L’ultimo capostazione della Ferrovia delle Dolomiti

In queste giornate estive di intenso traffico più di qualcuno si sarà soffermato a pensare come sarebbe bello avere ancora il trenino delle Dolomiti, considerato anche che la proposta di ridar vita alla Ferrovia delle Dolomiti è un tema di ritrovata attualità. Indubbiamente il trenino ha sempre avuto un fascino particolare, anche perché evoca immagini di un’epoca di indubbio incanto. Forse non tutti sanno che “l’ultimo” capostazione che ha licenziato “l’ultimo” treno da Cortina a Calalzo vive a Domegge di Cadore. Heros Deppi è oggi un signore in splendida forma, forse anche grazie al suo passato di grande sportivo, (capitolo della sua vita che meriterebbe un lungo articolo a sé stante) che volentieri parla del suo particolare lavoro.

Come iniziò la sua “avventura” con la ferrovia delle Dolomiti?
Sono stato assunto nel 1942 alla Stazione di Calalzo in qualità di addetto alla biglietteria e ci sono rimasto fino al 1956 quando sono stato trasferito a Cortina con la qualifica di Capo stazione. Per me è stata quasi una sorpresa che mi abbiano scelto, considerato che c’erano tanti che ambivano a quel posto. Qualche mese prima avevo superato con il massimo dei voti gli esami alla Scuola di Ingegneria delle Ferrovie dello Stato di Venezia, ottenendo l’abilitazione a “dirigente unico” e quindi titolare della Stazione di Cortina d’Ampezzo. A Cortina stavo bene, c’erano a disposizione gli appartamenti per i dipendenti delle ferrovie e quindi mi sono trasferito con tutta la famiglia. Nel periodo di servizio attivo avevo l’incombenza di tutto il traffico della ferrovia delle Dolomiti che andava da Calalzo a Dobbiaco. Dirigevo l’intera linea, un lavoro di responsabilità. Degno di nota il fatto che nel pieno della stagione estiva trasportavamo anche 3.000 passeggeri al giorno.

Come era la vita a Cortina in quegli anni?
Con il trenino arrivavano personaggi da ogni parte del mondo, rappresentanti della politica, della TV, cantanti in voga al momento, registi, attori, tra questi ricordo Sofia Loren e Alberto Sordi. Sono stati girati anche dei film lungo il tratto della ferrovia e presso la stazione di Cortina come il Conte Max, Vacanze d’Inverno e la Pantera rosa per citare i più famosi. Io e mia moglie andavamo anche a ballare al Canadian dove organizzavano feste con i cantanti famosi dell’epoca (Peppino di Capri per esempio). C’era tanta bella gente. Giungevano a Cortina persino reali con il loro entourage e veniva loro riservato un vagone speciale, bellissimo e lussuoso che veniva agganciato quando arrivavano a Calalzo, dietro il locomotore. Il 26 gennaio del 1956 a Cortina, alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, una grande cerimonia diede il via ai VII Giochi Olimpici invernali. Ricordo che non avevo tempo neanche di andare a vedere le gare. C’era un traffico enorme; c’era il trampolino di Zuel e bisognava organizzare le corse una dietro l’altra, perché non tiravano fuori le macchine. C’era un gran traffico. Gli anni a Cortina dopo le Olimpiadi furono anni felici.

E in inverno?
In inverno la neve era un problema; la linea per Dobbiaco è rimasta addirittura chiusa per un anno. Per fortuna c’era poco traffico. L’11 marzo del 1960 ad Acquabona, durante un’intensa nevicata, ad una curva un vagone del treno Cortina–Calalzo si rovesciò e due viaggiatori morirono. Questo fu l’unico incidente grave della storia della ferrovia delle Dolomiti.

Cosa successe negli anni ‘60?
Nel 1964 il treno Calalzo-Cortina era stato soppresso e la ferrovia delle Dolomiti aveva istituito la linea sostitutiva con sevizio di autopullman. È stato problematico perché bisognava attraversare tutta Cortina. Quando ha chiuso la ferrovia potevo andare a quella statale ma ho preferito rimanere. Venni trasferito a Calalzo, dove avevo scelto di operare, con la responsabilità del traffico automobilistico di tutto il Cadore. Mi dispiacque primo perché mi mancava il mio lavoro e poi perché avevo i ragazzi che avevano frequentato la scuola a Cortina e trascorso una bella e spensierata parte della vita. Per fortuna avevo la casa a Domegge. I miei colleghi sono stati mandati in giro, a Merano, Trieste, Bolzano ecc. La mia attività di direttore si è poi conclusa nel 1978 con il mio pensionamento.

Perché la linea fu chiusa?
Per oltre un quarantennio il trenino bianco-azzurro è stato il principale collegamento tra il Cadore e la Val Pusteria. Ha avuto un ruolo di notevole importanza per l’economia delle valli attraversate con lo sviluppo del territorio e la sua sempre più ampia visibilità. Per non parlare della fondamentale rilevanza che ha avuto nelle giornate delle Olimpiadi invernali del 1956. Il trenino era diventato parte integrante del territorio ed era entusiasmante vederlo attraversare prati e boschi di un verde intenso d’estate e distese di neve, specie nella zona a nord di Cortina e verso Cimabanche, durante l’inverno. Nonostante tutto ciò nel 1964, per motivi di carattere politico-economici, ignorando l’importanza culturale e turistica che rappresentava, quel trenino bianco-azzurro veniva soppresso.

Cosa ne pensa delle proposte progettuali di un nuovo Treno delle Dolomiti?
Ho sentito delle diverse proposte. Per me la soluzione è solamente una: il tracciato lungo la Valle del Boite. Primo perché è il tragitto più breve. Secondo perché si potrebbe utilizzare parte del tracciato della ex ferrovia delle Dolomiti, almeno fino alle porte di Cortina, attraversando paesi (come San Vito), che hanno bisogno di deviare là un po’ di traffico stradale.

Rina Barnabò

 

Articolo tratto da IL CADORE n.9-2018


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Author: NC staff

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