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Discussione: Nuovo comprensorio Cadore-Civetta

  1. #541
    Senior Member L'avatar di sanvito25
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    Citazione Originariamente Scritto da smara Visualizza Messaggio
    ......... se il sig. Senfter è riuscito a portare avanti il suo progetto è perché i soldi li ha messi lui, per un cifra pari ad un terzo rispetto a quella prevista per il Cadore-Civetta. Il sig. Senfter ha mille motivi per fare questi investimenti, compresi gli sgravi fiscali e per di più è un personaggio politicamente molto introdotto che non ha guardato in faccia neppure i suoi concittadini contrari al progetto
    Ciao Smara (sono Botto ), se il sig. Senfter è riuscito a portare avanti il suo progetto, non è perchè i sold li ha messi lui. Non sono i soldi, il problema e tra l'altro non credere che anche un imprenditore come Senfter tiri fuori i soldi "cash", di solito si lavora coi soldi delle banche.
    Lui è riuscito perchè in AA il turismo è la risorsa numero 1, nei pensieri e nei fatti. E in nome del turismo, che hanno capito essere ricchezza oggi e domani, loro FANNO.
    In AA sanno vendere bene il loro prodotto, compreso il fatto di essere "rispettosi per l'ambiente" (sì, anche questo fa parte del loro mix produttivo).
    Saranno sì rispettosi, ma se vogliono fare una cosa la fanno. Magari la fanno bene e nel rispetto dell'ambiente, ma la fanno.

    Ecco perchè Senfter è riuscito.

  2. #542
    Senior Member L'avatar di smara
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    Ciao Botto! Ben ritrovato! Sì è vero, anche il sig. Senfter lavora con i soldi delle banche, ma come sai se la banca ti dà 100, ne vuole in cambio (in termini di garanzie) 200. E credo che il sig. Senfter abbia proprietà e attività (fatturato) sufficienti per garantire anche 1000 se volesse.
    Concordo con te anche quando dici che in AA sanno vendere bene il loro prodotto. L'attività di marketing per loro è fondamentale. Però loro sanno vendere bene tutti i loro prodotti (e non solo il turismo). Diciamo che sanno vendere bene il loro marchio, sia con gli yogurt, con lo speck o con l'oggettistica (Thun o Anri). Così quando ti muovi in autobus o in metro vedi continuamente una pubblicità che ti rimanda mentalmente all'Alto Adige. Per non parlare delle convenzioni che fanno con tutti i maggiori enti, le aziende, i ministeri, ecc. Insomma loro sanno comunicare costantemente con i potenziali clienti.

    Non mi trovo d'accordo, invece, con la questione ambientale. Non mi sembra che in AA siano poi così rispettosi dell'ambiente. Ci sono delle vallate quasi intatte, è vero, però altre sono state così trasformate che di montagna hanno più poco. L'ultima volta che sono andata in Val Gardena, per esempio, ho avuto l'impressione di essere entrata in un mega villaggio turistico. Per carità, sono scelte, però non sono tutte rispettose dell'ambiente. Sembra che per molti di questi paesi la cosa più importante sia catturare il turista con gli effetti speciali, trasfigurando completamente il "contorno". Per me, invece, è più importante il contorno. Sarà per questo che mi è sempre piaciuta la Val Boite (per Cortina ci vorrebbe un discorso a parte).
    Secondo me, San Vito e gli altri paesi della valle hanno trascurato molto l'aspetto promozionale. Se fossi una sanvitese ricomincerei proprio da lì.
    "Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla."

  3. #543
    Senior Member L'avatar di smara
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    P.S.: sono in molti a pensare che la montagna sia bella finché rimane tale e non parlo solo dei turisti. Ho visto che anche il CAI di San Vito, per quanto composto da posizioni diverse, ha manifestato un'opinione molto chiara a questo proposito:
    www.pelmo-mondeval.it
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  4. #544
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    Predefinito dolomiti superski: il fatturato vola

    [QUOTE=smara;4739]Caro Egon, sono curiosa di capire cosa intendi quando dici che mi sono data la zappa sui piedi. Da quando esprimere un'opinione significa darsi la zappa sui piedi? Darsi la zappa sui piedi: in senso figurato significa ragionare contro il proprio stesso assunto (Il Nuovo Zingarelli - Vocabolario della lingua italiana). Mi dici dove hai trovato i dati del Dolomiti Superski? Vorrei capire se sono forniti in termini relativi o assoluti. Intervista al Corriere delle Alpi del 19.03.2011 di Franz Perathoner «un generale aumento dei passaggi agli impianti, dovuti proprio al maggior numero di giornate di sole e di bel tempo rispetto alla passata stagione e ad un aumento generale del fatturato che, a questo momento della stagione, è valutabile in un +2,5%. Parlando invece di tessere skipass, le vendite sono aumentate sia per gli stagionali che per i 4 giorni, con un incremento maggiore per questi ultimi. In lieve calo invece i giornalieri, che impongono una spesa proporzionalmente più alta mentre sostanzialmente stabile è rimasta la vendita dei 6 giorni». Dati sui ciaspolatori: non pervenuti. Idem per attività agro-silvo-pastorali. Ultimi pastori avvistati nel presepe di Natale: spariti con l'Epifania. Idem per sci-alpinisti. Le foche ringraziano.
    Ciao.

  5. #545
    Senior Member L'avatar di sanvito25
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    Citazione Originariamente Scritto da smara Visualizza Messaggio
    Non mi trovo d'accordo, invece, con la questione ambientale. Non mi sembra che in AA siano poi così rispettosi dell'ambiente. Ci sono delle vallate quasi intatte, è vero, però altre sono state così trasformate che di montagna hanno più poco.
    Forse mi sono spiegato male. In AA "fanno" gli ambientalisti, perchè fa parte del loro marketing, ma lo sono ben poco. Prima il turismo e dopo il resto.
    A Cortina per costruire la biposto Fedare-Crodanegra ci hanno messo 15 anni (ed in effetti era in una zona di pregio), in AA per disboscare ettari bosco per allargare le piste ci mettono due minuti.

  6. #546
    Senior Member L'avatar di smara
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    @Egon: da come sono riportati direi che sono dati espressi in valori assoluti, quindi poco analizzabili.
    "Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla."

  7. #547
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    Talking Tutto quello che volevate sapere

    Tutto quello che volevate sapere sui comprensori sciistici e che MW non vi ha mai detto. Qui si parla di Plan de Corones che ha impianti di risalita e piste neppure paragonabili (come numero ed estensione) a quelle del proget-tato comprensorio cadore civetta.
    Eh già, Plan de Corones, con le sue infrastrutture potenti e costantemente
    rinnovate, è sicuramente una delle stazioni sciistiche più hi-tech e organizzate
    dell’arco alpino…E a quale prezzo? L’ambiente di Plan de Corones e della Val Pusteria ‘come sta’? L’impatto dell’industria sciistica è forse dannoso? Sembra già di sentirli, i detrattori. Ma si possono facilmente zittire….E’ proprio vero, infatti, che la Val Pusteria si può definire la “verde valle”. E non solo per i colori sfavillanti di prati e boschi che d’estate l’ammantano… La sensibilità am-bientale qui è un patrimonio culturale acquisito, presente nel DNA della gente dei masi abituata da sempre a convivere (e, certamente, ad addomesticare, per la sopravvivenza) una natura selvaggia, come nelle giovani generazioni. Tanto che lo sviluppo, non solo turistico, ma anche economico (in Val Puste-ria, attorno a Brunico, sono presenti anche floride attività artigianali e di pic-cola industria) si può ben dire che sia stato graduale e sostenibile. Secondo i dati dell’ultimo rapporto di Legambiente “Comuni Rinnovabili 2010”, nella clas-sifica dei comuni italiani che si sono distinti nel settore delle energie rinnova-bili, due della Pusteria, Brunico e Monguelfo, figurano tra i primi 15. Qui, da molti anni – quindi da tempi non sospetti – si utilizzano gli scarti dell’attività forestale per il teleriscaldamento su vaste aree. Ben 9 delle 15 centrali per il teleriscaldamento con biomassa che operano in Alto Adige si trovano in Val Pusteria. Le prime realizzazioni risalgono al 1994 a Rasun e a Valdaora. Da al-lora ne sono stati attivate altri 7, e presto entrerà in funzione la centrale di Brunico, che servirà 1.950 utenze grazie a due apposite caldaie a biomassa da 8 megawatt ciascuna, per un risparmio di 10 milioni di litri di gasolio. Si cal-cola che grazie agli impianti di teleriscaldamento a biomassa in Val Pusteria non vengano emesse circa 70.000 tonnellate di CO2 con un risparmio com-plessivo di oltre 23 milioni di litri di combustibili fossili. Solo per fare un altro esempio, nel comune di Terento il teleriscaldamento funziona anche un im-pianto a biogas, gestito da una cooperativa di 46 agricoltori, che distribuisce 1 milione di kwh calore, mentre qui, come in altri comuni pusteresi, le piccole centrali idroelettriche private o consortili (ad esempio, a Terento, la Winne-bach che produce 6 milioni di kwh) e i pannelli fotovoltaici sono la norma. In Val Pusteria si sono sperimentati anche i primi esempi di case residenziali, at-tività produttive, alberghi costruiti in bioedilizia e che garantiscono efficienza energetica. Un futuro ClimaHotel a Valdaora è in fase di pre-certificazione. E le uniche due CaseClima ‘Nature’ (attribuzione che, nell’ambito dei progetti certificati dall’agenzia CasaClima, tiene conto in senso globale dell’impatto am-bientale dei materiali utilizzati) in provincia di Bolzano si trovano a Riscone: la nuova scuola elementare e il maso Fiber. Quest’ultimo è un progetto innova-tivo realizzato dall’azienda Rubner (che guarda caso ha sede a Chienes, in Val Pusteria) sul sito di una ex-fattoria è straordinario per il suo stile architetto-nico contemporaneo che lo pone ‘in tensione’ con il paesaggio circostante e con lo stile prevalentemente alpino ricorrente, e sottolinea la versatilità del legno come materiale ideale per progetti costruttivi complessi. Tornando allo sci. Noi oggi veniamo forse sorpresi dalla densità di impianti e dall’alta tecno-logia messa in campo al Plan de Corones. E ci divertiamo su e giù per le piste, senza forse curarci di altro. E spesso si dimentica un altro fattore importante. L’attività di sfruttamento sciistico qui è confinata su una superficie limitata e ben circoscritta. Cosa aiutata anche dalla conformazione a ‘panettone’ della montagna, che favorisce la concentrazione di piste e impianti, e la non di-spersione su troppi versanti e valli. Al margine dell’area sciabile di Plan de Co-rones si apre infatti una vasta area di wilderness alpina tutelata dal Parco Na-turale Fanes Senes Braies, 25.680 ettari in continuità peraltro con altre am-pie zone protette quali il Parco Naturale delle Dolomiti di Ampezzo e più a est con il Parco Naturale Dolomiti di Sesto, oltre che con una serie di massicci do-lomitici entrati nella lista del Patrimonio Unesco (status che a sua volta fissa altri rigidi vincoli). In particolare, la società Funivie San Vigilio di Marebbe spa (che possiede e gestisce una parte consistente degli impianti di risalita del Plan de Corones) ha ottenuto nel 2009 tra le primissime del settore in Italia, importanti certificazioni ambientali e di qualità, come la 9001 e la 14001. La società impianti di Riscone dispone di impianti tutti a bilancio 0 in termini di e-missioni di CO2. Al Plan de Corones, gli amati-odiati cannoni (amati perché ci fanno sciare meglio e più a lungo, garan tendo il benessere di intere vallate! Odiati perché considerati – a torto! – ecologicamente scorretti) vengono ali-mentati da normalissime, purissime acque piovane e di scioglimento della stes-sa neve intercettate durante la stagione primaverile in appositi bacini di rac-colta. Contrariamente a una leggenda me-tropolitana molto diffusa, non ven-gono addizionate di alcunché e non consu-mano risorse idriche ex novo, ma semplicemente rimettono in circolo ‘quel che c’è’. Solo una piccola parte di ac-que viene captata, sotto rigido controllo, da rii secondari e dal fiume Rienza. Non solo: prima di alimentare i cannoni, que-ste acque vengono addirittura fil-trate, fino a raggiungere una qualità potabile! La neve ‘tecnica’ a primavera si scioglie poi più lentamente e più tardi. Pochi sanno che questo protegge dalle gelate primaverili il tenero manto erboso che ricaccia a primavera sulle piste, e gli garantisce poi una crescita più rigogliosa in seguito. Quanto al delicato tema degli scarichi dei rifugi, che sopportano l’assalto pacifico di migliaia di persone al giorno, questi sono interamente canalizzati a valle mediante appo-site condotte che si dirigono agli impianti di depurazione, mentre i rifiuti ven-gono in gran parte tenuti distinti e portati a valle per il riciclo. Anche il discus-so tema dei collegamenti funiviari in realtà ha un risvolto ambientale positivo. Per esempio, da alcuni anni, la connessione tra piste e impianti più skibus fra la zona Piz de Plaies di San Vigilio di Mareb-be (Piculin) e l’Alta Badia (Pedra-ces) in realtà ha tolto di mezzo una consistente migrazione motorizzata lun-go le strade! Nella stessa direzione va il futuro progetto di nuovi impianti di arroccamento per il Plan de Corones da Perca (fra Brunico e Valdaora), prev-ista per il 2011-12.
    Insomma, per chi non ha le fette di speck affumicato sugli occhi, tutela dell'ambiente e impianti di risalita possono tranquillamente coesistere!

  8. #548
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    Mamma mia Egon! Hai scritto un trattato! Bravo, davvero. Se non fosse che abbiamo una lettura diametralmente opposta delle cose, ti avrei scelto come mio idolo.

    Allora, vorrei fare un paio di considerazioni rispetto a quello che hai scritto Intanto non ho capito bene il lungo preambolo sulle energie alternative (giuste e sacrosante), ma cosa c’entrano con il Nuovo Comprensorio? Non mi pare che siano previsti impianti di energia alternativa per farli andare.
    Sicuramente esistono società che hanno un impatto ambientale meno dannoso di altre, ma anche qui non capisco che cosa c’entrino con il Nuovo Comprensorio (che, tra l’altro, ricade dentro un’area UNESCO e non solo a latere come Plan de Corones).
    Quanto alle certificazioni, mi dispiace, ma non le trovo affatto qualificanti. La ISO 9001, rilasciata ormai a tutte le aziende un po’ strutturate, regola i processi interni di qualità delle aziende e non ha niente a che vedere con l’ambiente. La ISO 14001 è quasi un obbligo ormai, qualsiasi azienda che voglia anche solo accedere a dei fondi pubblici la deve avere. E non è che sia una garanzia di impatto 0, diciamo piuttosto che garantisce soltanto che non sei poi tanto nocivo all’ambiente. Però puoi esserlo ai suoi abitanti, come succede per le centrali ENEL che hanno ormai ottenuto quasi tutte questa certificazione. Peccato, poi, che nei dintorni di alcune di queste centrali (come quella di Civitavecchia) ci siano dei tassi altissimi di malattie respiratorie…. All faccia delle certificazioni!
    Quanto ai cannoni, non ho informazioni sulla provenienza dell’acqua dell’impianto di Plan de Corones, quello che posso immaginare è che sicuramente non basta l’acqua piovana a farli andare. Se dai un’occhiata ai dati della Provincia di Bolzano lo puoi capire da solo. La sola società che hai citato (la Funivie San Vigilio di Marebbe), ormai supera i 3 milioni di metri cubi d'acqua per i suoi impianti! Quanto al fatto che la neve artificiale protegga il manto erboso dalle gelate primaverili, perdonami ma è una visione molto romantica della natura. Intanto mi chiedo come possa un procedimento artificiale migliorarne uno voluto da madre natura. In secondo luogo, è stato invece dimostrato che la neve artificiale rallenta le fioriture primaverili, compromettendo il naturale processo di riproduzione di molte specie floreali.

    In sintesi, ritengo che la natura senza l'uomo se la cavi molto meglio! Noi abbiamo bisogno di lei, ma non è affatto vero il contrario.
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  9. #549
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    Grazie grazie, ma ho solo copiato e incollato la "pubblicità" di Plan de Corones facilmente rinvenibile sul sito dedicato. Certamente è un'informazione di parte, ma volevo solo dimostrare che ci possono essere anche punti di vista diversi da quelli degli ambientalisti "duri e puri" e che l'idea stessa di progresso non è necessariamente distruttiva dell'ambiente ma anzi può e deve essere compatibile con l'ambiente stesso. D'altra parte, senza il maledetto progresso, vivremmo ancora nelle paludi con le zanzare che ci succhiano il sangue. Invece, con il progresso, a succhiarci il sangue ci pensa l'Agenzia delle Entrate. Mmmmhhh. Forse hanno ragione gli ambientalisti. Era meglio se ci tenevamo le zanzare.

  10. #550
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    Oggi sul Gazzettino c'è questo articolo di Marco Dibona:

    "La pratica dello sci, sull'arco alpino, è al tramonto e verrà presto soppiantata da nuove attività, sportive e ricreative. Lo sostiene il Gruppo divulgazione scientifica, associazione di Belluno nata nel 2006, con oltre 130 soci, che cerca partner locali per realizzare un'idea innovativa per il turismo.
    «La parabola dello sci alpino è discendente - sostiene l'associazione senza fini di lucro - ed è facile constatare che le piste sono sempre meno frequentate, stagione dopo stagione, non soltanto nella nostra provincia, o in Italia, ma anche all'estero».
    Secondo la rete televisiva tedesca Deutsche Welle, negli ultimi vent'anni la vendita di attrezzature invernali è diminuita del 50% e nelle località più rinomate il numero di sciatori è in sensibile calo. Basta piste, largo allo sci alpinismo, dunque, alle camminate con le «ciaspe», ad altre pratiche.
    «Perché continuare ad impiegare ingenti investimenti per potenziare gli impianti e creare nuovi collegamenti tra i comprensori?» incalza Gruppo divulgazione scientifica, che propone un modello di sviluppo turistico nuovo, come già fatto in Austria, basato sulla risorsa principale: le specificità territoriali, ambientali e culturali, riconosciute dall'Unesco.
    L'idea è di creare sul territorio una rete di servizi integrati, erogati da persone competenti di ambiente, natura e cultura, da esperti di discipline sportive e da addetti al vitto e all'alloggio, con gli ospiti accolti da una squadra di professionisti locali. Un'offerta per gli autentici appassionati che, da tutta Europa, estate ed inverno, frequentano e percorrono la montagna per conoscerla e apprezzarla fino in fondo. I soli iscritti ai club alpini italiano, austriaco, tedesco e svizzero ammontano a 2 milioni di persone.
    «Il progetto pilota - spiega l'associazione - prevede la messa in rete di due località campione della montagna bellunese, prive di impianti a fune, con alcune località austriache con caratteristiche similari, per creare un circuito turistico rappresentativo delle specificità».
    Lapidario il commento di Enrico Ghezze, presidente degli impianti a fune di Cortina, Auronzo e San Vito di Cadore: «Auguri! Che ci provino, se riescono a creare un movimento. Parlano di possibilità di sviluppo concrete ed immediate: non lo saranno affatto. Il loro è un progetto che richiede un lavoro puntuale, soprattutto lungo; è un percorso irto di difficoltà, che prevede di recuperare il cliente. E non muoverà masse di fruitori, come lo sci alpino».
    «Per quanto riguarda Cortina - aggiunge Ghezze - il territorio si presta comunque, per queste attività: la superficie è molto ampia, mentre gli impianti occupano una parte molto limitata del territorio».
    A Cortina opera da anni «Sui sentieri dei Salvans», della guida naturalistica Monica Dandrea: un'iniziativa di educazione ambientale e di turismo naturalistico, estivo ed invernale, con escursioni guidate, a piedi, in bike, con le ciaspe.
    «La nostra filosofia - spiega l'ideatrice - si richiama ai Salvans, creature pacifiche e generose della foresta, aperte all'ospitalità ed all'incontro, con chi viene da lontano, ed all'arricchimento, tramite la conoscenza dell'ambiente naturale».

    Insomma, sono sempre di più le fonti che sostengono che lo sci da discesa sia in declino, ma allora perché insistere così tanto negli impianti??
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