Gli amanti dei significati, più o meno seri, attribuiti ai numeri probabilmente avranno qualcosa da dire, ma pare siano 17 i comuni del bellunese che hanno svolto o chiederanno di poter svolgere una consultazione referendaria per abbandonare la regione Veneto e, nel caso specifico, la provincia di Belluno.
La storia iniziò nel 2005 a Lamon e, per ora, termina (luglio 2012) a Feltre.
A questi centri vanno aggiunti quelli, attualmente compresi nella provincia di Vicenza (Pedemonte e i paesi dell'Altipiano di Asiago) e di Venezia (Cinto Caomaggiore e San Michele al Tagliamento), che hanno già chiamato i propri residenti ad esprimersi sulla possibilità di lasciare la regione Veneto, ottenendo un elevato numero di consensi in tal senso. Per completezza d'informazione ricordo che i comuni di Sappada e Cinto Caomaggiore hanno avuto il via libera al cambio di regione da entrambi i consigli regionali del Friuli Venezia-Giulia e del Veneto; ora si attende la decisione del parlamento. Per la cronaca, si vocifera che analoga iniziativa referendaria possa essere presa pure a Fregona, comune alle pendici del Cansiglio in provincia di Treviso.
Questo "movimento" ritengo vada ben oltre le pur legittime rivendicazioni di ordine amministrativo ed economico; dietro le diffuse iniziative popolari emerge, a mio modesto parere, la determinazione delle varie comunità a volere prendere in mano le proprie vicende, anche tenendo presente opportuni riferimenti storico-culturali, così da costruirsi un futuro degno. Avvenire che, mi si permetta, non sembra garantito a dovere dall'attuale struttura amministrativa dello stato italiano.
Ritengo siano da sostenere queste espsressioni di vitalità e consapevolezza che evidenziano la presenza di energie e risorse nella società civile e la costante aspirazione delle genti venete all'autogoverno.
Ecco, dunque, che il segnale lanciato non riguarda solamente il possibile/probabile sgretolamento della regione Veneto ma rappresenta un chiarissimo monito sull'affidabilità dello stato italiano.