Il ruolo sociale delle regole cadorine

CAPITOLO PRIMO

L’ATTUALITA’ DELLA RICERCA SULLE REGOLE

1.1 La montagna oggi
Il territorio montano è quello che sicuramente ha subito le trasformazioni di gran lunga più profonde in questi ultimi decenni: l’assalto delle masse di turisti, prima attratte dalla villeggiatura estiva e poi dallo sci, e dagli altri sport invernali, ha “strappato” i boschi per farne piste, ha spianato vallette per farne parcheggi, ha distratto la gente della montagna dal suo ambiente, attirandola con l’idea del progresso al punto di farle spesso dimenticare le sue tradizioni ed il suo stesso ambiente di vita.
E’ così che tradizioni antiche, nate da una comunione profonda tra il territorio e i suoi abitanti, sono entrate in crisi fino quasi a smarrirsi.

Da qui però sta tornando alla ribalta un passato la cui riscoperta potrebbe avere non solo valore storico ma diventare anche argine e aiuto per salvare quello che è rimasto e per ricreare, partendo da moduli antichi, nuovi modelli di vita e di rapporti con l’ambiente naturale.

La riscoperta così delle forme più antiche dell’abitare queste zone e la ricerca dei tratti veri, propri ed essenziali degli antichi modelli di convivenza dell’uomo col suo territorio è un tema assai affascinante.

Quando poi l’analisi dei vari istituti avviene attraverso la loro applicazione a casi concreti, come quello del caso di Danta di Cadore, ne consegue un interesse vivo e produttivo.

1.2 L’attualità del tema regoliero
Il tema regoliero oltre a suscitare interesse culturale per antiche istituzioni, quali le Regole, proprie della gente di una vasta area della provincia montana, assume anche un suo valore concreto in relazione all’attualità di una serie di questioni riguardanti l’identità, l’aspetto e le prospettive delle comunioni regoliere operanti ancor oggi in alcune zone del Cadore.

Lo studio iniziale della loro storia consente di definire alcuni aspetti fondamentali ai fini di una maggiore comprensione dell’istituto delle Regole del Cadore, esempio importante fra le proprietà collettive ancora esistenti in Italia.

Le radici di queste istituzioni, tipiche delle comunità rurali dell’alto bellunese, vanno ricercate assai indietro nel tempo, quando la coesione dei gruppi sociali montani era in diretto rapporto con un sistema economico basato sull’equilibrio tra utilizzo di proprietà comuni, in particolare boschi e pascoli e la loro conservazione e tutela.

L’istituzione regoliera era stata creata per volontà del popolo cadorino, conscio dei bisogni comuni e delle esigenze di soddisfacimento che ne conseguivano, in particolar modo quelle di consentire l’utilizzazione e la conservazione del patrimonio fondiario a tutti gli uomini, a prescindere dalla loro proprietà individuale.

Importante è porre l’attenzione anche sulle considerazioni riguardanti l’evoluzione successiva dell’istituto regoliero, sullo sviluppo o sui rischi di snaturamento subiti dalle Regole, sia dopo l’avvento dell’ordinamento dell’amministrazione locale di matrice napoleonica, sia a seguito della legislazione del 1927 sugli usi civici o dopo il contraddittorio atteggiamento legislativo dell’ultimo trentennio segnato dal decreto legislativo n. 1104 del 1948 e dalla legge n. 1102 del 1971 e alle conseguenti disposizioni legislative della Regione Veneto.

Emergono così i contorni principali dei problemi di oggi e, gli interrogativi principali sulla stessa capacità delle Regole d’avere un futuro nascono proprio dalla constatazione delle differenze, spesso profonde, tra la vivacità e la coerenza delle Regole di ieri e la situazione, poco univoca e spesso incerta anche sul piano giuridico-istituzionale, delle comunioni regoliere attuali laddove funzionanti.
La ricostruzione storica diventa fonte di riflessione e approfondimento sui momenti di continuità e sulle ragioni di diversità o del declino di un istituto o di un’idea nei tempi presenti.
La constatazione della realtà di oggi si intreccia così col giudizio storico.

Il tema regoliero è di intensa attualità, è un tema delicato e controverso, ricco di implicazioni ideologiche e di politica istituzionale; ci si trova spesso di fronte a questioni irrisolte sul senso da dare oggi e domani a questi organismi che sopravvivono e ai consistenti patrimoni fondiari che amministrano, anche in rapporto ai ruoli e poteri degli enti pubblici locali in montagna, comuni e comunità montane.

La possibilità per le Regole di configurare un ruolo attuale che sia allo stesso tempo il più possibile rispettoso della loro identità storica, va verificata e misurata soprattutto in rapporto alla duplice questione delle finalità proprie, della persistenza o delle necessità di adeguamento degli scopi originari, del rapporto e del coordinamento tra tali finalità e quelle assegnate dall’ordinamento generale vigente ai comuni, alle comunità montane e agli altri enti locali.

Questo secondo profilo potrebbe essere fonte di maggiori problemi specialmente in ordine al rapporto regola-comune ma anche considerando che la realtà attuale ha finito per configurare la Regola-comunione familiare “come un corpo estraneo nell’ordinamento locale” con una diffusa resistenza di amministrazioni regoliere ad accettare di definire sul piano istituzionale un assetto coordinato dei poteri e compiti locali, in cui sia salvaguardata e valorizzata anche l’innegabile funzione di interesse generale svolta dalle Regole che è stata alla base della loro nascita e della loro vita.

La Regola, come vedremo poi in maniera più approfondita nel quarto capitolo e nel capitolo dedicato al caso di Danta di Cadore, è un organismo sorto a suo tempo per essere propulsore dell’economia e del lavoro dei partecipanti e tutore di esigenze generali e di un patrimonio comune della collettività residente in un determinato luogo.

Oggi riflettere sulle prospettive delle Regole, alla luce della loro storia, significa compiere una operazione sul terreno culturale per capire con quale ruolo, con quale contributo e con quali strumenti giuridico-istituzionali queste istituzioni possono ancora concorrere allo sviluppo sociale ed economico delle comunità locali in cui sono sopravvissute, tenendo conto dei pubblici poteri subentrati nel tempo nella amministrazione e nella determinazione della politica locale.

Attraverso una riflessione di questo tipo può essere verificato se è recuperabile in modo organico per le Regole un ruolo significativo per la conservazione delle risorse ambientali e della cultura della gente del posto, che costituisce il necessario presupposto per il potenziamento effettivo delle capacità di autogoverno delle comunità locali della montagna in quella prospettiva di valorizzazione delle autonomie locali e di rispetto delle identità dei luoghi.

Questa inclinazione all’autogoverno da parte dei montanari e la sensibilità per i valori del proprio ambiente possono essere salvaguardate e sostenute anche garantendo un ruolo a istituzioni sociali che conservano forti radici nella coscienza delle comunità interessate e sono espressione di finalità comuni.
Un approfondimento sulle prospettive delle Regole può giovare sia alla definizione delle politiche istituzionali per le zone dove le Regole esistono o possono essere ricostruite, e anche più in generale, per la determinazione di appropriate politiche di intervento nelle zone diverse, come sono quelle montane.
Dunque appare chiara l’attualità e l’utilità delle analisi sulle prospettive delle Regole soprattutto se intese come strumento di sviluppo e di autogoverno.

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Author: NC staff

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