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di Giuseppe de Cesero

Sono De Cesero Giuseppe di Longarone. All’epoca del disastro del Vajont avevo 13 anni e abitavo a Igne. Quella sera mi trovavo in piazza con degli amici in attesa che mia sorella rientrasse da Longarone dove lavorava.Ad un tratto udimmo un boato seguito da una forte raffica di vento. In quel momento si trovava in piazza anche il signor Pietro de Bona, allora tecnico comunale, il quale propose a mia madre, già molto agitata, di accompagnarla a Longarone.Saliti in macchina, dopo pochi metri incontriamo la signora Mina, la cui figlia lavorava insieme a mia sorella. Salì con noi. All’uscita del paese trovammo poi don Costante, che avendo udito e visto dalle finestre della canonica qualcosa di strano nella valle del Piave, si incamminò a sua volta verso Longarone. Salì pure lui con noi. All’altezza della croda alta di Pirago il signor Piero dovette fermare bruscamente la macchina, poiché la strada era invasa dalle macerie, ed esclamò: ” le sciopà la diga! ( è scoppiata la diga ). Ci fermammo ma io decisi di proseguire ugualmente da solo.In una delle poche case rimaste in piedi a Pirago incontrai due coniugi e chiesi loro cosa fosse successo, e mi risposero: “non sappiamo, forse la diga, Pirago non c’è più!”.Arrivai sino all’attuale casa di riposo e mi resi conto che Longarone non esisteva più. Feci l’andata in un silenzio irreale, mentre al ritorno udivo chiaramente le urla dei feriti, in seguito tutti deceduti. Camminai con i piedi nell’acqua calpestando involontariamente anche alcune persone. Passai la notte in casa di amici di famiglia in attesa di notizie anche dei miei nonni materni e della famiglia di mio zio. All’alba nostro zio ci raggiunse rassicurandoci perché loro erano stati tutti salvati. Mia sorella invece non l’ho mai più rivista, nemmeno da morta. Aveva 15 anni.

Se Lei, signor sindaco, fosse stato con me quella notte, forse non avrebbe tanta voglia di “festeggiare” il cinquantennale e nemmeno di fare arrivare quella gioiosa sarabanda del giro d’italia. Peggio ancora è voler invitare il presidente di quello stato assassino che ce li ha ammazzati senza mai aver chiesto perdono. Le ripeto forse, perchè Lei come quella masnada di scribacchini, attoruncoli e politicanti con tirapiedi vari, non vi fate nessuno scrupolo ad utilizzare la memoria dei nostri morti per un pò di efimera gloria e peggio ancora per vil denaro.