Eliski ed eliturismo: la posizione CAI

Il CAI della Regione Veneto risponde alla denuncia di Mountain Wilderness uscita pochi giorni fa.

“Abbiamo ricevuto il comunicato emanato da Mountain Wilderness che denuncia una situazione allarmata e allarmante” dichiara Bruno Zannantonio “legata alla proliferazione dell’eliski e dell’eliturismo nell’ambito delle aree dolomitiche elette a patrimonio dell’umanità ma banalizzate al becero ruolo di villaggio balneare. Pur apprezzando il forte impegno da sempre manifestato da MW a difesa dell’ambiente montano, comune ad alcuni degli obiettivi del Club Alpino Italiano, ci corre l’obbligo di qualche precisazione”.

Il CAI nazionale, e il CAI Veneto nello specifico, non hanno mai sostenuto la diffusione di questa pratica. L’azione di tutela dell’ambiente montano è racchiusa nel recente Bidecalogo, votato nell’ultima assemblea dei delegati a Torino, lo scorso maggio. Il CAI Veneto non ha mai dato alcun sostegno ad attività di eliski sull’Antelao. Il CAI, come il Soccorso Alpino, non è stato coinvolto dalla richiesta, né è stato chiamato ad esprimere un parere nel merito della richiesta. “E’ vero che tale notizia è apparsa sulla stampa locale nel mese di gennaio ed è anche vero che il CAI non ha provveduto ad una precisa smentita” spiega Zannantonio “ma il nostro silenzio era legato più che altro alla discrezione e al lasciar correre per non alimentare ulteriori polemiche, già accesasi sull’argomento nel mese di ottobre e relativa all’eliturismo estivo”.

Sembra strano al CAI “che un’associazione come MW, abituata a conoscere le possibili distorsioni che accadono nel mondo delle comunicazioni, non abbia avuto l’accortezza di verificare l’attendibilità di quanto letto e l’abbia assunta come veritiera descrizione dei fatti e delle rispettive posizioni”.

Per quanto riguarda gli altri due “Casi” citati da MW “si può senz’altro affermare che i voli al rifugio Tissi si sono svolti in un’unica giornata, in un ambito ristretto, in occasione dei 50 anni del Rifugio. Da che mondo è mondo (anche se ai tempi del nostro fondatore Quintino Sella non c’erano ancora i velivoli) per dette manifestazioni, da segnare annualmente sulle dita di una mano, sono sempre stati usati gli elicotteri – col dovuto buon senso – per il trasporto sul luogo dell’evento di alpinisti anziani, di disabili e per le autorità istituzionali. Proprio nel rispetto dei nostri regolamenti e documenti programmatici vengono invitate le Sezioni a stigmatizzare, e non solo, i gestori dei rifugi che utilizzano i voli per aspetti ludici”.

“Per quanto riguarda i voli estivi in Centro Cadore forse è opportuno che MW vada a leggersi gli articoli apparsi ad ottobre su un quotidiano locale, non tanto le dichiarazioni ovvie e scontate del nostro Presidente regionale, ma la esemplare (!) risposta di un alpinista bellunese. Come mai l’Associazione, paladina della tutela ambientale tout court, non è intervenuta con un proprio comunicato allora? Ci risultano, inoltre, eccessivamente generiche le critiche rivolte alle amministrazioni comunali. E’ vero che “alcune” di queste concedono con facilità permessi e autorizzazioni ma ciò avviene anzitutto a fronte di pressioni e di richieste legittimate dal vuoto legislativo (nazionale e regionale) in materia, come del resto si verifica per le motoslitte e per tutti i mezzi meccanici estivi e invernali usati da privati in maniera non sempre autorizzata ed appropriata. Per contro, altre amministrazioni locali seguono addirittura una linea politica di gestione del territorio assai vicino ai presupposti che caratterizzano le nostre aspettative e le nostre azioni di rispetto e di difesa. Anche il giudizio sulle guide alpine ci sembra francamente troppo generico; è vero che molte di queste figure intendono la loro professionalità in maniera non coerente con i nostri intendimenti, ma una parte dei professionisti della montagna vivono la loro attività e l’ambiente in cui si esplicita con un’etica del rispetto non distante da quella del CAI o di MW”.

Purtroppo il primo capitolo di un libro nero sulla montagna è stato scritto da tempo, denuncia Zannantonio, ed oggi siamo ben più avanti, spesso impotenti testimoni di tante azioni speculative (o di “valorizzazione”) che tendono a trasformare il meraviglioso ambiente dolomitico in una Disneyland d’alta quota. Ben venga quindi la stigmatizzazione promessa da Mountain Wilderness di tutte le criticità rilevate, ma non possiamo dimenticare che un’efficace azione di tutela dell’ambiente montano non sarà mai possibile senza la partecipazione attiva della popolazione montana, e non montanara che in montagna appunto vive. La cultura della tutela è frutto di un processo di maturazione nelle scelte strategiche che impegnano le generazioni future, una conquista che deve raggiungere la popolazione delle vallate alpine superando il complesso di emarginazione tipico della “riserva indiana”, come accaduto negli angoli più illuminati dell’arco alpino, spesso esteri, che oggi possiamo portare come esempio. La cultura della tutela non può essere impartita dai centri di pianura o peggio ancora dalle rive della laguna veneziana ma può nascere solo da una convinta azione di condivisione delle prospettive.

La conquista del marchio di qualità UNESCO ad oggi non ha ancora dispiegato le sue potenzialità, anzi al contrario, ha generato aspettative non realistiche, fraintendimenti e piccole speculazioni di bottega. E’ ora invece di unire le nostre forze con le amministrazioni locali e le categorie professionali ed economiche, mettendo da parte tanto le polemiche quanto le imposizioni, per portare avanti efficaci iniziative in grado di assicurare un futuro non tanto alle montagne ma a chi vive in montagna.

Bruno Zannantonio – Cai Regione del Veneto

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Author: Marta De Zolt

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