3.000 persone sul Ponte Cadore per dire stop ai tagli dei servizi in montagna

Circa 3.000 persone hanno manifestato oggi pomeriggio (domenica 5 maggio), contro i tagli dei servizi in montagna, soprattutto quelli riguardanti la sanità e i trasporti, bloccando il Ponte Cadore per alcune ore. L’iniziativa è stata condivisa anche a Cortina d’Ampezzo dove la gente è scesa sulle strade con cartelli e striscioni di protesta contro i continui tagli che si abbattono sulla montagna per effetto di leggi nazionali e regionali. A fianco dei cittadini erano presenti anche le associazioni di categoria e amministratori pubblici. I sindaci aprivano il corteo. Una manifestazione pacifica senza alcun intoppo, se non la pioggia che nel finale ha costretto i partecipanti a rientrare.

«Salviamo la montagna dai tagli» è il grido di dolore e protesta che arriva dal Cadore.

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RASSEGNA STAMPA (in aggiornamento)

428693_10151630173417359_1564898725_nLa marcia dei duemila per dire stop ai tagli
Ponte Cadore invaso e bloccato per un’ora a difesa dei servizi essenziali «La nostra gente chiede soltanto di veder riconosciuti i propri diritti»
di Martina Reolon – fonte: Corriere Delle Alpi

La marcia dei duemila sul ponte Cadore (bloccato per circa un’ora). Tutti insieme per lanciare un messaggio: dignità alla montagna e stop ai tagli dei servizi. Per la manifestazione organizzata dai sindaci del Cadore si sono mobilitati tanti amministratori e tantissimi cittadini, non soltanto cadorini. Un’occasione per far sentire il grido di allarme della montagna bellunese. «Un’iniziativa», hanno sottolineato i primi cittadini di Pieve e Santo Stefano Maria Antonia Ciotti e Alessandra Buzzo, «voluta dalle istituzioni e che non ha precedenti. Chiediamo che le scelte nei confronti della montagna siano fatte con lealtà». Un “grido” che arriva dagli amministratori, ma che raccoglie le proteste e le preoccupazioni dei cittadini. «La giornata di oggi è un modo per dare voce alle tante esigenze della popolazione», ha fatto eco il vice sindaco di Borca Giuseppe Belfi. Sos servizi in montagna. Sul tavolo quello che i sindaci definiscono un «ridimensionamento rovinoso dei servizi alla montagna bellunese, attuato dalla Regione Veneto e dal Governo centrale». E non solo in tema di sanità, ma anche per treni, trasporto pubblico, tribunale, poste e tutto ciò che risponde ai bisogni della gente, che in area montana si trova a dover affrontare delle difficoltà in più. «A livello nazionale la montagna è tenuta in pochissima considerazione», tuona Pier Luigi Svaluto Ferro, sindaco di Perarolo, «ed è emarginata in senso storico, economico e geopolitico. Questa manifestazione richiama a un’identità comune, a un senso di appartenenza al territorio. Sono scettico che politicamente serva a qualcosa, ma è un segnale. Soprattutto per recuperare un’unità. Le battaglie si vincono se si è uniti». Serve un esame di coscienza. Basta con le divisioni interne. Di questo ne è convinto Svaluto Ferro che, insieme al primo cittadino di Calalzo Luca De Carlo, ha auspicato che ognuno cominci a farsi un esame di coscienza. «Speriamo che la montagna cominci a veder riconosciuti i propri diritti», ha affermato quest’ultimo, «e che da fuori magari comincino a occuparsi meglio di quanto abbiamo fatto noi stessi». «Viviamo in un momento in cui ci si preoccupa tanto dei diritti delle minoranze», ha aggiunto. «Questo è giusto. Ma forse ci si è dimenticati della maggioranza, che oggi sta manifestando tutto il proprio disagio. È ora che si cominci ad accorgersi di terre come queste». Se “muore” la montagna non ce n’è per nessuno. Anche perché la “rovina” della montagna ha ripercussioni su tutto il territorio, pianura compresa. Ha voluto metterlo in risalto il vice sindaco di Agordo Sisto Da Roit che, assieme al primo cittadino di Gosaldo Giocondo Dalle Feste, era sul Ponte Cadore per ribadire l’unità della montagna e l’esistenza di difficoltà comuni. «In Regione non c’è la consapevolezza delle nostre difficoltà. E a volte non è completa nemmeno in Valbelluna», ha sottolineato Da Roit. «Quello che sta succedendo sulle alte terre bellunesi si ripercuoterà su tutti». «Noi oggi siamo qui in solidarietà con il Cadore», ha detto ancora, «perché, se non saremo uniti, per tutti noi sarà ancora più dura». «Tutti abbiamo bisogno di tutti per avere più voce in capitolo», ha commentato la Buzzo. «Siamo in pochi in questa provincia e necessitiamo anche del sostegno della Valbelluna». Quale futuro per la provincia? La protesta della montagna fa parte di un tema più ampio: il futuro della provincia di Belluno. «Siamo qui per capire se il territorio provinciale può avere delle prospettive», ha voluto mettere in risalto Roger De Menech, sindaco di Ponte nelle Alpi e neo deputato, unico primo cittadino della Valbelluna presente alla manifestazione. «La questione è di livello provinciale e non è concepibile muoversi come singoli. La politica deve decidere se ha interesse per il nostro territorio». Pari dignità ed equità di trattamento sono gli aspetti più importanti». Aspetti che vanno di pari passo con i servizi, «senza i quali non può nemmeno esserci sviluppo economico», ha fatto notare il consigliere regionale Sergio Reolon. «L’autonomia serve a questo, per governare le esigenze del territorio senza essere in competizione». E se la Regione ha dato un segnale con l’approvazione dell’articolo 15 dello Statuto, «ora resta la parte più difficile», ha commentato Gino Mondin, alla guida del Consorzio Dolomiti, «ossia metterlo in pratica». Battaglia per la qualità di vita. E se il presidente della Comunità montana Comelico Sappada Mario Zandonella Necca ha annunciato che nelle sedi opportune e istituzionali gli amministratori faranno le battaglie giuste, il sindaco di Sappada Alberto Graz ha ricordato che «la qualità di vita di un territorio si misura sulla qualità dei servizi». «Se si continua a tagliare da una parte e dall’altra», la considerazione dei sindaci di Borca e San Vito Bortolo Sala e Andrea Fiori, «mancano i presupposti per poter vivere in montagna».

 

Dinca_stoptagliAnche il deputato D’Inca’ (M5S) presente alla manifestazione in Cadore
comunicato stampa

Alla manifestazione di protesta contro i tagli ai servizi di montagna, svoltasi ieri sul Ponte Cadore, ha partecipato anche il neo deputato alla Camera Federico D’Incà del Movimento 5 Stelle.
“La manifestazione del 5 maggio deve essere il primo passo verso una presa di coscienza dei cittadini bellunesi dell’importanza di essere uniti nella richiesta della permanenza e del miglioramento dei servizi nelle nostre montagne.” Dichiara D’Incà e prosegue: “Ogni passo in questa direzione deve essere condiviso da parte di tutti, senza bandiere di parte, in una lunga catena umana che vada oltre al ponte Cadore. Per questo motivo dobbiamo spingere verso nuove iniziative, fermare le nostre richieste appena oltre quel ponte vuol dire spegnere l’entusiasmo dei tanti giovani presenti. Da ieri abbiamo finalmente capito che vi sono intelligenze ed idee nuove al servizio delle nostre montagne.”
Oltre al deputato, erano presenti i due consiglieri comunali di Belluno Sergio Marchese e Andrea Lunari e molti attivisti del M5S, del Cadore e di Belluno.
Da tempo il Movimento 5 Stelle della provincia si batte per i temi che ieri hanno portato oltre 2.000 persone a scendere in strada, soprattutto per quanto riguarda la sanità e i trasporti: lo stop al prolungamento dell’A27 e il potenziamento della ferrovia fino a Calalzo sono temi che il Movimento considera di fondamentale importanza.
Conclude D’Incà: “Ci tengo a ringraziare personalmente e a nome di tutto il M5S Belluno-Feltre gli organizzatori di questo importante evento, tutte le associazioni e soprattutto i sindaci presenti”.

 

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Author: NC staff

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