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Discussione: I capolavori del cinema di montagna

  1. #1
    Senior Member L'avatar di Armin Calligaro
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    Predefinito I capolavori del cinema di montagna

    I CAPOLAVORI DEL CINEMA DI MONTAGNA


    Nuovo ciclo di appuntamenti dedicato al cinema di montagna a partire dal 3 febbraio al 3 marzo presso la sala consigliare comunale (Municipio di Auronzo) ore 20:30 verranno proiettati i seguenti filmarti :

    •Giovedì 03/02/2011 Serata dedicata al MONTE BIANCO
    Il Pilone centrale del Freney (1995)
    La grande cresta del Peuterey (1964)
    La parete Nord del Grande Jorasses (1985)


    •Giovedì 10/02/2011 Il mito dell'Eiger (1936)
    La tragedia della Parete Nord dell'Eiger


    •Giovedì 17/02/2011 Le Alpi Giulie
    La via Eterna (2007)
    Montasio, sulla nord del Drago (2003)


    •Giovedì 24/02/2011 Alpinismo extraeuropeo
    Fitz Roy : Pilastro Est (1976)
    K2 Lo Spigolo Nord (1982)


    •Giovedì 03/03/211 Alpinismo Moderno
    Cannabis Rock (2005)
    Totem (1992)
    "Spararle grosse a proprio modo,è quasi meglio che dir la verità al modo altrui;nel primo caso sei uomo,nel secondo sei solo un pappagallo!"

  2. #2
    Moderator L'avatar di deryls82
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    Cannabis Rock (2005)? davvero centra col cinema di montagna?
    NuovoCadore Staff

  3. #3
    Senior Member L'avatar di Armin Calligaro
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    Citazione Originariamente Scritto da deryls82 Visualizza Messaggio
    Cannabis Rock (2005)? davvero centra col cinema di montagna?
    Il filosofo dell’alpinismo
    Gian Piero Motti nacque a Torino il 6 agosto 1946. Si accostò giovanissimo alla montagna e nel 1972 fu ammesso nelle file del Club Alpino Accademico Italiano. Negli anni si fece un curriculum tale da far invidia ai più accaniti collezionisti di salite, che rimase tuttavia almeno in parte nell'ombra, in pratica oscurato dalla ingente mole di articoli, monografie, introduzioni, traduzioni, opere di grande respiro alle quali egli lavorò con alacre puntiglio. Il percorso di Motti rappresenta un fatto unico e straordinario nella storia dell'alpinismo, un cammino del tutto personale che andò ben oltre la “semplice” scalata di una parete rocciosa, toccando domande fondamentali sul passato e sul presente, riferite ovviamente anche alla montagna. Non è ancora ben chiaro perché a trentasette anni, nel 1983, decise di togliersi la vita.

    Gli arrampicatori che vissero il nuovo mattino
    Il documentario narra la breve e intensissima epopea “beat” di un gruppo di giovani arrampicatori che dal 1973 al 1975, trasferendo sulle rocce il clima irrequieto e creativo del '68, rivoluzionarono il tradizionalismo del mondo alpinistico piemontese e italiano.Un viaggio iniziatico di una tribù di giovani ribelli che, ispirati dalle teorie di Gian Piero Motti, vissero la loro stagione alpinistica come tormento interiore, chi scoprendo lo yoga e chi la marijuana, chi rapito da estasi e chi da rabbia. Una stagione vissuta al suono delle musiche di Bob Dylan e Crosby Still Nash & Young, con una profonda incoscienza nei confronti della vita. Le scalate diventarono delle vere esplorazioni cariche di significati simbolici e visionari, lungo vie battezzate con nomi evocativi: Cannabis, Fessura della Disperazione, Strapiombi delle Visioni, Diedro Nanchez.

    Tecnica
    Il documentario, che mantiene sempre un rapporto d’immagine 4:3, è stato ottenuto montando spezzoni di varia natura ed epoca, di conseguenza la qualità finale è altalenante. Occorre dire, poi, che anche le parti girate nel 2005 non appaiono molto brillanti: a causa delle attrezzature portatili l’immagine appare “scalettata”, talvolta traballante e dalle tonalità non proprio smaglianti. La compressione video, considerati i presupposti, non può essere eccelsa e si fa notare con la solita “fuliggine digitale”. Visto che si tratta di un documentario, però, tutto questo non rappresenta un vero problema, così come per ciò che concerne l’audio stereofonico, che raggiunge in ogni caso la sufficienza.

    Extra
    Sufficienti:
    - Sinossi
    - Regista
    - Intervista a Camanni
    - Salita Griva – Mellano Rocca Sbarva
    - Press Book

    Commento
    Un documentario sulle avventure di alcuni giovani torinesi che avevano deciso di dare un senso nuovo al termine “scalata” intesa come arrampicata. Bisogna, infatti, ricordare che la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta fu l’epoca dei “figli dei fiori” e l’alpinismo era inteso e praticato in modo classico. Loro cercarono invece di proporre un modello diverso, cominciando dall’abbigliamento. Ecco quindi la fascia sulla fronte, scarpette morbide al posto degli scarponi tradizionali e colori sgargianti. Fu la stagione in cui per la prima volta si superarono, almeno concettualmente, le difficoltà estreme dell’arrampicata: s’infranse la barriera di quel sesto grado che da anni era considerato il sacro e invalicabile limite raggiungibile dall’uomo sulla roccia. Tali risultati furono conseguiti con gran coraggio e pochissima sicurezza; il loro sogno ribelle, però, svanì improvvisamente, quando, nel maggio del 1975, Danilo Galante, ribattezzato Indio dagli amici, morì a soli ventun anni d’età all’uscita di una parete delle Prealpi francesi
    "Spararle grosse a proprio modo,è quasi meglio che dir la verità al modo altrui;nel primo caso sei uomo,nel secondo sei solo un pappagallo!"

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