La nascita dell’agricoltura biologica (parte I)

Fino a 12.000 anni fa l’uomo lottava per la sopravvivenza armato di bastoni o poco più: cacciava piccoli animali e raccoglieva semi, radici e bacche. Un giorno si accorse (si pensa sia stato merito di una donna…!!!) che i chicchi del grano di cui si nutriva, caduti a terra, originavano dopo poco nuove piante e nuove spighe. Era la scoperta dell’agricoltura, l’arte di coltivare la terra.

Farro orzo e legumi furono le prime piante ad essere coltivate perché i loro semi si conservavano a lungo. Oltre ai cereali, iniziarono ad essere coltivati anche vite e lino, con le cui fibre si intrecciavano i primi tessuti. Nel XVI secolo furono le grandi esplorazioni nel mondo a rivoluzionare l’agricoltura. Le navi tornavano in patria con mille meraviglie esotiche, tra cui piante mai viste come la patata, la barbabietola da zucchero, il pomodoro, il mais e il tabacco.

Nella metà del 1800 Justus von Liebig, scoprì che a influenzare la crescita delle piante non erano solo l’acqua e la luce, ma la presenza nel terreno di elementi chimici. Li identificò e ne formulò la sintesi per produrre fertilizzanti, che sostituirono in breve tempo l’utilizzo del letame. Nel 1939 fu inventato il DDT, che dette l’illusione di poter eliminare per sempre gli insetti nocivi alle piante e all’uomo; la seguirono altre molecole tossiche: i clororganici, che si diffusero ovunque, entrando nelle catene alimentari.

Si cominciò a prendere coscienza dei gravi danni alla natura, e il DDT fu messo fuori legge a partire dal 1972. Insetti utili come api e bombi, sensibili a quasi tutti gli insetticidi chimici, a causa di questi subirono vere ecatombi.

 

Fortunatamente l’uomo ci ha ripensato. Nasce quindi l’agricoltura biologica, che rispetta la terra facendo incontrare nuove conoscenze scientifiche con il sapere millenario della tradizione. La terra torna ad essere la “Madre Terra” e viene nutrita solo con concime organico (letame, compost e guano) e concime minerale (fosforite naturale, potassio e gesso); si inizia a capire che le coltivazioni si possono difendere sfruttando l’antagonismo tra gli insetti, che si distinguono in insetti predatori e parassiti: i primi cacciano e si nutrono di insetti dannosi, mentre i parassiti colpiscono gli altri insetti in modo indiretto.

A fine 2015, le superfici dedicate a livello globale, ammontano a 50,9 milioni di ettari. In testa c’è l’Australia, seguono Argentina, Italia e Stati Uniti. In Europa l’Italia è al primo posto; Sicilia, Sardegna e Calabria sono le regioni con il maggior numero di agricoltori bio. Il consumo di prodotti biologici in Italia è in aumento e i prodotti preferiti sono frutta, verdura, latte e latticini.

Ovviamente lavorare la terra secondo il metodo biologico richiede passione e professionalità. Le “fattorie didattiche”, diffuse anche qui in Cadore, sono fattorie visitabili sia dalle scuole, che da privati cittadini. Per toccare con mano e vedere da vicino il lavoro dell’agricoltore, si può visitare una di queste aziende, vero atelier a cielo aperto dove gustare e apprezzare i prodotti locali della terra, come frutta e verdura, ma anche prodotti trasformati come il miele, l’olio e le marmellate.

Per trovare le fattorie didattiche diffuse nella provincia di Belluno, visitate questo sito.

Nel prossimo articolo, il mio punto di vista riguardo l’alimentazione biologica. #staytuned

 

A cura della Dott.ssa Patrizia De Pol, biologo nutrizionista

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Author: Orsola1

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