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5 Ottobre 2026

Sempre più giovani scelgono il CAI: in quattro anni i gruppi juniores sono passati da 22 a 161

La montagna continua ad attirare le nuove generazioni e i numeri dei gruppi giovanili del Club Alpino Italiano lo dimostrano. Nel 2022 i gruppi juniores presenti in Italia erano appena 22; oggi sono diventati 161. Una crescita molto rapida che racconta un interesse per l’ambiente alpino fatto non soltanto di attività all’aria aperta, ma anche di socialità e voglia di condividere esperienze con i propri coetanei.

A fotografare il fenomeno è Lo Scarpone, il portale del Club Alpino Italiano, che in occasione della Settimana nazionale dell’escursionismo e cicloescursionismo di Sulmona ha intervistato Dario Nisoli e Giacomo Carli, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale dei gruppi juniores CAI.

Dai 22 gruppi del 2022 ai 161 di oggi

Il dato più evidente è quello della crescita. In soli quattro anni i gruppi juniores si sono moltiplicati in tutta Italia. Al raduno nazionale in Abruzzo hanno partecipato 140 giovani provenienti da 15 regioni, impegnati in diverse escursioni tra il Monte Meta, Campo dei Pericoli e la Maiella.

Secondo Nisoli e Carli, una delle ragioni del successo è la possibilità per i ragazzi di vivere la montagna insieme a persone della stessa fascia d’età. I giovani cercano infatti la compagnia di altri giovani, con i quali condividere non solo la passione per l’escursionismo ma anche interessi, esperienze e momenti di socialità.

Scoprire posti nuovi e farlo insieme

Tra le motivazioni che spingono all’iscrizione c’è soprattutto il desiderio di scoprire luoghi mai visitati prima. L’esperienza della sezione di Bergamo, dove viene svolto ogni anno un sondaggio tra gli iscritti, indica proprio questa come la prima ragione per entrare nel CAI.

La possibilità di farlo in gruppo e con maggiore sicurezza completa il quadro. Non emerge quindi soltanto una generica “riscoperta della montagna”, ma la ricerca di esperienze nuove da vivere insieme.

L’escursionismo resta l’attività preferita

Tra le attività proposte dal CAI, quella che sembra incontrare maggiormente l’interesse dei giovani è l’escursionismo. In particolare riscuotono molto successo i trekking di più giorni, le escursioni lunghe e gli itinerari a tappe che prevedono anche il pernottamento fuori casa.

L’arrampicata sta vivendo a sua volta una fase di forte crescita, ma secondo i rappresentanti juniores il fenomeno passa soprattutto attraverso le palestre, che sono diventate importanti luoghi di aggregazione. L’alpinismo continua invece a interessare anche i giovani, soprattutto per quanto riguarda formazione, consigli e accompagnamento, ma non è un’attività specificamente legata ai gruppi juniores.

Attenzione concreta all’ambiente

Dalle esperienze raccontate emerge anche una sensibilità ambientale piuttosto concreta. Ci sono giovani che propongono iniziative per la pulizia dei bivacchi e, in alcune sezioni, gli iscritti possono aggiungere volontariamente una piccola quota ambientale al momento dell’adesione alle escursioni.

Nel caso citato dalla sezione di Bergamo, questi contributi vengono destinati a progetti di compensazione ambientale. Un segnale che mostra come frequentazione della montagna e attenzione al territorio possano procedere insieme.

La difficoltà: passare dalla partecipazione all’impegno

La crescita degli iscritti, però, non risolve tutti i problemi. Nisoli e Carli evidenziano infatti una difficoltà nel coinvolgere i coetanei nella vita organizzativa delle sezioni. I giovani vogliono essere informati sulle escursioni e partecipare alle attività, ma sono meno numerosi quelli disponibili a organizzare uscite, partecipare alle riunioni o assumersi incarichi associativi.

È probabilmente questa la principale sfida per il futuro: trasformare l’interesse per la montagna in partecipazione attiva, garantendo un ricambio generazionale non soltanto tra chi prende parte alle escursioni, ma anche tra chi contribuisce a costruirle.

Un calendario nazionale per mettere in rete i gruppi

Tra le novità annunciate c’è la creazione di un calendario unico sul sito nazionale del CAI, nel quale saranno raccolte le attività dei diversi gruppi juniores italiani. L’obiettivo non è soltanto rendere più semplice trovare un’escursione, ma favorire gli scambi tra sezioni e territori diversi.

Un giovane potrà così individuare iniziative organizzate anche fuori dalla propria provincia e aggregarsi ad altri gruppi. Una rete nazionale che potrebbe rafforzare ulteriormente un fenomeno già in forte espansione.

Un segnale interessante anche per le Dolomiti

Per territori montani come il Cadore e le Dolomiti, la crescita della frequentazione giovanile organizzata rappresenta un fenomeno da osservare con attenzione. Non soltanto dal punto di vista turistico: il modello raccontato dai gruppi juniores mette al centro conoscenza dei luoghi, escursionismo, sicurezza, relazioni sociali e sensibilità ambientale.

Il boom dei gruppi CAI suggerisce quindi che la montagna continua ad avere molto da offrire alle nuove generazioni. La sfida, come riconoscono gli stessi giovani responsabili dell’associazione, sarà fare in modo che questa voglia di montagna si trasformi anche in disponibilità a prendersene cura e a contribuire in prima persona alla vita delle comunità associative.

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