Il ruolo sociale delle regole cadorine

CAPITOLO SETTIMO

LA METODOLOGIA E LA TECNICA USATA NELLO STUDIO DELLA RICERCA SUL TERRITORIO IN RIFERIMENTO ALL’ANALISI SULLE REGOLE

7.1 Aspetti introduttivi
Dal punto di vista della sociologia per addentrarci nello studio dell’affascinante tema dell’organizzazione regoliera sono necessarie alcune riflessioni preliminari che ci permettono di inquadrare la questione nella sua giusta prospettiva.
Per capire che cosa sia realmente l’organizzazione regoliera, è necessaria una indagine metodologica che riprende l’analisi strutturale e l’analisi dell’ambiente.

L’analisi strutturale è, infatti, importante perché analizza la componente demografica, la componente morfologica e quella organizzativa, mentre l’analisi dell’ambiente studia l’oggetto d’indagine attraverso ricerche con taglio socio-psicologico, socio-antropologico, socio-economico e socio-ecologico.
E’ molto importante osservare e non perdere di vista il senso e l’attualità di questa ricerca, non solo in relazione all’interesse culturale per quel tipo di antiche istituzioni, proprie della gente di montagna, ma anche per il suo valore concreto legato all’attualità di questioni ancora aperte sulla identità, la fisionomia, il senso e le prospettive delle comunioni regoliere.

7.2 L’analisi strutturale
Un territorio è un insieme stratificato di elementi e di componenti strutturali: la componente demografica, la componente morfologica e la componente organizzativa.
La componente demografica si riferisce all’insieme di dati e rilievi statistici utilizzati in una ricerca, attraverso i quali è possibile cogliere gli aspetti più importanti della composizione di una popolazione, stanziata in un determinato territorio.
I dati compresi in questo specifico gruppo sono spesso raccolti da agenzie specializzate ed enti istituzionali (come ad esempio: l’Istat, i comuni, le province, le regioni o anche enti di natura scientifica come il Cnr e il Censis) che operano direttamente offrendo i dati all’esterno, per un suo successivo utilizzo mirato.

La principale caratteristica di questi dati è quella di essere stati raccolti indipendentemente dal loro utilizzo successivo e, per questo, sono “neutrali”, a differenza, invece, dei dati raccolti direttamente dal ricercatore e certamente più mirati nei confronti della ricerca in atto.
Per quanto riguarda il materiale demografico, possiamo avere due grandi tipologie: materiale assimilabile (o censitario), il quale raccoglie tutto quello che discende da rilevazioni di tipo ufficiale, raccolto per sub-unità spaziali, quasi sempre di tipo amministrativo, e materiale di base dal quale rilevare statistiche demografiche.
Le statistiche demografiche sono quelle che interessano, in modo particolare, il sociologo urbano e rurale, soprattutto quando si vuole analizzare la struttura di un contesto in esame; queste statistiche vanno a toccare diversi aspetti della vita e possono essere considerate le statistiche di base.

Secondo la componente morfologica, il legame che unisce l’uomo al territorio può variare da luogo a luogo facendo riferimento alle specifiche condizioni locali.
La struttura, l’organizzazione, il modo di essere e di esprimersi del territorio, nelle sue diverse forme, rappresentano un elemento determinante di ogni ricerca sociale: analizzare il territorio, studiarne gli aspetti specifici richiede notevoli passaggi ed operazioni.
La descrizione dell’ambiente è, quindi, un passaggio centrale di ogni ricerca sociologica sul territorio.
Il problema è quello di come giungere ad una analisi tipologica e classificatoria delle formazioni sociali o anche di diversi tipi di società, senza dimenticare le molteplici varianti che determinano la struttura interna e il modo di combinarsi col territorio.
Col tempo, hanno assunto un ruolo molto importante anche le componenti del “substrato spaziale” della società e cioè la densità, le comunicazioni e i caratteri ambientali specifici.

Si può così affermare che esiste un condizionamento dell’ambiente materiale sull’individuo, un legame determinante tra società e natura.
Lo studioso Halbwachs, alla fine della sua carriera, è giunto a considerare gli aspetti spaziali e demografici come decisivi nella vita dei gruppi stessi.
I confini tra i vari aspetti del discorso, demografico, geografico, ambientale, storico e anche culturale appaiono oggi deboli.
Questa componente morfologica può anche essere scomposta, da un punto di vista metodologico e di ricerca in altre tre dimensioni: geografico-fisica, storica e culturale.

La dimensione geografico-fisico-spaziale ci permette di cogliere i tratti fisici, che caratterizzano un dato territorio: questo aspetto sembra interessare maggiormente gli ambienti meno toccati dai processi di modernizzazione e, quindi, interessa di più la sociologia rurale.
Alcuni elementi principali geografico-fisici, che possono costituire l’oggetto di studio per il sociologo del territorio, sono la variabile altimetrica, quella climatica e quella ambiente.
Lo studio e la comprensione di una comunità passano attraverso l’analisi di specifici accadimenti che hanno coinvolto in passato quella comunità.

Un ruolo importante nello studio dell’ambiente è quello assunto dall’analisi di come uno specifico contesto è stato segnato da fenomeni decisivi nel corso della storia.
Negli studi di comunità, scopriamo il peso che le conoscenze storiche possono avere su quello specifico luogo: in particolare, come percorso attraverso il quale studiare le diverse forme assunte dagli insediamenti nello spazio.
E’ importante lo sviluppo di certe linee di espansione della comunità a discapito di altre e il ruolo che le variabili geografiche hanno avuto negli eventi storici.
Per quanto riguarda, infine, la dimensione culturale gli studiosi di morfologia sociale hanno in passato sostenuto il forte legame che si viene a creare tra la dimensione spaziale, l’organizzazione dei gruppi sociali e i tratti culturali specifici di ogni singolo gruppo sociale in esame.

Le condizioni fisiche locali, la storia di un certo luogo e la sua cultura diventano elementi determinanti di una certa realtà locale.
La dimensione culturale, in uno studio di morfologia sociale, può riguardare: il livello raggiunto dallo sviluppo tecnologico, la sedimentazione storica di elementi di costume e di vita, l’affermarsi di una specifica cultura.
Per componente organizzativo-strutturale si intende gli elementi istituzionali, organizzativi e di vita sociale che in generale sul territorio si distribuiscono.
Ogni territorio ha una sua organizzazione strutturale che è venuta formandosi nel tempo, all’interno di un processo di adattamento costante, rispetto all’esigenze che sono emerse al suo interno.
L’organizzazione strutturale deve tener conto della storia passata e di quella più recente, della sua cultura, della condizione morfologica e di distribuzione statistica della popolazione.

7.3 L’oggetto dell’Analisi dell’Ambiente
L’analisi d’ambiente è una metodologia usata negli studi di sociologia urbana e rurale e riveste, in questo ambito, una particolare importanza, in quanto è in grado di offrire una maggiore area di libertà allo studioso ed alternative per quanto riguarda le metodologie di analisi[56]
Ci sono diverse tipologie alle quali ricondurre le innumerevoli analisi d’ambiente sviluppatesi in passato: un filone ecologico, un filone psicologico, un filone antropologico e un filone economico (questa si tratta di una suddivisione teorica, in quanto molte delle componenti relative ai vari filoni vengono contemporaneamente utilizzate e questi tagli vengono accettati in quanto specificazione di un discorso sociologico più generale).

L’analisi d’ambiente è un mezzo per inquadrare un certo contesto sociale unitario e relativamente autonomo, per descriverne le varie interazioni, la struttura sociale e i caratteri più intimi della vita quotidiana e, per questo, verrà utilizzato, in questa tesi, nello studio del caso delle “Regole di Danta di Cadore”.
Non è possibile parlare di un modello univoco di ricerca d’ambiente: bisogna prima di tutto articolare gli studi a seconda del taglio prevalente che ad essi è stato dato.
Le variabili privilegiate nei vari studi dell’ambiente sono relative, al contesto esaminato, all’interesse specifico e alla preparazione dello studioso che ha condotto l’analisi.

Dati per scontati gli elementi relativi alla scelta dell’ambiente ed alla sua
delimitazione, rimane evidente, comunque, il fatto che viene ad assumere
rilevanza il problema della specificità, dell’organicità e dell’integrità dell’oggetto analizzato; significa che ogni ricerca d’ambiente tende a concentrarsi su di una realtà autonoma e delimitata.

7.4 I quattro modelli ipotetici
I quattro modelli possono essere visti anche come quattro indirizzi o come tipologie prevalenti le quali hanno finito con il motivare le singole ricerche.
Le ricerche d’ambiente con taglio socio-psicologico sono quelle che puntano sulla variabile comportamentistica e sul sistema delle iterazioni sociali.
In questo caso, gli studi partono dall’esame dell’articolazione della comunità in gruppi, ne analizzano la dinamica, puntando il loro interesse sulle possibili forme e modalità di interazione.
Le tecniche usate sono: il metodo sociometrico o l’esposizione dei colloqui in profondità, condotti con i residenti della comunità, dove domina la variabile dell’interazione-sociale.

I punti essenziali, in questo tipo di ricerca d’ambiente, sono: il tema delle relazioni sociali, quello dei soggetti significativi e il problema del linguaggio e quello della sistematizzazione dei dati.
Per ogni ricerca d’ambiente con taglio socio-psicologico, appare importante programmare quelli che dovranno essere i canali specifici e preferenziali, attraverso i quali si pensa di poter entrare in contatto con le persone da intervistare.
I soggetti significativi vengono solitamente qualificati dagli studiosi come leaders significativi; essi, per il ruolo formale che rivestono o perché costituiscono il punto di incrocio di informazioni e notizie, possono costituire una preziosa fonte di informazioni sulla vita della comunità e sui meccanismi di interazione sociale.
C’è anche il problema del linguaggio che riguarda soprattutto l’interpretazione del significato che le persone danno alle parole: questo capita quando si parla di cose passate, per esempio sul modo di lavorare di una volta, sugli strumenti utilizzati in passato, specie nei lavori agricoli… o quando si descrivono avvenimenti, nei quali i singoli passaggi erano collegati da una logica difficilmente riassumibile.

Il problema si ripropone anche per i fatti quotidiani, quando le persone usano simbologie, soprannomi o parallelismi: in questi casi, la modalità preferibile sarebbe quella di trascrivere esattamente i colloqui, analizzandoli successivamente con l’aiuto di un esperto locale.
Il momento della sistemazione dei dati è uno dei più complessi, si trova tra la fase di raccolta vera e propria dei dati e la successiva elaborazione; è un passaggio essenziale che può comportare, se mal organizzato, disfunzioni pericolose nel momento dell’elaborazione.
Le ricerche d’ambiente con taglio socio-antropologico comprendono tutti quegli studi che tendono ad esaminare un certo ambiente, o comunità, o quartiere, cogliendo come momento principale i caratteri antropologici, che stanno alla base della vita della comunità in esame.

In queste ricerche, si punta sulla cultura, la stratificazione storica, i caratteri dell’esperienza che fanno emergere realtà profondamente diverse rispetto ai contesti vicini.
Gli studi d’ambiente con taglio socio-antropologico si differenziano dagli altri, in quanto tendono ad evidenziare la componente storico culturale ed il suo ruolo oggi nella vita della comunità.
Le tecniche usate possono essere di vario tipo, ma si tende a partire da un’analisi prima storica di quelli che sono i caratteri di base che hanno portato all’emergere di questa situazione.

Le tecniche sono fondate sull’intervista e sulle storie di vita, sull’analisi partecipante e sulla raccolta diretta di informazioni, oltre che sullo studio della struttura sociale; a questi, viene poi aggiunta la ricerca dei tratti più significativi della tradizione, della cultura e del costume locale, che costituiscono nell’insieme, variabili significative per questo particolare filone di studi d’ambiente.
L’accento viene posto non solo su quelle che sono le condizioni di vita e la realtà attuale, ma anche sugli usi e sulla tradizione.
L’elemento dominante dello studio è costituito da un certo sistema di valori che la comunità ha fatto da tempo suoi, che trasmette di generazione in generazione e che viene definito “ethos della comunità”: si tratta di un insieme di regole di vita che confluiscono sulle situazioni concrete di vita.
L’individuazione di questi elementi della cultura locale e lo spazio che essi occupano spingono a considerarli come variabile nodale del discorso.

Le origini dell’ethos sono individuate in elementi di tipo strutturale, in valori profondamente radicati e in una certa logica di vita.
Una secolare condizione di vita fondata su difficoltà costanti, la presenza di un modello localistico di vita, ed un certo tipo di educazione religiosa vanno a costituire elementi di fondo di questa radice dell’ethos amorale.
Le fonti utilizzate per questa parte dello studio sono: le autobiografie, l’osservazione diretta, questionari di poche domande e spesso di due sole alternative, storie di vita e le favole e i racconti fatti normalmente ai bambini della comunità.
Le ricerche d’ambiente con taglio socio-economico rappresentano una diffusa tendenza in ogni ricerca d’ambiente, e cioè quella di analizzare la struttura occupazionale della popolazione, i modelli di produzione esistenti nell’area (vedi nel caso di Danta la produzione dell’occhiale) e i consumi prevalenti.

Alcune ricerche, in questo ambito, possono essere isolate per il taglio socio-economico diffuso, attraverso il quale esse tendono a leggere ed interpretare i fenomeni in atto.
Assumono una certa importanza anche i settori di base che riguardano: il problema del come guadagnarsi da vivere; le modalità relative al farsi una casa; i processi attuati nell’educazione dei figli; i modi di impiego del tempo libero; l’impegno dei singoli in pratiche religiose e, infine, l’impegno dei singoli in pratiche comunitarie.
Le ricerche d’ambiente con taglio socio-ecologico rivestono una immagine particolare per il fatto che è proprio a questo specifico modello che si intende fare riferimento quando si fanno analisi di questo tipo.

Affinché si possa parlare di studio veramente ecologico, c’è la necessità di un tipo di approccio dove sono le ipotesi di tipo simbiotico a prevalere: dove, cioè, la cultura, la struttura ed il comportamento dei singoli appaiono strettamente legati e condizionati all’ambiente, da determinare una esigenza di reciproco concorso al fine di una globale sopravvivenza dell’insieme (questo punto è molto importante proprio per lo studio della nascita delle Regole).
Si possono qui individuare due ampi filoni: il primo viene definito di tipo analitico-descrittivo e il secondo sintetico-generale.
Il modo di riferire sui fenomeni e la tecnica descrittiva abbastanza diversa, sono certamente un elemento caratterizzante i due metodi dell’analisi ecologica.

Il modello analitico-descrittivo comprende le ricerche nelle quali lo studio dell’ambiente è condotto attraverso una distribuzione dei fenomeni essenziali sul territorio e una lettura delle possibili connessioni.
Il modello sintetico-generale appare, invece, orientato a considerare il rapporto uomo-ambiente in modo meno analitico e contingente, mentre si prospetta come variabile essenziale la componente storica, la raccolta di notizie generali sulla comunità e i suoi problemi.

Essa si articola solitamente attraverso una lettura storica degli avvenimenti della comunità e attraverso una descrizione analitica dei modi di essere delle relazioni uomo-ambiente.
La riuscita dello studio dipende dalla capacità di collegare aspetti che sono complessi e relativi ad una massa spesso enorme di dati attorno ad alcuni temi guida.
Le tecniche che stanno alla base di ogni studio ecologico di questo tipo sono: l’osservazione diretta, la raccolta statistica dei dati e la loro rappresentazione cartografica, lo studio delle strutture d’ambiente e l’intervista più o meno strutturata.

[56] P. Guidicini, Manuale di sociologia urbana e rurale, Angeli, Milano, 1979, p. 154-181.

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Author: NC staff

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