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Discussione: Colleghiamo Auronzo al Comelico

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  1. #16

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    Ho avuto modo di ascoltare il signor Senfter sia dal vivo, sia in televisione. È una persona che mi incute timore. È un investitore che ha fatto degli investimenti la sua ragione di vita. E si è visto. Le sue attività spaziano ovunque, dai salumi, all'energia, dagli impianti di risalita alle finanziarie. E il suo piccolo impero è in espansione. Ha lasciato l'Alto Adige per arrivare in Emilia Romagna (per i salumi) e ora si sta dirigendo verso una nuova terra di conquista: il Veneto. Il nostro mecenate ha bisogno delle terre venete, per realizzare il suo sogno, il carosello intorno alle Tre Cime. È così che è riuscito a farsi approvare e finanziare il collegamento con il Comelico. Non mi sorprende che una bella fetta dei fondi Brancher siano stati destinati a quegli impianti. Ed è con quest'animo che si è spinto fino a Padola, dove la Sextner Dolomiten AG ha salvato la società Alta Val Comelico dal fallimento, acquistandola per due noccioline, liquidando i creditori con il 30% delle somme dovute e chiedendo in cambio al Comune di poter cogestire le risorse idriche comunali. Però le cose non stanno andando bene lo stesso e gli impianti di Padola risultano ancora in perdita e probabilmente rimarranno tali fintanto che non si completa il cerchio.
    Gli impianti di Auronzo sono stati proposti proprio nell'ottica di far parte di questo mega progetto. Per questo, a mio avviso, tutto si sta muovendo per agevolare l'attività imprenditoriale del sig. Senfter, che non si ridurrà ai soli impianti di risalita, ma che porterà con sé la realizzazione di altri alberghi. Nella sua società finanziaria gravitano, non a caso, nomi importanti del settore turistico alberghiero.

    Poi c'è anche la questione ambientale, purtroppo sempre perdente in Italia, che sicuramente serve a far ripetere il solito, secondo me inutile, balletto tra i pro-ambiente e quelli che "di-alberi-ne-abbiamo-anche-troppi" (per dirla alla Jannacci). I progetti proposti mi fanno venire la pelle d'oca, per la brutalità con cui hanno iniziato a marcare e marcheranno il territorio. Ma in fondo che male fanno? Del resto, è scientificamente provato che la cura del bosco passa attraverso le piste da sci. È il bosco che lo chiede. E' il bosco che ha bisogno di rinunciare a quegli alberi che, guarda caso, lasciano esattamente lo spazio necessario alle piste, né un centimetro di più, né un centimetro di meno. È il bosco che chiede di essere abbandonato proprio nei tratti in cui le piste non passano. Diciamo pure che è una coincidenza davvero fortunata.

    Ma va bene così. Almeno il comune di Padola, e forse in futuro anche quello di Auronzo, non dovranno rimanere nell'inutile attesa di una proposta alternativa, assumendo quell'autorevole atteggiamento (che tanto apprezzo perché mi riporta alla mia infanzia) di chi, offeso, rimane nel silenzio di un fin troppo facile "non ti ci parlo più", per di più assumendolo come giustificativo delle proprie inadempienze.
    Ultima modifica di edradour; 19-02-2014 alle 11:23 PM

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