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24 Agosto 2026

Marmarole, bivacchi vandalizzati: il CAI contro il turismo “cafone”

Libri di bivacco strappati, materassi gettati all’esterno e strutture d’alta quota utilizzate come se fossero luoghi di festa. Il CAI torna a denunciare comportamenti incivili sulle Marmarole, dopo gli episodi segnalati nei bivacchi Fratelli Toso e Musatti, nel territorio di Auronzo e di San Vito di Cadore.

Nei bivacchi sarebbero state strappate le pagine dei quaderni lasciati a disposizione degli escursionisti. Secondo quanto riferito dalla sezione Cadorina di Auronzo del CAI, il materiale potrebbe essere stato utilizzato per accendere un falò.

Il richiamo del CAI: i bivacchi non sono rifugi

La denuncia riporta al centro un problema che nelle Dolomiti sta diventando sempre più evidente: l’uso improprio delle strutture d’emergenza in alta montagna. Un bivacco nasce come ricovero spartano e punto d’appoggio per chi affronta itinerari impegnativi, non come destinazione turistica o alloggio gratuito dove organizzare feste.

Gli episodi riguardano strutture appartenenti al CAI di Venezia e poste sopra i duemila metri. Al bivacco Voltolina, oltre ai libri, sarebbero stati presi di mira anche gli arredi interni, con materassi portati fuori dalla struttura.

Il danneggiamento dei libri di bivacco non è soltanto un gesto di inciviltà: può avere conseguenze anche sulla sicurezza. In zone dove la copertura telefonica è spesso assente o discontinua, le annotazioni lasciate dagli escursionisti possono infatti fornire informazioni utili ai soccorritori durante le ricerche.

Il rischio: bivacchi chiusi o accessibili solo a pagamento

Il CAI avverte che il ripetersi di vandalismi e utilizzi impropri potrebbe portare progressivamente alla chiusura di alcune strutture, al loro smantellamento oppure all’introduzione di sistemi di prenotazione e pagamento. Tra le ipotesi citate dal presidente del CAI di Venezia Daniele Bortolozzi c’è anche quella di rimuovere materassi e coperte dagli interni.

Il caso delle Marmarole riapre così il dibattito sul cosiddetto turismo “cafone” in montagna. L’aumento della frequentazione delle Dolomiti porta benefici al territorio, ma rende ancora più importante distinguere tra promozione turistica e consumo dei luoghi. I bivacchi sono presidi essenziali per la sicurezza di chi frequenta seriamente l’alta montagna e la loro conservazione dipende anche dal comportamento di chi li utilizza.

Il messaggio del CAI è netto: chi danneggia queste strutture contribuisce a mettere a rischio un patrimonio costruito e mantenuto per tutta la comunità degli escursionisti.

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