da huffington post

La denuncia di Caselli: preoccupante il silenzio della politica e della cultura

Ieri la denuncia del procuratore di Torino Giancarlo Caselli. "L'escalation delle violenze in Valle di Susa è preoccupante. Ma è altrettanto preoccupante il silenzio che arriva da alcuni uomini della cultura, della politica, della pubblica amministrazione e anche dell'informazione, perché è un silenzio che può partire dalla sottovalutazione per rasentare qualcosa di peggio: la connivenza". E' dura la requisitoria di Gian Carlo Caselli, procuratore capo a Torino, contro quelle persone che non si limitano a simpatizzare per il movimento No Tav o ad appoggiarne le iniziative, ma che, quando una manifestazione sfocia nel vandalismo o nella guerriglia, e quindi scattano le denunce, gli arresti e le inchieste, "sembrano pretendere che la legge non vada applicata". "Una pretesa - aggiunge - che non ha niente a che fare con quella Costituzione che loro stessi proclamano di voler difendere".
L'occasione è la conferenza stampa in cui si illustra l'ultimo intervento dei carabinieri in Valle di Susa, il sequestro di un arsenale di razzi, molotov, cesoie, fionde e chiodi a tre punte. Il magistrato non fa i nomi ma basta rileggere le cronache delle ultime settimane per giocare a indovinare di chi sta parlando.

C'è lo scrittore Erri De Luca, del quale, con una lettera a un quotidiano, ha criticato un articolo. O Gianni Vattimo, europarlamentare e filosofo (che lunedì prossimo, tra l'altro, è stato convocato al Palagiustizia per spiegare come mai, nel fare visita a un No Tav detenuto, si è fatto accompagnare da due attivisti). O magari Davide Bono, consigliere regionale del M5S, che qualche giorno fa ha detto che se "per caso" la procura di Torino ha aperto la caccia ai No Tav dopo "le pressioni politiche" di Pd e Pdl, Caselli farebbe bene a dimettersi.
"In nessun caso si può accettare o tollerare una manifestazione violenta" dice il magistrato, che ne ha anche per l'informazione e per gli "ineffabili social network" che interpretano i fatti a modo loro. L'esempio è quello dei blocchi stradali sull'autostrada del Frejus: "C'erano vedette, sorveglianza ai varchi di accesso, viaggiatori costretti a fermarsi e a mostrare i documenti. Si chiama 'controllo del territorio'. Ma è una funzione riservata ai poteri pubblici. Chi la esercita senza farne parte non rispetta la Costituzione.
Eppure abbiamo letto una cronaca in cui si delegittima una parte lesa, un camionista, dicendo che era 'alterato'. Ed è lo stesso metodo che si usa nei casi di violenza sessuale: lo stupratore tenta di presentarsi come una mammoletta per far ricadere la colpa sulla donna".