Il ruolo sociale delle regole cadorine

INTRODUZIONE

Ancora oggi, soprattutto nelle regioni di montagna, sono ancora presenti forme antichissime ed originarie di proprietà comuni, che comprendono boschi e pascoli, definite con diversi nomi e con diverse organizzazioni.

In Italia, sono presenti in diverse regioni, come in Veneto, Trentino, Valle d’Aosta, Friuli, Emilia Romagna, Sardegna, e sono note con i nomi di vicinie, consorzi, consorterie, comunioni, comunità, partecipanze e regole, ma in tutte l’organizzazione è simile; si basano su gruppi di famiglie proprietarie di un insieme indiviso di pascoli e boschi, sui quali esercitano in comune la pastorizia e dai quali traggono un reddito, che poi viene impiegato per le esigenze della vita sociale del gruppo.

Alla gestione della proprietà comune provvede l’assemblea dei capi famiglia, sulla base di un insieme di regole le quali costituiscono gli statuti o codici rurali e si ispirano al concetto della solidarietà e dell’aiuto reciproco.

Diverse ragioni, tra cui quelle economiche, hanno determinato e conservato questa proprietà indivisibile a base comune.

Le comunioni familiari montane, come le Regole, sono antichi esempi di società sorte sulle Alpi, con caratteristiche fondamentalmente italiche sia per economia sia per diritto, organizzate per volontà del popolo cadorino, conscio dei bisogni comuni e delle esigenze di soddisfacimento degli stessi; sono sorte sulla base di un rapporto di solidarietà, che ha consentito la sopravvivenza e lo sviluppo di gruppi familiari stanziati nelle aspre montagne alpine.

La loro storia passata e quella di oggi dimostrano come il fenomeno delle comunioni familiari si sia sviluppato dalle caratteristiche fisiche dell’ambiente, a prescindere dall’evoluzione storica e giuridica dei diversi popoli che le hanno abitate.

L’uomo in montagna, infatti, può vivere e produrre solo inserendosi in un sistema di cooperazione con altri uomini: lo sviluppo dell’economia montana è, quindi, necessariamente legato all’efficienza e vitalità delle organizzazioni comunitarie che l’uomo è stato obbligato a creare.

I beni in proprietà collettiva regoliera sono in grado di soddisfare gli interessi dei consorti regolieri e, allo stesso tempo, sono capaci di realizzare interessi anche pubblici come la tutela dell’ambiente.

In tutto questo, emerge l’importanza del rapporto che si viene a creare tra Regole e poteri locali ma è necessario prima collocare i beni regolieri all’interno della proprietà collettiva distinguendoli così dalle terre e dagli usi civici.

Rilevante è il rapporto Regola-Comuni, ai fini della pianificazione urbanistica, la quale potrebbe attentare alla funzione ecologica dei beni regolieri, e importante è anche la questione della inespropriabilità del patrimonio regoliero nella sua estensione quantitativa, la quale deve continuare a servire alla tutela dell’ambiente ma in questo caso si possono riscontrare difficoltà di coordinamento dell’azione degli enti gestori dei patrimoni collettivi regolieri con l’azione degli enti locali.

Questa tesi sarà composta di tre parti: la prima parte riguarderà l’attualità del tema regoliero, il senso delle Regole oggi in relazione anche alle origini, al loro sviluppo storico-culturale, giuridico e sociale; la seconda sarà incentrata sul caso specifico delle Regole di Danta di Cadore con la sua storia, l’espansione della comunità e il rapporto tra Regola e Comune; la terza e ultima parte invece farà riferimento alla metodologia e alle tecniche sociologiche che possono essere utilizzate e che sono proprie di una ricerca sul territorio, come in questo caso l’analisi strutturale e l’analisi dell’ambiente.

 

 

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Author: NC staff

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