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Discussione: L'ospedale di Pieve non si tocca!

  1. #1
    Administrator L'avatar di ecko
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    Exclamation L'ospedale di Pieve non si tocca!

    Pensavo ci fosse già un topic a riguardo sul forum invece non ho trovato niente. L'argomento merita spazio e discussione, ritengo sia una delle battaglie importanti delle nostre zone, sia per il presente che per il futuro.

    Riporto di seguito 2 recenti lettere del sindaco di Pieve Antonia Ciotti, al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al direttore sanitario dell'ULLS 1.
    Sono pienamente d'accordo con il sindaco.

    (prime 2 immagini lettere complete, seconde 2 immagini zoom)

  2. #2
    Senior Member L'avatar di blacksheep
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    Lettera adeguatissima al caso!! E' improponibile questo taglio...la distanza all'ospedale di Belluno è troppo grande. Come può un malato soprattutto anziano, permettersi di farsi 30/40 km per delle analisi del sangue? Vogliamo davvero togliere tutto a questa gente?? La sanità è la cosa più importante e per gli anziani avere un buon servizio di ospedale vicino è fondamentale come a tutti del resto.
    Se il dimezzamento dei servizi sanitari dovesse andare avanti, il disgusto prenderebbe il sopravvento. Siamo stufi e a tutto c'è un limite!!

  3. #3
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    Chiudere il laboratorio d'analisi a Pieve corrisponde a chiudere l'Ospedale!
    Per qualsiasi controllo,terapia e intervento è necessario un prelievo e un esame del sangue.Tutti i giorni confluiscono da tutti i Comuni del Cadore nel laboratorio d'analisi decine e decine di persone .Impensabile spostarlo a Belluno!
    Quindi signori è giunta l'ora di farci sentire.Nuovo Cadore insieme alla giunta del Comune di Pieve e a tutti i sindaci del Cadore deve farsi portavoce della protesta di tutta la cittadinanza cadorina.Vanno bene le lettere de Sindaco Ciotti ma non bastano! Si deve indire una grande manifestazione comune per contrastare questa insana e folle idea!
    GIU' LE MANI DALL'OSPEDALE DI PIEVE.

  4. #4

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    E in caso di emergenza cosa si fa ? si mandano le provette in elicottero a Belluno ?

    Una decisione simile è il segno della direzione scelta : concentrare tutto a BL e abbandonare tutto il resto.

  5. #5
    Administrator L'avatar di ecko
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    Altre brutte notizie per il nostro ospedale.
    Dal Corriere delle Alpi di oggi:


    «Il punto nascita di Pieve va chiuso»

    È la tesi finale dei “tecnici” (contenuta nel documento dato all’Usl) in base ai numeri sui parti effettuati e alle norme vigenti


    PIEVE DI CADORE Sono i tecnici, cioè gli stessi medici di ginecologia, pediatria, rianimazione e Suem, ad auspicare che, al termine delle analisi in base a dati e normative vigenti, «venga messa in sicurezza la rete dei punti nascita nella nostra Usl e che quindi, come affermato nell’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, si giunga alla chiusura del punto nascita di Pieve di Cadore. Per i bassi volumi di attività e le caratteristiche strutturali e organizzative, l’ospedale cadorino, infatti, non garantisce lo svolgimento di tale attività in modo efficace, sicuro e sostenibile». Il documento dei tecnici è stato pubblicato ieri su Facebook dal sindaco di Calalzo, sollevando perplessità da più parti. Ma i “tecnici” precisano che si tratta «di un’analisi tecnica, appunto, in base ai parametri e alla normativa nazionale e regionale. Spetta poi alla politica veneta, e non certo a noi, decidere se tenere o meno questi servizi». «I tecnici danno soltanto delle indicazioni per garantire un servizio in massima sicurezza in un dato contesto. Ma sono soltanto pareri, non c’è nulla di deciso. Lo stesso vale per i laboratori analisi di Agordo e Pieve», precisa il direttore generale dell’Usl 1, Pietro Paolo Faronato. «Un laboratorio medio fa oltre 3 milioni di prestazioni all’anno, i nostri arrivano a qualche centinaia di migliaia. Accorpare i laboratori porterà un miglioramento della qualità del servizio e maggiori controlli, ma per il paziente nulla cambierà. Sapere che il sangue viene analizzato a Belluno piuttosto che ad Agordo o Pieve non cambia nulla, l’importante è che la lettura sia di qualità». E poi Faronato tranquillizza: «In caso di emergenza, gli esami saranno garantiti in loco, tramite delle apparecchiature particolari automatizzate». Il punto dolente, però, resta la possibile chiusura del reparto di ostetricia a Pieve di Cadore. Da anni il sindaco e tutto il territorio si sono schierati in sua difesa, per garantire un servizio importante per un’area disagiata come il Cadore. Ma la doccia fredda è arrivata con il documento dei medici presentato al dg dell’Usl 1. Documento che ha scatenato ulteriori proteste. A spiegare il senso di quello scritto è uno degli estensori, Antonino Lo Re, direttore dell’unità di ostetricia e ginecologia di Belluno e Pieve. «Il documento nasce dalla necessità di garantire servizi di qualità agli utenti in tutta sicurezza e in ottemperanza alle norme vigenti. Norme che mettono in discussione i punti nascita addirittura sotto i mille parti», precisa Lo Re, che prosegue: «Fermo restando la peculiarità di Pieve, non spetta certo a noi medici decidere se lasciare o meno il punto nascita». I dati parlano chiaro: l’anno scorso a Pieve sono nati 147 bambini, a Belluno 613. «Se la politica decidesse di mantenere il punto nascita cadorino, bisognerebbe investire per tenerlo in sicurezza, dotandolo di personale con una formazione appropriata. La mia idea era di fare un gruppo di lavoro unico Pieve-Belluno, ma se per la parte medica non ci sarebbero problemi a far ruotare il personale, per le altre figure il veto arriva dal contratto. Bisognerà sedersi attorno a un tavolo e chiedere indicazioni certe alla Regione: l’obiettivo è la riduzione al minimo delle criticità insite in un reparto con volume di interventi ridotti». Lo Re insiste: «Quel documento contestato dai sindaci, altro non è che un grido di allarme per spingere le istituzioni a fare qualcosa: noi siamo disponibili a lavorare, ma solo in condizioni di sicurezza». L'ultima parola spetta ora alla Regione e alle schede ospedaliere. «Se l’input fosse quello di mantenere il punto nascita, partiremmo con un gruppo unico e la rotazione completa del personale medico e non, così da avere professionalità omogenee. A salvare le vite non è la presenza di un punto nascita, ma la capacità di dare prestazioni di qualità. Ora abbiamo solo un'arma spuntata». Paola Dall’Anese

  6. #6
    Senior Member L'avatar di blacksheep
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    Ho sentito che all'ospedale di Pieve nascono circa 150 bimbi all'anno.
    Di primo impatto ho pensato che era una follia chiudere il reparto di ostetricia più vicino a noi ma ora mi chiedo...vale la pena mantenere un servizio, che per questione anche di numeri, non può dare la sicurezza e le cure adeguate?
    Voi cosa ne pensate?

  7. #7
    Administrator L'avatar di ecko
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    QUI DISPONIBILE (in formato PDF, 2.3 mb) la nota pervenuta a tutti i sindaci dell'Ulss 1 con le considerazioni clinico-organizzative e proposte operative sui punti nascita dell'Ulss 1.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da blacksheep Visualizza Messaggio
    Ho sentito che all'ospedale di Pieve nascono circa 150 bimbi all'anno.
    Di primo impatto ho pensato che era una follia chiudere il reparto di ostetricia più vicino a noi ma ora mi chiedo...vale la pena mantenere un servizio, che per questione anche di numeri, non può dare la sicurezza e le cure adeguate?
    Voi cosa ne pensate?
    Mah, fin che c'è gente che abita a Pieve e va a partorire a S. Candido non possiamo meritarci di meglio... l'erba del vicino è sempre più verde (o almeno così sembra) poi se il loro bambino avrà un'emergenza andranno a S. Candido o Belluno...(se ci arriva)

  9. #9
    Administrator L'avatar di ecko
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    Riporto l'intervento del sindaco di Santo Stefano di Cadore, Alessandra Buzzo, sul caso:

    VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!! a nome di tutte le donne del Comelico-Cadore o semplicemente a nome delle mamme-nonne-future mamme o semplicemente e dignitosamente donne....VERGOGNA!!!!! il punto nascite di Pieve di Cadore DEVE restare aperto e DEVE essere garantita la sicurezza....ricordo ai 4 firmatari del documento (uno dei quali residente nel mio comune ma aimè non gravido ^_*) e parlo con cognizione di causa, avendo avuto 4 figli.....che la gravidanza ed il parto sono momenti unici ed irripetibili e noi donne dei territori marginali ed i nostri bambini abbiamo e rivendichiamo i nostri diritti insostituibili ed innegabili.....se tagli devono essere fatti che si taglino.... (indovinate?)

  10. #10
    Senior Member L'avatar di heimat
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    mi sembra un'altra delle tante assurdità e ancora una volta mi vien da dire "stavamo meglio quando satavamo peggio". Si parla di ridare una dignità al Cadore ebbene la dignità passa in primis attraverso il diritto all'assistenza. Togliere un presisdio come quello di Pieve vuol dire contribuire ancora una volta allo spopolamento della montagna!!! Siamo alla follia pura....
    Controproposta: perchè non chiedere la chiusura di un ospedale come Treviso o Mestre? Così poi vediamo i sig.ri consiglieri regionali quando hanno la "bua" se sono disposti a farsi 100 km per una visita. Viviamo in un epoca distorta e temo che presto qualcosa succederà.....

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