La soluzione per collegare il Cadore con il mondo è il treno, non l’automobile

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Comitato Per Altre Strade-Dolomiti alla lettera del sig. Corso pubblicata sul Corriere delle Alpi il 14 maggio 2010 (riportata a fondo pagina), riguardante la viabilità e i collegamenti da e per il Cadore.

Ma chi è questo signor Carlo Corso (lettera al Corriere delle Alpi dd 14.05.2010), che ce l’ha a morte con i comitati territoriali che si battono per salvare quel poco che resta di un ambiente disastrato?
Più o meno, pare che egli sia veneto; le domandiamo, signor Corso, non trova nulla da dire in merito alla
distruzione, già realizzata, in atto ed in programma, del cosiddetto “paesaggio veneto”? E sì che la faccenda balza all’occhio! No, il signor Corso, in un paese dove il numero di chilometri di strade ogni mille abitanti è tra i più alti d’Europa (forse il più alto!), dove non si fa altro che progettare grandi costosissime infrastrutture e si lascia il territorio, gli edifici e le strade esistenti, andare in santa malora, dove i veleni più letali escono dalla terra come i funghi, ecco che il signor Corso invoca, come diritto più assoluto, il DIRITTO ALLA MOBILITA’! Da lì, da un Cadore industrialmente delocalizzato, egli vorrebbe prendere la stecca e tracciare una serie di linee rette sulla cartina geografica: Belluno-Trieste, Cortina-Udine, forse anche Auronzo- Austria, BELLUNO-VIENNA o BELLUNO-PAESI DELL’EST!
La dettagliata descrizione dei defatiganti viaggi che egli e i suoi amici hanno dovuto affrontare, a causa del mai realizzato collegamento autostradale Carnia-Cadore, muniti di sacchetti anti vomito e chissà, forse anche di bussola, altimetro e kit di sopravvivenza, per selve oscure ed infiniti tornanti, ci hanno veramente tenuto con il fiato sospeso! Ci hanno distratto, per un momento, dai problemi della nostra vita quotidiana: dalla morte delle strutture pubbliche in montagna (scuola, sanità, servizi al cittadino), dall’estinzione del tessuto sociale, dal degrado demografico fino alla scomparsa di del senso di identità delle residue popolazioni valligiane. Ci mancavano solo Lei ed i suoi alti strilli, di fronte ai quali tutti dovremmo scostarci ed adoperarci come un sol uomo, per abbattere gli ostacoli naturali e umani che si oppongono al suo compulsivo bisogno di velocità…
[continua]
Desideriamo informare il signor Corso che il DIRITTO PIU’ ASSOLUTO E’ QUELLO ALLA VITA ED ALLA SALUTE in primo luogo; in secondo luogo quello di non veder devastato il territorio dove si vive e dove vorranno, lo speriamo, vivere in nostri figli. Perché non viene egli qui da noi, paese per paese, a pretendere di sventrare le nostre montagne per viaggiare comodamente e senza scossoni, in tutte le direzioni la sua fantasia gli suggerisca? Venisse pure, siamo in democrazia; ma la democrazia, caro signor Corso, non garantisce solo i diritti dei più forti ricchi, potenti e ammanicati (vedasi politici, imprenditori e tirapiedi vari)! La democrazia, per il momento, permette anche alle voci fuori dal coro di farsi sentire. E Lei ci sentirebbe, gentile signor Corso, oh se ci sentirebbe.
Ancora due cose: informiamo il signor Corso, che
il diritto costituzionale alla mobilità, è garantito dal treno. Esso, rispetto ad una autostrada, è quasi per nulla impattante sulla salute dei valligiani, poco sull’ambiente ed il paesaggio, è molto meno costoso, più sicuro, soprattutto di notte ed in caso di maltempo, più socializzante, non comporta nausee da mal di macchina e rende inutili i sacchetti anti vomito, è utilizzabile da giovani, giovanissimi, anziani, disabili, persone prive di patente o di denaro per comprarsi una macchina, è molto di moda nei paesi più avanzati, è una grande attrazione per il turismo di qualità ed internazionale!
Si guardasse intorno il signor Corso; si accorgerebbe che
molti miti degli anni sessanta sono caduti e che oggi, il progresso non corre più su ruote di gomma, bensì su consapevoli binari di salutare realismo.

Ira Conti per il Comitato Interregionale Per Altre Strade-Dolomiti (PAS)
Forni di Sotto, 20.06.2010 – www.peraltrestrade.it


Lettera pubblicata su Il Corriere delle Alpi il 14 maggio 2010

VIABILITA’: Il Cadore è isolato dal resto del mondo
Fra le molte gite effettuate in questo periodo con i favolosi pullman gran turismo della Dolomiti Bus, Dolomiti Tours (Gardaland, Casa della Farfalla a Montegrotto Terme, Festa degli alpini a Bergamo, Concorso di musica a Cremona, ecc. ecc.), un giorno mi sono trovato a dover condurre un gruppo di ragazzi da Belluno a Trieste. Per forza di cose ho dovuto recarmi, tramite l’A-27, a Vittorio Veneto, uscire dall’autostrada e fare il tratto di strada che da Vittorio conduce alla A-28. Ho infine imboccato l’A-28 in direzione Trieste. Pochi giorni fa un mio collega, partito da Cortina d’Ampezzo per recarsi ad Aquileia-Grado, mi disse che, una volta giunti a Tai, nonostante il navigatore gli indicasse di andare per il Passo della Mauria, preferì scendere fino a Pian di Vedoia e fare l’analogo giro per Vittorio Veneto. Con il pullman, infatti, affrontando il Mauria con i suoi infiniti tornanti, oltre a impiegare moltissimo tempo per giungere a Tolmezzo dove si imbocca l’autostrada, si rischia di trovarsi dopo poche decine di minuti con la gente che sta male e a dover usare i sacchetti per il vomito. Stiamo parlando di una “strada” che, con i suoi tornanti a tuttosterzo, è impraticabile ed obsoleta. È molto strano che in Cadore, che è la zona più disagiata in questo senso, non si sia fatto vivo ancora nessuno a pretendere come diritto alla mobilità (intanto lo faccio io!) la costruzione del tratto di autostrada che collegherebbe il Cadore con il Friuli. Anche se in Friuli non tutti sono d’accordo sulla costruzione dell’autostrada (c’è però anche lì chi la vorrebbe…), credo che il Cadore e il Bellunese abbiano, così come succede nelle cause giudiziali che vediamo in televisione (vedi la trasmissione Forum), il diritto più assoluto al passaggio attraverso le loro terre per giungere a una sufficiente mobilità. Non è possibile che, tuttora, per raggiungere Udine, Trieste o i Paesi dell’Est, partendo dal Cadore o dal Bellunese, si sia costretti a fare il giro del globo. E probabilmente lo stesso vale per chi dall’Est o dal Friuli vorrebbe venire con il pullman a visitare il Cadore. Vista la difficoltà di accesso da entrambe le parti, ci pensa su due volte, e se ne va… “per altre strade”… Poi vogliamo parlare di turismo!?
Carlo Corso

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Author: NC staff

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