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23 Agosto 2026

Dolomiti bellunesi, ghiacciai e permafrost in sofferenza: l’allarme di Legambiente

Ghiacciai in ritirata, permafrost in degrado, versanti più instabili e una disponibilità d’acqua sempre più critica. È il quadro tracciato da Legambiente Veneto sulle Dolomiti bellunesi in occasione della nuova edizione della Carovana dei Ghiacciai.

Giugno 2026 in Veneto ha registrato temperature superiori di oltre 3 gradi rispetto alla media 1991-2020, mentre luglio è stato particolarmente caldo anche in quota. Condizioni che accelerano la fusione dei ghiacci e il deterioramento del permafrost, aumentando la fragilità dei versanti.

Marmolada e permafrost sotto osservazione

Tra i casi simbolo resta la Marmolada, dove il ghiacciaio continua a perdere massa e a restringersi. Secondo il bilancio 2025 della Carovana dei Ghiacciai, negli ultimi sessant’anni le Alpi italiane hanno perso oltre 170 chilometri quadrati di superficie glaciale.

Preoccupa anche il permafrost. Al Piz Boè, monitorato da Arpav, lo strato attivo ha superato i 7,4 metri di profondità al 31 luglio. Legambiente chiede di estendere i controlli anche ai gruppi del Pelmo, Antelao, Sorapiss, Civetta e Tofane.

In provincia di Belluno vengono segnalati ogni anno tra 150 e 200 crolli e smottamenti, mentre una parte consistente delle oltre 9 mila frane censite in Veneto interessa le aree montane.

Il nodo della risorsa idrica

Al 31 luglio il deficit di precipitazioni in Veneto nel 2026 era indicato al 24%, con 696 millimetri di pioggia rispetto a una media storica di 919. Il tema riguarda anche i rifugi di montagna, per i quali Provincia di Belluno e CAI Veneto hanno avviato un protocollo dedicato alla gestione della risorsa idrica.

Legambiente chiede più monitoraggi, una mappatura aggiornata delle aree instabili, sistemi di allerta più efficaci e una gestione integrata dell’acqua. L’associazione sollecita inoltre il completamento della Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

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