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17 Settembre 2026

Dolomiti e overtourism: quando la montagna diventa una meta da social

Le Dolomiti non sono “piene” nello stesso modo e nello stesso momento: il problema si concentra soprattutto in pochi luoghi diventati icone globali. È qui che il turismo di massa, amplificato dai social network e dalla ricerca dello scatto riconoscibile, produce code, traffico e una pressione difficile da gestire.

Il tema è tornato al centro del dibattito nell’estate 2026, raccontato da varie fonti che hanno parlato dell’eccesso di turismo sulle Dolomiti e a quello che viene spesso definito “turismo di Instagram”. Un fenomeno che riguarda da vicino anche il Cadore, dove le Tre Cime di Lavaredo rappresentano uno dei casi più evidenti.

Le Tre Cime e le code di Misurina

A luglio, a Misurina, circa 300 persone sono rimaste in attesa delle navette dirette verso il Rifugio Auronzo. La domanda aveva superato la capacità del servizio nonostante l’impiego di un autobus aggiuntivo. Le immagini delle file hanno fatto rapidamente il giro dei social e sono diventate uno dei simboli dell’estate dolomitica.

La strada panoramica che porta al Rifugio Auronzo è già sottoposta a un sistema di accesso regolamentato: dal 23 maggio 2026 l’ingresso in auto richiede la prenotazione. La misura punta a governare un flusso che, nelle giornate di maggiore affluenza, non può più essere gestito semplicemente lasciando arrivare veicoli fino all’esaurimento dei posti.

Il paradosso è evidente: si introducono limiti alle automobili, ma la concentrazione dei visitatori può spostarsi sulle navette e nei punti di accesso. Regolare il traffico è quindi solo una parte del problema.

La montagna scelta attraverso lo smartphone

Negli ultimi anni il modo di scegliere una destinazione è cambiato. Instagram, TikTok e le altre piattaforme hanno reso immediatamente riconoscibili alcune inquadrature: le Tre Cime, il Lago di Braies, il Seceda, il Lago di Sorapis. Milioni di persone vedono le stesse fotografie e una parte di loro desidera raggiungere esattamente quel punto.

Questo meccanismo crea una forte concentrazione. Le Dolomiti sono un territorio vastissimo, con vallate, sentieri e paesi molto diversi tra loro, ma una quota crescente della visibilità online finisce su un numero ristretto di luoghi. Il risultato è che si può parlare contemporaneamente di sovraffollamento in alcune mete e di aree molto meno frequentate a pochi chilometri di distanza.

Il Seceda è un altro esempio noto: la sua cresta e il profilo delle Odle sono diventati un’immagine internazionale, mentre al Lago di Braies da tempo gli accessi automobilistici vengono regolati nel periodo di maggiore affluenza.

Il problema non sono i turisti

Ridurre il dibattito a una contrapposizione tra residenti e visitatori sarebbe però semplicistico. Il turismo è una componente fondamentale dell’economia delle vallate dolomitiche e sostiene alberghi, ristorazione, impianti, rifugi, commercio e numerose attività locali.

La questione riguarda piuttosto la capacità di gestire picchi molto concentrati nello spazio e nel tempo. Quando migliaia di persone vogliono raggiungere lo stesso luogo nelle stesse ore, anche infrastrutture dimensionate per una destinazione turistica importante possono andare in difficoltà.

Le misure adottate in varie zone — prenotazioni, limitazioni al traffico, parcheggi regolamentati e trasporto pubblico — mostrano che la gestione dei flussi sta diventando parte integrante dell’offerta turistica.

Una sfida che riguarda direttamente il Cadore

Per il Cadore il tema è particolarmente importante. Le Tre Cime sono un richiamo mondiale e rappresentano un patrimonio straordinario, ma la loro popolarità pone una domanda: come trasformare questa enorme visibilità in un beneficio più diffuso per il territorio?

Una possibile direzione è distribuire maggiormente i visitatori, facendo conoscere località, itinerari, musei, borghi e vallate meno presenti nei feed social. Non significa necessariamente “spostare” le folle da un sentiero all’altro, ma costruire un’offerta capace di far restare le persone più a lungo e di far conoscere il territorio oltre le sue cartoline più famose.

La vera sfida per le Dolomiti non è scegliere tra turismo e assenza di turismo, ma trovare un equilibrio tra accessibilità, qualità dell’esperienza, tutela della montagna e vita quotidiana di chi ci abita.

Le code dell’estate 2026 sono quindi un segnale da leggere con attenzione. La notorietà internazionale delle Dolomiti continua a crescere; ora la capacità di governare questa popolarità sarà uno dei temi decisivi per il futuro delle vallate.

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