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Discussione: Nuovo comprensorio Cadore-Civetta

  1. #911
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    Citazione Originariamente Scritto da sanvito25 Visualizza Messaggio
    Oggi ho fatto la traversata da Passo Giau a San Vito. L'obiettivo era salire la Rocchetta di Prendera, abbandonato causa nuvole dense.

    Però è stata l'occasione per attraversare le famose zone che sarebbero state oggetto di scempio dalla costruzione del comprensorio Cadore Civetta e che invece devono essere conservate così a futura memoria di chi verrà dopo di noi.

    Mi sa che saremo noi a dovergli raccontare com'erano quei posti.

    Da passo Giau a Forcella Ambrizzola tutto ok, anche una discreta frequentazione nonostante la giornata non certo delle migliori. Sentieri ben tenuti e ben segnalati.
    Anche il sentiero di crinale fino al Città di Fiume è un sentiero bello e frequentato, sia da chi sale dalla Val Fiorentina, sia da chi sale da Giau o Rucurto.

    Poi però vuoi scendere verso San Vito/Borca?

    Acquitrini (e chi ne ha colpa se la zona è piovosissima? Ma anche nevosissima ....). Frane. Erba altissima. Ovviamente nessun punto di appoggio. Nessun escursionista (ok giornata così così, ma siamo al 25 agosto).

    Ma chi volete mai che salga su di lì?
    Dislivelli elevati e sviluppi lunghissimi.
    Nessun rifugio.
    Sentieri maltenuti
    Frane frequenti.

    E chi avrà mai interesse a rendere più acccessibile (o servita) quell'area per tre turisti coraggiosi in croce.

    Vi ricordo che il tutto avrebbe comportato anche una riqualificazione in chiave estiva. Impianti, rifugi, contrasto al dissesto idrogeologico avrebbero portato un grande appeal anche per l'estate.

    Invece teniamola così quella zona. Per chi? Per i regolieri che in ottobre si vanno a are le loro belle pesseggiate?
    Per gli alpeggi? (come se non fossero piene di mucche e pecorele zone prative della Val badia).

    E' una zona inospitale, punto.

    E non lo scrive un fighetto che vive la montagna con pigrizia, lo scrive uno che in montagna ci va davvero.
    Ho seguito lo stesso percorso nell'agosto di tre anni fa, andando dal Passo Giau sul Mondeval e poi giù a San Vito, sbucando nel largo spiazzo erboso vicino al rifugio Senes, dove la strada asfaltata svolta per la discesa verso San Vito (durata del tragitto: circa otto ore). Vedo che la situazione non è cambiata da allora. D’altra parte, il percorso “classico” per chi vuole visitare il Mondeval consiste nell’andare dal Passo Giau al rifugio Fiume, o viceversa. A San Vito -Borca non ci va proprio nessuno, anche perché, oltre a quanto già detto, c’è poi il problema di recuperare l’auto, se l’hai lasciata al Fiume o al Giau. D’inverno poi il giro è improponibile. Anche gli intrepidi adepti di MW, qualche anno fa, partendo dal Fiume si sono fermati subito dopo per le cattive condizioni atmosferiche (forse il Pelmo gli avrà fatto la macumba). Quest’anno avrei voluto rifare il giro, ma mi hanno tradito le ginocchia. E allora, come dice il vecchio adagio: “Se la montagna non va a Maometto, Maometto va… al mare”. Così me ne sono andato a Santa Margherita Ligure. Alla montagna ci ripenseremo quando se ne saranno andati via i talebani e sarà rimasto soltanto il gatto del Sindaco di Vodo con il suo padrone (ipse dixit).

  2. #912

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    No, la situazione è peggiorata , è diventato difficile trovare i segni per riconoscere i sentieri per scender verso San Vito, è facile perdersi, i boschi sono chiaramente tutti in stato di abbandono (più che decennale) , lo si vede anche da distante valutando la quantità di "schianti" rimasti dov'erano anche dopo diverse stagioni, anche il sentiero che dal Rif. Fiume scende verso la Val Boite è quasi inghiottito dalla vegetazione.

    e pensare che più indietro qualcuno citava questi passi del sito "salviamo l'area Pelmo Rocchette Mondeval dagli impianti"

    Ora il nostro Comune ci propone di fare funivie e piste, cioè fare spezzatino dei boschi. I boschi regolieri sono sempre serviti per realizzare opere pubbliche e private, costruire case, chiese, strade, malghe, ponti, acquistare cibo per la popolazione in tempi di carestie, sostenere cause centenarie per difendere e conservare i pascoli e il territorio.

    Le vizze di Geralba e Barco si estendevano dal confine con Ampezzo fino al rio Orsolina a confine con Borca di Cadore sia a destra che a sinistra del torrente Boite.

    I boschi delle Regole servono ai fabbisogni delle famiglie regoliere, sono sempre stati gestiti con la pratica della selvicoltura naturale e da molti anni mediante l’osservanza dei piani di assestamento forestale. Di recente sono stati certificati PFC per questo ricevono sostentamenti finanziari dalla Regione veneta e Comunità europea. Forniscono legname da opera, legna, cippato, funghi, frutti spontanei. Dalla vendita del legname le Regole possono fare investimenti sul territorio dando lavoro a molte persone, piccole imprese, operai specializzati, laureati, tecnici.
    Sono passati 3 anni, quanti hanno trovato da lavorare? cosa è stato fatto?

    Inoltre :
    Oltre alla perdita della rendita data dalla vendita del legname, considerando che per 5 anni non sarebbe più possibile effettuare tagli nei boschi, né migliorie boschive, è emersa la spinosa questione dei terreni compensativi. La Legge regionale 26 del 1996 prevede infatti che i terreni appartenenti alla Regola siano inalienabili, indivisibili e inusucapibili, e destinati a finalità silvo-pastorali. Sono tuttavia previsti cambi di destinazione per modeste entità, ma le Regole devono ottenere in cambio una porzione di territorio uguale o superiore per qualità e quantità, ma soprattutto contigua ed accorpata, al fine di mantenere inalterato il proprio patrimonio. Proprio la reperibilità da parte del Comune di un simile territorio con le caratteristiche richieste risulta in pratica uno degli ostacoli maggiori. Il territorio regoliero interessato dalla realizzazione del collegamento è di ben 53.73 ettari.
    A me non solo non risulta questo vincolo , ma anzi, dove gli impianti ci sono (e non solo in Sudtirolo) vedo una coltivazione e sfruttamento del bosco molto maggiore.

  3. #913
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    Va bene. Mi avete convinto. Abbandonerò l'auto per il treno, fino a Borca. Come dite, non c'è il treno? Ah, beh, se è per quello, non ci sono neanche gli impianti. Invece in Val Pusteria....
    (dal Corriere on line)
    Scendi dal treno e monti in cabinovia. Un sogno per chi vuole andare a sciare liberandosi dei problemi di strade ghiacciate e parcheggi intasati. Un interscambio diretto tra ferrovia e impianti di risalita. Stazioni costruite ad hoc per questo. Ora anche in Italia. Niente auto, ai piedi metti subito gli scarponi: è lo sci a km O ! Con il treno tornato di moda per gli spostamenti veloci (Alta Velocità) che ora conquista anche gli sciatori. All’estero sono maestri. In Austria a Kitzbühel attraversi i binari e sei sulle mitiche piste dell’ Hahnenkamm, in Svizzera a St. Moritz passa il treno delle Alpi Retiche, a Zermatt, locali-tà car-free, se non vai in treno non ci arrivi proprio.
    Ma da noi? Quest’anno c’è una grande novità. In Alto Adige due stazioni costruite a ridosso degli impianti, consentono che il treno «Ski Express Val Pusteria» permetta di raggiungere 200 km di piste sulle Dolomiti. Senza dover togliersi gli scarponi, senza dover prendere la macchina, senza nessuna fatica. Ogni 30 minuti il nuovo treno espresso collega i comprensori sciistici Dolomiti di Sesto con Plan de Corones, partendo dalla nuova stazione ferroviaria di Versciaco/Monte Elmo (che entrerà in funzione il 14 dicembre) e raggiungendo quella di Perca-Plan de Corones. Subito accanto partono le cabinovie. Tanto che in linea teorica si può partire con gli scarponi ai piedi per esempio dalle stazioni di Trento, Bolzano... e Verona o Milano, per ritrovarsi sulle piste. Acquistato lo Skipass Combi Dolomiti di Sesto & Plan de Corones, oppure lo Skipass Dolomiti Superski, il biglietto del treno è gratuito e potrà essere ritirato anche presso l’albergo. Un po’ come già avviene in diverse zone della Svizzera, dove certi treni sono considerati alla stregua di normali impianti sciistici (e vale lo skipass). Oltretutto nella stagione invernale 2014/2015, con la SkiMobileDolomites Card si viaggia gratis e senza limiti con tutti gli skibus della Val Pusteria e della Val Badia e con gli autobus pubblici e i treni regionali di tutto l’Alto Adige. Se soggiornate in una struttura consorziata il biglietto è compreso nel prezzo del soggiorno: un intelligente sistema di trasporto integrato finalizzato alla riduzione del traffico. Inoltre quest’anno l’offerta sciistica a cui si può accedere dalla nuova stazione di Versciaco, costruita ad hoc, in Alta Pusteria, si è molto ampliata.
    Il Monte Elmo, su cui sale l’impianto subito fuori dalla stazione, è stato collegato alla Croda Rossa di Sesto sull’altro lato della valle mediante due modernissime cabinovie e due nuove piste: «L’Orto del Toro» e la pista «Tre Cime»: un comprensorio con oltre 90 km di spettacolari piste di ogni livello. In Italia per il momento ci sono solo due altre situazioni analoghe a quelle altoatesine per quanto riguarda l’accoppiata treno-cabinovia, come fa notare «Skipass Panorama Turismo» di Modena Fiere: una è in Val di Sole, in Trentino, dove si scende alla fermata di Daolasa per salire in 12 minuti con la cabinovia nel cuore del carosello sciistico Folgarida - Marilleva - Madonna di Campiglio (150 km di piste). L’altra possibilità è in Valle d’Aosta a Pila dove dalla stazione si raggiunge a piedi la partenza della telecabina Aosta-Pila.
    Ultima modifica di egon; 15-11-2014 alle 09:31 AM

  4. #914
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    L'articolo di Dante Schiavon in copertina... un film già visto (1954). E' questo il futuro prefigurato?

    www.youtube.com/watch?v=oy2Zo4aIprk
    Ultima modifica di egon; 17-09-2015 alle 11:26 AM

  5. #915
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    Grande preoccupazione a San Vito per la prossima stagione turistica invernale, che appare compromessa dopo la frana che ha travolto la stazione di partenza della seggiovia San Marco (provocando, particolare non trascurabile, tre vittime oltre a danni materiali). Dov’è il problema? Non c’è forse il collegamento con gli 80 km. di piste del Civetta? Ah, già, scusate, dimenticavo che con grande saggezza e lungimiranza, le Regole si sono opposte al progetto del nuovo comprensorio Cadore Civetta, sulla riva destra del Boite, mai interessata da frane (tant’è che anche l’ANAS sta pensando di spostare da quella parte la statale di Alemagna). Invece è stato consentito lo sviluppo del comprensorio di San Vito sulla sponda sinistra del torrente, con le piste da sci che attraversano più volte il Ru Seco (secco quando non piove). Geniale. E qualcuno pensa, per incrementare il turismo, di espropriare le seconde case in modo che i valligiani se ne possano appropriare. Se si continua così, se ne andrà anche il gallo cedrone, in cerca di posti umanamente più vivibili. Il gatto del Sindaco di Vodo, che sarebbe dovuto restare a fare compagnia al primo cittadino, pare invece che se ne sia già andato. Statemi bene.

  6. #916
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    Turisti ingrati, non sanno apprezzare le gioie delle attività agro-silvo-pastorali nè le immersioni psicofisiche sul Mondeval. Che gente! Che schifo! Puah!
    (magari vorrebbero andare a sciare!!!)
    Dal sito "bloz":
    Dopo Cortina, tocca ai “minori” della Val Boite, quantunque S. Vito di Cadore tanto minore non è, guardando alle 103.000 presenze del 2014 (un po’ più di un terzo di quelle di Auronzo che ne ha 273.000). Il problema è che erano 170.000 nel 2000, una perdita del 41%. E guardando alle perdite anno su anno recenti, quelle degli ultimi 3 anni, sono occhi da piangere (-7,0%; -12,8%; -10,0%)

  7. #917
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    Nuove folgoranti idee dal Cadore cortina-sanvitese:
    1) aeroporto di Cortina; non male come idea visto che la strada non sempre c'è
    2) ristrutturazione delle piste di San Vito; il ghiaione si è appena mosso, volete che si muova ancora?

  8. #918
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    Predefinito Mobilità sostenibile

    In Alto Adige la chiamano mobilità sostenibile, mobilità dolce.
    “Con un volume d’affari annuo di 280,5 milioni di euro, gli impianti a fune in Alto Adige rivestono un’importanza anche sul piano economico”, ricorda l’assessore alla mobilità Mussner. Una fotografia esauriente della situazione nel settore (numero degli impianti, lunghezza, dati, portata, personale, investimenti, raffronti con gli anni precedenti e le aree confinanti) è fornita dal nuovo opuscolo “Impianti a fune in Alto Adige” (Ufficio provinciale trasporti funiviari) del quale riporto la premessa.
    "Gli impianti a fune ampliano l’offerta di trasporto pubblico locale in Alto Adige e assumono una rilevanza indiscutibile per il movimento turistico, in particolare per quello invernale. La gran parte degli impianti a fune difatti è stata costruita per la pratica dello sci, anche se negli ultimi anni è in aumento l’utilizzo di alcuni impianti anche in estate. Gli impianti a fune alimentano i flussi turistici in entrata nelle zone montane e conseguentemente contribuiscono al raggiungimento di un soddisfacente livello di benessere in numerose vallate alpine".
    Ma che ve lo dico a fare... vuoi mettere gallo cedrone e ciaspolate vs. impianti a fune. Cosa sceglieranno i turisti? Ah, saperlo!
    Ultima modifica di egon; 30-11-2015 alle 01:54 PM

  9. #919
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    Predefinito I conti non tornano

    Curiosamente, il thread più cliccato del forum, è questo, dove si discute del Nuovo comprensorio Cadore-Civetta. Ma come è possibile, considerato che le Regole ormai da qualche tempo hanno affossato il progetto a larga maggioranza e che da allora non si è mossa foglia, nè piuma di gallo cedrone? Sono forse i Regolieri (rigorosamente maschi, si fà per dire) che scrutano il thread nella (vana) ricerca degli alternativi progetti agro-silvo-pastorali o sono forse gli ambientalisti, in cerca degli itinerari per le immersioni psico-fisiche sul Mondeval? Ah, saperlo!

  10. #920
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    Predefinito

    Ah ah ah, che somari. In Alta Pusteria e Comelico non hanno ancora capito che il futuro non è nei collegamenti sciistici intervallivi, ma nelle ciaspolate e nelle attività agro silvo pastorali!
    http://corrierealpi.gelocal.it/bellu...ico-1.15636551

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