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Risultati da 11 a 20 di 33

Discussione: Colleghiamo Auronzo al Comelico

  1. #11

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    Sono sempre più spaventato da questa corsa alla distruzione. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, l'utilizzo che se ne fa dovrebbe essere ben ponderato e non lasciato nelle mani di chi, come il Sig. Senfter, ha già fatto man bassa del bene comune.
    Ultima modifica di edradour; 15-02-2014 alle 10:45 AM

  2. #12

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    La distruzione vera è lasciare tutto in declino, a rovinarsi e marcire come i nostri boschi abbandonati.

    La riprova la abbiamo già avuta : cancellati i progetti fra San Vito ed il Civetta , c'è stata tutta una fioritura di iniziative di turismo alternativo che hanno riempito le strutture ricettive e fatto rifiorire la val Boite … seeh, come no! :-(

  3. #13

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    Sinceramente non saprei dire quali siano state le iniziative di turismo alternativo messe in campo da San Vito, per compensare la bocciatura del nuovo comprensorio. In realtà so soltanto che il Comune ha rinunciato al mezzo battipista per la pista di fondo. Quindi sembrerebbe che San Vito non stia investendo in altre forme di sci al di fuori di quello da discesa e forse non sta neanche investendo in forme di turismo alternativo. E non saprei neppure dire, se ci sia stato un ulteriore calo delle presenze, né se questo calo sia da imputarsi alla mancanza del nuovo comprensorio.

    Non mi intendo di politiche del turismo, mi piacerebbe saperne di più. Nel mio ambito lavorativo (mi occupo di consulenze aziendali in tutt'altri settori) ci muoviamo in maniera un po’ diversa e prima di investire ingenti somme in un'unica direzione (mi riferisco a questa corsa sfrenata a realizzare comprensori), cerchiamo di capire se c'è un modo per differenziare il rischio d'impresa.

    Sicuramente se il sig. Senfter pensa di investire il proprio capitale (non so se otterrà anche dei fondi pubblici per questa iniziativa) nei comprensori, ne deduco che avrà fatto le sue analisi di mercato, dalle quali avrà avuto una certa garanzia che il numero degli sciatori è in aumento. Altrimenti a che servirebbe un altro compensorio? A portare via gli sciatori dalle altre valli? E se fosse così, sarebbe quindi utile partecipare a questa dinamica del turismo che prevede lo "scippo" del turista? Perché se le cose stanno così, mi devo allarmare ancora di più, perché allora stiamo entrando in una dinamica della corsa al comprensorio più nuovo e più figo. Ed è una dinamica senza pietà, che prevede un investimento continuo nelle strutture per poterle mantenere sempre più moderne ed accattivanti rispetto a quelle della vallata adiacente. E' così che si fa turismo? Non so, come dicevo, non mi intendo, ma mi auguro che non sia proprio così.

    Voglio quindi credere, che il sig. Senfter stia marchiando un'altra fetta di territorio con i suoi comprensori, perché ha accertato che gli sciatori non sanno dove andare, perché il numero di siti per sciare è del tutto insufficiente (tanto da determinare squilibri sociali ancor più che ambientali) e perché è sicuramente la strada migliore per risollevare la situazione economica di centinaia di famiglie. Perché se non fosse così, secondo me, sarebbe l'ennesimo favore che la Pubblica Amministrazione concede a chi non ha poi così bisogno di essere aiutato, alla faccia di chi non riesce ad arrivare a fine mese e a discapito delle risorse comuni.

  4. #14

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    Dobbiamo capire cosa vogliamo per il futuro… oltretutto l'idea non è nemmeno di Senfter (che potrebbe anche essere per nulla interessato) ma di Auronzani .

    Il problema è come riportare sviluppo in Cadore , e per sviluppo intendo semplicemente posti di lavoro che permettano di avere stipendi decenti.

    Il settore dell'occhiale è chiaro che non produrrà mai più il benessere durato fino al 2000, e non è colpa dei cinesi, ma di come si è evoluto il mercato. Si potrebbe cercare di riconvertire nella produzione di minuterie specializzate, ma servono anni ed investimenti non da poco.

    Si può e si deve puntare sull'agricoltura e sul settore forestale, rendendoci però conto che non saranno mai in grado di assorbire centinaia di operatori, manca proprio lo spazio, e vorrei sentire i pareri degli ambientalisti all'idea di eliminare quasi il 50% della superficie boschiva attuale (non un paio di piste) per ritornare a prati , pascoli e campi di 60 anni fa..

    Si può e si deve puntare sul turismo, perché le nostre montagne sono una risorsa non delocalizzabile; però l'offerta se è minimale avrà anche ricadute minimali; i tanto decantati "prodotti di turismo alternativo" , le ciaspe, l'ippoturismo, lo sci da fondo il ciclismo, ecc. ecc. sono prodotti di nicchia che oltretutto diventano economicamente produttivi ed interessanti proprio dove ci sono gli impianti , come dimostra Arabba o la val Badia dove promuovono a tutto spiano l'apertura estiva rivolta a MTB etc.

    Io ritengo che una proposta come questa possa dare delle ricadute molto positive sia per il turismo che anche in termini ambientali, rendendo i nostri luoghi molto più appetibili. E se l'offerta è interessante, tutto il settore ricettivo può ripartire, trainandosi dietro un bel pezzo di economia.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da edradour Visualizza Messaggio
    Sono sempre più spaventato da questa corsa alla distruzione.
    Questa è una considerazione di carattere generale, tipo "non ci sono più mezze stagioni" spero; diversamente se fosse attinente a qualche vera distruzione effettuata di recente nel nostro territorio ti prego di farmene partecipe. Grazie

    Citazione Originariamente Scritto da edradour Visualizza Messaggio
    Il suolo è una risorsa non rinnovabile, l'utilizzo che se ne fa dovrebbe essere ben ponderato e non lasciato nelle mani di chi, come il Sig. Senfter, ha già fatto man bassa del bene comune.
    Potresti ampliare il concetto di "man bassa del bene comune" in relazione al famigerato sig. Senfter? Grazie

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da edradour Visualizza Messaggio
    Sinceramente non saprei dire quali siano state le iniziative di turismo alternativo messe in campo da San Vito, per compensare la bocciatura del nuovo comprensorio. In realtà so soltanto che il Comune ha rinunciato al mezzo battipista per la pista di fondo. Quindi sembrerebbe che San Vito non stia investendo in altre forme di sci al di fuori di quello da discesa e forse non sta neanche investendo in forme di turismo alternativo. E non saprei neppure dire, se ci sia stato un ulteriore calo delle presenze, né se questo calo sia da imputarsi alla mancanza del nuovo comprensorio..
    Eh Eh @edradour sei proprio un furbacchione!! (con tutto il rispetto si intende). Fingi di non sapere, ma in realtà la sai lunga eccome. Salvo effettuare un clamoroso "ribaltamento di frittata" in merito a "chi doveva fare che cosa" a S. Vito: giusto per la cronaca, l'onere della "proposta"di alternative valide al collegamento, se l'erano accollate il Comitato dei NO e le Regole, col solito caro vecchio slogan del "turismo alternativo". La teoria messa in campo per giustificare la bocciaturadel progetto è stata proprio quella: voi "indiani cattivi" non sapete far altro che costruire rifugi e abbattere alberi, mentre noi, "settimo cavalleggeri buono", appena bocciato il Vs progetto, vi sbalordiremo con le nostre tante geniali, miracolose, idee eco-alternative....
    Il Comune dunque, leccatosi le ferite della batosta post votazioni pro o contro comprensorio, sarebbe semplicemente dovuto restare in attesa dei loro fantasmagorici progetti "alternativi" (sta parola che fa molto, in, fashion ect. ultimamnete), che non mi pare siano arrivati..... Adesso faccio io il furbacchione facendo finta di non esserne sicuro. Ciao

  7. #17
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    veramente la proposta è partita da un consigliere della società "Auronzo d'inverno", quindi cosa c'entra Senfter in questa cosa??? Comunque tranquillo che i Cadorini non sarebbero mai così lungimiranti da attaccarsi a Senfter... quindi resta pure sereno che Auronzo resterà la tristezza di paese che è... sia mai che in un ipotetico futuro località come Auronzo o Padola ambiscano a fregare turismo da alta Badia e Val di Fassa... sai che tragedia.... mio Dio uno scenario da incubo!!!!...

  8. #18
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    Predefinito Dio vede e provvede

    Citazione Originariamente Scritto da edradour Visualizza Messaggio
    Sono sempre più spaventato da questa corsa alla distruzione. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, l'utilizzo che se ne fa dovrebbe essere ben ponderato e non lasciato nelle mani di chi, come il Sig. Senfter, ha già fatto man bassa del bene comune.
    Beh, anche la natura, quando ci si mette, non scherza (dal Gazzettino di oggi 18.02.2014)
    BELLUNO - Migliaia di alberi schiantati, con il fusto spezzato, a una certa altezza, oppure con le radici scalzate dal terreno: è la situazione che si troveranno davanti, al disgelo della spessa coltre di neve, le Regole e il Parco d'Ampezzo. Ad illustrare la situazione è Michele Da Pozzo, dottore forestale, direttore del Parco, sul foglio di informazione Ciasa de ra Regoles.

    «Il numero di piante abbattute, oppure inclinate, è stimato fra 10 e 12mila unità, per una massa compresa fra 1.700 e 2.000 metri cubi. La superficie interessata è di circa 1.800 ettari». Una vera e propria strage, dunque, che si è verificata soprattutto alla fine del 2013, con la pesante nevicata di Santo Stefano, quella che ha causato i blackout elettrici, per i danni alle linee di adduzione della corrente.

    Allora: dio vede e provvede, ma sembra che ogni tanto si distrae pure. Anch'io sono per il massimo rispetto della natura, contemperato però dalle esigenze dell'uomo. Comunque, per tornare al tema, al tracciato di quante piste da sci corrisponde l'abbattimento di 10-12 mila alberi, non imputabile ai biechi impiantisti, ma a un dio che sembra farsi beffe degli ambientalisti? Ah, saperlo!

  9. #19

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    Non è la natura bieca e feroce ad aver causato la caduta di migliaia di alberi, ma l'abbandono del bosco.

    Nel 1951/52 ci sono state nevicate analoghe nelle nostre zone, senza però conseguenze simili.

    Cosa è cambiato? Tutto.
    Fino agli anni 60 i boschi erano molto , ma molto meno estesi, venivano regolarmente sfruttati per legna da lavoro e da fuoco, e già questo voleva dire che su tre abeti o larici nati a meno di un metro l'uno dall'altro, due venivano tagliati già da giovanissimi, permettendo al superstite di crescere in altezza e di avere delle radici solide.
    Finita la selezione e la cura, il bosco si è esteso ma perdendo in salute.

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da GiorgioXT Visualizza Messaggio
    Non è la natura bieca e feroce ad aver causato la caduta di migliaia di alberi, ma l'abbandono del bosco.

    Nel 1951/52 ci sono state nevicate analoghe nelle nostre zone, senza però conseguenze simili.

    Cosa è cambiato? Tutto.
    Fino agli anni 60 i boschi erano molto , ma molto meno estesi, venivano regolarmente sfruttati per legna da lavoro e da fuoco, e già questo voleva dire che su tre abeti o larici nati a meno di un metro l'uno dall'altro, due venivano tagliati già da giovanissimi, permettendo al superstite di crescere in altezza e di avere delle radici solide.
    Finita la selezione e la cura, il bosco si è esteso ma perdendo in salute.
    Tutto vero, Giorgio, io stesso su nuovocadore ho scritto spesso che i boschi sono in crescita incontrollata sulle nostre montagne, a detrimento della qualità del bosco medesimo.
    Però nel caso dello scempio d'alberi con la nevicata del 25/26 dicembre credo sia stata dovuta ad una concomitanza di
    - abbondanza
    - pesantezza
    - terreno non ghiacciato

    Detto questo concordo che salvare degli alberi per non fare delle piste da sci, è proprio un'arma spuntata, una battaglia ideologica che, visti i numeri in questione e lo stato generale di abbandono dei nostri boschi, sa proprio di pretesto e demagogia.

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