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9 Settembre 2026

Marmolada, persi 9 ettari di ghiacciaio in un anno: «Potrebbe avere solo dieci anni di vita»

Il ghiacciaio della Marmolada continua a ridursi a un ritmo sempre più rapido. In un solo anno ha perso 9 ettari di superficie, passando dai 92 ettari del 2025 agli attuali 83, mentre l’arretramento medio delle fronti ha raggiunto i 23 metri, quasi tre volte gli 8 metri registrati lo scorso anno.

I dati emergono dall’ottava edizione della Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova con la collaborazione di ricercatori dell’Ateneo, ARPAV, Fondazione Glaciologica Italiana e volontari. Alle attività di monitoraggio hanno partecipato circa trenta persone, tra i 16 e i 75 anni.

Un nuovo record negativo

Secondo Mauro Varotto, docente dell’Università di Padova e responsabile scientifico della campagna, i risultati del 2026 aggravano una tendenza ormai evidente da decenni. Una perdita di superficie di questa portata era stata registrata soltanto nel 2022, l’anno del tragico crollo della Marmolada.

La prospettiva indicata dal ricercatore è particolarmente preoccupante: se dovessero ripetersi estati come quella appena trascorsa, al ghiacciaio potrebbe restare soltanto una decina d’anni di vita.

Il fronte occidentale arretra di 120 metri in due anni

Le misurazioni della Fondazione Glaciologica Italiana confermano l’accelerazione del fenomeno. Il ritiro medio delle fronti è stato di 23 metri, mentre nel settore occidentale un punto di monitoraggio ha registrato un arretramento di 120 metri nell’arco di due anni. La fronte del ghiacciaio si trova ormai oltre quota 2.900 metri.

Il ghiacciaio risulta inoltre completamente privo di neve residua, con l’eccezione delle superfici protette dai teloni geotessili.

L’estate 2026, la più calda in quota dal 1991

A pesare sul bilancio della Marmolada sono state soprattutto le temperature. Secondo i dati ARPAV riportati dalla campagna, il 2026 è stato l’anno più caldo in quota sulle Dolomiti almeno dal 1991. Ad agosto le temperature sono rimaste mediamente oltre tre gradi sopra i valori normali.

Alla stazione di Punta Rocca, a 3.250 metri, le temperature minime sono scese sotto zero soltanto in tre giornate. Alle quote più elevate non sono state registrate nevicate e nel frattempo è proseguito anche il degrado del permafrost.

Un fenomeno che riguarda l’intero arco alpino

Il quadro critico non riguarda soltanto la Marmolada. Secondo la Fondazione Glaciologica Italiana, il 2026 sta mostrando valori eccezionali anche a scala alpina, con perdite di spessore dei ghiacciai fino a tre volte superiori alla media dell’ultimo decennio. La neve accumulata durante l’inverno si è esaurita già alla fine di luglio.

Durante i rilievi sulla Marmolada sono stati inoltre osservati, a metà agosto, crepacci colmi di acqua di fusione nell’area sovrastante la nicchia di distacco del crollo del 2022. I nuovi dati restituiscono così la fotografia di un ghiacciaio sempre più vulnerabile agli effetti delle alte temperature e delle trasformazioni climatiche in corso sulle Dolomiti.

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