente ti trovi in India, tutto può essere. O molto più probabilmente, ti fai imboccare (come la maggior parte degli italiani) da qualche TG mediaset o rai.
Riporto da wumingfoundation.com (sito che sta seguendo il caso con giornalisti indipendenti presenti sul posto): "Di quel che si è deciso in India sul processo ai due marò, i media italiani stanno fornendo resoconti frettolosi, parziali, raffazzonati o distorti, come sempre dall’inizio di questa vicenda. Chi continua ad abbeverarsi soltanto a quella fonte, non capirà nulla. Oggi in India non si è deciso NIENTE sulla giurisdizione del caso, e al tempo stesso MOLTO sul caso stesso. Leggendo i siti indiani:
- oggi si è deciso chi avrà la competenza per stabilire chi ha la giurisdizione. Ovvero, non spetta a un tribunale dello stato del Kerala decidere se Latorre e Girone vadano giudicati in Italia o in India. Questa decisione la prenderà una corte federale ad hoc del foro di New Delhi.
- la controversia sulla giurisdizione resta dunque aperta. La convenzione internazionale sulla soppressione delle azioni illegali in mare contiene ambiguità che potrebbero essere risolte a favore dell’Italia (se prevarrà una certa intepretazione di alcuni articoli) o a favore dell’India (se prevarrà una certa intepretazione di altri articoli). (...)"
Ciò che hai scritto quindi, per l'ENNESIMA volta, non è esatto. E ricorda che se c'è qualcuno qui che ha dato qualcosa per scontato, quello sei tu, non certo io. A me piacerebbe solo discuterne e confrontarsi, ma è difficile con chi ha già preso posizione in modo netto e ha difeso i 2 assassini (colposi) come eroi. Io non ho problemi a cambiare idea e opinione, solo gli STOLTI non lo fanno. Saluti.

blacksheep
18-01-2013, 06:29 PM
Le nostre fonti di informazione devono cambiare. I giornali e la maggior parte dei canali televisivi sono dannosi per il nostro sapere e divulgare a nostra volta.
Continuano a girare notizie fasulle e la verità è sempre a noi molto lontana.
Ringrazio Ecko che ha modo di informarsi come si deve.
Sta a noi adesso darsi una bella letta a quello che.....non ci vogliono far sapere!

ecko
19-01-2013, 06:00 PM
Roberto Granzotto, assessore del comune di Pieve di Cadore, ha "risolto" il dibattito col sottoscritto eliminandomi dai suoi contatti facebook. :00015029:
In questo modo non potrò più intervenire sulla sua bacheca, criticarlo o discutere.
Stessa "soluzione" adottata ai tempi (http://www.matteogracis.it/il-sindaco-de-carlo-mi-cancella-che-delusione/) dal sindaco di Calalzo De Carlo.

Eccoli qui i nostri baldi amministratori: usano i social network per sbandierare le loro imprese e vorrebbero solo consensi, lodi e approvazioni. Guai criticare, guai mettere in discussione il loro operato, guai chiedere un confronto.

Se sono questi i personaggi che dovrebbero risollevare le sorti del Cadore, si salvi chi può... :yuppi23jz:

ecko
11-03-2013, 07:11 PM
Da leggere… Criminali in vacanza (e poveracci in galera). Il caso dei due marò (http://www.agoravox.it/Criminali-in-vacanza-e-poveracci.html)

blacksheep
15-03-2013, 10:21 AM
Scandaloso...ora ci starebbe una manifestazione "riconsegnamo i marò alla giustizia indiana!" "sono per noi spese inammissibili". L'Italia si sta dimostrando sempre più ambigua, sporca e vigliacca. E' logico che sotto tutta questa storia e soprattutto sotto chi li difende c'è una vena fascista, razzista e di ridicolo patriottismo.

GiorgioXT
16-03-2013, 12:51 AM
Non sono del tutto d'accordo - questi dovrebbero essere giudicati da un tribunale italiano.

D'altra parte anche la marina Indiana ha avuto già diversi "incidenti" dello stesso tipo (2008 14 pescatori Thai fra Aden e Somalia, 2007 Filippini ecc. ecc.) che non mi risultano mai stati perseguiti.

Conoscendo un pò l'India e la sua situazione , diffido sinceramente di ogni posizione generalizzante.

blacksheep
16-03-2013, 10:26 AM
Non sono del tutto d'accordo - questi dovrebbero essere giudicati da un tribunale italiano.

D'altra parte anche la marina Indiana ha avuto già diversi "incidenti" dello stesso tipo (2008 14 pescatori Thai fra Aden e Somalia, 2007 Filippini ecc. ecc.) che non mi risultano mai stati perseguiti.

Conoscendo un pò l'India e la sua situazione , diffido sinceramente di ogni posizione generalizzante.

Io non conosco bene i casi da te elencati ma trovo giusto che in territorio internazionale si segua la legge del posto.

ecko
26-03-2013, 07:39 PM
Gli ultimi sviluppi…

Il ministri Terzi, quello che aveva urlato a gran voce che i marò non sarebbero tornati in India, si è dimesso (http://www.cadoinpiedi.it/2013/03/26/maro_si_e_dimesso_il_ministro_terzi.html). E mi sembra il minimo, dopo la penosa figuraccia che ha fatto fare all'Italia a livello internazionale.
Ma di questi tempi il dimettersi, è un atto cavalleresco in Italia e va per lo meno apprezzato (in Giappone, per una cosa del genere, fanno harakiri… altro che dimissioni).

Nel frattempo, a quanto pare, sembra che i 2 soldati (accusati, lo ricordo, di omicidio) non rischiano la pena di morte (http://www.huffingtonpost.it/2013/03/25/maro-massimo-sette-anni_n_2947277.html?utm_hp_ref=italy) e nemmeno l'ergastolo.

A questo punto, anche la tesi di chi sosteneva che era inaccettabile lasciare i marò in India, in quanto ci fosse il rischio di pena di morte, decade.

blacksheep
27-03-2013, 02:32 PM
Ennesima FIGURACCIA all'italiana....: Climb2:

ecko
28-03-2013, 06:07 PM
Finalmente!

Q4qaPH1FDWI

edradour
30-03-2013, 04:51 PM
Può servire per un'ulteriore riflessione sulla vicenda:

http://www.voltairenet.org/article174510.html

ecko
15-07-2013, 03:19 PM
Nuovi aggiornamenti sul caso: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/maro-la-nostra-replica/2211133

Qui (https://www.facebook.com/matteo.miavaldi/posts/10151598515848197) il giornalista Toni Capuozzo, inizia ad ammettere i primi errori sull'indagine…

Marina
25-10-2013, 05:00 AM
Non c'è alcuna certezza che non siano degli assassini quindi come si può affermare frasi del genere??

egon
25-10-2013, 03:40 PM
Non c'è alcuna certezza che non siano degli assassini quindi come si può affermare frasi del genere??
In realtà è la colpevolezza che deve essere dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio, non l'innocenza! Tant'è che si dice che è meglio un colpevole libero, che un innocente in galera. E' comunque indiscutibile (al di là dell'innocenza o della colpevolezza) che i marò sono stati attirati a Kochi con un trucco; da cui si potrebbe presumere che se i marò fossero stati in malafede, invece di andare in porto a denunciare un (presunto) attacco di pirati, avrebbero risposto con il gesto dell'ombrello. Comunque sembra che i poliziotti indiani abbiano rinunciato a venire in Italia a interrogare gli altri quattro marò: forse temono che gli restituiamo lo scherzetto.....

egon
13-11-2013, 07:10 PM
E adesso come la mettiamo? Vuoi vedere che a sparare è stato Pino Chet, o forse Gary Baldi, o magari il suo vice Nino Biperio? Ah, saperlo!

Incongruenza". La parola è di Staffan De Mistura, l'inviato del governo per la vicenda dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati da un'improbabile inchiesta della polizia del Kerala di aver ucciso due pescatori al largo delle coste indiane il 15 febbraio 2012.

L'ha usata nell'audizione presso le commissioni esteri e difesa della Camera e del Senato, la sede parlamentare più prestigiosa alla quale abbia mai riferito finora. La "incongruenza" è fra le pallottole trovate nei corpi dei due deceduti, Valentine Jalastine e Ajish Binki, e quelle dei fucili d'assalto Beretta Ar 70/90 in dotazione a Latorre e Girone.

La differenza non è sfuggita ai detective della Nia, la polizia antiterrorismo di Nuova Delhi. Quelli estratti dalla testa di Jalastine e dal torace di Binki erano calibro 7 e 62, ossia molto più grandi dei proiettili calibro 5 e 56 in dotazione ai due fucilieri del Reggimento San Marco.

Le misure furono fatte il 16 febbraio dal professor K. Sasikala di Trivandrum, l'anatomo patologo del Kerala che fu incaricato dell'autopsia sui cadaveri delle vittime. Latorre e Girone hanno sempre sostenuto che spararono, senza ferire nessuno, colpi di avvertimento in acqua in direzione di un'imbarcazione che si stava avvicinando pericolosamente alla petroliera Enrica Lexie sulla quale prestavano servizio.

Lo strumento usato per superare "l'incongruenza" dichiarata ora da De Mistura fu la perizia balistica. Con un fermo immagine ingrandito dei filmati trasmessi dal Tg 1 e dal Tg 2 si è visto che i due passaggi del documento che indicano il mese dell'accertamento e associano i proiettili repertati ai nomi delle due vittime, Ajish Pink, 25 anni, colpito al torace, e Valentine Jalastine, 45 anni, fulminato con un colpo alla testa, sono stati redatti con una seconda macchina per scrivere dopo aver cancellato il testo originale.

Nel passaggio che cita Pink si vedono addirittura due residui dello scritto precedente. L'indicazione del mese e il nome sono sulla destra, mentre il resto del documento è ordinatamente allineato a sinistra. La stessa anomalia si ripete quando viene citato il reperto estratto dal cervello di Jalastine. L'ingrandimento documenta le sbavature di una macchina da scrivere diversa e imprecisa. Perfino il modo di indicare il mese si trasforma. Nell'originale è Cr No.02/12 nella manipolazione è Cr. No: 02/12. Non solo. I due maggiori del Ris che hanno assistito allo sparo con i fucili dei marò non hanno potuto partecipare all'autopsia ed erano semplici "osservatori", non autorizzati quindi a fare richieste di alcun genere.

Infine, il proprietario e comandante del Saint Antony Freddy Bosco ha dichiarato un orario dell'incidente che non c'entra nulla con quello dell'abbordaggio fallito alla Enrica Lexie. La prova è un filmato di "Venad News", una tv del Kerala, un minuto e 31 secondi di dichiarazioni. Dice Freddy Bosco, datore di lavoro dei due pescatori uccisi: "Erano le 9 e 30 della sera. Ho sentito un grande rumore". Peccato che l'assalto abortito alla petroliera italiana sia avvenuto alle 16 e 30 indiane, come risulta da tutti i documenti, ossia 5 ore prima dell'orario rivelato a caldo da Bosco. La spiegazione possibile è solo una. L'armatore del Saint Antony si riferiva al giorno precedente e il peschereccio colpito veniva da lontano.

ecko
14-11-2013, 11:44 AM
Fonte dell'articolo? E' buona norma riportarla sempre.

egon
14-11-2013, 03:55 PM
Giusto. La fonte vera sarà presumibilmente una "velina" ministeriale; comunque l'articolo è stato pubblicato sull'HUFFINGTON POST di ieri.
Ciao.

ecko
14-11-2013, 04:33 PM
Considerando la situazione che abbiamo in Italia in tema informazione (e il caso dei marò è emblematico), riportare la fonte in una discussione così complessa, è il minimo. E richiederla come ho fatto io, è semplicemente lecito. Quindi caro Egon, evita battutine inutili perchè sono fuori posto.

Per tornare sull'argomento e alla tua domanda "E adesso come la mettiamo?", la mettiamo così: che l'unica cosa certa negli aggiornamenti degli ultimi giorni è che dall’India, la NIA (National Investigation Agency) ha interrogato altri quattro marò italiani che si trovavano a bordo della Enrica Leixe insieme a Girone e Latorre.
I media italiani (tanto per cambiare), hanno subito diffuso la notizia che le nuove perizie scagionerebbero i 2 marò accusati, secondo fonti più neutre, invece (come puoi leggere QUI (http://cronacaeattualita.blogosfere.it/post/504297/maro-ultime-notizie)) si dice semplicemente che la perizia balistica ha dato risultati compatibili con le armi dei sei marines italiani presenti a bordo della nave.

Quindi, aspettiamo ulteriori sviluppi. Ecco come la mettiamo.

egon
14-11-2013, 05:25 PM
Non era un battuta ma la (presumibile) verità. Non credo che il giornalista fosse presente alla riunione della Commissione difesa e quindi la fonte della notizia va cercata in una velina, altrimenti gli uffici stampa dei vari ministeri a cosa servirebbero? La battuta, se mi consenti, era un'altra, riferita a certi deludenti comportamenti di qualche eletto del M5S (poi se vuoi ti spiego chi era Nino Biperio). D'altra parte, se è vero che le "parlamentarie" hanno interessato solo 38.000 elettori, è naturale che il voto sia andato al vicino di pianerottolo, al capo scala, a madre e figlio (questa non è una battuta!). Ed è un miracolo che non sia stato eletto il mio amico Guido Lamoto, o l'avvocato Massimo Della Pena, o Pippo, Pluto e Paperino. Detto da uno deluso da M5S (fine dell'off-topic per quanto mi riguarda).

ecko
11-02-2014, 12:51 PM
Ulteriori aggiornamenti, sviluppi e soprattutto un riassunto di tutto ciò che è successo in questi mesi-anni: La gonfia, tumefatta vicenda dei #marò: due anni di fascisteria, patacche e bombe al panzanio (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=16021)

Che ognuno poi tiri le proprie conclusioni, l'importante è informarsi in modo approfondito.

sanvito25
11-02-2014, 06:21 PM
Scusa ecko, se anche tutta questa campagna di disinformazione sistematica fosse stata volta a muovere l'opinione pubblica internazionale per cercare di garantire un procedimento che evitasse a priori il rischio pena di morte .... ti avrebbe fatto schifo? Il fine non avrebbe giustificato i mezzi?

Oppure si ipotizzano interessi diversi dietro la disinformazione?

A me viene in mente solo un'altra possibile (anche probabile) motivazione: la volontà, tipica, dei media di sensazionalizzazione nell'alveo però di quello che la massa vuole sentirsi raccontare.

Disdicevole, per carità, ma io mi scandalizzo di più di paesi sedicenti civili che nel XXI° secolo conservano la pena di morte, che di giornalisti che ri-scrivono la realtà a proprio uso e consumo.

Personalmente non sono per nulla interessato a sapere come sono andate le cose: mi rimane l'dea che l'India, malgrado le (benefiche?) influenze anglosassoni, sia un paese ancora lontano dalla civiltà piena e la paura che se noi abbiamo i giornalisti di parte, loro abbiano anche loro degli interessi di parte poco trasparenti.
Ma soprattutto mi interessa (cioè mi scandalizza) che abbiano la pena di morte.

ecko
11-02-2014, 07:07 PM
Riporto da un post precedente (http://www.nuovocadore.it/forum/showthread.php?p=7694#post7694) di questo topic:


"Sebbene l’India non abbia ancora abolito la pena di morte, vi ricorre estremamente di rado. Nel 21° secolo solo 2 persone sono state giustiziate in India – due di troppo, non c'è dubbio, ma è giusto dare alle cose la loro giusta proporzione. Gli Stati Uniti con un quarto degli abitanti dell’India hanno applicato la pena di morte 43 volte soltanto nel 2012.
La pena di morte non viene applicata a casi come quello dei due marò, ma solo a delitti particolarmente efferati; quest’anno è stato impiccato il fondamentalista pakistano Mohammed Ajmal Amir Kasab, accusato di aver compiuto l’attentato terroristico del 2008 a Mumbai in cui morirono oltre 150 innocenti. L’altro impiccato post-2000 aveva, secondo l’accusa, stuprato e ucciso una ragazzina minorenne. (...)"

Non c'è dubbio che l'India dovrebbe abolire la pena di morte, ma mi scandalizza molto di più che il nostro Paese sia filo-americano e così affezionato a quell'America che, a differenza dell'India, usa la pena di morte ancora sistematicamente.

Il rischio di pena di morte per i 2 marò è pressoché inesistente (se leggi tutti i post precedenti a questo e i vari link che ho riportato, ne avrai la conferma): quindi non regge il fatto che la "campagna di disinformazione" sia stata fatta per muovere l'opinione pubblica ed evitare una condanna del genere.

sanvito25
11-02-2014, 10:39 PM
Può darsi che tu abbia ragione.
Ma allora quali sarebbero le motivazioni di questa campagna di informazioni pilotata?

ecko
12-02-2014, 10:31 AM
Se fai questa domanda significa che non leggi i link che riporto. :icon_smile_sculacci :biggrin2:

E' tutto spiegato qui:

Ulteriori aggiornamenti, sviluppi e soprattutto un riassunto di tutto ciò che è successo in questi mesi-anni: La gonfia, tumefatta vicenda dei #marò: due anni di fascisteria, patacche e bombe al panzanio (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=16021)

Aggiungo, come ho scritto su facebook: Qualcuno lo faccia leggere all'amministrazione comunale di Calalzo, così magari tolgono quello striscione esposto sul municipio, che è ogni giorno più imbarazzante (per loro, più che altro).

sanvito25
12-02-2014, 10:14 PM
Se fai questa domanda significa che non leggi i link che riporto. :icon_smile_sculacci :biggrin2:

E' tutto spiegato qui:


Aggiungo, come ho scritto su facebook: Qualcuno lo faccia leggere all'amministrazione comunale di Calalzo, così magari tolgono quello striscione esposto sul municipio, che è ogni giorno più imbarazzante (per loro, più che altro).

Guarda, l'avevo letto quasi tutto, prima del post precedente, ma non proprio tuttotuttotutto :p
Mi indichi per cortesia il passaggio chiave?